Spettacoli

Aida – Grimaldi Forum, Monte-Carlo

La stagione operistica monegasca entra nel vivo con Aida.

Dopo l’imperdibile ed unica serata con l’Olandese volante (qui la nostra recensione) l’Opéra di Monte-Carlo prosegue la sua programmazione con Aida di Giuseppe Verdi. Citiamo quella splendida serata non solo per il prezioso ricordo che ce ne é rimasto ma anche perché questa Aida ne ha condiviso l’impianto scenico. Eccoci quindi nuovamente di fronte al grande parallelepipedo ricoperto da led che si anima grazie al lavoro di D-Wok. Una Aida già vista all’Opera di Roma nel 2023, un prodotto particolare ed affascinante. L’affiatato e consolidato team creativo, composto dal regista Davide Livermore e dallo scenografo Giò Forma, ci porta in un mondo monocromatico, che cita in modo implicito il primo kolossal italiano: Cabiria, film muto del 1914 diretto da Giovanni Pastrone. I rimandi sono sicuramente nelle atmosfere ma anche nel trucco dei protagonisti, uno spesso cerone bianco e nei costumi (a cura di Gianluca Falaschi) tutti giocati su fantasie optical (un plauso particolare a quelli brillantissimi e holliwoodiani di Amneris). Un vero omaggio al cinema delle origini che però si arricchisce dei colori grazie al grande parallelepipedo, quasi totemico, che propone incessantemente visioni di ori, sabbie, geroglifici, templi e splendide superfici in pietra traslucida. Un riuscito kolossal operistico che decide però di non esserlo dove sarebbe stato più scontato, ossia nella marcia trionfale che, probabilmente, giocando su una certa ironia, lascia il palco vuoto. Praticamente perfette sono risultate le luci di Antonio Castro, sempre pertinenti all’idea registica, interessanti anche le coreografie di Davide Livermore & Carlo Massari, pensate per il solo comparto femminile, che giocano sicuramente con lo stile della Belle Époque concedendosi però anche di strappare qualche sorriso.

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Aleksandra Kurzak e Ludovic Tézier

L’esecuzione musicale poggia su di un buon livello complessivo, con alcune punte di eccellenza.
Ottima impressione desta, nel ruolo del titolo, la prova di Aleksandra Kurzak. Alle prese con uno dei personaggi più complessi tra quelli della galleria verdiana, il soprano polacco esibisce una pregevole sicurezza vocale. Si apprezzano, così, la pienezza dei centri e la ampiezza della regione acuta ma anche, e soprattutto, il suggestivo ricorso a filati e mezze voci di indubbia bellezza. Particolarmente coinvolgenti risultano, in tal senso, la malinconica esecuzione della celeberrima “O cielo azzurri” e il sognante abbandono del successivo duetto con Radamès in terzo atto. Sotto il profilo interpretativo, il personaggio viene creato attraverso un fraseggio immediato e naturalmente espressivo. Ne sortisce la rappresentazione di una donna forte e volitiva, combattuta tra le ragioni di un amore incondizionato e il dovere di patria.

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Marie-Nicole Lemieux

Al suo fianco, Arsen Soghomonyan affronta il ruolo di Radamès con piglio eroico. La linea vocale non difetta certo per volume ed ampiezza, è condotta con buona sicurezza complessiva e mostra una naturale proiezione verso il registro superiore che, al netto di qualche occasionale tensione, si pregia di un discreto squillo. Il personaggio viene caratterizzato, inoltre, attraverso un accento scolpito e piuttosto coinvolto.
Marie-Nicole Lemieux presta ad Amneris la sensualità di un timbro screziato e pastoso. Il canto, pur non sempre irreprensibile in termini di omogeneità, viene articolato con adeguata consapevolezza. La varietà di un fraseggio sufficientemente ricercato assicura la fierezza e la passionalità della figlia dei faraoni.

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Arsen Soghomonyan

Ludovic Tézier è un Amonasro semplicemente sensazionale. Lo è per lo sfoggio di un legato da manuale, per la morbidezza e la musicalità di una emissione privilegiata. Lo è anche per la pregnanza di un accento incisivo e per l’efficacia di una presenza scenica di sorprendente aderenza.

Erwin Schrott è un Ramfis di levatura sorprendente. Affascinante e misterioso nel canto, come sulla scena, l’artista scolpisce un personaggio enigmatico e carismatico, ritagliandosi un meritato successo personale. Raramente è capitato, in questo ruolo, di assistere ad un tale sfoggio di sfumature dinamiche ed espressive nel canto, ma anche ad una tale ricercatezza e cesello nel fraseggio.

In rilievo anche la prova di Antonio Di Matteo, un Re dall’emissione tonante e dall’accento granitico.

Di squisita musicalità la sacerdotessa di Galia Bakalov; bravissimo e dall’intonazione impeccabile il messaggero di Vincenzo Di Nocera.

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Erwin Schrott

A capo della Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo troviamo Massimo Zanetti che, attraverso una lettura attenta e calibrata, costruisce un flusso narrativo di sicura efficacia teatrale. Una accurata disamina delle dinamiche garantisce un fraseggio musicale sempre pertinente al momento drammatirgico, nelle pagine più intime come nelle scene di massa. Da sottolineare, inoltre, l’attenzione alle tinte e ai colori orchestrali, particolarmente efficaci nel restituire l’esotismo di alcune pagine, come nell’atto del Nilo.
Di indiscusso valore la prova del Coro dell’Opéra di Monte-Carlo che, sotto la magistrale direzione di Stefano Visconti, offre una prova di straordinaria intensità e di singolare uniformità.
La notorietà del titolo ha assicurato il tutto esaurito alla sala che, al termine, ha riservato un caloroso successo a tutti gli interpreti e al direttore.


AIDA
Opera in quattro atti
Musica Giuseppe Verdi
Libretto Antonio Ghislanzoni

Aida Aleksandra Kurzak
Radamès Arsen Soghomonyan
Amneris Marie-Nicole Lemieux
Amonasro Ludovic Tézier
Ramfis Erwin Schrott
Il Re Antonio Di Matteo
Un messaggero Vincenzo Di Nocera
Sacerdotessa Galia Bakalov

Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo
Choeur de l’Opéra de Monte-Carlo
Direttore Massimo Zanetti
Maestro del coro Stefano Visconti

Regia Davide Livermore
Scene Giò Forma
Costumi Gianluca Falaschi
Luci Antonio Castro
Video D-Wok
Coreografie Davide Livermore & Carlo Massari

Foto: OMC-Marco Borrelli