Nabucco – Teatro Ponchielli, Cremona
Una nuova produzione di Nabucco al Teatro Ponchielli di Cremona.
“Babilonia, perla dei regni,
splendore orgoglioso dei Caldei,
sarà sconvolta da Dio come Sòdoma e Gomorra.
Non sarà abitata mai più né popolata
di generazione in generazione.
L’Arabo non vi pianterà la sua tenda
né i pastori vi faranno sostare le greggi.
Ma vi si stabiliranno le bestie selvatiche,
i gufi riempiranno le loro case,
vi faranno dimora gli struzzi,
vi danzeranno i sàtiri.
Urleranno le iene nei loro palazzi,
gli sciacalli nei loro edifici lussuosi.
La sua ora si avvicina,
i suoi giorni non saranno prolungati.”
Proprio da questi versi profetici del libro di Isaia (13, 19-22) é partito il regista Federico Grazzini perquesto nuovo allestimento, coproduzione tra i Teatri di OperaLombardia, la Fondazione Teatro Comunale di Modena, la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, e l’Azienda Teatro del Giglio di Lucca. La scena a cura di Anna Bonomelli ci trasporta, appunto, nella Babilonia distrutta di un mondo atemporale e distopico dove due popoli si combattono con violenza e ferocia in un ambiente incorniciato da claustrofobiche mura di acciaio. I riusciti costumi della stessa Bonomelli ci aiutano a distinguereuna fazione dalla spiccata natura militare ed un’altra più legata alla tradizione di un popolo nomade. Sicuramente essenziale per lo spettacolo è il lavoro del light designer Giuseppe di Iorio: lunghe ombre sui muri che si alternano a squarci di luce azzurra e verde acido e che ben si fondono con i numerosi neon che creano gabbie e spazi futuristici. Uno spettacolo sicuramente curato, sviluppato con un’idea coerente e visivamente accattivante la cui pecca principale é di non avere saputo trovare un linguaggio personale che lo distinguesse da tante altre produzioni simili. Interessante resta comunque la scelta di evitare che Nabucco sia colpito da un fulmine divino ma dalla mano di Abigaille, spostando di fatto gli avvenimenti su un piano tutto umano e non più soprannaturale.

Complessivamente ben riuscito il versante musicale dello spettacolo.
Angelo Veccia, nel ruolo del titolo, possiede volume e proiezione, oltre ad una tecnica piuttosto solida ed efficace. Una vocalità, quella del baritono romano, dal piacevole impasto timbrico, sicura e naturalmente espressiva, nel solco della più classica tradizione italiana. Il personaggio viene tratteggiato attraverso un fraseggio vario ed immediato, oltre ad una presenza scenica sempre partecipe e coinvolta.
Al suo fianco, non convince pienamente l’Abigaille di Kristina Kolar. Il soprano sfoggia una vocalità importante e piacevolmente timbrata, ma difetta nel controllo di una linea poco omogenea. Se nei centri la voce riesce a trovare una buona rotondità, i gravi risultano talvolta flebili, mentre la regione acuta accusa qualche tensione. Di contro, il personaggio, viene creato con buona professionalità e convinzione.
Vera e propria sorpresa della serata è lo Zaccaria di Peter Martinčič. L’artista regala una prova vocale di pregio grazie alla morbidezza e al velluto di un mezzo che risuona sicuro nei gravi, ben tornito nei centri e squillante in acuto. Ancor più di valore l’interprete, capace di far risaltare, con la stessa incisività, la solennità, la compassione e, al tempo stesso, l’energica risolutezza di questo personaggio, guida spirituale di un popolo oppresso.
Mara Gaudenzi, al suo debutto nel ruolo, è una Fenena di raffinata compostezza. La pulizia e la precisione di una linea di canto elegante e delicata si combinano con una presenza scenica aggraziata ma, al tempo stesso, volitiva. Davvero ben riuscita, tra l’altro, la preghiera di quarto atto.

Marco Miglietta è un Ismaele fervente ed appassionato, nel canto come sulla scena. La parte, breve ma dalla scrittura impervia, viene superata brillantemente e si avvale, tra l’altro, della consapevolezza di un accento adeguatamente eroico.
Musicale la Anna di Greta Doveri, dal timbro squisitamente lirico.
Il Grande Sacerdote di Belo può contare sulla ampiezza vocale e sulla fierezza del portamento di Alberto Comes.
Completa la locandina il bravo Saverio Pugliese, un Abdallo adeguatamente incisivo.
Sul podio, Valerio Galli offre una lettura dalle sonorità avvolgenti, prediligendo una narrazione teatrale, ottenuta con un buon equilibrio di contrasti e chiaroscuri sonori. Di pari efficacia sono i momenti più intimi e sacrali come quelli segnatamente più concitati. Il racconto musicale scorre fluido e complessivamente ben coeso (peccato per alcuni tagli di tradizione nelle riprese delle cabalette), grazie anche alla buona prova de I Pomeriggi Musicali di Milano, in evidenza per un discreto smalto timbrico. Piuttosto rifinito, anche, il dialogo con il palco.

Molto bene, infine, il Coro di OperaLombardia, ben istruito da Diego Maccagnola. Una prova distintiva che ha saputo rendere, con dovizia di colori ed intenzioni, l’intensità dei diversi interventi in partitura, su tutti, il celebre “Va pensiero”, lungamente applaudito.
Il numeroso pubblico presente, dopo aver seguito attentamente lo spettacolo, decreta un pieno successo alla serata, distribuendo calorosi consensi a tutti gli interpreti, direttore e team creativo.
NABUCCO
Dramma lirico in quattro parti
Libretto di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi
Nabucco Angelo Veccia
Abigaille Kristina Kolar
Zaccaria Peter Martinčič
Ismaele Marco Miglietta
Fenena Mara Gaudenzi
Abdallo Saverio Pugliese
Anna Greta Doveri
Il Gran Sacerdote di Belo Alberto Comes
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
direttore Valerio Galli
Coro OperaLombardia
maestro del Coro Diego Maccagnola
regia Federico Grazzini
scene e costumi Anna Bonomelli
light designer Giuseppe di Iorio
Foto: Lorenzo Gorini
