Jan Lisiecky – Teatro Comunale, Vicenza
Il concerto di apertura della stagione della Società del Quartetto di Vicenza propone un programma costruito interamente attorno alla forma del preludio. Ed è significativo che proprio questo recital diventi, a sua volta, il “preludio” della 115ª stagione del prestigioso sodalizio vicentino.
Il protagonista è Jan Lisiecki, pianista appena trentenne ma già salito nel firmamento degli interpreti più affermati della scena internazionale. La sua decennale collaborazione con Deutsche Grammophon testimonia una maturità artistica rara per la sua età, e il programma presentato a Vicenza porta i segni di un lungo lavoro di ricerca sonora e di approfondimento in studio di registrazione: un percorso che ha permesso al pianista di esplorare con cura le potenzialità acustiche e interpretative di ciascun preludio.
Se la presenza di autori polacchi non stupisce—considerando le origini dell’interprete—i due preludi bachiani appaiono invece affrontati con una certa fretta, quasi con l’urgenza di portarli rapidamente a conclusione. Ne deriva l’impressione che Bach non sia, almeno in questa fase del suo percorso, un territorio che Lisiecki desideri davvero indagare in profondità. Tutt’altro discorso per i preludi di Górecki, nei quali il pianista sembra trovare una sintonia immediata: nel moto agitato delle pagine del compositore del Novecento, Lisiecki mette in campo tutto se stesso, con un’intensità che trascina il pubblico.

La seconda parte del concerto si è dipanata come un unico flusso, senza soluzione di continuità, dedicato interamente ai 24 Preludi di Chopin. Qui emerge forse la qualità più sorprendente del pianista: la sua enorme capacità di sfumature sonore, un ventaglio timbrico che va da pianissimi di seta a forti scolpiti con limpida precisione. I suoi forti, in particolare, sanno essere potenti ma mai aggressivi, sempre controllati nell’equilibrio tra energia e bellezza del suono. In questo contribuisce anche la sua “anatomia” pianistica: le mani lunghe e poderose, da vero “ragazzone”, gli offrono strumenti naturali per dominare la tastiera senza sforzo apparente, garantendo sia ampiezza di tocco sia una sorprendente finezza nei passaggi più intimi.
Nella sua lettura del ciclo chopiniano Lisiecki evita il rischio del frammentarismo: lega i preludi con respiri impercettibili, come fossero pagine di un’unica narrazione emotiva. Nei numeri più lirici fa emergere un suono vellutato, levigato nel mezzo forte, mentre in quelli più virtuosistici adotta un tocco asciutto e controllato, con articolazione limpida e mai compiaciuta. Particolarmente efficace la gestione agogica, fatta di leggere dilatazioni e contrazioni del tempo che conferiscono coerenza interna e un senso di tensione sotterranea che accompagna l’ascoltatore attraverso tutto il ciclo.
Gli applausi, calorosi e prolungati, suggellano un concerto di grande fascino come perfetta apertura di stagione. Il giovane Lisiecki ringrazia con un bis poetico: una pagina di Schumann, accolta con vivo entusiasmo dalla sala.
Jan Lisiecki, pianoforte
Frédéric Chopin
Preludio in Re bemolle maggiore, Op. 28 n. 15
Preludio in La bemolle maggiore, B. 86
Johann Sebastian Bach
Preludio in Do maggiore, BWV 846
Sergej Rachmaninov
Preludio in Re minore, Op. 23 n. 3
Karol Szymanowski
Preludi n. 1, 2 e 3 dai 9 Preludes Op. 1
Olivier Messiaen
La colombe, Chant d’extase, Le nombre léger da Préludes pour piano
Frédéric Chopin
Preludio in Do diesis minore, Op. 45
Sergej Rachmaninov
Preludio in Do diesis minore, Op. 3 n. 2
Henryk Górecki
Preludi n. 1 e 4 da 4 Preludi, Op. 1
Johann Sebastian Bach
Preludio in Do minore, BWV 847
Sergej Rachmaninov
Preludio in Sol minore, Op. 23 n. 5
cheventi.it
Frédéric Chopin
Vingt-quatre Preludes, Op. 28 (tutti i 24 preludi)
