Danza

Serata William Forsythe/The Blake Works – Teatro alla Scala, Milano

A distanza di due anni torna alla Scala The Blake Works di William Forsythe. Giovedì 13 novembre OperaLibera ha assistito allo spettacolo composto da tre pezzi: Prologue, The Barre Project e Blake Works I. Il primo pezzo era stato creato due anni fa da Forsythe apposta per i ballerini scaligeri, così come l’ultimo era stato concepito per quelli dell’Opéra parigina nel 2016, mentre il capitolo intermedio era maturato durante la pandemia, con un lavoro condotto a distanza dal coreografo e dai ballerini reclusi nelle proprie abitazioni. Tuttavia The Blake Works prevede a ogni edizione modifiche sostanziali in base all’esito del lavoro che il coreografo conduce personalmente con i ballerini, valorizzandone attitudini e carattere. I tre brani, il cui titolo complessivo si rifà al nome di James Blake, il musicista britannico autore delle musiche scelte da Forsythe, alludono allo schema di una lezione di danza, composta da riscaldamento, sbarra e centro. 

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SERATA WILLIAM FORSYTHE / THE BLAKE WORKS

Prologue è danzato su Lindisfarne I, un brano ricco di silenzi sui cui i danzatori si muovono senza assecondarli, creando una tensione tra movimento e assenza di musica di grande espressività, frutto di un lunghissimo lavoro di ascolto da parte del coreografo e degli interpreti per trovare uno schema di conteggio che riempia con il movimento anche i silenzi. Prologue è costituito da una sequenza di passi che viene ripetuta più volte seguendo la variazione di ritmo del brano musicale, alludendo simbolicamente all’esercizio metodico della danza, risultato della ripetizione costante di passi e sequenze ben definite. Ciò nonostante non mancano diverse licenze che Forsythe concede alle regole di alcuni passi, soprattutto nell’uso espressivo delle braccia che indagano lo spazio in maniera vorticosa.

Il primo balletto è seguito da una video con proiezioni di mani che si muovono su una sbarra, come se danzassero, per introdurre il pezzo successivo, The Barre Project. Benché queste proiezioni siano coerenti con l’ampia ricerca artistica di Forsythe, che nella sua carriera ha esplorato diverse arti visive, forse il video risulta un po’ troppo lungo e ripetitivo. 

The Barre Project rievoca l’isolamento pandemico durante il quale i danzatori potevano al massimo ricorrere alla sbarra o a qualche supporto domestico per fare esercizio e forse per questo i ballerini lavorano sulle mezze punte, più adatte a un ambiente domestico rispetto alle punte. Nel pezzo portato sul palco la sbarra è piuttosto un simbolo, o un punto da cui partire, che emerge dalla penombra del fondo del palco e dalla quale i danzatori si staccano per assoli, passi a due o a tre. La sbarra, forse un po’ troppo arretrata, lascia spazio agli otto danzatori che si muovono sul palco con continui cambi di direzione a un ritmo decisamente più sostenuto e vorticoso, dovuto soprattutto ai due brani, Buzzard and Kestrel e 200 Press, che fanno ampio uso del sintetizzatore; rispetto a Prologue, Forsythe aggiunge qui una vena di ironia in certi passi e atteggiamenti che ricordano altri generi di danza, come il vogue.

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SERATA WILLIAM FORSYTHE / THE BLAKE WORKS

Chiude la serata Blake Works I, indubbiamente il pezzo più coreografico, quello con il maggior numero di interpreti, proprio a evocare la terza parte di una lezione, quella dedicata allo studio delle coreografie; i brani musicali, tratti dall’album The Colour in Anything, sono non a caso più melodici. Su un tessuto di passi accademici Forsythe inserisce passi del tutto anticlassici, sovverte le regole con lo sbilanciamento dei fianchi, “molleggiamenti”, movimenti in cui i danzatori escono continuamente dal loro baricentro, esplorando tutte le direzioni dello spazio. Nel complesso si tratta di combinazioni tecnicamente piuttosto complesse, che lasciano spazio anche ai grandi salti, ma che risultano sempre, per il pubblico e per gli esecutori, divertenti, espressione di un linguaggio molto libero, seppur sorretto da una tecnica raffinatissima.

In tutti e tre i pezzi di The Blake Works emerge il portato della lezione di Rudolf Laban dalla quale Forsythe attinge soprattutto i principi di equilibrio e squilibrio, l’uso dei vettori direzionali con continui cambi di assi e diagonali, la contrapposizione energetica tra i danzatori in un alternarsi di forte e debole. Forsythe destruttura così il linguaggio classico che resta però saldamente sullo sfondo delle sue coreografie e che non è contraddetto nemmeno dalla scelta musicale, sintetica ed elettronica, quanto di più anticlassico si possa immaginare. Ma anche in questo caso è solo apparenza, perché Blake ha alle spalle una solidissima preparazione musicale, sulla quale innesta le sue sperimentazioni e una ricerca vocale del tutto personale.

Difficile elogiare un interprete piuttosto che un altro, perché The Blake Works è uno spettacolo molto corale, orizzontale, che valorizza tutti i danzatori, nella loro individuale espressività, senza esaltarne nessuno in particolare. I ballerini scaligeri si confermano per essere non solo tecnicamente preparatissimi, ma assai versatili nell’interpretare linguaggi diversi e nel mostrarsi pienamente a loro agio su qualsiasi musica.

I costumi, semplici ed essenziali, esaltano i movimenti dei danzatori, mentre luci e controluci, coni d’ombra e fasci luminosi, interpretano le scelte classiche e anticlassiche del coreografo. 

Foto: Brescia-Amisano