La Fille du régiment – Teatro alla Scala, Milano
Lo spassoso reggimento creato da Gaetano Donizetti invade la Scala di Milano.
“Un giorno anche la guerra s’inchinerà al suono di una chitarra.” Jim Morrison auspicava, con le sue parole, che le guerre fossero esorcizzate ed annullate, un giorno, dalla musica. Forse la stessa cosa ha pensato di fare Gaetano Donizetti con La fille du régiment, opera comique del 1840, scritta quando il compositore bergamasco a Parigi si stava imponendo con tutta la sua genialità. Famosa è la querelle nata sull’opera con Berlioz, la cui avversione era dettata forse da un pizzico di gelosia fra autori. Nonostante una accoglienza tiepida, l’opera ottenne un successo via via crescente tanto da essere ancora oggi saldamente presente nel repertorio operistico. Il teatro alla Scala ripropone, a distanza di diciotto anni, uno dei pochi modi per sorridere sulla guerra e sulle sue assurdità, un sorriso che suona assai amaro nella nostra difficile contemporaneità. L’allestimento proposto è la ricostruzione del Gran Teatre del Liceu di Barcellona, da una coproduzione originale del Metropolitan Opera di New York, Royal Opera House, Covent Garden di Londra e Wiener Staatsoper, uno spettacolo ormai storico ma che arriva per la prima volta sul palco del Piermarini. La regia originale di Laurent Pelly viene ripresa da Christian Räth che, insieme allo scenografo Chantal Thomas, ci accompagnano in un non luogo costruito con cartine geografiche. Uno spazio della fantasia dove i protagonisti, quasi come soldatini, “giocano” in mezzo a mappe e cartoline d’epoca in formato gigante. Nell’insieme uno spettacolo godibile e visivamente appagante anche grazie alle curatissime luci di Joël Adam e ai costumi di Pelly che per i soldati si ispirano alla prima guerra mondiale e per le dame alla moda coeva. Ben pensate e sempre adeguate al contesto le coreografie di Laura Scozzi. Per quanto riguarda i dialoghi, riscritti da Agathe Méliland, si è optato per una loro estrema semplificazione e riduzione; si è aggiunto inoltre qualche simpatico riferimento alla contemporaneità, ad esempio ai prossimi giochi olimpici invernali di Milano Cortina.
Non da meno risulta l’esecuzione musicale.

Nel ruolo del titolo, Julie Fuchs sa coniugare virtuosismo vocale e scenico dando vita ad un personaggio godibilissimo. Nel soprano si apprezzano la limpidezza e la duttilità dello strumento, non particolarmente voluminoso ma dall’intonazione cristallina. Pregevole il legato, morbido e delicato, specie nel cantabile del finale primo o nell’aria di secondo atto. L’artista possiede, inoltre, un invidiabile controllo tecnico che le consente di sfoggiare agilità precisissime e variazioni sufficientemente spericolate. La brillantezza di una prova vocale di indubbio valore si combina, poi, con il brio di un fraseggio arguto e spensierato e, grazie all’estro e alla vivacità di una presenza scenica aggraziata e spigliata la “sua” Marie conquista pienamente il pubblico. Una prova maiuscola e perfettamente centrata, nel carattere romantico come in quello più peperino ed ammiccante del personaggio.
Al suo fianco, Juan Diego Flórez ripropone la sua apprezzatissima interpretazione di Tonio. Il tenore peruviano torna ora a questo allestimento a distanza di quasi vent’anni e conferma l’eleganza e la raffinatezza di un autentico fuoriclasse. L’emissione mantiene un controllo ed una proiezione invidiabili, così come il canto sul fiato, cesellato con straordinaria morbidezza, specie nell’aria di secondo atto. Nel registro sovracuto si avverte, oggi, una maggiore prudenza rispetto ad un tempo, ma poco importa dinanzi ad una tale pulizia e precisione del suono. Attraverso una tavolozza di chiaroscuri e sfumature, Flórez ricerca una espressività tipicamente romantica e tratteggia un personaggio disincantato e teneramente innamorato. Meritatissimi, dunque, i calorosi consensi del pubblico al termine delle sue arie come l’ovazione che lo accoglie durante la ribalta finale.

Bravo, anzi bravissimo è Pietro Spagnoli, un Sulpice musicalmente ineccepibile grazie ad un canto sempre a fuoco ed ottimamente sorvegliato a tutte le altezze. Ancor più riesce a fare l’interprete, il cui lavoro sul fraseggio e sull’accento si traduce in una comicità godibilissima e mai grottesca. Altrettanto carismatica, poi, la presenza scenica, in ottima sintonia con la Marie di Julie Fuchs.
Riuscita anche la prova di Gèraldine Chauvet, il cui timbro ambrato sembra incarnare alla perfezione le inquietudini sentimentali della Marquise de Berkenfield. Una prestazione ulteriormente avvalorata dalla disinvolta caratterizzazione sul palco del personaggio.
Di squisita eleganza il cammeo di Barbara Frittoli nei panni di una Duchesse de Krakenthorp irresistibilmente snob. Il soprano milanese “gioca” a fare la diva, scherza con il podio e bastano pochi gesti per enfatizzare vizi e virtù di una autentica primadonna.
Pierre Doyen strappa più di una risata attraverso la sua ironica e goffa caratterizzazione del personaggio di Hortensius.
Particolarmente incisivo e persuasivo sa essere, poi, Federico Vazzola nei panni di un notaire.
Completano la locandina, con adeguata professionalità, Emidio Guidotti e Aldo Sartori rispettivamente le caporal e un paysan.
La bravura della compagnia di canto non trova altrettanta eccellenza nella bacchetta di Evelino Pidò il cui gesto sembra non andare oltre una certa correttezza di fondo. Alla sua lettura, infatti, pur ben sorretta dal nitore della orchestra scaligera, mancano un pochino di brio, e quella irresistibile verve comica che è la chiave stessa di tutta la partitura. Una mancanza di slancio e di originalità che avrebbe di certo elevato ancor di più la già notevole prova canora ed interpretativa dei solisti.

Semplicemente perfetta, al contrario, la prova del coro scaligero, mirabilmente istruito da Alberto Malazzi. L’eccezionale intensità e la straordinaria musicalità canore si intrecciano con la impagabile abilità attoriale dei singoli, dando vita ad una prestazione assolutamente da ricordare.
Al termine della recita, una sala stracolma decreta un successo trionfale per tutta la compagnia di canto.
LA FILLE DU RÉGIMENT
Opéra comique in due atti
Libretto di Jean-François-Alfred Bayard
e Jules-Henry Vernoy de Saint-Georges
Musica di Gaetano Donizetti
Marie Julie Fuchs
Tonio Juan Diego Flórez
Sulpice Pietro Spagnoli
La Marquise de Berkenfield Géraldine Chauvet
Hortensius Pierre Doyen
La Duchesse de Crakentorp Barbara Frittoli
Le Caporal Emidio Guidotti
Un paysan Aldo Sartori*
Un notaire Federico Vazzola
*Allievo dell’Accademia Teatro alla Scala
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Evelino Pidò
Maestro del coro Alberto Malazzi
Regia e costumi Laurent Pelly
Regia ripresa da Christian Räth
Scene Chantal Thomas
Luci Joël Adam
Coreografia Laura Scozzi
Foto: Brescia Amisano Teatro alla Scala
