Minkowski, Die Jahreszeiten – Teatro del Maggio, Firenze
Marc Minkowski torna sul podio del Maggio con una proposta di altissimo valore e di non frequente esecuzione: Die Jahreszeiten, Le Stagioni, Hob. XXI:3 di Franz Joseph Haydn, grande affresco sinfonico corale dispiegato dal direttore francese e dall’Orchestra del Maggio in tutta la complessità della sua rigorosa struttura e nell’esuberante varietà dell’inventiva melodica e stilistica. Un’esecuzione che si distingue per un suono trasparente e pulsante, definito con precisione in ogni parte, e per un ritmo narrativo sostenuto da un’attenta cura dell’agogica, con pause e rallentamenti, e una raffinata modulazione della dinamica.
L’oratorio fu composto da Haydn dopo il grande successo della Creazione e come sorta di sua ideale continuazione, negli anni immediatamente successivi al suo viaggio in Inghilterra e all’incontro con le monumentali composizioni händeliane come Il Messia e Israele in Egitto. Il libretto del resto è del barone Gottfired van Swieten, già autore del testo della Creazione, nonché bibliotecario della corte viennese che aveva fatto conoscere a Mozart il contrappunto di Händel e Bach. I versi sono ricavati dal fortunato ed omonimo poemetto dello scozzese James Thompsons, inno alla vita rustica in atmosfere preromantiche e imbevuto di uno spirito deista che era in grande sintonia con quello delle logge massoniche della Vienna del XVIII secolo. Di fatto l’oratorio si articola come un polittico circolare in quattro pannelli, dove si celebra la bellezza della natura e il lavoro dell’uomo nell’avvicendarsi dei diversi tempi dell’anno.

L’accordo iniziale, potente e preciso, dà l’avvio ad un passaggio drammatico che trascolora nella luminosità della Primavera, descrivendoci il disgelo e la nuova fioritura. L’Estate a sua volta si apre con il crepuscolo mattutino eseguito con sonorità delicate e rarefatte, così come il quarto movimento di questa ideale sinfonia è introdotto da un preludio strumentale che evoca la desolazione dell’Inverno, nell’evidenza dei fiati e degli effetti dinamici.
A condurci in questo percorso di continuo stupore è il canto di tre contadini, il soprano Hanna, il basso Simon e il tenore Lucas, che alternano passi solenni a momenti più freschi e popolari.
Hanna è Ana Maria Labin, voce omogenea e di salda estensione, con una tersa dizione e una linea elegante. La sua aria nell’Estate è di grande trasparenza e naturalezza, così come il duetto d’amore con Lucas nella parte successiva. Mostra poi una notevole duttilità nell’Inverno, con una delicata Cavatina e due Lieder resi con grande spirito e senso teatrale.
Kieran Carrel è Lucas, con un canto nobile e accuratamente modulato, con efficaci mezze voci e una sicura tenuta delle note. Rende con grave drammaticità la cavatina che ci descrive il caldo soffocante, mentre è leggero e aggraziato nel duetto d’amore. E’ poi di grande intensità la sua aria che ci descrive un desolato viaggio d’inverno, che però si conclude in un domestico tepore.
Samuel Hasselhorn come Simon plasma recitativi puntuali e di scolpita espressività, grazie ad un’emissione rotonda e definita. Vigorosa e solare la sua aria nella sezione iniziale e molto brillante quella nell’Autunno. Il suo canto austero e ispirato ci dice la vanità di ogni cosa dinanzi alla tomba del gelido inverno, mostrandoci come il volgere delle stagioni sia anche un’allegoria della vita dell’uomo.

Il racconto dei tre contadini si intreccia e talora si fonde con i continui interventi del Coro, diretto in questa occasione da Donato Sivo. Una vera e propria scenografia sonora, sontuosa e variopinta, che si impone per volume, compattezza e articolazione della dinamica. Di grande forza il coro del temporale, marcato e ritmico quello del vino, vivacissimo nelle rotonde sonorità degli ottoni quello della caccia. Una fuga eseguita con grande rigore è quella che conclude la Primavera e di grande solennità è quella conclusiva, dove il mutare della natura e della vita umana vengono fiduciosamente affidate all’azione divina, nell’attesa del “grande mattino”.
“Sono certo che dessa non è la Creazione: in quella i personaggi erano Angioli; nelle Quattro stagioni sono contadini” ebbe a dire lo stesso Haydn in occasione della prima esecuzione. Ma in verità anche questo oratorio profano è interamente attraversato dalla lode del Sommo Architetto: quel Dio di cui parla ogni cosa e di cui la musica celebra la potenza creatrice. E nel fragore degli applausi il gesto più bello è quello di Minkowski che bacia la partitura di Haydn.
Franz Joseph Haydn
Die Jahreszeiten (Le Stagioni) Hob. XXI:3
Oratorio per soli, coro e orchestra
Der Frühling (La primavera) / Der Sommer (L’estate) / Der Herbst (L’autunno) / Der Winter (L’inverno)
Direttore Marc Minkowski
Maestro del Coro Donato Sivo
Soprano Ana Maria Labin
Tenore Kieran Carrel
Basso Samuel Hasselhorn
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Foto: Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentina
