Spettacoli

Otello – Festival Verdi 2025, Parma

Il Festival Verdi si apre nel segno di Otello. 

“L’uomo che non ha musica in se stesso,
che l’armonia dei suoni non commuove
sa il tradimento, e la perfida frode.
Le sue emozioni sono una notte cupa.
I suoi pensieri un Erebo nero.
Alla musica credi, non a lui.”

Chissà se William Shakespeare, che scriveva queste parole sulla musica nel quinto atto de Il mercante di Venezia, avrebbe mai immaginato che, quasi trecento anni dopo di lui, alcune delle più belle sue opere sarebbero state messe in musica da Giuseppe Verdi. Proprio al rapporto fra questi due geni assoluti è dedicata la venticinquesima edizione del Festival Verdi che, anche quest’anno, rallegra l’autunno di Parma con le sue opere, i concerti ma anche gli eventi del sempre più interessante Verdi Off, giunto alla sua decima edizione. Le tre opere scelte per la manifestazione sono Otello e Falstaff per il palco del Teatro Regio e Macbeth per il piccolo palco di Busseto. L’inaugurazione del Festival è affidata ad Otello per cui è stata apprestata una nuova edizione critica curata da Linda B. Fairtile per The University of Chicago Press e Casa Ricordi. Federico Tiezzi alla regia e la scenografa Margherita Palli creano uno spettacolo dove dominano i toni bui che rimandano all’oscurità dell’anima, quella del “demonio più nero”, come Emilia definisce il protagonista della vicenda nel dramma di Shakespeare. La luce compare per lo più grazie a strutture luminose, installazioni artistiche che ricordano i neon di Luciano Fontana. Una visione che guarda all’arte ma che, per stessa ammissione del regista, vuole essere un omaggio al mondo cinematografia di Orson Welles. I costumi essenziali e dalla linea pulita e contemporanea sono a firma di Giovanna Buzzi, le curatissime luci a quella di Gianni Pollini. Uno spettacolo che segue una linea visiva essenziale e rigorosa, sicuramente elegante e minimalista che però forse poteva essere più coraggioso o spiazzante ma che decide invece di lasciare ampio spazio alla melodia verdiana senza essere esageratamente preponderante. 

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Fabio Sartori e Mariangela Sicilia

Il versante musicale vede nella prova di Roberto Abbado un autentico punto di forza dell’esecuzione. Il gesto vigoroso del direttore milanese assicura al racconto la giusta tensione narrativa dando vita, atto dopo atto, ad una spirale sonora di crescente inquietudine. Evidente risulta il lavoro sulle masse strumentali, i complessi della Filarmonica Toscanini, dalle quali Abbado ottiene un suono duttile e pastoso, autentiche pennellate con cui rappresentare le innumerevoli, quanto stratificate, tinte del dramma verdiano. La scelta delle dinamiche testimonia, inoltre, l’intento del direttore di costruire un equilibrio perfetto tra i momenti di massima concitazione drammaturgica e quelli di più intimo raccoglimento, su tutti l’accompagnamento, rarefatto e delicatissimo, dell’Ave Maria in quarto atto. Coerente ed azzeccata è anche la scelta dei tempi, così come quella dei volumi orchestrali, in ottima risposta alle esigenze delle voci impegnate sul palcoscenico.

Fabio Sartori si cimenta con il ruolo del titolo, uno dei più temibili e temuti tra quelli scritti per la corda tenorile. La caratteristica sicurezza di una linea vocale poderosa ed ampia, consente all’artista di affrontare con il giusto piglio eroico la sortita di primo atto e, quindi, di proseguire con una linea più levigata nel successivo duetto con Desdemona. Nel corso del dramma, specie in secondo e terzo atto, Sartori predilige un ritratto più intimo e riflessivo del personaggio, per poi arrivare a caratterizzare l’ultimo quadro con accenti di sincera commozione. Qualche percettibile segno d’emozione risulta del tutto plausibile, specie se l’esibizione segna il debutto di una serata tanto importante e con un ruolo altrettanto significativo. Siamo certi che il buon esito della “prima” non possa che migliorare ulteriormente grazie all’atmosfera più rilassata delle recite successive.

Ottima impressione desta la prova di Ariunbataar Ganbataar, in evidenza per un mezzo dal timbro pastoso, omogeneo a tutte le altezze e facilmente proiettato verso l’acuto. Il fraseggio risulta adeguatamente scandito, così come la presenza scenica curata e composta. Per comprendere e scandagliare appieno la complessità vocale ed interpretativa del personaggio di Iago sarà, forse, necessaria una maggiore maturazione, ma siamo sicuri che il baritono abbia tutte le carte in regola per crescere ulteriormente e diventare interprete verdiano di rilievo.

Completa il terzetto dei protagonisti una bravissima Mariangela Sicilia che, con la pienezza di uno strumento di grande bellezza, tratteggia una Desdemona fiera e volitiva, consapevole del proprio destino ma, per questo, mai compassata. Il sapiente uso dei filati, puri come cristalli, sottolinea la nobiltà d’animo del personaggio, così come lo squillo e la proiezione della regione superiore ne evidenziano la determinazione. Va da sé, come il punto più alto della sua prova sia il quarto atto dove ad una toccante esecuzione della “canzone del salice”, si contrappone una “Ave maria”, cesellata con dirompente forza teatrale.

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Ariunbaatar Ganbaatar

Davide Tuscano dona a Cassio tutta la luminosità e la morbidezza di una vocalità ben impostata.
Ottima, per musicalità ed eleganza, la Emilia di Natalia Gavrilan.
Altrettanto positiva la prova di Francesco Pittari, un Roderigo squillante nel canto ed efficace sulla scena.
Il velluto vocale di Francesco Leone, infine, conferisce la giusta credibilità al personaggio di Lodovico.

Completano la locandina il puntuale Alessio Verna, Montano, e il professionale Cesare Lana, un araldo.

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Fabio Sartori e Mariangela Sicilia

In forma smagliante appare il Coro del Teatro Regio di Parma che, nella guida esperta di Martino Faggiani, trova un vero e proprio nume tutelare del canto e dello stile verdiano. Meritano di essere ricordati, a tal proposito, il tumulto della scena della tempesta che apre l’opera e, ancora, la solennità del concertato in terzo atto. Lodevole, infine, l’impegno profuso dai piccoli cantori delle Voci Bianche del Teatro Regio di Parma dirette da Massimo Fiocchi Malaspina.

Si rinnova così, anche quest’anno, quel rito mondano e culturale che è la serata inaugurale del Festival Verdi: una grande festa della musica salutata dal numerosissimo pubblico presente con calorosi applausi all’indirizzo di tutta la compagnia di canto, direttore e squadra creativa.

OTELLO
Dramma lirico di quattro parti
Libretto di Arrigo Boito
Musica di Giuseppe Verdi

Otello Fabio Sartori
Jago Ariunbataar Ganbataar
Cassio Davide Tuscano
Roderigo Francesco Pittari
Lodovico Francesco Leone
Montano Alessio Verna
Un araldo Cesare Lana
Desdemona Mariangela Sicilia
Emilia Natalia Gavrilan

Filarmonica Arturo Toscanini
Direttore Roberto Abbado
Coro del Teatro Regio di Parma
Maestro del Coro Martino Faggiani 
Coro di Voci Bianche del Teatro Regio di Parma
Maestro del coro di voci bianche Massimo Fiocchi Malaspina


Regia Federico Tiezzi
Scene Margherita Palli
Costumi Giovanna Buzzi
Luci Gianni Pollini

Foto: Roberto Ricci