Spettacoli

Les pêcheurs de perles – Teatro del Maggio, Firenze

Capita assai di rado di imbattersi in una regia che induca lo spettatore soprattutto ad immergersi nell’ascolto, a penetrare nella tessitura delle note, nella suggestione dei timbri e nel mistero della melodia; ma è quanto accade con l’allestimento di Les pêcheurs de perles di Georges Bizet creato da Wim Wenders per la Staatsoper Unter den Linden di Berlino e ripreso da Derek Gimpel per il Teatro del Maggio, con la direzione di Jérémie Rhorer. Uno spettacolo di notevole fascino e di straordinaria unità, con le scene di David Regehr e i costumi di Montserrat Casanova, prima regia d’opera di Wenders in Italia, dove suono e visione si compenetrano arricchendosi reciprocamente. Una rappresentazione essenziale che pare il frutto di un lavoro di sottrazione, di un ritrarsi della scena per far posto alla musica, senza per questo rinunciare ai propri codici, alla specificità del proprio linguaggio artistico fatto di nubi e cieli grigi, solitudini interrogative e sospensioni metafisiche. Un discorso visivo che insegue e riproduce quello musicale, onirico ed evanescente ma anche solido e realistico, con luci ora gelide e soffuse, ora calde e zenitali, disegnate da Olaf Freese e riprese da Oscar Frosio, mentre i movimenti compongono con leggerezza e rigore la coralità del villaggio dei pescatori. I veli dell’abito bianco di Leila producono l’incanto della seduzione come della purezza e lo sventolare dei tendaggi imita le onde come le arcate melodice. Ad intensificare la presenza del mare sono anche le proiezioni a intero boccascena, che visualizzano inoltre gli antefatti ricordati dai protagonisti secondo la modalità cinematografica del flashback. Espediente che tra l’altro compatta la trama e rafforza la fragile drammaturgia di un libretto, che al di là di una certa ambiguità o ambivalenza dei sentimenti all’interno del triangolo amoroso, ci si presenta come decisamente scontato. E tuttavia questo allestimento riesce a plasmare un racconto articolato e continuo fatto di memoria e desiderio, introdotto e scandito da titoli come un vecchio classico del cinema, viaggio e naufragio tra il cielo e il mare.

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Hasmik Torosyan e Javier Camarena

Alla cangiante marina somiglia il flusso sonoro differenziato e avvolgente, ora tremulo e delicato, ora imperioso e potente, realizzato dalla direzione di Jérémie Rhorer. Una narrazione anch’essa continua e articolata, che esalta l’inventiva melodica e che ha grande equilibrio dinamico, con un suono che quasi si spenge per poi farsi di nuovo turgido e imponente e che si mantiene costantemente analitico e trasparente, facendo emergere i timbri in forme nette e distinte, senza confusioni o genericità. Un discorso unificato in tutte le sue parti – orchestra, coro e interpreti – che culmina in un terzo atto di singolare compattezza e incisività.

Leila, la sacerdotessa amata e contesa da Zurga e Nadir, è Hasmik Torosyan, che esibisce una voce morbida ed estesa e un canto organizzato con rigore e varietà. Conferisce grande fascino all’invocazione “Dans le ciel sans voile”, con vocalizzi agili e definiti, rende con spiccata drammaticità il duetto co Zurga ed è alquanto intensa in quello conclusivo con l’amato. Ora diafana, ora carnale, delinea efficacemente una figura divisa tra l’ideale della purezza e la verità della passione.

Javier Camarena interpreta Nadir con una linea melodica ampia ed elegante e una puntuale modulazione della dinamica, muovendosi con sicurezza e disinvoltura nell’impervia scrittura del ruolo. Molto aggraziato nel duetto con Zurga, rende l’aria “Je crois entendre encore” con un legato di straordinaria espressività, con accurate mezze voci ma con acuti poco sfogati e naturali. Nel finale realizza poi con Leila un duetto appassionato e di grande coinvolgimento.

Lucas Meachem scolpisce uno Zurga di notevole rilevo e complessità, energico e virile, e al contempo delicato, di nobili sentimenti eppure aggressivo e tormentato dalla gelosia. Voce omogenea e rotonda, capace di una considerevole estensione naturale, è assai melodico e avvolgente nel duetto con Nadir e si impone con forza nella romanza che apre il terzo atto, dispiegando un fraseggio di grande varietà e ricchezza di accenti. Vigoroso e intenso nel confronto con Leila, è magnetico e commovente nella scena conclusiva.

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Lucas Meachem

Impenetrabile e sacrale il Nourabad di Huigang Liu, con un’emissione diretta e sbalzata.
Il Coro in quest’opera è assolutamente protagonista, con interventi numerosi e differenziati che punteggiano e raccordano tutto il racconto, eseguiti con precisione e compattezza, duttilità stilistica e cura della dinamica. Diretti da Lorenzo Fratini, i Coristi del Maggio creano così un villaggio di pescatori vivace ed esotico, sacrale e spietato, in una molteplicità di sfondi paesaggistici e umani.

Numerosa e attenta la partecipazione del pubblico, che ai tre protagonisti ha tributato non pochi applausi a scena aperta. Alla fine un vero tripudio per l’intero spettacolo.

LES PÊCHEURS DE PERLES

Musica di Georges Bizet
Su libretto diMichel Carré e Eugène Cormon

Maestro concertatore e direttore Jérémie Rhorer

Regia Wim Wenders
ripresa da Derek Gimpel

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene David Regehr
Costumi Montserrat Casanova
Luci Olaf Freese 
riprese daOscar Frosio
Drammaturgia Detlef Giese

Léila Hasmik Torosyan 
Nadir Javier Camarena 
Zurga Lucas Meachem 
Nourabad Huigang Liu

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Foto: Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino