Macbeth

Al Teatro dell’Opera di Nizza va in scena Macbeth, uno dei grandi capolavori di Giuseppe Verdi.

22 maggio 2022. “Non si può entrare in una fabbrica di assemblaggio e non sentire di essere all’Inferno”, scriveva il poeta Wystan Hugh Auden ed è quanto deve avere pensato anche il regista Daniel Benoin che ha scelto di ambientare il Macbeth di Giuseppe Verdi proprio in una fabbrica, più precisamente in una fonderia. 

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Silvia Dalla Benetta

In una calda e afosa giornata di fine maggio, il pubblico dell’Opera di Nizza si ritrova così materializzato sul palco un grande capanno industriale: le streghe che compaiono all’inizio dell’opera sono diventate operaie e il loro calderone un grande crogiolo di fusione. Un Macbeth che sfrutta sostanzialmente due ambientazioni, quella industriale decisamente spettacolare, arricchita anche da una abbondante pioggia che bagna il palco e da numerose proiezioni. Queste ultime, a cura di Paulo Correia, ci raccontano come Macbeth e Banco siano di ritorno dalla prima guerra mondiale e sono anche il suggestivo mezzo usato per materializzare il fantasma di Banco. Funziona meno, invece, la seconda ambientazione, ossia il castello che diventa qui un misero ambiente, un po’ sacrificato, dove letto e tavolo sono troppo vicini: una casetta dalla tappezzeria liberty, probabilmente casa padronale attigua alla fabbrica, nella idea del regista, ma decisamente poco convincente oltre che difficilmente praticabile per i cantanti. Godibili i costumi novecenteschi di Nathalie Bérard-Benoin. Ottime le luci a cura dello stesso regista. Assenti le coreografie previste dal libretto, qui sostituite da scene pantomimiche corali, che forse tradiscono un po’ l’abitudine del regista a lavorare per la prosa. Nel complesso, comunque, questo nuovo allestimento dell’Opéra Nice Côte d’Azur, in coproduzione con il Teatro Anthéa di Antibes, e l’Opéra di Saint-Etienne, risulta piacevole da vedere e, a tratti, decisamente suggestivo. 

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Silvia Dalla Benetta, Marta Mari e Geoffroy Buffiere

Sul podio troviamo il Maestro Daniele Callegari che, in più di un’occasione ha dimostrato una buona familiarità con il repertorio verdiano. Una lettura asciutta, dai ritmi spediti, tesa a sbalzare  l’atmosfera cupa ed onirica della partitura. Pregevole la ricerca di colori orchestrali adeguati alle diverse situazioni drammaturgiche dell’opera; al netto di sonorità particolarmente percussive nei concertati e nelle chiuse d’atto, la prova di Callegari risulta pienamente convincente.

Notevole la prova della Orchestre Philharmonique de Nice che, mostrando buona omogeneità tra le diverse sezioni, riesce a dare vita, con precisione ed accuratezza, alle sonorità richieste della conduzione di Callegari.

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Giacomo Prestia

Buona la prova della compagine del Choeur de l’Opéra de Nice, che sa essere sonora e tonante nel finale primo atto, delicata e struggente nella celeberrima pagina di apertura quarto atto (salutata al termine dal grido di “Viva Verdi” da parte di uno spettatore italiano (?) in sala). Ben riusciti, per varietà d’accento ed impiego dei giusti colori, gli interventi delle sezioni femminili qui ampiamente impegnate, vocalmente e scenicamente, nel ruolo delle streghe-operaie. 

Nel ruolo del protagonista Dalibor Jenis si rende protagonista di una prova di ottimo livello. Il baritono possiede uno strumento pastoso, dal colore lirico che, grazie ad una buona musicalità, risolve con efficacia le esigenze della scrittura. L’acuto è sempre sicuro e ben proiettato, così come lo sono i centri, morbido il registro di passaggio, come evidenziato nell’aria “Pietà, rispetto ed onore”. Sotto il profilo interpretativo, il suo è un personaggio mentalmente fragile e soggiogato dal potere seduttivo della moglie, di cui è vittima sin dal loro incontro nel primo atto. Un Macbeth dall’accento sempre nobile, il cui esercizio della violenza è forse da leggersi come conseguenza delle paure e delle insicurezze che vivono costantemente nella sua mente. Il confronto con le streghe e con le apparizioni in terzo atto, reso con totale immedesimazione scenica e la giusta combinazione di colori vocali e sfumature, resta uno dei momenti più riusciti di questa sua prova.

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Dalibor Jenis

Silvia dalla Benetta torna a vestire i panni di Lady Macbeth, uno dei ruoli più temibili e complessi dell’intera letteratura verdiana. Rispetto alle sue precedenti interpretazioni, questa sua Lady risulta più spietata, un vero e proprio demone che tiene in scacco il marito e l’intera corte. Il soprano vicentino, dotata di un mezzo ampio e sonoro, esalta la scrittura verdiana con grande intensità vocale; la linea si mostra ben tornita e compatta, particolarmente corposa nei centri e naturale nei gravi (risolti senza forzature). Ammirevole lo slancio con cui vengono risolte le arie (tra loro così diverse per stile) e i numerosi passaggi verso l’acuto, rendendo alla perfezione la frenesia e la sete di potere che albergano nella mente della Lady. Di alto livello il fraseggio e soprattutto lo scavo di ogni singola parola, risultato, con ogni probabilità di uno studio meditato e approfondito del personaggio. Questa Lady è tutta giocata sul potere della seduzione e del ricatto psicologico. Personalissima e di grande fascino la scena del sonnambulismo, dove, grazie ad un fraseggio nervoso e un colore vocale in alcuni passaggi volutamente sbiancato, viene ottenuto un effetto drammatico di grande suggestione.

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Dalibor Jenis e Silvia Dalla Benetta

Giacomo Prestia, Banco, si conferma artista di prim’ordine. La linea melodica, con la sua ricchezza di armonici, risuona penetrante e si espande in acuto con ampiezza. Alla bellezza del timbro, di autentico velluto, il basso fiorentino unisce la statura del grande interprete che riesce a far vibrare ogni singola parola del libretto con la giusta intenzione. Esemplare, in tal senso, l’esecuzione dell’aria di secondo atto “come dal ciel precipita” valorizzata da Prestia con accenti nobili e scolpiti.

Buona la prova di Samuele Simoncini nel ruolo di Macduff. Il mezzo, contraddistinto da un bel colore lirico, sale con facilità verso l’acuto, che risulta penetrante e sonoro. Particolarmente riuscita l’esecuzione dell’aria “Ah, la paterna mano” affrontata con slancio ed incisività.

Pregevole il Malcom di David Astorga del quale si apprezzano lo squillo del registro acuto e l’incisività del fraseggio.

Spicca, grazie ad una linea vocale morbida e sempre ben appoggiata, la Dama della Lady interpretata, con ottima musicalità, dalla sempre brava Marta Mari.

Completa la locandina il puntuale Geoffroy Buffiere nel ruolo di un dottore.

Successo trionfale al termine, con i cantanti più volte chiamati alla ribalta accompagnati da un ritmico battito di mani. 

Marco Faverzani | Giorgio Panigati

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Silvia Dalla Benetta e Dalibor Jenis

24 e 26 maggio 2022. Un Macbeth in camera da letto. Si potrebbe definire in questo modo la nuova produzione dell’opera di Verdi messa in scena a Nizza con la firma di Daniel Benoin, prolifico artista francese che essendo particolarmente attivo nella prosa, avrebbe dovuto conoscere meglio il capolavoro shakespeariano e la sua trasposizione verdiana. Invece ciò che accade è che l’azione spesso non corrisponde al testo, le arti occulte non sono presenti se non in un paio di sgradevoli proiezioni (di Paulo Correia) alla Poltergeist, la Lady si trova a dover incomprensibilmente sedurre fisicamente – e non solo mentalmente – il marito, Macbeth – il tiranno contro cui dovrebbe insorgere la Scozia intera – è invece un personaggio imbambolato, le scene corali avvengono insensatamente in camera da letto – tra l’altro della dimensione di solo un terzo dell’intero palcoscenico. Uno spettacolo sbagliato, o meglio una regia sbagliata, in quanto l’idea industriale, l’ambientazione début du siècle e la conseguente realizzazione delle scenografie di Jean-Pierre Laporte e dei costumi di Nathalie Bérard-Benoin non sarebbero male – in effetti le fotografie Dominique Jaussein sono molto gradevoli – ma concretamente ciò che accade è scorretto, poco piacevole e per giunta le luci spesso mettono al buio i protagonisti.

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Silvia Dalla Benetta e Dalibor Jenis

Molto diverso è l’andamento musicale, al cui vertice si trova Daniele Callegri, direttore principale dell’Orchestra Filarmonica di Nizza, verdiano convinto e indiscusso. Qui si riscontrano il suo classico polso fermo, la capacità di controllo di tutto l’assieme, l’aderenza allo spartito, pur corredato da qualche ritmo personale nelle parti più brillanti. Eccellente la resa del ballabile, con richiami molto ben evidenti alla visione verdiana della grandeur parisienne nell’uso degli ottoni.

Schiacciato da un personaggio che la regia mette all’angolo, Dalibor Jenis è un Macbeth sicuro e d’effetto negli acuti, saldo nei centri, ma sembra mettere i piani e le smorzature verso le tonsille e le adenoidi risultando piuttosto opaco in certi passaggi.

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Silvia Dalla Benetta e Dalibor Jenis

Diverso è il caso di Silvia Dalla Benetta che sfrutta questa impostazione per diventare la mandante di un omicidio nello stile di Agatha Christie. Il fraseggio eloquente e l’eleganza del belcanto sono al servizio dell’accento drammatico e dell’uso della parola, rendendo una prova intensa ed emozionante sotto ogni punto di vista, che va in crescendo fino a un sonnambulismo schizofrenico e dall’espressività masticata. L’ineccepibile tecnica di canto le permette di scendere nei gravi senza affondare, ma in maniera così naturale da essere piuttosto toccante nella resa dei tratti più tragici e angoscianti.

Ottimo il Banco di Giacomo Prestia, che come di consueto si presta a una vera e propria lezione di canto verdiano, ricco di colori e sfumature, dalla linea vocale morbida e omogenea.

Di slancio il Macduff di Samuele Simoncini, chiamato a debuttare nella parte a prove già iniziate, che pur trovandosi alle prese con un ruolo più lirico che drammatico, risolve il personaggio con buon rigore.

Brillante il Malcom di David Astorga; più efficace nel sonnambulismo che non nei concertati la dama di Marta Mari; adeguato il dottore di Geoffroy Buffiere.

Buona la prova del Coro diretto da Giulio Magnanini, anche se risulta essere più efficace nella sezione maschile che non in quella femminile.

William Fratti

Teatro dell’Opera di Nizza
Stagione lirica 2021/2022
Macbeth
Melodramma in quattro parti di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Macbeth Dalibor Jenis
Lady Macbeth Silvia Dalla Benetta
Macduff Samuele Simoncini
Banco Giacomo Prestia
Malcom David Astorga
Dama di Lady Macbeth Marta Mari
Un dottore Geoffroy Buffiere

Orchestre Philharmonique de Nice

Chœur de l’Opéra Nice Côte d’Azur

Direttore Daniele Callegari
Regia e luci Daniel Benoin
Scene Jean-Pierre Laporte
Costumi Nathalie Bérard-Benoin
Video Paulo Correia

FOTO: D. Jaussein /Opéra Nice Côte d’Azur