Rapimenti d’amore

Rapimenti d’amore: il Teatro Coccia di Novara si unisce alla commemorazione per il settecentenario della morte di Dante Alighieri.

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Enrico Marabelli e Sonia Prina

Commemorare e ricordare, farlo con la musica e con la forma operistica. Questa la grande sfida che ha accettato il Teatro Coccia di Novara che per i settecento anni dalla scomparsa di Dante Alighieri ha commissionato una nuova opera in un atto a Cristian Carrara (musica) e a Davide Rondoni (soggetto e libretto). Se apparentemente può sembrare strano il legame fra Dante e la musica, in realtà l’intera Divina Commedia è attraversata dalla musica, dalla disarmonia dei suoni infernali, ai canti di speranza del purgatorio all’inarrivabile musica del paradiso. Il racconto proposto da Rapimenti d’amore vede un Dante che non è ancora il grande poeta ma solo un ragazzo che vive nella sua Firenze, intorno a lui gli amici e il fluire dell’esistenza, fatta anche di amori, difficili a volte, come nel caso dei due protagonisti Fosca e Simone costretti per amarsi ad inscenare il “rapimento d’amore” del titolo. Dante osserva questo amore tormentato e parallelamente conosce, nel corso dell’opera, il dolore per la tragica dipartita di Beatrice. Solo allora deciderà di dedicarsi ad un qualcosa di ancora più grande, la stesura di quell’atto totale di fede in Dio che è la Divina Commedia.

Il regista e scenografo Andrea Chiodi decide di ambientare la vicenda su un fondale chiaro e atemporale, uno spazio sospeso dove ogni oggetto è carico di valore simbolico, ad esempio la bicicletta per l’esilio di Cavalcanti o la gabbia che simboleggia la vita infelice di Fosca. Evocativi i costumi di Ilaria Ariemme: ogni personaggio è caratterizzato da un colore, ad esempio la purezza del bianco per Beatrice e l’iconico rosso per Dante, su ogni costume è ben visibile il giglio fiorentino. Una scena pulita, essenziale e sempre piacevole alla vista, particolarmente suggestivo e riuscito il dialogo notturno fra Dante e Cavalcanti, un confronto su cosa sia l’amore accarezzato da lampadine-stelle.

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Matteo D’Apolito e Mariano Orozco

Sul podio del Coccia torna il sempre bravo Maestro Matteo Beltrami, molto amato dal pubblico novarese, sotto la sua direzione l’Orchestra del Teatro Coccia alterna momenti di slancio melodico, con qualche richiamo alla musica del trecento, ad altri momenti dal colore più contemporaneo, una commistione di stili che non annoia e accompagna gli spettatori in un viaggio musicale delizioso. Buono l’equilibrio che il Maestro riesce a stabilire fra buca e palco anche se in alcuni momenti il suono dell’orchestra tendeva ad essere preponderante rispetto alle voci.

Fosca è interpretata da un grande nome della lirica: Sonia Prina. Il repertorio di riferimento del contralto è sicuramente il barocco ma anche in questa nuova prova contemporanea sa essere a suo agio, la voce è sempre caratterizzata da uno splendido colore brunito, unito ad una invidiabile tecnica vocale, disegna una ragazza volitiva che non si piega passivamente al triste fato ma lotta con forza. Una prova pienamente riuscita.

Simone è interpretato da Ettore Agati, un controtenore dedito come la Prina al repertorio barocco ma anche per lui il passaggio ad una partitura contemporanea non crea difficoltà, la voce che suona chiara e squillante si adatta con facilità alla musica e crea un giovane sognatore e delicato

Convince pienamente il Randazzo di Mariano Orozco, il giovane basso argentino unisce, ad una piacevole presenza scenica, buone capacità attoriali e una voce dal bel colore notturno.

Degno di nota Enrico Marabelli, cui spetta il compito di vestire i panni di Dante, e caratterizzato da una linea vocale melodiosa e da una notevole proprietà di accento.

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Sonia Prina

Di buon livello la prova di Lorenzo Izzo, un Cavalcanti solido e sonoro.

Matteo d’Apolito, nelle vesti del padre di Fosca, tratteggia un personaggio di composta ironia.

Il cast annovera, inoltre, la giovane Veronica Niccolini, direttamente dalla Accademia AMO del Coccia, nel ruolo della Serva, e Antonio De Gobbi, il Padre di Duccio.

Una particolare menzione per Chiara Valli, che compare nelle vesti di Beatrice, la sua è una convincente prova attoriale.

Un progetto interessante questo proposto dal Teatro Coccia, un ragionamento inedito e non scontato sul mondo dantesco con uno sguardo sempre rivolto a chi sogna di essere “rapito per amore”. Il pubblico novarese ha risposto purtroppo tiepidamente al progetto, riempendo solo in parte il teatro, ma è stato bello vedere tanti giovani e famiglie che avevano voglia di accostarsi alla poesia e alla musica.

RAPIMENTI D’AMORE

Musica di Cristian Carrara
Soggetto e libretto di Davide Rondoni
Direttore Matteo Beltrami
Regia e scene Andrea Chiodi
Costumi Ilaria Ariemme

Fosca Sonia Prina
Dante Enrico Marabelli
Cavalcanti Lorenzo Izzo
Padre di Fosca Matteo D’Apolito
Simone Ettore Agati
Serva Veronica Niccolini ( Accademia AMO)
Padre di Duccio Antonio De Gobbi
Beatrice Chiara Valli
Randazzo Mariano Orozco
Orchestra del Teatro Coccia
Nuova commissione Fondazione Teatro Coccia
In occasione delle celebrazioni di Dante 700

FOTO MARIO FINOTTI