Concerto di Ivo Pogorelich

Tra i tanti musicisti, ve ne sono alcuni in cui l’ascoltatore avverte una personalità non comune. Si tratta di una sensazione che va oltre l’essere stupiti per l’esecuzione in sé, iniziando fin dal momento in cui salgono sul palco, anzi talvolta un poco prima, a causa magari di una prolungata e misteriosa attesa a luci già abbassate o per la fama che li precede. Ivo Pogorelich, che tanto ha fatto parlare di sé negli anni per la straordinaria indipendenza delle proprie scelte musicali, rientra a pieno titolo fra questi grandi artisti. Schubert e Chopin gli autori scelti per la serata milanese del Festival Mito che lo ha visto ospite al Teatro Dal Verme. Il pianista, singolare anche nelle movenze lente e teatrali, nella fisicità imponente, nell’attenzione scrupolosa a curare alcuni dettagli come la posizione della volta pagine o della maschera che stazionava in piedi nel suo campo visivo su un lato della sala, ha letteralmente ipnotizzato il pubblico per tutto il concerto.
Per cominciare, i Sei Momenti Musicali del compositore viennese, eseguiti con il rigoroso rispetto delle ripetizioni riportate in partitura. Pogorelich ha esordito con dinamiche molto contenute e tempi piuttosto tranquilli. Il tutto veniva risolto con cura del fraseggio e qualità di suono tali, da impedire di distogliere l’attenzione. Da pelle d’oca, in particolare, la sezione centrale del secondo brano. A partire dal successivo Allegro Moderato, la raccolta assume ritmi più scanditi, in un’idea di crescendo ben assecondata dal pianista. Ecco quindi il quarto brano, Moderato, risolto con un’accuratissima pedalizzazione e un tocco molto articolato ad introdurre le tempeste dell’Allegro Vivace. E infine l’ultimo movimento, sulla carta un Allegretto, dove Pogorelich si è lasciato andare ad un’esecuzione estremamente poetica, lenta, statica. La malinconia comunicata, in totale contrasto con il movimento precedente, andava a chiudere il cerchio dei sei pezzi offrendo la lettura non di singole entità separate ma di un’unica vasta arcata. Importante ricordare che, tra un brano e l’altro, lo spazio concesso al silenzio era minimo.
A proposito di pause, nessun vero intervallo a staccare la prima parte del concerto dalla seconda, dedicata a Chopin, con la Terza Sonata per pianoforte. Qui, nel primo movimento le agogiche e il carattere risultavano un po’ più riflessivi rispetto agli standard esecutivi cui siamo abituati. Brillante e tecnicamente validissimo, invece, il successivo Scherzo. L’apice dell’interpretazione si è però avuta nel terzo movimento, Largo, dove Pogorelich ha esibito ancora una cantabilità nella melodia impressionante. Infine l’ultimo movimento che, è forse apparso meno riuscito nella tenuta complessiva e, complice un pianoforte ormai non più perfettamente a punto, quando le dinamiche erano spinte al fortissimo.
Ancora Chopin come bis, la Fantasia op.49. E ancora tempi dilatati, particolarmente evidenti nella sezione centrale, ad aumentare l’indicazione “Lento sostenuto”. Anche qui valgono grosso modo le considerazioni già espresse per la Sonata.

Al termine del concerto grandi applausi, cui rispondevano inchini molto teatrali e abbozzi di sorrisi un po’ distaccati. In conclusione, a 62 anni, Pogorelich si conferma un artista con ancora molto da dire. Ogni suo recital sembra poter svelare sue esecuzioni radicalmente differenti l’una dall’altra ed estremamente svincolate dagli standard. Una libertà che, di fronte ai tanti dogmi su come suonare che la tradizione del XX Secolo ha imposto, non può che far pensare ad una boccata di aria fresca. Molti pensano che con i grandi pianisti nati tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento, si siano raggiunte esecuzioni definitive, in qualche modo paradigmatiche. Accendere nuove luci appare invece oggi sempre meno infrequente nei pianisti delle nuove generazioni. Merito di fattori storici, di mutamenti culturali, ma anche del coraggio di artisti come Pogorelich, che scelte controcorrente le fecero già negli anni ’70 e ’80.

Teatro dal Verme
Concerto pianistico di Ivo Pogorelich

Franz Schubert Sei Momenti Musicali Op.94, D780

Fryderyk Chopin Sonata n.3 in Si m, op.58

BIS
Fryderyk Chopin Fantasia in Fa m, op.49