La traviata

Poche parole da parte del direttore artistico ed ecco che finalmente gli applausi possono tornare a risuonare in sala al Regio di Torino. Certo una sala che non è ancora possibile riempire, con la buca al livello della platea e le prime file di sedie rimosse per fare spazio ad una parte dell’orchestra, ma dopo più di un anno ecco che il pubblico è nuovamente in sala ad accogliere con calore questa occasione per poter tornare a teatro. Ci sono tanti volti giovani, si auspica nuove leve di appassionati e futuro pubblico di una forma d’arte che come tutte durante la pandemia ha patito immensamente della necessità di distanza fisica tra le persone e che è stata vessata nel nostro paese più che in molti altri paesi europei. Solo il futuro ci dirà quanto questo sacrifico costerà veramente e quanto veramente sia servito, la realtà è che come hanno testimoniato due rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo e della cultura piemontesi moltissimi nel settore stanno soffrendo per una legislazione del lavoro che non li protegge. Il poter riaprire almeno il Teatro Regio fa tirare un lieve sospiro di sollievo e dà speranza, ma non basta.

Si applaude dunque, e si applaude forte, alzandosi in piedi per celebrare gli artisti in scena e indubbiamente per la felicità del momento e questa Traviata di applausi ne merita molti. Rani Calderon è al timone dell’orchestra, che come sempre offre splendida prova di sé, ed è un nocchiero dal polso saldo; dirige con grazia i momenti più intimi e guida con vigore nelle pagine d’insieme con evidente attenzione alla drammaturgia e alla rappresentazione teatrale nel suo insieme. La regia di Lorenzo Amato, arrivata a Torino dal Teatro San Carlo di Napoli, è bozzettistica e affida il lavoro di scavo emotivo quasi interamente ai solisti ed alla musica. Di grande impatto visivo le scene di Ezio Frigerio caratterizzate dalla pioggia costante che scorre sullo sfondo e dalla ambientazione tardo ottocentesca. Il tutto rimane sempre nei binari della tradizione (unica concessione è il piccolo scarto tra l’ambientazione scelta e quella del libretto sottolineata soprattutto dai costumi di Franca Squarciapino) e affonda le sue radici nella grande sapienza degli artisti nei laboratori dei teatri.

Gilda Fiume, già apprezzata al Teatro Regio nei panni di Gilda nel “Rigoletto” con la regia di Turturro andato in scena nel febbraio 2019, è una Violetta encomiabile dalla voce piena, corposa e dal timbro vellutato che affronta con sicurezza “Sempre libera” e commuove in “Addio del passato” con un fraseggio cesellato, curatissimo, senza prove di forza o sbavature di intonazione, completamente al servizio del personaggio. Si dice servano tre soprani per cantare perfettamente questo ruolo, ecco Gilda Fiume è la dimostrazione che un soprano basta e avanza. Molto bravo anche Julien Behr, tenore francese emergente che ha già goduto di grande successo in patria, al suo debutto nel ruolo di Alfredo, al Teatro Regio e in Italia. Behr possiede uno strumento dal timbro chiaro, non dei più affascinanti, e dimostra di essere un ottimo musicista;

L’impronta più forte della regia è quella sul suo personaggio il quale per sua scelta o per l’allontanarsi da lui della stessa non entra mai in contatto fisico con Violetta e la separazione tra i due colpisce profondamente dopo l’anno e mezzo appena trascorso dove il distanziamento è stata la parola chiave e va a sottolineare con grande efficacia senza altre trovate la profonda solitudine di Violetta nel “popoloso deserto” da lei evocato nel primo atto. Damiano Salerno è un Giorgio Germont di notevole presenza e caratura vocale, sono però da segnalare alcune insicurezze nel registro acuto e qualche momento di dialogo buca/palcoscenico un po’ scomposto, in particolare l’attacco di “No, non udrai rimproveri”.

Eccellente il resto del nutrito cast: fanno molto bene Lorrie Garcia e Ashley Milanese (Flora e Annina) e sono assolutamente impeccabili anche Joan Folqué (Gastone), Dario Giorgelè (Barone Douphol), Alessio Verna (Marchese d’Obigny) e Rocco Cavalluzzi (Dottor Grenvil). Il coro, preparato da Andrea Secchi esegue come sempre in maniera ineccepibile. Molto apprezzabile l’intervento di otto ballerini durante la sequenza della festa del terzo atto.

Al termine della rappresentazione è grande l’emozione in sala, sul palco ed in platea e come già detto gli applausi risuonano copiosi per tutti, è una vera occasione di festa. La gratitudine e la felicità sono tante, ora si può ripartire e si spera e ci si augura che tutto continui a procedere per il meglio.

LA TRAVIATA

Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
dal dramma La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio
Musica di Giuseppe Verdi


Personaggi e Interpreti

Violetta Valéry Gilda Fiume
Alfredo Germont Julien Behr
Giorgio Germont Damiano Salerno
Flora Bervoix Lorrie Garcia
Annina Ashley Milanese
Gastone Joan Folqué
Il barone Douphol Dario Giorgelè
Il marchese D’Obigny Alessio Verna
Il dottor Grenvil Rocco Cavalluzzi
Giuseppe Luigi Della Monica
Un domestico di Flora Riccardo Mattiotto
Un commissionario Giuseppe Capoferri

Direttore d’orchestra Rani Calderon

Regia Lorenzo Amato
Aiuto regia e coreografia Giancarlo Stiscia
Scene Ezio Frigerio
Costumi Franca Squarciapino
Luci Marco Giusti
Direttore dell’allestimento Claudia Boasso
Maestro del coro Andrea Secchi
ORCHESTRA E CORO TEATRO REGIO TORINO
Allestimento Teatro San Carlo di Napoli

Foto di Edoardo Piva, cortesia del Teatro Regio