Pubblicazioni 2010

ROLANDO PANERAI: SIMPATIA E COMUNICATIVA [Lukas Franceschini] 23 marzo 2010.
La casa editrice Azzali aggiunge alla sua vasta produzione di biografie di cantanti lirici quella di Rolando Panerai curata da Elio Trovato. Si tratta di un libro importante perché ripercorre la carriera del cantante toscano, uno dei piu importanti baritoni italiani della seconda meta del XX secolo, significa ripercorrere una buona parte del melodramma degli ultimi sessant’anni.
In questo libro, che vanta l’autorevole prefazione di Giancarlo Landini, si racconta inoltre a chi non l’ha conosciuto anche l’uomo Rolando, un artista che non ha mai smesso di essere a fianco della professione una persona di estrema umanità, semplicità e simpatia. Chi scrive ha avuto l’onore di ascoltarlo, per ragioni anagrafiche, solo nell’ultima parte della sua lunghissima carriera, ma il ricordo vivo ed incancellabile del suo Dulcamara e Falstaff restano scolpiti. Questa biografia si divide in due sezioni: la prima dove il nostro protagonista risponde ad una lunga serie di domande partendo dalla fanciullezza ed intrecciando sia aspetti di vita privata sia gli esordi e poi il successo internazionale, la seconda sviluppa la carriera artistica attraverso il susseguirsi dei ruoli acquisiti e percorrendo 63 anni dal 17 dicembre 1944 al 18 settembre 2007. Rolando Panerai nasce a Campi Bisenzio il 24 ottobre 1924 e la sua gioventù scorre tranquilla nelle splendide campagne fiorentine. Ma per tutti i ragazzi della sua generazione sarà la guerra successiva a segnare in modo particolare la loro vita, sia per la situazione politica con l’occupazione sia perché erano anni bui e di ristrettezze. In questo frangente Rolando scopre di avere una voce interessante, ovviamente acerba non educata. Con l’audizione dal Maestro Frazzi Rolando trova una delle figure piu importanti della sua vita di artista, colui che gli insegnerà le basi di una tecnica vocale che lo stesso cantante definisce belcantistica, veristica (potendo cantare di tutto) per oltre 60 anni e fu l’unico maestro di canto che ebbe nella sua vita di artista. Dopo questa scuola impegnativa ma efficace si presenta per la prima volta in pubblico nel 1944 in concerto. Non erano certo anni allegri, eravamo in piena guerra, ma questi concerti di periferia gli permisero di frequentare poi la Scuola del Teatro Comunale di Firenze dove ebbe per compagni di classe nomi come Franco Calabrese, Cesy Broggini, Mirto Picchi, Ettore Bastianini, Giangiacomo Guelfi. Il debutto vero e proprio in un ruolo operistico avvenne nel 1946 in Lucia di Lammermoor proprio a Campi Bisenzio. Da qui iniziarono recite prima in provincia poi a Firenze e successivamente in altri teatri italiani. Nel giro di poco tempo arriva alla Scala dove debuttò nel Samson et Dalila diretto da De Sabata. Ebbe, in quel periodo occasione di cantare ne I Trionfi di Orff con Elisabeth Schwarzkopf, celeberrima cantante tedesca nonché moglie di Walter Legge potente impresario della casa discografica Emi. La segnalazione della Schwarzkopf al marito procurò a Panerai il debutto discografico nell’incisione de I puritani a fianco di Maria Callas e Giuseppe Di Stefano. Con la Callas cantò innumerevoli volte soprattutto Lucia di Lammermoor e quella con la direzione di Karajan è considerata ancor oggi una pietra miliare nella storia del melodramma. I rapporti artistici con direttori quali Karajan, Böhm, Rosbaud portò Panerai nel giro di brevissimo tempo in tutti i piu importanti teatri europei, in produzioni di prestigio con autorevoli colleghi, registi e direttori, elencarli sarebbe titanica impresa, ma se si analizza la presenza di Panerai in alcuni teatri possiamo farci un’idea della sua grande professionalità e longevità: a Firenze cantò dal 1946 al 2004, alla Scala dal 1952 al 1983, alla Piccola Scala dal 1956 al 1976, al San Carlo di Napoli dal 1947 al 1971, all’Opera di Roma dal 1951 al 1979, alla Staatsoper di Vienna dal 1956 al 1998, al Nationaltheater di Monaco dal 1953 al 1987, a Salisburgo dal 1957 al 1982, ad Aix-en-Provence dal 1955 al 1972. Furono soprattutto i festival austriaci e francesi a mettere in luce le sue peculiari doti artistiche che erano una perfetta simbiosi di canto e recitazione. Panerai non fu artista affetto da protagonismo, per molti anni cantò Masetto nel Don Giovanni di Mozart nelle piu importanti produzioni dell’opera a livello mondiale, successivamente interpretò anche il ruolo di Leporello, cosa che avvenne anche con Così fan tutte cantando prima Guglielmo poi Don Alfonso. Ci fu poi il passaggio da Ford a Falstaff nell’opera di Verdi oppure in Donizetti da Belcore a Dulcamara e da Malatesta a Don Pasquale. Molte volte fu un grandissimo Paolo Albani in Simon Boccanegra a fianco di Tito Gobbi. Fu protagonista di molti avvenimenti storici, come ad esempio, la prima opera trasmessa dalla televisione Italiana Il barbiere di Siviglia diretto da Giulini, l’inaugurazione della Piccola Scala con Così fan tutte diretta da Guido Cantelli e la prima esecuzione scenica dell’Angelo di fuoco di Prokofev a Spoleto assieme a Leyla Gencer e diretta da Istvan Kerstez. A differenza di molti suoi altrettanto celebri colleghi praticò spesso e con successo il repertorio contemporaneo: Fra Gherardo di PizzettiMargherita da Cortona di ReficeLe campane e Il linguaggio dei fiori di RosselliniLa fiamma di RespighiMas’aniello di NapoliMathis der Mahler di Hindemith (alla Scala in prima italiana), Macbeth di BlochIl calzare d’argento di Pizzetti (prima assoluta alla Scala), Il console di MenottiEra proibito di Luciano ChaillyL’amore delle tre melarance di ProkofievUna partita a pugni di Vieri Tosatti; non dimenticando il ‘700: Alceste (con M. Callas alla Scala), Orfeodi MonteverdiIl filosofo di campagna di GaluppiSerse di HändelLa Griselda di ScarlattiIl matrimonio segreto di CimarosaLo frate ‘nnamorato di PergolesiFalstaff di Salieri. Definire Rolando Panerai è difficile e complicato, non si può affermare che rappresenti solo il baritono belcantista, o verdiano, o altre categorie, era un cantante a tutto tondo e già questa è una prerogativa rara. Semmai si può tracciare un profilo con autori e ruoli da lui assiduamente frequentati. I ruoli piu cantati furono il Figaro del Barbiererossiniano, Marcello della Bohème, e Mozart nella trilogia dapontiana. Ma non si possono tacere dei tantissimi Don PasqualeElisir, Le nozze di figaro, Lucia di Lammermoor, Gianni Schicchi, Madama ButterflyFalstaff (nei due ruoli) e La Traviata. Artista dunque a tutto campo tra i più versatili e prolifici, contraddistinto da notevole presenza scenica ed incomparabile senso musicale. Una carriera lunghissima che ovviamente nell’ultima parte tiene il segno più all’artista che al raffinato cantante di prima, ma questo è inevitabile. Il bellissimo libro di Trovato racconta anno per anno il susseguirsi di interpretazioni e debutti con rara precisione e perizia musicale. Interessantissime le pagine dedicate alla cronologia delle opere con cast completi, direttori registi ecc, oltre alla prolifica discografia dove si ritrovano anche video, oserei dire introvabili, degli archivi della Radio Televisione Francese. Un ottimo libro per ripercorrere una delle piu fortunate e rigogliose carriere, sia per chi l’ha conosciuto artisticamente sia per coloro che non hanno avuto tale fortuna.
Rolando Panerai: Simpatia e comunicativa
di Elio Trovato
pp. 570, Azzali Editore, 2009 

MESSA DA REQUIEM (GIUSEPPE VERDI) – CD EMI 2009 [Lukas Franceschini] – 20 maggio 2010
La casa discografica EMI pubblica una nuova Messa da Requiem di Giuseppe Verdi a distanza di circa dieci anni dall’ultima edizione incisa per il centenario. E’ scontato che questa pubblicazione si è fatta per presenza di Antonio Pappano, il quale è il direttore stabile dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e della Royal Opera House Covent Garden di Londra.
Il Requiem verdiano è un capolavoro assoluto e pur essendo l’unico nel suo genere nel catalogo del compositore (non sottovalutando o tralasciando i Quattro pezzi sacri e alcune Ave Maria) ha da sempre animato la critica se considerarlo a tutti gli effetti musica sacra. Questa domanda scaturì dal fatto che Verdi da un lato non amava le classificazioni e dall’altro la sua sempre affermata laicità quasi agnostica. In questa composizione egli volle esprimere il significato emotivo di fronte alla morte trasferendo la sua arte drammatica in musica e specificamene il suo atteggiamento verso la morte di cui non sussiste traccia della serena esistenza nell’oltretomba. La registrazione presa in oggetto è il frutto di due concerti che si sono tenuti al Parco della Musica di Santa Cecilia nel gennaio 2009. La direzione di Pappano, mai banale, quì si fa interessantissima perché egli non affronta il Requiem come un pezzo sacro, ma come una cantata drammatica, cercando lo scavo nell’orchestra e un suono tendenzialmente sereno ma non tragico di indubbio fascino e spessore. Inoltre, la sua razionalità rende spesso una serrata narrazione, che ai più potrebbe disturbare, viceversa trova una logica nel lirismo drammatico e in una concezione seppur personalissima di grande effetto. I complessi dell’Accademia rispondo alle precise intuizioni e gesta in maniera encomiabile, e una lode particolare per il Coro che segna un vertice tra i piu lusinghieri. In parte è la scelta dei solisti a destare perplessità, le quali sono sicuramente di prim’ordine ma non in perfetta sintonia con lo spartito. Anja Harteros è in possesso di una voce molto affascinante, duttile e anche molto sonora, il suo limite semmai è rappresentato da un’accentazione vacillante, se non sommaria, e da una tecnica non tra le piu agguerrite. Diversamente Sonia Ganassi, possiede tutte le qualità carenti nel soprano, ma la voce si è rimpicciolita molto negli ultimi tempi e la zona grave è spesso intubata e soffocata, pur restando nel complesso il miglior elemento del cast. Rolando Villazon, tenore che non ho mai avuto la fortuna di ascoltare dal vivo, mi pare abbia perso lo splendido smalto di alcune incisioni del recente passato. Le mezze voci sono ancora belle seppur non meravigliose e si non si possa negare lo spirito e l’aderenza allo spartito davvero encomiabili. È nella voce piena che il timbro risulta spesso aspro e talvolta nasale, tutto sommato forse per difetti tecnici la voce non emerge ma resta circoscritta a una decorosa gamma timbrica e nulla più. Anche René Pape, in possesso di voce timbrata e bella deve venire a patti con una partitura sotto molti aspetti difficili da interpretare con il solo strumento vocale. Mi pare che si possa registrare anche un certo indurimento vocale e questo lo mette spesso allo scoperto sia nella zona grave sia in quella acuta, dove gli accenti sono o latenti o decisamente poco armonici. Egli comunque è attento e partecipe ma non va oltre la formale ruotine interpretativa e manca decisamene nell’accento. Ottimo l’apporto tecnico dell’incisione e la documentazione nelle note interne.
CD EMI 50999 6 98936 2 9
Giuseppe Verdi:
MESSA DA REQUEIM
Soprano: Anja Harteros
Mezzosoprano: Sonia Ganassi
Tenore: Rolando Villazon
Basso: René Pape
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
M.o del coro: Andrés Maspero
Direttore: Antonio Pappano
Registrazione live durante i concerti dell’8 e 13 gennaio 2009 alla Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica Roma

FRANCO CORELLI: L’UOMO, LA VOCE, L’ARTE [Lukas Franceschini] – 23 giugno 2010
Un nuovo libro su Franco Corelli… era necessario? In parte no, anzi forse sì dopo l’assurda biografia di Marina Boagno edita da Azzali anni or sono, quando poi l’autore è Giancarlo Landini già a priori se ne conferma la necessità.
Giancarlo Landini è un musicologo, o forse meglio vociologo, di affermata competenza e soprattutto è un critico onesto, argomentato e mai banale, le cui affermazioni sono sempre ragionate e documentate, pertanto questa nuova edizione di Idea Books desta assoluto interesse. Landini fa una premessa importante e sottolinea alcuni punti che sono fondamentali. Egli non si è mai addentrato nel mondo dello spettacolo se non come critico o conferenziere e tiene giustamente le distanze con i cantanti per poter essere libero di dire quello che pensa. Le sue osservazioni pertanto libere da amicizie e interessi diversi sono sempre precise e chiare, talvolta non condivisibili totalmente ma sempre interessanti per l’analisi che vi è di fondo. Nel fare questo libro, voluto dopo molte insistenze da Corelli stesso e dopo la sua scomparsa dalla moglie Loretta Di Lelio, Giancarlo Landini segue una forma originale: una breve sezione dedicata alla vita e alla carriera del tenore cui segue un’approfondita analisi dei personaggi e dei ruoli affrontati e studiati ma non eseguiti in palcoscenico. Landini ammette di ammirare da sempre il cantante Franco Corelli – e chi non lo ammirerebbe? – tracciandone una parabola umana importante, ma sotto l’aspetto artistico ne fa un’analisi assai completa puntualmente argomentata che da libro, questo volume dovrebbe divenire un manuale per comprendere, soprattutto per coloro che non l’hanno mai sentito in scena (come chi scrive), la vera anima e arte di uno dei più importanti cantanti d’opera della seconda metà del XX secolo. Corelli è entrato nel mito, aspetto ormai palese, ma come tutti i miti vanno analizzati, capiti, contestualizzati nella loro epoca e nei contesti, in questo caso musicali, del loro tempo, che oggi sono inevitabilmente in parte differenti. Plaudo il rifuggire di Landini dal mero gossip che un divo come Corelli indubbiamente è relegato. Egli era sostanzialmente un uomo schivo e sensibile, certo amava la celebrità, e chi non l’avrebbe amata, ma sempre entro il confine della professione. Si evince che Franco Corelli non sarebbe stato colui che oggi conosciamo senza la presenza della moglie Loretta Di Lelio, cantante anch’essa che successivamente abbandonò il palcoscenico per seguire la vicenda artistica di Franco. Vale anche in questo caso il motto “dietro un grande uomo, vi è sempre una grande donna” purtroppo pettegolezzi e dicerie, soprattutto a Verona, ove Corelli cantò molto ed è ancor presente un accanito gruppo di fans, non le rende giustizia. La signora Di Lelio è da sempre stata la prima sostenitrice del marito nonché il critico piu severo e come in ogni rapporto affettivo non mancarono screzi e divergenze poi accomodatesi. Landini ebbe non solo la fortuna di ascoltare Corelli dal vivo, seppur nella parte conclusiva della carriera, ma di conoscerlo successivamente di persona e a seguito di un’amicizia particolare raccogliere le memorie piu importanti dal punto di vista musicale, le quali sono analizzate con sapienza ed argomentazione ovvero il nocciolo della pubblicazione. Il ritratto che abbiamo di Corelli è a trecentosessanta gradi, dagli esordi non folgoranti al mutamento vocale e tecnico che permisero al cantante di affrontare ardue partiture come ad esempio Il Pirata di Bellini e Gli Ugonotti di Meyerbeer. E’ proprio su questo punto che l’analisi di Landini si fa interessantissima e ripeto sarebbe saggio di studio per tutti coloro che studiano canto e coloro che amano il canto. Infatti, oggigiorno la voce di Corelli, immensa e senza eguali oserei dire, non sarebbe impegnata per tali ruoli e l’autore ne spiega i motivi con i debiti confronti e analisi stilistiche appropriate. Franco Corelli è, generalizzando, una voce verista che coglie il suo maggior vertice in opere come Andrea Cheniér, l’eroe romantico resta il punto di forza della sua voce e delle sue interpretazioni. Il continuo studio, la ricerca di una tecnica esemplare gli hanno permesso di affrontare anche altri repertori con pertinenza di stile che crebbero alla sua fortuna, ma nello stesso tempo, sia lui, ma soprattutto il pubblico di allora, non interessato ad un approccio scientifico del teatro d’opera. L’influsso che ebbe Giacomo Lauri Volpi su Corelli è indubbio, egli ne seguì i suggerimenti ma non si pose mai nella condizione di allievo. Inoltre, il tenore anconetano era una persona schiva e complessa che forse anche questo libro non mette in luce pienamente, perché si andrebbe troppo nel privato e tale deve restare. Se i suoi Manrico, Arrigo, Don Carlo e Calaf sono traguardi sommi non mancano appunti sul repertorio francese (Werther e Roméo) e anche su Don Josè che deve tutt’oggi essere inquadrato entro in confini del teatro d’opera anni ’50 e ’60, pur non mancando di quello straordinario e fenomenale impatto vocale che si immedesima nello stile proprio del cantante capace di sostenere e giustificare delle contaminazioni dall’originale con l’interpretazione. Qui sta la grandezza di Corelli che ancor oggi tramite i sui dischi riesce a far sobbalzare l’anima a chi ascolta. Il prezioso volume correlato da una da una dettagliata cronologia divisa per teatri e area geografica, nonché di un cd di studio inedito fornito dalla famiglia Corelliappositamente per questa pubblicazione, la quale dovrebbe essere presente in ogni libreria di chi vuole capire e apprezzare l’arte e la voce di questo immenso e straordinario artista.
Franco Corelli: l’uomo, la voce, l’arte
di Giancarlo  Landini
pp. 295, Idea Books Editore, 2010, € 48,00

LUCIANA DALLARI RACCONTA AI BAMBINI LE STORIE DEI GRANDI DEL TEATRO [William Fratti] – 23 novembre 2010
Parma, 23 novembre 2010. “La musica, il canto e la danza sono i tre generi teatrali che da sempre mi appassionano, tanto da farne il mio lavoro” ha detto Luciana Dallari, responsabile marketing e editoria della Fondazione Arturo Toscanini e presidentessa dell’Associazione Verdissime.com.
“Tra le cose più belle che mi accadono nella vita, è pronunciare il nome di Arturo Toscanini decine di volte al giorno. Nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, il 16 gennaio 2007, tutto il mondo ha parlato del direttore d’orchestra e del mito, mai nessuno dell’uomo. Io non l’ho conosciuto, ma lo vedo ancora camminare per le strade di Parma; infatti nella mia storia non muore, ma è stanco e semplicemente si ritira per riposare”. Luciana Dallari, ideatrice e scrittrice di Artu e Melody, libro edito da Berti di Piacenza nel 2007, con disegni e illustrazioni di Oscar Salerni e realizzazione grafica di Filippo Calzi, racconta la favola de “la bacchetta magica più famosa del mondo”. Visibilmente commossa, dice di non volersi sostituire ai molti studiosi e autori che hanno pubblicato la vita del Maestro, ma lo vuole far conoscere ai bambini, interessandoli e affascinandoli attraverso i magnifici disegni ed i personaggi fiabeschi che narrano la vicenda, tra cui la bacchetta Artu, il leggio Melody, il podio Pippo e le sette note. I momenti più importanti della vicenda umana e professionale del Grande Maestro sono raccontati in maniera accattivante, dalla nascita nella Parma d’Oltretorrente al debutto a Rio de Janeiro, dalla prima di Turandot alla Scala di Milano al primo Centenario Verdiano a Busseto, dal Metropolitan di New York alla riapertura della Scala ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, fino alla creazione della NBC Symphony Orchestra, senza tralasciare la moglie, i figli, i nipoti ed il cagnolino Picciù.
“Non mi ritengo una scrittrice e per questo non ho voluto il mio nome in copertina” prosegue Luciana Dallari. “Questo libro è Toscanini ed è totalmente rivolto ai più piccoli, verso i quali tutti gli adulti hanno il compito di trasmettere le proprie esperienze. Ma è anche una scoperta per i più grandi, proprio come lo è stato per me. Addentrandomi nei particolari più minuti della sua vita ho scoperto dei bellissimi aneddoti, come nel caso dell’inaugurazione della Scala nel dopoguerra, quando furono gli stessi milanesi a sceglierlo per il grande evento”. Questa fiaba ha chiaramente l’intento di fare rivivere prima di tutto il bambino, il ragazzo, l’uomo e poi il grande direttore, la star, il mito. “Trovo Artu e Melody totalmente incantevole” ha detto la Contessa Emanuela di Castelbarco, nipote di Arturo Toscanini, che per gentile concessione ha permesso la pubblicazione nel libro di numerose fotografie storiche del nonno. “È spiritoso, divertente e soprattutto ricco di episodi originali che rinfrescano la memoria e leggendolo con gli occhi di un bimbo, mi sembra di tornare ad esserlo”.
Con l’aspirazione di continuare a raccontare ai più piccoli la vita artistica dei più celebri personaggi del passato, quelli che hanno contribuito a far grande il nostro teatro, dopo Artu e Melody Luciana Dallari si è dedicata a Maria Callas. “Desidero spiegare ai bambini che ci sono stati artisti, grandi persone, che hanno reso memorabile il mondo del melodramma e che senza di loro non avremmo sicuramente avuto questi risultati in tutto il mondo” dice l’autrice di Calla: la voce di Mary. “Per me la Callas è come un fiore elegante e di classe e questa meravigliosa storia fatta di opere liriche, ma anche della vita di tutti i giorni, mette in risalto il carattere della diva che non vuole farsi vedere piangere, ma che lo fa interpretando i suoi personaggi con passione e piena di sentimenti. Dunque questo racconto ha come protagonista Mary, una Star del bel canto, che ha un nome d’arte di origine greca, Callas e assomiglia al fiore calla, dal greco Kallos, che significa bello, raffinato. Gli altri personaggi sono il saggio baule Aristotele, stesso nome del grande filosofo greco e di Onassis e la macchina fotografica Clicka, che segue la Divina in teatro oltre che nella mondanità. A differenza di Artu e Melody non ho risparmiato la verità, anche se talvolta un po’ cruda, come nel caso del bambino morto o del fatto che Maria era innamorata dell’uomo che veniva dal mare, il suo Eros”.
Calla: la voce di Mary, edito da Azzali di Parma nel 2008, con disegni, illustrazioni e realizzazione grafica di Diego Gradali, è una storia fantastica, ma allo stesso tempo vera, dove la voce Calla e i due simpatici personaggi dialogano con Mary, in modo da accendere l’immaginazione dei bambini ed avvicinarli alla musica. Come in tutte le fiabe non mancano gli episodi più crudeli, come la difficile infanzia newyorkese o l’infelicità perpetua del suo amore, ma anche momenti felici e appassionanti, dal debutto in Tosca ad Atene ai grandi successi italiani, dalla ribalta dei più importanti palcoscenici del mondo alle copertine dei rotocalchi, e alla fine il fiore appassisce e si addormenta a Parigi, ma noi tutti ne possiamo ancora ascoltare la voce. Questo libro è dedicato a Franco Zeffirelli, che ha gentilmente donato una fotografia mai pubblicata e riportata in prima pagina, che lo ritrae con Maria Callas, durante Tosca al Covent Garden nel 1964.
“Dopo Arturo Toscanini e la Grande Divina, non poteva quindi mancare il magnifico Rudolf Nureyev” conclude Luciana Dallari, che quest’anno si è cimentata nella pubblicazione di Le giravolte di Nurij edito da Grafiche Lama di Piacenza. “Amo la danza fin da bambina ed avendo lavorato al teatro Romolo Valli di Reggio Emilia ho avuto l’opportunità di conoscere personalmente tanti grandi ballerini da Alvin Ailey a Martha Grahm, da Michail Baryšnikov a Carla Fracci e naturalmente il celebre danzatore russo. Per tutti noi, questi tre artisti – ToscaniniCallasNureyev – hanno cambiato il modo di interpretare gli spettacoli, hanno creato il mito, il fenomeno del divismo, modificato la maniera di recarsi a teatro, per un pubblico che era abituato ad andarci solo per farsi vedere. A differenza di Artu e Melody e di Calla: la voce di Mary, in questo racconto non ci sono altri personaggi, ma solo il protagonista. È lo stesso Nureyev a raccontare la sua vita ed è Violetta (che sono io) a scriverla. Inizia con la sua nascita a bordo di un treno in corsa in mezzo alla steppa russa”. Quest’ultimo libro, pur essendo sempre rivolto ai giovani lettori, è forse il più adulto dei tre, dove Luciana Dallari, anche grazie all’uso della prima persona, trova un modo di raccontare la vicenda umana e professionale del grande ballerino bolscevico con frasi dal respiro più ampio. Anche i disegni e le illustrazioni di Diego Gradali e la realizzazione grafica di Mirko Zavattoni sono meno infantili rispetto a Calla: la voce di Marye forse questo rischia di coinvolgere di meno i più piccoli. L’autrice deve essere certamente premiata per l’idea, l’originalità, la passione che riesce a trasmettere, la partecipazione e l’attenzione che è in grado di attirare con i sui testi. Gli unici nei sono la punteggiatura e gli accenti, non sempre perfetti, ma difficili da notare durante letture così scorrevoli e piacevoli.
Artu e Melody, Editrice Berti, 2007, ISBN 8873641466
Calla: la voce di Mary, Azzali Editori, 2008, ISBN 8888252444
Le giravolte di Nurij, GL Editore, 2010, ISBN 9788896037232