Gala Verdiano

Nel giorno del compleanno di Giuseppe Verdi, un prestigioso Gala conclude il Festival dedicato al cigno di Busseto.

Nel 1913, centenario della nascita di Giuseppe Verdi, la città di Parma decide di dedicargli un grande monumento e viene dato incarico di realizzarlo all’architetto Lamberto Cusani e allo scultore palermitano Ettore Ximenes. Oggi di questa grande ed imponente struttura liberty rimane poco, i danni della guerra hanno ridimensionato la volontà celebrativa della città ducale ma il dieci ottobre di ogni anno, compleanno di Giuseppe Verdi alla base di questo monumento avviene una sentita cerimonia, che si snoda fra Roncole, con la casa natale del compositore, e la città di Parma appunto e che culmina con l’esecuzione del celeberrimo “Va pensiero”. Così come del monumento è rimasta traccia nonostante la guerra, oggi è rimasta la voglia, convivendo con le limitazioni odierne, di celebrare il genio di Busseto. Al teatro Regio di Parma la tradizione prevede un grande concerto: inizialmente doveva essere il baritono parmigiano Luca Salsi a omaggiare Giuseppe Verdi ma per una indisposizione è stato sostituito da tre artisti: il baritono francese Ludovic Tézier, il basso parmigiano Roberto Tagliavini ed il pianista cremonese Milo Martani.

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Milo Martani e Ludovic Tézier

Il baritono francese Ludovic Tézier, che il pubblico di Parma aveva recentemente applaudito nel Macbeth inaugurale di questa stessa edizione del Festival al Parco Ducale, si mostra al pubblico in ottima forma e fornisce un saggio di quella statura artistica che l’ha reso celebre in tutto il mondo. Il recital si apre con il brano “Alla vita che t’arride” dal primo atto di Un ballo in maschera con il quale Tézier mostra immediatamente il buon legato e la facilità con cui sale all’ acuto. Nel proseguo del programma tocca uno dei momenti più riusciti della serata con l’interpretazione di “Credo in un Dio crudel” da Otello offrendo una lettura nobile ed elegante, quasi insinuante della celebre pagina (i versi “E poi? E poi? La Morte è Nulla!” a fior di labbro sono emozionanti e teatralmente efficacissimi) che gli vale un’ovazione calorosa da parte del pubblico. Nel Recital viene presentata anche l’immancabile aria del Marchese di Posa tratta dal Don Carlo, ruolo molto amato dal cantante; viene eseguita la scena della morte “Son io mio Carlo..o Carlo ascolta” e nell’esecuzione del brano si ritrova la summa dell’arte del baritono francese: morbidezza nel passaggio, registro acuto squillante e luminoso, fraseggio intenso e, seppure nell’ambito di un concerto di arie, grande immedesimazione nel personaggio. Sempre da Don Carlo è tratto il duetto di primo atto “Restate! Presso della mia persona” eseguito con la collaborazione di Roberto Tagliavini nel ruolo di Filippo II. Tézier riesce qui a rendere, grazie ad una spiccata appropriatezza stilistica, dapprima l’ardore del Marchese e il suo amore per la libertà e nel finale lo stupore timoroso ma al contempo gioioso nel divenire il favorito del re. Come ricordato poc’anzi Filippo II è qui interpretato dal basso parmigiano Roberto Tagliavini, che con la sua freschezza vocale, tratteggia un sovrano diviso tra le trame del regno e l’amara consapevolezza dell’infelice suo legame coniugale. L’esibizione del cantante francese si sposta successivamente verso Falstaff con l’aria di Ford “È sogno o realtà”: un’esecuzione molto composta ed aristocratica del brano dove l’interprete sembra porre l’accento sulla cinica ironia del destino. Al baritono francese spetta inoltre la chiusura del concerto con la celeberrima “Cortigiani, vil razza dannata” da Rigoletto, qui l’interprete offre una chiave di lettura particolarmente intima e raccolta, dominata dalla rassegnazione verso il destino amaro, risultando commovente ed accorato nella parte finale dell’aria.

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Milo Martani e Roberto Tagliavini

L’altro grande protagonista di questo Gala è stato Roberto Tagliavini, presenza ricorrente all’interno di questa edizione del Festival, il pubblico l’ha potuto applaudire infatti anche in Messa da Requiem ed Ernani. Il basso parmigiano, dopo il duetto del Don Carlo di cui sopra, esegue la grande aria da Attila, “Mentre gonfiarsi l’anima”, mettendo in luce uno strumento prezioso, dal caratteristico colore brunito, adeguatamente omogeneo in tutti i registri. L’interprete è pienamente coinvolto scegliendo una lettura che pone l’accento sulle sensazioni di spavento e sgomento del grande re Unno. Dopo la grande aria viene eseguita la cabaletta “Oltre quel limite” dove Tagliavini si mostra a proprio agio con acuti appoggiati e sicuri e colorature ben tornite, retaggio delle frequentazioni del repertorio del belcanto e, in particolare rossiniano. In conclusione di serata il basso affronta un secondo brano, l’aria “Il mio sangue”, da Luisa Miller: si confermano anche in questa occasione la padronanza del mezzo e la disinvoltura dell’interprete.

I cantanti sono accompagnati al pianoforte dal Maestro Milo Martani che esegue anche due difficili composizioni ricche di virtuosismi: “La forza del destino. Fantasia da concerto, op.1 (1871)” di Giuseppe Martucci e “Rigoletto. Parafrasi da concerto, S434 (1859)” di Franz Liszt. Il Maestro mostra notevole perizia tecnica nell’esecuzione, tecnica impeccabile, ottima precisione negli attacchi e spiccata sensibilità interpretativa: una prestazione maiuscola che gli vale due meritate ovazioni al termine dei due brani di cui sopra.

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Milo Martani

Al termine dei brani previsti in scaletta il pubblico presente in scala richiede il bis con insistenza, tra le acclamazioni a tutti gli interpreti della serata; il baritono Tézier prima di concederlo prende la parola per ricordare il compleanno di Verdi, ma soprattutto per sottolineare la drammatica situazione in cui versano parecchi teatri oggi (alcuni nell’impossibilità di aprire e fare spettacolo), ringrazia il Teatro Regio di Parma per avere reso possibile il Festival Verdi e tutti gli spettatori intervenuti perché il teatro è nulla senza pubblico. Regala quindi un bis d’eccezione: l’aria “Eri tu che macchiavi quest’anima” dal terzo atto di Un ballo in maschera; un’esecuzione commovente, emozionante e trascinante che gli vale il tripudio del pubblico in sala.
Una serata che ha degnamente celebrato Verdi, nel giorno del suo compleanno e, ad un contempo il Teatro Regio di Parma per aver realizzato con successo e nel migliore dei modi possibile il Festival. Nella battaglia tra Covid e cultura per ora ha vinto il Peppino nazionale!

FOTO PER GENTILE CONCESSIONE DEL TEATRO