Intervista a Enea Scala

In occasione della terza ed ultima recita di Roberto Devereux alla Fenice di Venezia, abbiamo incontrato il protagonista dell’opera donizettiana, il tenore Enea Scala.

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Enea Scala

Nello studio e nello svolgimento del personaggio di Devereux cosa ha amato e cosa lo ha impegnato particolarmente?

Diciamo innanzitutto che la scrittura donizettiana, che con le sue belle melodie potrebbe sembrare semplice e orecchiabile, come spesso capita nel belcanto, nasconde invece in ogni accento, in ogni staccato, in ogni legatura, un universo di stati emotivi cangianti spesso e di infinite reazioni psicologiche, che scenicamente è necessario rendere con estrema cura. La difficoltà non risiede tanto nelle note, o nell’estensione vocale, che è abbastanza simile in ogni opera, ma appunto nel rendere vivo e sincero il personaggio in ogni sua sfaccettatura, attraverso il fraseggio e lo studio delle dinamiche in partitura. Anche le frasi musicali che si ripetono e sembrano uguali come scrittura musicale, devono essere rese efficaci nella loro struttura diversa, con gli accenti che cambiano forma e volume. Nei duetti di Roberto con Elisabetta o con Sara questo avviene molto spesso ed è su questo che ho cercato di impegnarmi moltissimo.

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Enea Scala, Devereux

Da Puccini (in riferimento al ruolo di Rinuccio nel Gianni Schicchi all’Arena di Verona) a Donizetti (Lucia al Filarmonico di Verona ed appunto Roberto Devereux qui a Venezia). Quali secondo lei le differenze di preparazione in termini di emissione e peso vocale?

Partiamo dal presupposto che bisogna cantare tutto bene. Non è che se uno canta Puccini grida o deve mostrare i muscoli. Anche nello stesso Gianni Schicchi, nell’aria di Rinuccio o nel duetto finale con Lauretta, ci sono delle cavate, dei legati e delle arcate molto intimi e delicati richiesti alla voce. Inoltre nelle piccole frasi, nei momenti colloquiali, molto frequenti in Gianni Schicchi come in Bohème, viene richiesta all’esecutore una musicalità metronomica, perché anche una semicroma od una croma emesse in maniera erronea fanno la differenza. Nel belcanto è ovvio che si deve creare una vocalità dove si tende all’armonico puro per poi riuscire ad impostare la coloratura in quella direzione, perché se poi uno allarga molto il suono rischia di non riuscire a canalizzare nella giusta direzione la frase musicale ed a non eseguire tutte le note. Nel Donizetti di Roberto Devereux per il tenore viene richiesta poca coloratura, solo qualche abbellimento ogni tanto, e vi sono dei salti repentini dall’acuto al grave e viceversa, ma non vi si trova la coloratura quasi esasperata propria dei personaggi di Rossini. Quando eseguo sia Puccini che Donizetti non penso mai a due voci diverse. Ho debuttato in Rinuccio e Devereux a brevissima distanza uno dall’altro: nel Gianni Schicchi ho debuttato il 21 agosto e nel Roberto Devereux il 15 settembre, in soli 25 giorni. Non ho certo cambiato vocalità in così breve tempo, ma ho mutato stile ed ho intrapreso un grande studio della tavolozza coloristica insita in ognuno dei due personaggi.

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Enea Scala, Hoffmann

Come affronta un personaggio nuovo? Qual è il suo metodo per arrivare al debutto in scena?

Prima di tutto ascolto l’edizione discografica di un cantante a cui m’ispiro, però ben presto la lascio perdere per mettermi a studiare lo spartito con il pianista , leggo libretto e, se esiste, la versione in prosa dell’opera da rappresentare. Per me ogni parola contenuta nei recitativi è molto importante per capire la chiave di lettura del ruolo e dei rapporti con gli altri personaggi. Una volta che ho fatte mie la musica, la vicenda e la storia, metto in voce il personaggio e trovo la mia personale modalità d’interpretazione. Poi inizio a cercare riferimenti in interpreti del passato, o attuali, che mi ispirano. Per esempio in Devereux amo molto Josè Carreras, ma anche Placido Domingo e soprattutto Gianni Raimondi che proprio qui in Fenice nel 1972 fu davvero notevole.

Da Rossini a Donizetti. Il compositore pesarese ha sempre accompagnato la sua carriera sin dagli esordi, non da ultimo ricordiamo il recente Otello all’Opera di Francoforte nel 2019 che le ha riservato particolari apprezzamenti di critica e pubblico o Idreno, in Semiramide, lo scorso anno qui in Fenice. La frequentazione del repertorio rossiniano può essere di aiuto ad un tenore che si affaccia a Donizetti e, nello specifico, al Devereux?

Rossini è una grandissima palestra. Con lui non si sgarra. Servono estrema musicalità e presenza. Io ho smesso di cantare Rossini buffo da molti anni perché non mi rappresenta più. La mia indole, sebbene io ami molto la commedia ed abbia interpretato ruoli brillanti mozartiani, tende verso i ruoli drammatici e classici. In breve mi immergo nella tragedia ed amo molto il momento in cui devo cantare la grande aria tragica. Un ruolo rossiniano che amo molto è anche Arnoldo del Guglielmo Tell, eroe protoromantico, che prelude con i suoi slanci ai personaggi romantici donizettiani e, più tardi, verdiani. Fino a quando potrò riterrò gelosamente mio il repertorio rossiniano.

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Enea Scala, Edgardo

Primo interprete del Devereux fu Giovanni Basadonna, allievo del celeberrimo Nozzari tra i tenori di riferimento del repertorio rossiniano (in particolare Elisabetta e Otello). Quali sono, a suo avviso, le lezioni dell’interpretazione rossiniana che si possono ritrovare nel ruolo di Devereux?

Basadonna ha lasciato sicuramente una traccia nei tenori che lo hanno seguito, come in me i cantanti degli anni 60/70 hanno lasciato una profonda impressione. Le lezioni si tramandono. Sicuramente qualcosa è arrivato anche a me da questo storico interprete.

Come ha vissuto il recente periodo di chiusura? Com’è stato e cos’ha provato nel riprendere?

Una chiusura dolorosa però necessaria. Non nego che mi aspetto che possa riaccadere, come già vediamo verificarsi all’estero, quindi dobbiamo essere preparati perché tutto ciò è purtroppo imprevedibile. Io l’ho vissuto in casa dei miei in Sicilia, perché mi trovavo lì da febbraio e non mi è dispiaciuto anche perché ero vicino al mare. Ho studiato, ho letto molto, ho fatto lezioni online a ragazzi che me lo avevano chiesto. Nel frattempo proprio a causa del Covid ho perso il mio ex agente ed amico Luca Targetti, quindi ho sofferto molto per questo lutto. Ho capito quali erano le vere priorità, non certo lamentarsi inutilmente, ma, al contrario, riuscire a sopravvivere e lottare per il proprio benessere. All’estero molti cantanti sono stati aiutati, dando loro i proventi di una recita od un risarcimento, mentre in Italia è stato fatto molto poco per il settore. Comunque la quarantena l’ho vissuta in modo positivo, cercando di crescere spiritualmente ed intellettivamente, godendo anche della compagnia dei miei genitori, trovando in me stesso e negli affetti personali un senso a tutto quello che ci è piombato addosso.

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Enea Scala, Alfredo

Un ruolo che le piacerebbe moltissimo interpretare e per lei è impossibile? E personaggi femminili che vorrebbe interpretare sulle scene?

Io adoro i ruoli di baritono quindi io avrei dovuto nascere baritono, con forti sentimenti. Ma sogno anche Riccardo del Ballo in maschera ed il ruolo del Don Carlos, personaggi che affronterò in maturità sicuramente. Per i ruoli femminili amo molto la Favorita, ma rimarrei nel bel canto con i ruoli delle regine donizettiane (Anna Bolena, Maria Stuarda ed appunto Elisabetta) oppure Norma per arrivare alla passione quasi folle di Violetta nella Traviata.

Chi è Enea al di fuori delle scene?

Sono una persona normale, mi piace vivere, mi piace fare il mio lavoro bene. Molto spesso dei fans si stupiscono che io sia gentile, cordiale, affabile. Mi piace circondarmi dopo la recita delle persone che sono venute anche da città lontane per assistere ad una mia performance ed uscire a cena con loro. Quello che si crea tra un artista ed i suoi fans che vengono molto spesso da altri paesi è un legame che non si può spiegare, molto particolare e quasi magico. Nella vita di tutti i giorni ho anche amici che sono estranei al mondo dell’arte e della lirica e non conoscono appieno la mia posizione nel mondo artistico; da loro sono trattato come una persona qualunque e mi piace molto tutto questo, mi fa stare bene. Non mi piace molto quando mi viene dato in modo del tutto arbitrario del tu. Denota una mancanza di rispetto per la persona a cui rispondo dando del lei.

Quali sono i suoi impegni futuri? E che personaggi affronterà o intende studiare prossimamente?

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Enea Scala, Duca di Mantova

Purtroppo causa Covid molti ruoli sono stati cancellati negli ultimi due mesi. Il prossimo impegno sicuro è Rodolfo in Bohème che debutterò a Marsiglia a dicembre, poi da febbraio in poi sarò a Bruxelles con una tetralogia Tudor, operazione interessantissima, con la proposta sul palcoscenico delle Tre regine donizettiane più Elisabetta al castello di Kenilworth, con due serate e due tenori (io farò Leicester e Percy) con molte recite. Subito dopo interpreterò Werther ad Anversa e poi Traviata a Ginevra, per finire con Norma a Bruxelles in novembre e dicembre.

Sul palcoscenico e nella sua voce cosa porta della sua terra? Quali colori e sfaccettature?

Il mio paese si chiama Pozzallo. Mi viene spontaneo portare l’armonia del mio luogo natio, circondato da bellissime spiagge, con luminosi tramonti e benedetto da una natura quasi incontaminata, con tanto verde, i muretti di pietra viva e coronato da stupende città barocche. Mi auguro che tutto questo io riesca a portarlo nel mio canto, in un misto di spavalderia ed irruenza, ma anche di ordine rigoroso e classico.