La traviata

Una Traviata in forma di concerto inaugura la piccola stagione Autunno 2020 della Scala di Milano.

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Zubin Mehta

“Ah io ritorno a vivere, oh gioia” sono queste le ultime illusorie parole di Violetta, pronunciate in punto di morte che ben stigmatizzano questa Traviata in forma di concerto alla Scala, prima produzione operistica dell’epoca post lockdown. Da una parte l’idea di un ritorno alla vita teatrale, la gioia di potere rientrare nella sala d’ori del Piermarini, ma dall’altra le tante, troppe ma risaputamente necessarie regole, limiti, distanze, mascherine e gel che rendono il tutto appunto solo una vaga illusione di normalità, in un tempo sospeso, che ci accomuna tutti. Il palco e la scena diventano un grande ventre che accoglie orchestrali e coro, una sorta di balena di Giona da cui ci auguriamo che tutti possano uscire a pericolo passato. Disposti su rialzi che permettono il distanziamento sociale i musicisti ed i coristi creano anche un grande sfondo umano che è poi la personificazione della musica stessa, in un gioco di rimandi suggestivo, dovuto forse alle regole, ma efficace anche grazie ad un sapiente uso delle luci. In proscenio i cantanti ed il Direttore: la scelta è stata quella di accennare sempre alle situazioni dell’opera con movenze, alcuni piccoli elementi scenici: il campanello per chiamare Annina, sedie e una chaise longue per il terzo atto. Non possiamo parlare propriamente di costumi ma in particolare sono da notare gli ingombranti abiti palesemente D&G di Violetta e Flora che anche se non particolarmente ispirati riempivano gioiosamente la scena.

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Marina Rebeka e Leo Nucci

L’onere e l’onore di far risuonare le eterne melodie verdiane spettano al Maestro Zubin Metha. Il direttore indiano, classe 1936, ha fornito una lettura molto raffinata e malinconica che, prediligendo talvolta tempi larghi e rallentati, ha saputo disegnare un’atmosfera intima e raccolta. Una chiave interpretativa molto toccante ed emozionante, particolarmente ispirata nei due preludi di primo e terzo atto condotti quasi in punta di piedi. Perfettamente riuscita l’intesa con l’Orchestra del Teatro alla Scala dalla quale ha ottenuto un suono pulito, ben equilibrato e rispettoso dei volumi dei singoli artisti.

Sulla compagnia di canto spicca la stupenda Violetta di Marina Rebeka. Il soprano lettone è parso completamente a proprio agio nella scrittura verdiana: fa sfoggio del bel timbro lirico, il registro acuto è squillante e risuona con facilità nella sala del Piermarini, ben appoggiati i pianissimi. Il finale primo atto è affrontato dapprima con giusto straniamento e quindi con buona padronanza delle colorature (notevole la puntatura conclusiva), il grande duetto con Germont condotto con intimo raccoglimento, l’ultimo atto (ed in particolare “Addio del passato”) con suggestive mezzevoci e delicati chiaroscuri. Particolarmente convincente anche da un punto di vista interpretativo pur nel non facile contesto dell’esecuzione in forma di concerto. 

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Atalla Ayan, Zubin Mehta e Marina Rebeka

Non convince completamente, al contrario, l’Alfredo interpretato dal tenore brasiliano Atalla Ayan: dotato di un timbro dal suggestivo colore chiaroscurale, sembra tuttavia più volte essere al limite delle sue possibilità con uno strumento di scarsa proiezione. L’interprete è partecipe, ma rimane una sensazione di sforzo soprattutto nei passi più scoperti della scrittura.  

Il terzetto dei protagonisti si completa con il Germont padre di Leo Nucci. L’onorata carriera e la militanza sui più prestigiosi palcoscenici di tutto il mondo si riflettono in una grande padronanza della scena e del fraseggio, sempre di altissimo livello. Una prestazione, la sua, che data l’età anagrafica dell’artista, impressiona ancora positivamente nel complesso pur tradendo qualche mancanza sotto il profilo strettamente vocale. 

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Marina Rebeka e Chiara Isotton

Particolarmente apprezzabile la brava Chiara Isotton nel ruolo di Flora Bervoix che si muove con disinvoltura in proscenio con il suo già citato abito griffato.

Altrettanto convincente l’Annina di Francesca Pia Vitale, allieva solista dell’Accademia del Teatro alla Scala, dotata di bel timbro e particolarmente elegante in un bel abito da sera arricchito di strasse.

Di gran classe e sempre una certezza il Gastone di Carlo Bosi; convincenti Fabrizio Beggi e Alessandro Spina, rispettivamente il Marchese d’Obigny e il Dottor Grenvil. Completano la locandina Brayan Avila Martinez, allievo solista dell’Accademia del Teatro alla Scala, nel ruolo di Giuseppe e il bravo Ernesto Panariello al quale viene affidato il duplice ruolo di un commissario e di un domestico.

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Marina Rebeka e Atalla Ayan

In gran forma è apparso il Coro del Teatro alla Scala, ben diretto dal Maestro Bruno Casoni, che pur penalizzato dalla collocazione ai lati del palcoscenico ha confermato le nota bravura, compattezza ed omogeneità.

Il poco pubblico presente in sala, (la capienza massima ora è di 600 spettatori circa), segue attentamente l’intera rappresentazione e tributa applausi scroscianti agli interpreti con acclamazioni particolarmente intense per Nucci, Metha e ovviamente per la Violetta di Marina Rebeka.

Teatro alla Scala
Stagione autunno 2020
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Violetta Valery Marina Rebeka
Flora Bervoix Chiara Isotton
Annina Francesca Pia Vitale
Alfredo Germont Atalla Ayan
Giorgio Germont Leo Nucci
Gastone Carlo Bosi
Barone Douphol Costantino Finucci
Marchese d’Obigny Fabrizio Beggi
Dottor Grenvil Alessandro Spina
Giuseppe Bryan Avila Martinez
Domestico di Flora/Commissionario Ernesto Panariello

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Zubin Mehta
Maestro del coro Bruno Casoni
Esecuzione in forma di concerto
Milano, 22 settembre 2020

FOTO BRESCIA/AMISANO – Teatro alla Scala