L’italiana in Algeri

Grande successo di pubblico per il secondo titolo proposto da Fondazione Arena di Verona nell’ambito della Stagione 2020 del Teatro Filarmonico.

Quando Gioachino Rossini scrisse l’italiana in Algeri per il Teatro San Benedetto di Venezia non avrebbe immaginato, oltre al trionfo della prima, che questo titolo diventasse uno dei suoi più rappresentati e mai uscito di repertorio, nonostante la “concorrenza” del genio verdiano; dal libretto di Angelo Anelli, un piccolo capolavoro scritto nel 1808 per Luigi Mosca e sapientemente adattato alle follie rossiniane da Gaetano Rossi, alla musica, che mescola, in un mix perfetto brio, languore e comicità.

Stefano Vizioli, che firma la regia, si avvale delle bellissime scene di sapore Pop Art di Ugo Nespolo, che cura anche i gradevolissimi costumi, le luci di Paolo Mazzon e i movimenti mimici di Pierluigi Vanelli. Lo spettacolo è una girandola di colori, di trovate sceniche di rara efficacia, che mai scadono nel macchiettistico o nel cattivo gusto; il sorriso, più che la risata grassa, è la componente principale, tutto è garbato e divertente; il Finale I è un susseguirsi di situazioni che convincono il pubblico, grazie a irresistibili trovate registiche pur dando il giusto spazio all’estro personale dei singoli cantanti.

Francesco Ommassini si conferma un direttore molto interessante; la sua direzione è leggera e spumeggiante, mette in evidenza, con pari abilità, gli aspetti comici della partitura pur non trascurando il languore di alcuni momenti, come la  prima aria di Lindoro, dove il corno solista si copre di gloria, o il “Per lui che adoro”, su tempi ondeggianti di grande effetto; viceversa gli aspetti comici sono ben evidenziati da una lettura briosa, scatenata, pur nei limiti del buon gusto; qualche leggero sfasamento fra buca e orchestra si è avvertito ma poca cosa rispetto al risultato finale; variazioni appropriate volte a privilegiare le zone più interessanti dei singoli interpreti. L’orchestra areniana si copre di gloria fin dalla Sinfonia, con interventi solistici di rara bellezza, a cui il Maestro Ommassini dona il giusto rilievo. I concertati sono scoppiettanti, irresistibili e l’affiatamento fra palcoscenico e buca d’orchestra ci regala uno degli spettacoli migliori degli ultimi anni.

La compagnia di canto si attesta su livelli più che buoni, in particolare quello maschile.

Vasilisa Berzhanskaya ha materiale vocale interessante, se sta nel centro e in acuto sale cantando leggero è apprezzabile anche per via delle variazioni, nell’allegro, di grande eleganza ma anche di innovazione; nell’adagio la linea non è del tutto ferma e si ascoltano stonature e note ingolate; il fraseggio è perfettibile come pure la dizione. Scenicamente molto apprezzabile e, nel complesso, una prova più che discreta.

Il Mustafà di Carlo Lepore è oramai un cavallo di battaglia dell’artista napoletano, anche se l’aria di sortita l’ha trovato un po’ sottotono; superato quello la sua è stata una prova in crescendo, grazie a un canto sempre vario, elegante e brioso, una recitazione sempre calibrata, sempre rispettosa del buon gusto.

Biagio Pizzuti ci offre un Taddeo di rara eleganza e ottimo canto, i suoi duetti con Isabella e Mustafà sono stati esemplari, la sua aria del Kaimakan giustamente applaudita a scena aperta; i recitativi sempre briosi, cantati sul fiato, eccellenti (il terzetto dei Pappataci, con uno scatenatissimo Carlo Lepore, è stato uno dei momenti più divertenti).

Molto apprezzabile il Lindoro di Francisco Brito, dal canto elegante, sfumato, agilità affrontate con piglio ed energia a fronte di qualche sbavatura in regione acuta; scenicamente si fa anche valere per le sue innate doti atletiche. 

Eccellente vocalmente e scenicamente Dongho Kim nel ruolo di Haly; la sua breve ma deliziosa arie è cantata con lievità e ottimo senso del fraseggio.

Bravissima Daniela Cappiello nei panni di Elvira, autentica primadonna come il ruolo richiede, scenicamente travolgente e dal canto sicuro, sia in basso quanto in alto (le variazioni apportate per la sua parte sono state una piacevole quanto inconsueta novità).

Apprezzabile Irene Molinari come Zulma.

Ottimo e sempre in miglioramento il coro, grazie alla sapiente mano del Maestro Vito Lombardi.

Spettacolo molto gradito da un pubblico non numerosissimo, che si è lasciato trasportare dalla follia rossiniana e che alla fine ha tributato lunghissimi consensi a tutta la compagnia.

Teatro Filarmonico di Verona
Stagione 2020

L’ITALIANA IN ALGERI
Dramma giocoso per musica in due atti
Libretto di Angelo Anelli
Musica di Gioachino Rossini

Mustafà Carlo Lepore
Elvira Daniela Cappiello
Zulma Irene Molinari
Haly Dongho Kim
Lindoro Francisco Brito
Isabella Vasilisa Berzhanskaya
Taddeo Biagio Pizzuti

Orchestra e Coro dell’Arena di Verona
Maestro del Coro Vito Lombardi
Direttore Francesco Ommassini

Regia Stefano Vizioli
Scene e costumi Ugo Nespolo
Luci Paolo Mazzon
Movimenti mimici Pierluigi Vanelli

Allestimento in coproduzione tra la Fondazione Teatro di Pisa e la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

Verona, Teatro Filarmonico, 23 febbraio 2020

FOTO DI ENNEVIFOTO