Adriana Lecouvreur

Per la prima volta nella storia del Teatro Carlo Felice di Genova va in scena Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea con una protagonista di prestigio: Barbara Frittoli.

Francesco Cilea nasce a Palmi nel 1866. Se la sua formazione avviene principalmente a Napoli, nel Collegio di Musica San Pietro a Maiella, e la sua carriera di musicista lo proietta inevitabilmente verso la Scala di Milano, una parte più intima e privata della sua vita lo lega alla Liguria. È qui infatti, a Varazze, che il musicista decide di soggiornare, sempre più frequentemente dal 1905, qui sposerà nel 1909 Donna Rosa Lavarello.

Negli anni del soggiorno ligustico, un episodio lo lega al teatro Carlo Felice di Genova: nel 1913 scrive e mette in scena Poema Sinfonico, omaggio a Giuseppe Verdi, con i versi di Sem Benelli. Se la città di Varazze, dove il compositore calabrese muore nel 1950, lo celebra con l’istituzione del “Premio Città di Varazze-Francesco Cilea” con cadenza annuale, il teatro genovese decide per questa stagione di dedicare la sua quinta produzione a questo importante compositore così poco presente nei palinsesti teatrali. In questo allestimento, già visto nei teatri del circuito As.Li.Co, la scena (a cura di Ivan Stefanutti) è spostata ai primi del Novecento ed è un grande omaggio, come evidenziato dalle note di regia, alle dive del cinema, come Eleonora Duse e Gys Leda, famose negli anni della scrittura della Adriana Lecouvreur (1899-1902).

Domina il bianco e nero, tipico del cinema dell’epoca: pochi elementi sul palco ma evocativi come due lampade Tiffany o una grande vetrata nello stile di Victor Horta. Splendidi vistosi e fantasiosi i costumi dello stesso Stefanutti che cura qui anche una regia attenta alla movenza scenica soprattutto della diva Adriana. Parte del merito del riuscito spettacolo va anche alle luci, ben studiate, di Paolo Mazzon e alle gradevoli ed eleganti coreografie di terzo atto a cura di Michele Cosentino, ben interpretate dai danzatori Michela AlbanoOttavia Ancetti e Giancarla Malusardi.Normalmente a teatro si esibiscono dei cantanti, più raramente artisti. È questo il caso di Barbara Frittoli che ha portato sul palco del teatro genovese una commovente Adriana. Il suo è un personaggio giocato su tinte intime, connotato da un meraviglioso senso di tristezza testoriana.

Sulla scena si muove con disinvoltura ed eleganza valorizzando anche il piu’ piccolo movimento con grande teatralità. La voce del soprano mantiene il bellissimo colore noto ai melomani, i dolcissimi filati e i pianissimo, il declamato, poi, è raffinato e di particolare effetto, specialmente nel monologo conclusivo del terzo atto. La sua Adriana sa essere toccante e non stucchevole, una ulteriore prova della sconfinata classe dell’interprete.Marcelo Alvarez infonde particolare passione al personaggio di Maurizio, Conte di Sassonia. Rimarchevole ancora il bel colore caldo della voce, un registro acuto generoso ed espressivo. Seppure il fiato appare talvolta corto e il gesto scenico esageratamente esuberante e come tale carente di raffinatezza, la sua prestazione risulta accorata e di buon livello grazie ad un fraseggio traboccante di emozione.

Applausi a scena aperta accolgono una buona esecuzione dell’aria di secondo atto “L’anima ho stanca”.Il mezzosoprano rumeno Judit Kutasi incarna una Principessa di Bouillon volitiva e sensuale: il mezzo è opulente e dal colore brunito; se l’aria di inizio secondo atto la vede leggermente intubata, la sua prestazione prende quota rapidamente e convince il pubblico che la premia con generosi applausi.Devid Cecconi interpreta un Michonnet ben riuscito grazie ad una voce ben timbrata, dotata di un buon squillo acuto e ad una organizzazione vocale omogenea in tutti i registri. Un fraseggio accurato e naturale contribuisce alla resa di un personaggio del tutto credibile.

Adeguato Federico Benetti nel ruolo del Principe di Bouillon.Il personaggio dell’abate di Chazeuil trova poi una felice caratterizzazione grazie a Didier Pieri che conferma il bel timbro già riscontrato favorevolmente in altre occasioni unito ad una buona padronanza del palcoscenico.Marta Calcaterra interpreta un’aggrazziata e ironica Mademoiselle Jouvenot impreziosendo il personaggio con perizia scenica e grande sicurezza nel controllo della linea vocale. Di ottimo livello anche la Mademoiselle Dengeville interpretata da Carlotta Vichi che si fa apprezzare per il bel colore e l’eleganza nell’accento.Spiritoso e godibile Paul Huckle nel ruolo di Quinault, efficace e ironicamente raffinato il Poisson interpretato da Blagoj Nacoski

Completa la locandina Claudio Isoardi nel ruolo del maggiordomo.Valerio Galli, alla guida dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice che qui appare in ottima forma, offre una lettura di grande pathos, ricca di sfumature e di colori, rendendo con massima fedeltà le intenzioni dell’autore. Ad onta di qualche eccesso di volume, come ad esempio nel finale terzo, il Maestro viareggino mantiene costantemente in equilibrio il peso sonoro per rispondere al meglio alle esigenze delle voci in palcoscenico; particolarmente commovente il quarto ed ultimo atto. Il Coro del Teatro Carlo Felice di Genova, diretto da Francesco Aliberti offre una prestazione di buon livello intervenendo con efficace nei momenti previsti dalla partitura. Una produzione accolta da applausi intensi che si accendono per i protagonisti  e il direttore e, in particolare, per Barbara Frittoli.

Locandina
Teatro Carlo Felice – Stagione 2019/2020
ADRIANA LECOUVREUR
Opera in quattro atti
Libretto di Arturo Colautti
Musica di Francesco Cilea
Personaggi:Interpreti:
Adriana LecouvreurBarbara Frittoli
Maurizio di SassoniaMarcelo Álvarez
La principessa di BouillonJudit Kutasi
MichonnetDevid Cecconi
Il principe di BouillonFederico Benetti
L’abate di ChazeuilDidier Pieri
Mademoiselle JouvenotMarta Calcaterra
Mademoiselle DangevilleCarlotta Vichi
QuinaultJohn Paul Huckle
PoissonBlagoj Nacoski
Un maggiordomoClaudio Isoardi
 
Orchestra del Teatro Carlo Felice
Coro del Teatro carlo FeliceMaestro del Coro: Francesco Aliberti
DirettoreValerio Galli
RegiaIvan Stefanutti
SceneIvan Stefanutti
CostumiIvan Stefanutti
Luci Paolo Mazzon
  
Allestimento di As.Li.Co.

FOTO DI MARCELLO ORSELLI