Zelmira (CD Naxos 2020)

Il Festival Rossini In Wildbad produce ogni anno con l’etichetta Naxos delle registrazioni molto interessanti, sia in termini filologici e musicologici, sia per la qualità artistica proposta e Zelmira, registrata live nel luglio 2018 (il CD riporta erroneamente l’anno 2017) in collaborazione con l’emittente radiotelevisiva Südwestrundfunk, è l’ennesima conferma dell’alto livello di ricerca scientifica volta all’interpretazione e all’esecuzione.

Ascoltato da William Fratti

Per questa occasione, secondo l’edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro a cura di Helen Greenwald e Kathleen Kuzmick Hansell, si è optato per la versione di Napoli del 1822 con l’aggiunta dell’aria di Emma di Vienna del 1822 e il finale di Parigi del 1826.
Gianluigi Gelmetti, che già lo scorso anno aveva diretto Eduardo e Cristina con grande successo, ottiene con Zelmira un risultato addirittura migliore, assolutamente perfetto nello stile e nelle dinamiche – forse un po’ troppo, risultando leggermente meccanico e poco teatrale nei recitativi, dove si sente il parco uso di appoggiature e variazioni – veramente minuzioso nella purezza del suono – i Virtuosi Brunensis lo seguono impeccabilmente – e certosino nell’uso della parola, portando ogni solista ad avere una dizione veramente rifinita. Giustamente monumentali e molto emozionanti sono i grandi pezzi d’assieme, tra cui l’introduzione e il finale primo, ma straordinariamente avvincenti sono il quintetto di secondo atto e il finale ultimo. Ottima la prova del Górecki Chamber Choir di Cracovia.

Silvia Dalla Benetta è una protagonista indiscussa, convalida il suo marchio di Rossiniana DOC e avvalora la sua aderenza ai ruoli Colbran. Sfavillante e grintosa nei concertati, delicata e soave nell’aria di Parigi, mette in mostra tutte le sue doti tecniche, dalle fulgenti agilità del duetto con Ilo ai lunghi fiati del maestoso finale, dagli acuti ben sostenuti alle belle note gravi ad emissione mista, dal fraseggio raffinato ed espressivo fino al sapiente uso del legato che si nota particolarmente nello stupendo duetto con l’Emma di Marina Comparato, vera e propria lezione di belcanto.
Altra punta di diamante di questa produzione, il mezzosoprano specialista dei repertori mozartiano e rossiniano, esegue il ruolo di Emma in maniera egregia, elegante, affiancandosi meravigliosamente alla Zelmira di Silvia Dalla Benetta non solo nel già citato duetto, ma anche nel toccante terzetto di primo atto e nel celebre quintetto. Eccellente la resa della preghiera “Ciel pietoso, Ciel clemente” ricca di pathos, che trova il suo apice significativo nei virtuosismi in “Ah se è ver, di quel ch’io sento”.

Mert Süngü è un Ilo dotato di una vocalità sorprendentemente luminosa che calza a pennello la parte David/Rubini. L’emissione è sempre in punta, le colorature sono minuziose, la cavatina e i duetti con Zelmira e Polidoro sono svettanti e imperativi. Volendo cercare il pelo nell’uovo, purtroppo qualche estremo acuto risulta calante.
Pure la vocalità ruvida di Joshua Stewart si sposa perfettamente al ruolo Nozzari di Antenore e ha il gran pregio di innalzare il timbro baritenorile verso acuti ampi e saldi. Le due arie di primo atto sono eroiche, impavide e audaci, così come lo richiede il personaggio, ben adeso all’intenzione. È un vero peccato che le note basse siano poco consistenti e perdano di volume.
Federico Sacchi completa appropriatamente la rosa dei protagonisti, interpretando un Polidoro giustamente anziano, stanco e remissivo, ergendosi ed emergendo nelle belle fiorettature. La patetica “Ah! Già trascorse il dì” è resa ottimamente, anche se in altri punti della partitura non trova il giusto appoggio e qualche passaggio risulta poco intonato.
Molto buona la prova di Luca Dall’Amico nel ruolo di Leucippo. Pure adeguati l’Eacide di Xiang Xu e il Gran Sacerdote di Emmanuel Franco.

Ascoltato da Marco Faverzani | Giorgio Panigati

Zelmira è l’ultima delle opere di Rossini del cosiddetto periodo napoletano e viene rappresentata per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli nel 1822 ricevendo un lusinghiero apprezzamento dalla critica dell’epoca. Nel luglio 2018, nell’ambito del consueto “Rossini in Wildbad. Belcanto Opéra Festival” che si tiene annualmente nella cittadina termale di Bad Wildbad, viene scelto di eseguire in forma di concerto questo raro titolo del catalogo rossiniano optando per una versione che contempla anche le varianti aggiunte nel 1822 per la prima al Theater am Kärntnertor di Vienna, e nel 1826 per quella al Théâtre-Italien di Parigi.Sul podio troviamo Gianluigi Gelmetti che conferma le sue abilità come direttore rossiniano, già dimostrate in occasione della ancor più rara “Eduardo e Cristina” eseguita sempre a Bad Wildbad e consegnata anch’essa all’incisione discografica. Il Maestro romano dimostra una grande attenzione per le voci supportandole adeguatamente con le giuste sonorità e mantenendo un buon equilibrio timbrico per valorizzarne le peculiarità. La lettura di Gelmetti caratterizza le scene d’insieme con adeguata solennità, disegna le pagine maggiormente patetiche con dolcezza e affronta i momenti di maggiore virtuosismo con brio.I Virtuosi Brunensis assecondano al meglio le intenzioni del Maestro Gelmetti offrendo una prova soddisfacente per pulizia del suono, omogeneità e compattezza tra le diverse sezioni. Anche nella compagine canora si intuisce una perfetta simbiosi con le indicazioni del Direttore che si manifesta in primis attraverso una cura meticolosa per il fraseggio e gli accenti.Nel ruolo di Zelmira troviamo Silvia Dalla Benetta che aggiunge così al suo repertorio un altro personaggio Colbran. Il soprano vicentino viene colto in un momento particolarmente felice della sua carriera come ben testimoniato dalla linea di canto caratterizzata da grande omogeneità tra i registri, sicurezza in acuto e precisione nelle colorature. La sua interpretazione coglie appieno l’intenzione rossiniana grazie ad un fraseggio ben scolpito dove ogni frase e ogni parola vengono valorizzate con accenti appropriati. Di gran livello l’esecuzione del finale, qui arricchita dalla preghiera “Da te spero o ciel clemente” e la successiva stretta “Dei vindici ognor voi siete”, quest’ultima ricavata dall’Ermione rossiniana, entrambe introdotte all’epoca della prima rappresentazione parigina per omaggiare la celeberrima Giuditta Pasta nel ruolo della protagonista.Inappuntabile è poi Marina Comparato del ruolo di Emma: la sua è un’interpretazione guidata da eleganza, morbidezza e perizia tecnica. Lo splendido duetto di primo atto con Zelmira e la malinconica aria di secondo atto “Ciel pietoso, ciel clemente” possono considerarsi tra i vertici assoluti di questa sua esecuzione. In questa partitura Rossini prevede due parti tenorile estremamente ardue ed ardite. La parte di Ilio, che nella prima viennese fu affidata a David mentre a Parigi a Rubini, è qui affidata a Mert Süngü che riesce a domare la tessitura grazie ad un’estensione ragguardevole, una tecnica ben ferrata e un fraseggio accorato e fiero.Nel ruolo di Antenore, alla prima impersonato da Nozzari, troviamo Joshua Stewart che colpisce per il colore della voce brunito e tipicamente baritenorile, fa sfoggio di buona tecnica con sapiente uso del registro acuto e riesce a tratteggiare un personaggio convincente, anche se risulta perfettibile la pronuncia.Federico Sacchi interpreta poi il personaggio di Polidoro risultando appropriato e convincente soprattutto sotto il profilo interpretativo pur non sempre irreprensibile sotto il profilo meramente tecnico-vocale.Completano la locandina Luca Dall’Amico, un ottimo Leucippo, Xiang Xu ed Emmanuel Franco, corretti nei rispettivi ruoli di Eacide e del Gran Sacerdote.Degna di nota anche la prestazione del Górecki Chamber Choir di Cracovia, particolarmente efficace nei suoi interventi.Di ottimo livello, infine, la qualità della registrazione.

https://www.naxos.com/catalogue/item.asp?item_code=8.660468-70