Roméo et Juliette

Il Teatro alla Scala di Milano, come seconda opera della stagione 2019-2020, propone Roméo et Juliette di Charles Gounod.

Roméo et Juliette di Charles Gounod fu rappresentata per la prima volta il 27 aprile 1867 al Théâtre-Lyrique Impérial di Parigi e debuttò in Italia proprio alla Scala il 14 dicembre 1867 (nell’edizione in lingua italiana). Questa opera costituisce nella storia del melodramma uno di quei passaggi fondamentali che non possono essere ignorati se non a rischio della mancata comprensione della diacronia operistica. Ci illumina in questo senso il prezioso contributo di Emilio Sala, contenuto nel libretto teatrale “Nel sonno di Juliette alla ricerca del drame lyrique”. In estrema sintesi, il giovane Gounod rimane colpito dal dramma shakespeariano, ne comprende la grande carica innovativa e facendola propria impronta a questa tutta il suo successivo lavoro. Nasce così il drame lyrique, nuovo stile francese , che supera il grand Opéra e si pone in opposizione al wagnerismo imperante in quel momento. La scrittura di Gounod sarà di riferimento per le future generazioni di compositori fino a Debussy (che per altro andrà in scena alla scala nel mese di aprile con Pelleas et Melisande).I librettisti Barbier e Carré in questo caso si sono ispirati direttamente a Shakespeare, distinguendosi così da altri poeti che si distanziavano maggiormente dalla fonte letteraria. Vi sono comunque delle libertà poetiche: la principale è rappresentata dal risveglio di Giulietta prima della morte di Romeo, mediato dalla versione teatrale scritta nel Settecento da Garrick, ma la vera deroga è rappresentata dal taglio della conciliazione finale tra le due famiglie nemiche dei Capuleti e Montecchi. Questa scelta costituisce il vero punto di svolta: l’attenzione del compositore non è per il dramma storico-politico che fa da sfondo alla vicenda quanto piuttosto alla sfera interiore ed emozionale dei due protagonisti.

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Roméo et Juliette, Teatro alla Scala, Milano,2020

La scena di Michael Yeargan, seguendo la tradizione, è ambientata a Verona: all’ingresso in sala il sipario è già aperto su una verosimile veduta di un angolo della piazza delle Erbe. Fa da sfondo a tutti gli atti una facciata tardo rinascimentale che ricorda quella del noto palazzo Maffei, a lato la grande colonna marmorea che da sempre caratterizza la piazza della città. Prevalgono sul palco le tinte scure, come se gran parte dell’azione avvenisse di notte, ben modulate, in questo senso, le luci di Jennifer Tipton. Visivamente appaganti i costumi a cura di Catherine Zuber che spostano l’azione al 1700 e ricordano in alcuni punti, le tele di Jean Antoine Watteau. La regia di Bartlett Sher, (ripresa da Dan Rigazzi) si dimostra pulita e funzionale seguendo la narrazione in maniera quasi didascalica. Particolarmente curata la gestualità dei singoli, godibili le scene dei duelli tra Capuleti e Montecchi grazie alla preparazione del Maestro d’armi B.H.Barry, apprezzabili i movimenti coreografici per la festa Capuleti di primo atto a cura di Gianluca Schiavoni.

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Diana Damrau

Sul fronte musicale particolarmente atteso al Piermarini era Lorenzo Viotti, qui al suo debutto nella conduzione di un titolo operistico. Il giovane Direttore di origini svizzere e già affermato come uno dei più talentuosi della sua generazione, ha offerto una prova di notevole livello. Una lettura ispirata, elegante e in grado di tratteggiare con perizia, attraverso i giusti colori orchestrali, i diversi momenti narrativi dell’opera: la spensieratezza della festa dei Capuleti nel primo atto, le atmosfere notturne e romantiche nel secondo, la breve felicità del sogno e la disperazione della condanna nel terzo, la tensione drammatica nel quarto, il malinconico e struggente epilogo. Viottimantiene un ottimo equilibrio tra buca e palcoscenico sostenendo le voci con il giusto peso sonoro; l’Orchestra del Teatro Alla Scala segue con attenzione le intenzioni del Maestro, presenta una buona coesione tra le varie sezioni strumentali e mostra la giusta duttilità prediligendo ora sonorità più delicate e soffuse ora più brillanti e telluriche.

Nel ruolo di Roméo, Vittorio Grigolo che torna in Scala per la seconda volta dopo l’edizione del 2011 ed il trionfo in “Elisir d’amore” nello scorso ottobre . Il tenore aretino si mostra perfettamente a suo agio disegnando un eroe innamorato, sognante e combattivo. Si fa apprezzare per il bel timbro solare, il fraseggio sempre appassionato e la linea vocale corretta grazie, tra l’altro, all’impiego di suggestive mezze voci e ad un buon volume che non viene mai soverchiato dal suono orchestrale. Di buon livello l’esecuzione dell’aria “Ah! Lève-toi, soleil!” del secondo atto, così come il finale terzo dove Grigolo spicca nel concertato che segue la morte di Tybalt. Scenicamente riesce inoltre a contenere certe sue tipiche esuberanze sceniche e a rendere il personaggio del tutto credibile.

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Vittorio Grigolo, Marina Viotti e Mattia Olivieri

Tanta era l’attesa per la Juliette di Diana Damrau, assente dalla Scala da “Le Nozze di Figaro” del 2016. Se scenicamente il soprano riesce ad impressionare per la disinvoltura e l’eleganza con cui si muove sul palcoscenico e per la cura meticolosa del fraseggio che evidenzia così il mutamento di Juliette da fanciulla spensierata a donna consapevole del triste destino che la aspetta, vocalmente non possiamo ritenere la prova tra le piu’ riuscite dell’artista. La voce mantiene intatta la bellezza di un colore adamantino e la sicurezza con cui viene affrontato il registro centrale, ma il registro acuto, soprattutto nell’affrontare le note piu’ alte, sembra accusare qualche segno di affaticamento, particolarmente evidente nel valzer di primo atto “Je veux vivre” che al termine le vale un’accoglienza freddina e una contestazione dal loggione. Dopo l’intervallo viene annunciata indisposta; forse trovando conforto in questa notizia data al pubblico, il soprano sembra acquisire maggiore sicurezza e, sentendosi maggiormente a proprio agio, riesce a terminare l’opera con una buona riuscita affrontando l’”Aria del Veleno” con slancio nonostante qualche acuto corto.

Il ruolo di Frère Laurent è interpretato da Nicolas Testé, compagno nella vita di Diana Damrau, che nonostante l’annunciata indisposizione all’inizio dello spettacolo, ben avvertibile dai colpi di tosse del cantante durante le recita, si fa apprezzare per il timbro vellutato e per la buona tenuta della linea melodica.

Di rilievo il Mercutio di Mattia Olivieri, grazie ad un timbro suadente, registro acuto sicuro e presenza scenica disinvolta. Si segnala l’interpretazione ben riuscita della ballata di primo atto “Mab, la reine des mensonges”.

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Diana Damrau e Sara Mingardo

Marina Viotti, sorella del Maestro Lorenzo Viotti, interpreta il ruolo en travesti di Stéphano e anche per il mezzo soprano viene annunciata un’indisposizione prima dell’inizio dello spettacolo che non preclude in ogni caso una prestazione corretta grazie anche ad un mezzo dotato di buon volume e di bel timbro chiaro.

Sara Mingardo interpreta una Gertrude ironica e mai volgare, raffinata nel fraseggio.

Ruzil Gatin si distingue nel ruolo di Tybalt per la linea musicale importante e ben impostata.Adeguato Frédéric Caton nel ruolo de Le Comte Capulet che mostra un fraseggio autorevole.

Completano la locandina Edwin Fardini, un corretto Comte Parys, Jean-Vincent Blot, Le Duc un poco appannato, Paolo Nervi e Paul Grant, entrambi allievi dell’Accademia del Teatro Alla Scala, nei rispettivi ruoli di Benvolio e Gregorio.

Ottimo, come sempre, il Coro del Teatro Alla Scala diretto dal magistrale Bruno Casoni, solenne nel Prologo, spensierato nel primo atto e maestoso nel finale terzo.Al termine della serata il pubblico che gremiva la sala saluta gli interpreti con calorosi applausi, trionfali in particolare per il Maestro Viotti e per Vittorio Grigolo.

Teatro alla Scala – Stagione d’opera e balletto 2019/20
ROMÉO ET JULIETTE
Opera in cinque atti
Libretto di Jules Barbier e Michel Carré
Musica di Charles Gounod

Capulet Frédéric Caton
Roméo Vittorio Grigolo
Frère Laurent Dan Paul Dumitrescu
Tybalt Ruzil Gatin
Pâris Edwin Fardini
Mercutio Mattia Olivieri
Benvolio Paolo Antonio Nevi
Le Duc de Vérone Jean-Vincent Blot
Grégorio Paul Grant
Stéphano Marina Viotti
Juliette Diana Damrau
Gertrude Sara Mingardo

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Lorenzo Viotti
Maestro del coro Bruno Casoni
Regia Bartlett Sher
Scene Michael Yeargan
Costumi Catherine Zuber
Maestro d’armi B.H. Barry
Produzione The Metropolitan Opera, New York

FOTO DI BRESCIA/AMISANO – Teatro alla Scala