Turandot

Parma debutta nel ruolo di Capitale Italiana della cultura 2020 con Turandot di Giacomo Puccini.

Più di cinquecento eventi animeranno nel 2020 la città di Parma: Capitale Italiana della cultura. Il Teatro Regio, che è una parte importante della storia culturale della città, proporrà quest’anno una stagione interamente dedicata al secolo breve: il Novecento. Dopo la prima di questa sera e la cerimonia ufficiale di apertura, impreziosita dalla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, verranno rappresentati Pelléas et Mélisande di Claude Debussy (nel mese di marzo) e Ascesa e caduta della città di Mahagonny di Kurt Weill (a maggio). Tornando alla serata inaugurale, è impossibile non notare, entrando in sala, un grande ideogramma rosso sul sipario nero che ci ricorda che l’anno astrologico cinese in corso è quello del cane. Una voce all’inizio della rappresentazione dedica la serata alla lotta contro la violenza sulle donne: è stata lasciata una poltrona vuota in platea come simbolo di questa bella iniziativa. Lo spettacolo, curato nella regia e nelle scene da Giuseppe Frigeni, è quello già visto sul palco del Teatro Comunale di Modena nel 2003. Una scena minimale ed evocativa che gioca su pochi ed essenziali elementi simbolici, soprattutto sul grande gong usato da Calaf e qui reso segno sottilissimo che rimanda al Tao, con il suo alternarsi dei principi maschile e femminile, simboleggiati dal bianco e dal nero. Questi colori sono spesso presenti in molti oggetti sulla scena, soprattutto nel secondo atto. L’intera vicenda, ad esempio, si svolge sopra una grande scalinata nera, comprensiva di una parte mobile al centro, che svela uno spazio aperto riservato ora ad accogliere le teste mozzate dei pretendenti uccisi ora il corpo di Liù dopo il suo tragico suicidio. I personaggi si muovono con pochi gesti stilizzati e grande cura è senza dubbio rivolta alla caratterizzazione di Liù, quasi una profetessa della vittoria di Calaf. Nell’interpretazione del regista però la vicenda non si conclude con l’atteso trionfo dell’amore, ma con un Calaf che sembra ripudiare Turandot e che, dopo averle sottratto il manto regale, si avvia solitario verso il trono. La principessa di gelo invece si accascia a terra nel punto esatto dove giace il corpo di Liù, probabilmente a suggerire l’incontro tra due donne vittime di una sorta di violenza maschile, almeno psicologica. Funzionali nella loro semplicità i costumi a cura di Amélie Haas dalle tinte pastello e dai rimandi alla tradizione cinese.Belle e puntuali le luci, a cura del regista, impiegate anche per sottolineare il fondale animato da un continuo gioco di apertura e chiusura di quinte mobili. Molto curate le movenze sceniche dei singoli e delle masse corali (poste sempre ai lati della scena) e le coreografie delle danzatrici Carlotta BruniMarina Frigeni e Laura Gagliardi, a cura di Giuseppe Frigeni.

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Fabio Previati, Roberto Covatta, Matteo Mezzaro

La parte musicale è concertata dal maestro Valerio Galli che si sta affermando nel panorama attuale come uno dei migliori specialisti nel repertorio pucciniano. Il giovane direttore, conterraneo di Puccini, imprime alla partitura una lettura vigorosa ed intensa, prediligendo sonorità più maestose specialmente nelle grandi scene corali e riservando caratterizzazioni più intime e delicate specialmente nella scena di Liù del terzo atto. L’Orchestra Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti, pur dimostrando massimo impegno nel realizzare le buone intenzioni del Maestro, mostra talvolta qualche momento di non perfetta coesione tra le varie sezioni, aspetto forse migliorabile durante le successive rappresentazioni a Parma e nel circuito dei Teatri dell’Emilia. Inappuntabile come di consueto il Coro del Teatro Regio di Parma diretto dal sempre encomiabile Maestro Martino Faggiani, perfettamente amalgamato nell’organico e in grado di valorizzare le numerose pagine ad esso riservato contribuendo con efficacia al mantenimento dell’unitarietà del racconto. Degno di lode anche il coro di voci bianche Ars Canto Giuseppe Verdi, diretto da Eugenio Maria de Giacomi.

Rebeka Lokar incarna il personaggio di Turandot e la sua prova non risulta del tutto convincente: la linea di canto è nel complesso adeguata, ma  il registro acuto risulta poco penetrante rispetto al tappeto sonoro creato dall’orchestra e il fraseggio appare talvolta un po’ monocorde. Ricordiamo tuttavia una prestazione di livello nell’edizione torinese di due anni fa dove era risultata decisamente più convincente nello stesso ruolo e confidiamo pertanto come nel corso delle repliche la cantante possa acquisire maggiore sicurezza e credibilità.

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Rebeka Lokar, Carlo Ventre

 
Carlo Ventre interpreta Calaf, segnaliamo che viene annunciato indisposto prima dell’inizio dello spettacolo. La sua prova, pur con l’attenuante del caso, che ha comportato qualche inevitabile affaticamento soprattutto nel registro acuto è stata complessivamente corretta e non ha tradito un’esecuzione onorevole del celeberrimo “Nessun dorma”. Come per la protagonista anche nel tenore ravvisiamo una partecipazione emotiva non totale, dovuta forse alla sua salute.
La più convincente del  terzetto dei protagonisti è stata Vittoria Yeo che, dopo un primo atto leggermente  anonimo, forse per l’emozione, ha dato il meglio di se’ nella grande scena del terzo atto dove ha saputo dispiegare un bel gioco di pianissimi al servizio di un fraseggio commovente ma non compassato.
Nel ruolo di Timur Giacomo Prestia ha offerto un cameo di gran classe grazie ad un timbro vellutato e un mezzo che, pur dopo la lunga carriera trascorsa, appare ancora sontuoso.
Complessivamente corretti Fabio Previati, Ping, Roberto Covatta, Pang e Matteo Mezzaro,Pong che hanno provveduto alla caratterizzazione delle maschere con giusta ironia

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Fabio Previati, Roberto Covatta, Matteo Mezzaro

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Di buon livello l’imperatore Altoum impersonato da Paolo Antognetti.Completano la locandina Benjamin Cho, un mandarino sicuro ed affidabile, Marco Gaspari, Principe di Persia, Lorena Campari e Marianna Petrecca, rispettivamente prima e seconda ancella.

Il folto pubblico della prima, piuttosto freddo durante i momenti più celebri dell’opera, alla fine applaude cortesemente riservando maggiore calore soprattutto a Vittoria Yeo. Un avvio di stagione per Parma che, pur presentando un titolo particolarmente amato, ha trasmesso solo in parte le emozioni che Puccini ha saputo rendere immortali. 

Teatro Regio di Parma – Stagione d’opera 2020
TURANDOT
Opera in tre atti e 5 quadri
Libretto di Giuseppe Adami Renato Simoni
Musica di Giacomo Puccini
Turandot Rebeka Lokar
Altoum Paolo Antognetti
Timur Giacomo Prestia
Calaf Carlo Ventre
Liù Vittoria Yes
Ping Fabio Previati
Pang Roberto Covatta
Pong Matteo Mezzaro
Un mandarino Benjamin Cho
Principe di Persia Marco Gaspari
Prima ancella Lorena Campari
Seconda ancella Marianna Petrecca
Danzatrici Carlotta Bruni, Marina Frigeni. Laura Gagliardi
Orchestra Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti
Coro del Teatro Regio di Parma
Maestro del Coro: Martino Faggiani
Direttore Valerio Galli
Regia, scene e luci Giuseppe Frigeri
Costumi Amélie Haas
Allestimento del Teatro Comunale di Modena

FOTO DI ROBERTO RICCI