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b_200_150_16777215_00___images_rxentmib.jpgLa Fondazione Teatro La Fenice ha deciso di proporre un nuovo allestimento al Malibran di Venezia: la scelta è ricaduta su "Cefalo e Procri", opera del compositore ceco Ernst Krenek che è stata rappresentata per la prima volta proprio nella città lagunare nel 1934, più precisamente al Teatro Goldoni. A distanza di 83 anni questa "moralità pseudo-classica" (come la definì lo stesso musicista) verrà presentata in abbinamento a due brani della compositrice Silvia Colasanti, "Eccessivo è il dolor quand'egli è muto" (tratto dal "Lamento di Procri" di Francesco Cavalli) e "Ciò che resta", entrambi ispirati al mito greco narrato da Ovidio. "Cefalo e Procri" verrà rappresentato il prossimo 29 settembre in prima assoluta e poi il 1°, 3, 5 e 7 ottobre. OperaLibera ha intervistato Valentino Villa, il quale firmerà la sua prima regia d'opera (la direzione d'orchestra è stata invece affidata a Tito Ceccherini): ecco le domande a cui ha gentilmente risposto.

 

Si avverte una certa pressione dopo un invito tanto prestigioso, tra l'altro nella stessa città del debutto di 83 anni fa?

Effettivamente ci sono tante ragioni per avvertirla, la prima è proprio l'importanza dell'istituzione: alla Fenice si percepisce la vita della musica, dall'altra parte quest'opera è la mia prima esperienza nella lirica e non è mai stata rappresentata dal suo debutto del 1934. Ci sono altre difficoltà rispetto a un'opera di repertorio, ma vanno affrontate allo stesso modo.

 

b_200_150_16777215_00___images_kren2.jpgAnche "Così fan tutte" di Mozart è ispirata a questo mito: l'opera di Krenek può offrire la stessa freschezza e spensieratezza?

In "Cefalo e Procri" c'è questo gioco di fedeltà, gelosia e di "testare" l'amore: il tema è ben presente nel mito e nelle Metamorfosi di Ovidio e ovviamente lo si avverte anche in Krenek. Questo gioco, questo travestimento e il testare la solidità dei sentimenti dell'altro lo faremo senz'altro emergere. Nel caso di Krenek c'è un finale positivo, visto che Procri non muore, mentre negli altri materiali che suoneremo e metteremo in scena (i due brani di Silvia Colasanti), l'ispirazione dipende più direttamente da Ovidio e ci sarà dunque la versione tragica del mito.

 

b_200_150_16777215_00___images_copia-di-proc.pngQuesti due finali così diversi, quello dell'opera e quello delle composizioni di Silvia Colasanti, non rischiano di confondere il pubblico?

Presenteremo volontariamente due versioni della storia, ma questa è una delle caratteristiche tipiche del mito: l'idea è quella di presentare un caleidoscopio, poi nella scena saranno presenti due grandi differenze, visto che da una parte c'è Krenek con il racconto completo della storia di Cefalo e Procri, mentre "Eccessivo è il dolor quand'egli è muto" di Silvia Colasanti coglierà Procri in un momento specifico della storia

 

Come ha inteso lei la definizione di Krenek del proprio lavoro, "moralità pseudo-classica"?

In effetti è una definizione molto curiosa e interessante, perchè da una parte la moralità è legata alla storia di Cefalo e Procri, dall'altra serve a mettere in guardia gli sposi novelli nei confronti della gelosia, del tradimento e del sospetto reciproco. Di conseguenza, viene incoraggiata la fedeltà, ma ci sono anche Diana a rappresentare la passione e Aurora che rappresenta invece la ragione: si tratta di uno sbilanciamento tra i sentimenti, non c'è un punto di equilibrio. Io intendo la moralità pseudo-classica in questa maniera: stiamo davvero vedendo uno spaccato di classicità o stiamo ragionando su qualcos'altro?

 

b_200_150_16777215_00___images_fenice-malibran-cefalo-e-procri1.jpgSta sperimentando una regia d'opera per la prima volta, non esclude altre collaborazioni simili in futuro?

Questa esperienza è positiva da tutti i punti di vista: il rapporto con i cantanti, con il direttore d'orchestra e con il teatro è ottimo, sto vivendo tutto con enorme piacere, io me lo auguro davvero.

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