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guillame 2Bologna, 8 e 14 ottobre 2014. La collaborazione tra il Rossini Opera Festival e il Teatro Comunale di Bologna è fatto assodato da decenni, una realtà musicale italiana di rilievo e uno scambio artistico tra due enti con proficue operazioni.


Visto da Lukas Franceschini

8 ottobre. L'opera di Gioachino Rossini Guillaume Tell, che fu allestita lo scorso anno a Pesaro, approda ora a Bologna con un'idea registica in parte guillame 1rivisitata in considerazione agli spazi più ristretti del Teatro Comunale rispetto all'Adriatic Arena. E' superfluo dilungarsi in questa sede sull'importanza musicale dell'ultima composizione operistica di Rossini con la quale si congedò dalle scene a Parigi nel 1829. L'impianto musicale è di prim'ordine variegato, innovativo, in orchestra il movimento fluttuante, talvolta lamentoso, s'imprime nelle linee generali del progetto melodico, uno dei più ampi, intensi e strutturato che si conosca del melodramma. Da sempre le accoglienze furono entusiastiche, ad eccezione della prima assoluta, tuttavia non fu sempre facile trovare un tenore capace di reggere il ruolo di Arnoldo, prima sullo stile di guillame 3Adolphe Nourrit che usava il falsettone, poi nella trasformazione di Gilbert-Louis Duprez che trasformò i numerosi do sovracuti in note piene dette "di petto" (ma il termine nella sua grammatica è errato). Rossini non approvava tale riforma di Duprez, la quale invece era graditissima al pubblico, affermando che strideva al suo "orecchio italiano". E' fuori di ogni dubbio che il Tell sia l'opera del tenore, il quale surclassa per difficoltà e imposizione musicale quella del protagonista, al quale tuttavia sono riservate pagine di rilievo. Il personaggio femminile di Mathilde è infuso d'eleganza e mirabile melodia in un ritratto intimistico di gentildonna. A ciò vanno aggiunti i ruoli secondari che assumono in questo grand-opéra rilievo musicale e drammaturgico rispetto all'opera italiana, e il peso determinante del coro che può essere equiparato ai solisti per il senso descrittivo del dramma, cui si sommano aspetti descrittivi sinfonici, danze di splendida bellezza e una sinfonia magistrale, di struttura autonoma, che esce addirittura dagli schemi di Rossini.

Devo ammettere che a Pesaro lo spettacolo creato da Graham Vick non mi aveva particolarmente convinto, aspetto che invece ho modificato a Bologna in occasione della ripresa. Probabilmente gli spazi del teatro erano più convincenti e favorevoli e sicuramente anche qualche limite di chi scrive. La vicenda è spostata in modo astratto intorno ai primi anni del secolo XX, del resto è storia di tutti i tempi che un tiranno o una classe politica sia usurpatore su un popolo. La terra è elemento primario, cui gli svizzeri sono costretti a spazzare ma fanno ritornare sul palcoscenico per dimostrare che è la loro vita, il loro destino. Un pugno chiuso campeggia sullo scenario iniziale e bandiere, entrambi rossi, campeggiano nel finale, non si tratta d'ideologia del comunismo ma di simboli della lotta contadina, del riscatto dell'indipendenza e della dignità di un popolo che scaccia l'usurpatore. Ci sono tutti i simboli e le gesta dell'insurrezione e della dignità di un'etnia che lotta per la propria indipendenza, la storia di ogni epoca. Spettacolare la scena finale nella quale scende una scala dal soffitto, sempre rossa, sulla quale sale solo il piccolo Jemmy, tutto questo è stato fatto soprattutto per le nuove generazioni per un mondo migliore! Ma quanto migliore? Analizzando la storia si evince che spesso si ripete, ma se non si cerca di renderlo migliore, si sprofonderebbe. Il messaggio di Vick è chiarissimo, intelligente e penetrante. A lui si aggiunge Paul Brown che disegna una scena spoglia bianca ma efficacissima e costumi di rara bellezza e raffinatezza. Discorso a parte meritano le coreografie Ron Howell, che magistralmente crea una pantomima nel grande balletto del terzo atto, una scena di forte emotività teatrale, spettacolare, e di violenza visiva impressionante. Gli usurpatori sottopongono gli svizzeri ad ogni genere di sottomissione, talvolta orgiastica, di sprezzante umiliazione. Un momento di grande teatro danzato che trafigge.

Michele Mariotti, dopo le recite pesaresi, dirige anche qui a Bologna, dove è direttore stabile, e la sua concertazione è migliorata notevolmente, ad eccezione di una sinfonia pasticciata e troppo personale cui hanno contribuito parecchie falle del violoncello. Ho riscontrato in Mariotti maggiore dimestichezza nella partitura, che ha acquistato significativo spessore drammatico, ardore e sentimento. Il direttore esercitava un carisma personale di grande impatto teatrale, forgiando colori, sfumature e poetica lucentezza in una partitura nient'affatto banale ma complessa e variegata. Una prova meritevole di plauso senza indugio, anche se dovrebbe calibrare meglio i concertati non sempre precisi. Buona la prova dell'Orchestra del Teatro Comunale che ha seguito il direttore con precisione, ma necessita ancora di raffinatezza, è stata invece stupefacente la prova del coro, diretto da Andrea Faidutti, che ha dimostrato grande professionalità e precisione nell'arco della lunga performance.

Anello debole della produzione è stato il tenore Michael Spyres, Arnold, il quale affrontava un ruolo oltre i suoi limiti. Sgombriamo subito il guillame 4fatto che in giro non ci sono Arnoldi di riferimento, pertanto quella di Bologna è stata una delle scelte migliori, ma le caratteristiche vocali del cantante non sono conformi alla scrittura del personaggio, manca lo squillo, l'incisività e l'ardore richiesti. Spyres tenta, giocando tutte le sue carte e la sua musicalità, di reggere la partitura ma pur ammirando l'impegno, è sempre un gradino sotto, e arrivato "sfinito" alla grande aria del IV atto, si capisce che il ruolo è troppo oneroso. All'opposto sorprende Yolanda Auyanet, Matilde, che dimostra una personalità ammirevole accomunata da uno smalto vocale idoneo, intensa e penetrante sia nell'aria di sortita sia nella più difficile del III atto, risolta con bravura e buona tecnica. Esemplare Carlos Alvarez, che interpreta un Tell con voce rotonda e pastosa e morbida, centrando il personaggio con indicativa nobiltà d'accenti e fraseggio, culminando nell'aria "Sois immobile" cantata con particolare trasporto ed impeccabile precisione.

Tra gli altri interpreti, che nel Tell sono coprotagonisti per importanza drammaturgica, spiccava l'Hedwige di Enkeleida Shkosa, voce di autentico mezzosoprano che dava un rilievo particolare al ruolo anche teatrale: Luca Tittoto era perfetto nel ruolo del tiranno sia come attore sia come cantante, notevolmente migliore che nelle recite pesaresi. Aggiungiamo che Mariangela Sicilia era un buon Jemmy, talvolta tesa nel settore acuto, Simon Orfila un corretto Walter, Simone Alberghini un grossolano Melcthal. Bravo Giorgio Misseri nella difficile aria del pescatore, che supera con onore, professionali Alessandro Luciano, Rodolphe, e Marco Filippo Romano, nel doppio ruolo di Leuthold e cacciatore. Al termine delle cinque ore di spettacolo a tutta la compagnia è stato tributato un autentico trionfo da un teatro gremitissimo.

 

Visto da William Fratti

 

14 ottobre. Se la prima pesarese di Guillaume Tell nello spettacolo di Graham Vick aveva sortito qualche dubbio, in gran parte dissipato durante la ripresa torinese, ora a Bologna, a distanza di oltre un anno, appare totalmente chiaro ed efficace, funzionale sia al testo originale sia ad una visione più contemporanea della leggendaria vicenda del Tell.
Inutile perdersi nuovamente nella bravura e nella validità del lavoro di Vick, Brown, Di Iorio e soprattutto dell’eccellente Howell. Occorre solo aggiungere che un grande spettacolo quando riceve molti consensi e altrettante critiche, deve essere rivisto, poiché se il primo risultato è dicotomico, ciò significa che sta trasmettendo pensieri ed emozioni, dunque si tratta di arte; contrariamente a ciò che è totalmente bello o brutto, in tal caso si tratta di pura estetica.
guillame 1Discretamente brava anche la squadra che si è occupata della ripresa dell’allestimento – leggermente adattato a causa della ridotta disponibilità di spazio – con Lorenzo Nencini alla regia, Virginia Spallarossa alle coreografie, Fiamma Baldiserri e Marco Alba alle luci, che in alcuni momenti sono forse un po’ troppo forti e costringono a socchiudere gli occhi.
Michele Mariotti riprende in mano la mastodontica partitura dell’ultimo capolavoro teatrale del genio indiscusso della lirica e lo fa con ulteriore sicurezza rispetto alla prima pesarese. Già allora il risultato orchestrale e l’amalgama con le voci risultava eccellente, ora si riconferma, ma ancor più saldo, con conseguente arricchimento nelle sfumature. L’unico neo è che il Teatro Comunale di Bologna è piccolo – non è certamente l’Adriatic Arena – e la vastità del suono avrebbe dovuto essere regolata all’ampiezza sala, mentre risulta essere un poco eccessivo.
L’ulteriore soddisfazione ricavata dai melomani nell’inseguire questo spettacolo – oltre alla possibilità di assistere ad un’opera lirica di rara esecuzione, almeno in Italia – sta nella variazione degli interpreti dei ruoli protagonisti.
A Bologna è Carlos Alvarez a vestire i panni del celebre arciere e fin dalla primissima frase a mezza voce si mostra ben timbrato. Forse la sua performance non è da intendersi emblematica nell’ambito dell’intenzione rossiniana, ma ciò non toglie che il baritono abbia eseguito la parte con un’eccellente linea di canto, un fraseggio eloquentissimo, un’interpretazione più che convincente sotto ogni aspetto, dimostrandosi ancora una volta uno dei migliori baritoni dell’odierno panorama lirico internazionale.
guillame 3Yolanda Auyanet è Mathilde e, come già ribadito in molte altre occasioni, è una brava cantante, ma raramente trasmette quel “di più” da fare incantare. Secondo e quarto atto sono i meglio riusciti, dove sfoggia raffinatezza e musicalità di livello superiore; mentre terzo atto, dove occorrerebbero staccati precisi e acuti puntuali, si trova ad eseguire la parte con dei compromessi non propriamente in linea col canto di Rossini.
L’Arnold di Michael Spyres incarna perfettamente il volere del compositore pesarese, ma volendo cercare il pelo nell’uovo occorre notare che in questa occasione non tutte le note sono perfettamente pulite e gli acuti più estremi non hanno lo stesso smalto e soprattutto lo stesso volume di sue esibizioni precedenti. Eccellente è la resa di secondo atto.
Enkeleida Shkoza è “troppa” per poter essere vocalmente credibile in Hedwige e presumibilmente in qualunque altro ruolo di belcanto. È dotata di un timbro e un colore naturale particolarmente caldi, piacevoli, davvero interessanti e si nota l’impegno che mette nel tenere a bada la sua valanga di voce, purtroppo senza riuscirci appieno. Forse dovrebbe interpretare tanto Mozart per arrivare tecnicamente là dove dovrebbe; sarebbe un peccato perdere una simile vocalità, più unica che rara.
guillame 4Mariangela Sicilia è una brava Jemmy, anche se non tutti gli acuti risultano emessi con suoni tondi e puliti; peccato per il taglio della sua aria, di cui non si comprende appieno il motivo. Giorgio Misseri è un Roudi sufficiente, ma è troppo evidente la difficoltà nella zona più alta. Luca Tittoto è il solo interprete ad avere eseguito le tre produzioni ed il suo Gessler è notevolmente cresciuto col tempo anche sotto il profilo vocale. Marco Filippo Romano è un Leuthold/cacciatore molto efficace nel canto. Ci si sarebbe aspettato di più dal Melcthal di Simone Alberghini e dal Walter di Simon Orfila, comunque soddisfacenti. Appena sufficiente il Rodolphe di Alessandro Luciano.
Eccellente la prova del Coro del Teatro Comunale di Bologna diretto da Andrea Faidutti.

Locandina

Teatro Comunale di Bologna - Stagione d'opera e balletto 2014
GUILLAUME TELL
Opéra in quattro atti
Libretto di Etienne de Jouy e Hippolyte-Louis-Florent Bis
Musica di Gioachino Rossini
Versione originale in francese
Personaggi: Interpreti:
Guillaume Tell Carlos Alvarez
Arnold Melcthal Michael Spyres
Walter Furst Simon Orfilia
Melcthal Simone Alberghini
Jemmy Mariangela Sicilia
Gessler Luca Tittoto
Rodolphe Alessandro Luciano
Roudi Giorgio Misseri
Leuthold/un cacciatore Marco Filippo Romano
Mathilde Yolanda Auyanet
Hedwige Enkeleida Shkosa

Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna

Direttore Michele Mariotti
M.o del coro Andrea Faidutti
Regia Graham Vick
Regia ripresa da Lorenzo Nencini

Scene e costumi

Paul Brown

Coreografie

Ron Howell

Luci 

Giuseppe di Iorio

  
Allestimento del Rossini Opera Festival 2013, in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna e il Teatro Regio di Torino

 

FOTO di Rocco Casalucci

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