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troyens cartagineMilano, aprile 2014. “Ciò che è immensamente difficile è trovare la forma musicale, quella forma senza cui la musica non esiste, o non è altro che la schiava umiliata della parola. Questo è il crimine di Wagner: vorrebbe detronizzare la musica, ridurla ad accenti espressivi, esagerando il sistema di Gluck (il quale, per fortuna, non è riuscito a mettere in pratica la propria empia teoria)”. Così si esprimeva Berlioz nel 1856, durante la composizione de Les Troyens. Poi ancora, nel 1863, dopo l’unica rappresentazione – pesantemente tagliata – del suo capolavoro al quale poté assistere: “la mise en scène di un’opera non è fatta per la musica, è la musica che è fatta per la mise en scène”.

Visto da Lukas Franceschini

Milano, 12 aprile 2014. E' raro uscire da teatro dopo una rappresentazione operistica e sentirsi galvanizzati dall'esecuzione. Questo è quanto ho provato dopo la seconda recita troyens antonaccide Les Troyens di Hector Berlioz al Teatro alla Scala.

Dopo il fiasco de Benvenuto Cellini, intorno agli anni '40 del XIX secolo, Berlioz si convinse di cercare altre e nuove forme d'opera musicale, bisognerà aspetta circa in ventennio per il nuovo lavoro, Les Troyens appunto. Il grand-opéra fu composto tra il 1856 e il 1858 e trovò grandi difficoltà ad essere messo in scena sia per la lunghezza dello spartito sia per la considerevole quantità di solisti. Pertanto fu divisa in due opere separate, La Prise de Troie e Les Troyens à Carthage. Il compositore riuscì ad assistere solo alla rappresentazione della seconda parte al Théâtre Lyrique di Parigi nel 1863, la prima parte fu eseguita informa di concerto nel 1879. L'integrale, quasi completa, ebbe invece la prima rappresentazione a Karlsruhe il 6 e 7 dicembre 1890. Una versione abbreviata comprendente le due parti fu eseguita a Parigi nel 1921, ma bisogna avvicinarsi al 1957 per avere la prima vera esecuzione integrale al Covent Garden di Londra. Seguirono alcune edizioni discografiche, una diretta da Colin Davis per Philips e una più recente per Decca diretta da Charles Dutoit. L'esigua realizzazione teatrale ed incisione discografica sono indicative per capire le grandi difficoltà tutt'oggi esistenti ogni volta che si affronta l'ultima opera di Berlioz.

E' lecito affermare che Berlioz crea una grande "macchina drammatica e romantica" su libretto proprio, ispirandosi dall'Eneide nei punti che riteneva più efficaci per il suo lavoro. Innovativo invece è il libretto che più autorevoli musicologici affermano come un testo virgiliano tendente a Shakespeare, o con metodo del bardo inglese. In effetti, i versi del duetto finale atto IV tra Enea e Didone sono estratti dal dialogo tra Lorenzo e Jessica nel Mercante di Venezia. Il teatro di Berlioz è un teatro epico e l'ispirazione non poteva essere che scontata, da Virgilio a Shakespeare, le due protagoniste femminili troyens barcellona_kunde_radnernon si accumunano nella trama ma restano due simboli imperanti: il destino, la premonizione e l'amore deluso portato all'estremo sacrificio. Vorrei aggiungere un altro concetto importante: il classicismo. E' vero che Berlioz considerava Gluck un eccelso musicista, e condivido l'opinione, ma non si deve considerare Les Troyens una tregèdie-lyrique sugli stessi schemi classici e mitologici, infatti, l'opera rappresenta un culmine del romanticismo francese seppur con riferimenti ed agganci al passato, solo un primo ascolto già determina la lucentezza musicale e la modernità del compositore, il quale per l'appunto non fu compreso agli inizi. Il termine grand-opéra è pertinente se consideriamo le sezioni intersecate nell'opera: danze, cori trionfali, preghiere, sacrifici collettivi. Sono tutti elementi che ritroviamo in altri compositori precedenti e successivi al nostro, ma Berlioz è peculiare per l'utilizzo di un tessuto imponente (anche dislocato rispetto la buca) e in questo è sicuramente maestro come in altri lavori ma Les Troyens rappresentato il vertice della sua produzione.

Lo spettacolo con la regia di David McVicar è memorabile e resterà nella storia del Teatro alla Scala, che l'ha coprodotto con altri teatri. Trattasi di una produzione spettacolare, ben delineata drammaturgicamente e con logica comprensibile nel corso della lunga vicenda. Impressiona la perfetta aderenza al testo di Berlioz con bellissimi colpi di scena, gestualità degli interpreti raffinate, movimenti di masse da manuale. Il troyens cavalloregista si avvale del bravissimo scenografo Es Devlin, il quale ci abbaglia con due visioni spettacolari, la città di Troia in una sorta di anfiteatro (ove si colloca il coro festante nel primo atto) che all'occorrenza si apre per far entrare il gigantesco cavallo, emozionante, e la calda e color sabbia Cartagine rimodellata su un plastico centrale ove si aggira la regina Didone. A tutto questo si aggiungono dei costumi straordinari di Mortiz Junge, che "modernizza" ottocentescamente i soldati troiani, le pregevolissime luci di Wolfang Gobbel e le meravigliose coreografie di Lynne Page.

Su un livello eguale la direzione di Antonio Pappano, il quale debuttava nel teatro del Piermarini nel repertorio operistico. Dire che Pappano è un grande direttore è superfluo, ma se qualcuno avesse avuto delle riserve con questa concertazione sarebbero andate svanite. La qualità del suono, del colore, il ritmo, l'accompagnamento sempre sicuro e terso, fanno di questa direzione la miglior offerta possibile di oggi. Un grande lavoro d'insieme ove tutte le sfaccettature dell'intricata vicenda e della complessa partitura sono precise e rese al meglio. Anche il coro diretto da Bruno Casoni ha dato il meglio di sé, riprendendosi uno scettro che ultimamente aveva in parte accntonato.

Il cast nel suo complesso era dignitosissimo, anche in considerazione alla difficile reperibilità canora odierna.

Gregory Kunde era un Enea abbastanza credibile e probabilmente l'unico reperibile a livello internazionale. Pur considerando la lunga carriera e l'età non è possibile esimersi dal registrare che la voce ha perso smalto e compattezza, le salite al registro acuto sono forzate, il medio opaco e monotono. Nel celebre duetto del IV atto sarebbero stati necessari altro pathos e lirismo sentimentale, che il cantante non possiede. Tuttavia sono a tratti sorprendenti la tenuta per tutta l'opera e l'incisività profusa, non è possibile non complimentarsi. Della Cassandra di Anna Caterina Antonacci resterà nella memoria l'arte attoriale di pura grandezza, meno il canto che affrontando una parte a mio avviso troppo bassa sfocia sovente in un recitativo parlato e di scarso valore musicale. Meglio la Didone Daniela Barcellona, la quale avvantaggiata da una voce di rango, sfoggia classe e tragicità valenti, ma il settore acuto è sempre forzato. Sommario il Chorèbe di Fabio Capitanucci dal canto sfasato, totalmente fuori parte Maria Radner, Anna, che del contralto non possiede nulla. Paola Gardina era un buon Ascanio, come Giacomo Prestia, seppur un po' usurato, fosse accettabile quale Narbal. Note dolenti per Shalva Mukeria uno Iopas stentoreo e con scarsa intonazione, meglio il preciso e lirico Paolo Fanale nell'assolo di Hylas. Le altre parti secondarie erano accettabili ma senza grande caratterizzazione.

Pubblico molto attento e partecipe, durante le sei ore della durata dello spettacolo, che ha decretato un autentico trionfo a tutta la compagnia con particolari ovazioni sia al rientro in buca sia nel finale ad Antonio Pappano. Meritatissime!

Visto da William Fratti

Mtroyens barcellonailano, 8 aprile 2014. Non è questa la sede in cui si deve criticare una partitura scritta da oltre centocinquanta anni, ma considerata la rarità della rappresentazione, è doveroso spezzare una lancia a favore di un compositore che ha sempre messo la musica in primo piano. La storia ha visto autori concentrati sul canto, altri sulla parola, altri ancora sull’effetto scenico, mentre Berlioz racconta la sua vicenda – intrisa di storia, di mitologia, di fatalismo, di emozioni e sentimenti umani – attraverso la forma musicale. E ne esce vincitore.

Altrettanto trionfatore è Antonio Pappano, che in maniera straordinariamente organica e uniforme conduce orchestra, coro e solisti in un disegno compatto sotto il profilo stilistico, ma dal respiro ampio secondo il punto di vista narrativo, precisissimo nei suoni degli strumenti, che seguono lo spartito del compositore così come desiderava: raccontando affetti e passioni, turbamenti e suggestioni.

Putroyens barcellona_mukeriare vittoriosa è la squadra ideatrice dello spettacolo, capitanata da David McVicar, Cavaliere della Regina Elisabetta II, coadiuvato da Leah Hausman, con scene di Es Devlin, costumi di Moritz Junge, luci di Wolfgang Göbbel riprese da Pia Virolainen e coreografia di Lynne Page, che allestisce un’antica Troia in chiave moderna, come se fosse nel pieno dell’era industriale – e guerrafondaia – dell’Ottocento, seguita da una Cartagine ben più idilliaca, così attuale – pur essendo molto precisa nell’ambientazione fenicia – da ricordare il televisivo Approdo del Re de Il Trono di Spade. Il lavoro di McVicar è chiaramente grandioso, epico, proprio così come dovrebbe essere, ma sempre al servizio della musica, poiché mai disturba e sempre racconta, nota per nota, l’incredibile partitura di Berlioz.

Gregory Kunde è un ottimo protagonista. Forse il suo Enée è leggermente meno eroico del suo Otello o del suo Vasco de Gama, ma non è importante, poiché ciò che davvero conta è la sua capacità di cantare generosamente, di fraseggiare, di essere musicista dall’inizio alla fine.

Lo troyens antonacciaffianca un mostro di bravura quale è Anna Caterina Antonacci, che porta sul palcoscenico della Scala una Cassandre drammatica e solo velatamente squilibrata, perfettamente in linea col personaggio che sembra straparlare, mentre sta svelando una verità non ancora accaduta. Forse il canto, in un ruolo così vocalmente arduo, mostra qualche lieve segno di cedimento rispetto al passato, ma l’esecuzione nel suo complesso è comunque grandiosa e celebra splendidamente i suoi trenta anni di carriera.

Pure eccellente è Daniela Barcellona nella parte di Didon. La sua voce è velluto puro e si prodiga in un canto spianato davvero toccante. Forse, contrariamente alle aspettative, non è così ferrata nelle pagine di derivazione più belcantista, ma risulta comunque strepitosa, poiché la sua morbidezza e la sua omogeneità in questo ruolo si notano maggiormente.

Fabitroyens kunde_duhamelo Capitanucci è un Chorèbe poco intonato, quasi fastidioso, mentre Alexander Duhamel è un Panthée sicuro e squillante. Deyan Vatchkov è un Hector solido e brunito e Giacomo Prestia è un Narbal più che soddisfacente, moderatamente autorevole, giustamente non autoritario. Paola Gardina se la cava molto bene come Ascagne, con un canto preciso seppur non particolarmente stentoreo, ma in linea col personaggio, anche se tende a scomparire nei concertati; accettabile l’Anna di Maria Radner, ma che si trova probabilmente fuori parte. Shalva Mukeria è un Iopas poco preciso nei recitativi, decisamente migliore in “O blonde Cérès”, ma comunque in difficoltà. Paolo Fanale è un eccellente Hylas e la sua “Vallon sonore” è elegante e raffinata, giocata su colori e cromatismi.

Positive le prove di Elena Zilio, Oreste Cosimo, Guillermo Esteban Bussolini e Alberto Rota nei panni di Hécube, Hélénus, primo e secondo soldato troiano. Non più adeguata la voce del Priam di Mario Luperi. Completano il cast Luciano Andreoli, Sara Barbieri, Alessio Nuccio, Sara Catellani, Ernesto Panariello, Emidio Guidotti.

Grande e meritatissimo successo per tutti, soprattutto per il direttore, i tre protagonisti e il magnifico coro diretto da Bruno Casoni.

Locandina

Teatro alla Scala - Stagione d'Opera e Belletto 2013-2014
LES TROYENS

Grand Opéra in cinque atti e nove quadri

Libretto e musica di Hector Berlioz

 

 

Personaggi: Interpreti:
LA PRISE DE TROIE (Atto I e II)
Un soldato Luciano Andreoli
Cassandre Anna Caterina Antonacci
Chorèbe Fabio Capitanucci
Enée Gregory Kunde
Ascagne Paola Gardina
Hécube Elena Zilio
Hélénus Oreste Cosimo
Panthée Alexander Duhamel
Priam Mario Luperi
Andromaque Sara Barbieri
Astyanax Alessio Nuccio
L'ombre d'Hector Deyan Vatchkov
Polyxène Sara Catellani
Un chef grec Ernesto Panariello
LES TROYENS A CHARTAGE (Atto III, Iv e V)
Didon Daniela Barcellona
Anna Maria Radner
Ascagne Paola Gardina
Iopas Shalva Mukeria
Panthée Alexander Duhamel
Narbal Giacomo Prestia
Enée Gregery Kunde
Le dieu Mercure Emidio Guidotti
Hylas Paolo Fanale
1er soldat troyen Guillermo Esteban Bussolini
2eme soldat troyen Alberto Rota
Le spectre de Cassandre Anna Caterina Antonacci
Le spectre d'Hector Deyan Vatchkov
Le spectre de Chorèbe Fabio Capitanucci
Le spectre de Priam Mario Luperi

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Direttore Antonio Pappano
M.o del coro Bruno Casoni
Regia David McVicar
Collaboatore alla regia leah Hausman
Scene Es Devlin

Costumi

Moritz Junge

Luci

Wolfgang Goebbel

Coreografia

Lynne Page

Nuovo Allestimento, 2012/2014 in coproduzione con Royal Opera House Covent Garden, Wiener Staatsoper e San Francisco Opera

FOTO DI BRESCIA/AMISANO - TEATRO ALLA SCALA

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