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sposa 1Milano, 5 marzo 2014. Nella sua lunga storia di programmazione lirica il Teatro alla Scala rappresenta per la prima volta l'opera di Nikolaj Rimskij-Korsakov Una sposa per lo zar, il cui titolo originale è Carskaja nevesta


Visto da Lukas Franceschini

Opera del grande repertorio in patria, non si contano assidue frequentazioni in Italia e anche le incisioni discografiche sono annoverate a etichette sposa 2dell'est Europa. Il soggetto è tratto dal dramma di Lec Aleksandrovic Maej, il quale ambienta l'intricata vicenda all'epoca dello zar Ivan il Terribile, sullo sfondo storico tipicamente russo si sommano caratteristiche del teatro ottocentesco: la giovane fanciulla, la rivale, i sentimenti puri, il filtro dell'amore, la follia e la morte. Sotto il profilo musicale Rimskij-Korsakov tende e proporsi in forme diverse staccandosi dai connazionali, in particolare Musorgskij, e rifacendo il verso al romanticismo ottocentesco italiano, con il quale forgia una partitura in nuovo stile con arie, terzetti, quartetti che palesemente si rifanno all'italiano operistico in particolare le due struggenti vicende parallele di Marfa e Ljubasa una pazza, l'altra vendicativa (in cui si ravvedono vicende di verista memoria). Grazie a tutti questi innesti è possibile formulare il binomio romanticismo europeo e verismo russo, sposa 3sovente sposato da molti critici. Il percorso compositivo esprime una perfetta e limpida vena ispiratrice melodia anche se a numeri chiusi, è riconfermata la tavolozza di colori e timbri che eleggono Rimskij-Korsakov pittore musicale, ma non si riscontrano gli aspetti favolistici e fantastici che in occidente hanno contraddistinto la sua produzione pertanto, come riportato da Cesare Fertonani, questa probabilmente la ragione della scarsa affermazione fuori dai confini nazionali.

Artefice dello spettacolo, coprodotto con la Staatsoper Unter den Linden di Berlino, è Dmitri Tcherniakov autore anche della Traviata inaugurale. Il regista attualizza la vicenda ai giorni nostri, purtroppo ormai è consuetudine troppo abusate, chi scrive non è preventivamente contro le regie cosiddette "moderne" ma non sempre e a tutti i costi. Inoltre non credo che la modernità sia più interessante e aiuti a comprendere in modo migliore drammaturgia e processi introspettivo dei personaggi. La forma favolistica dell'opera è totalmente assente, Ivan il Terribile è costruito al sposa 4computer (vero è che non compare come personaggio nell'opera), una sorta di "grande fratello" che condiziona i destini degli altri, i quali sono vittime di una società assuefatta dal virtuale e dall'ignoto. La scena è una finzione forzata, uno studio televisivo, un teatro di prosa, o webcam; gli interni della casa molti simili ad una fiction di primordine. Il regista pone l'accento sul potere dei media odierni, offrendo allo spettatore numerose domande relative al reale e al virtuale. Tutto ciò è anche coerente nella lettura di Tcherniakov, ma del tutto estraneo all'opera che non ha tali pretese, le quali sono centrate sugli istinti umani. Tuttavia non vi è nulla di nuovo, Orson Welles ha creato cose simili al cinema molti anni addietro, e la visione di questo spettacolo non è né innovativa né originale, anche per i costumi banali di Elena Zaytseva e un gioco luci sommario.

Daniel Barenboim, salvo errori, era la prima volta che affrontava il repertorio russo. L'ha fatto con passione e volenterosa incisività. Egli è più attento, o meglio più incline, alle tinte lugubri e all'ossatura drammatica della partitura, tuttavia senza accennare o perorare la causa del colore orchestrale che restano al margine. Per un verso pare una diversa e nuova lettura, forse anche inconsiderazione con l'allestimento, le cui sonorità sono accese e veementi di forte impatto, rese assieme alla bravissima orchestra. Non da meno il coro preciso e puntuale diretto da Bruno sposa 5Casoni.

Il cast offriva solo sue presenze positive: la protagonista Olga Peretyatko, e la rivale Marina Prundenskaya. Entrambe pur con mezzi non sfavillanti hanno saputo spendersi in un canto abbastanza preciso, senza sbavature e un'interpretazione convincente, pur non ricercando effetti particolari soprattutto per la protagonista nella scena finale.

Imbarazzanti le prove di Anna Tomowa-Sintow e Anatoly Kotscherga ormai voci sfibrate e poco intonate, e ci si domanda il perché della loro presenza in locandina. Di Johannes Martin Kranzle si ammira più il gesto e l'interprete scenico che il cantante decisamente grezzo e con molte lacune tecniche. Erano discreti i tenori: Stefan Rugamer, tuttavia con voce piccola, e Pavel Cernoch, dal quale avremo preteso più sentimento e maggiore accento amoroso. Discreti gli altri interpreti

Al termine buon successo per tutta la compagnia e ovazioni per Barenboim, eravamo alla seconda recita... del regista s'era persa ogni traccia e anche delle contestazioni della prima.


Locandina

Teatro alla Scala - Stagione d'opera e balletto 2013-2014
UNA SPOSA PER LO ZAR (Cerskaja nevesta)
Opera in quattro atti
Libretto di Il'ja Tjumenev
Musica di Nikolaj Rimskij-Korsakov
Personaggi: Interpreti:
Vasilij Stepanovic Sobakin Anatoly Kotscherga
Marfa Olga Peretyatko
Grigorij Grigor'evic Grjaznoj Johannes Martin Kransle
Grigorij Luk'janovic Maljuta Tobias Schabel
Ivan Sergeevic Lykov Pavel Cernoch
Ljbasa Marina Prudenskaya
Elisej Bomelij Stephan Rugamer
Domna Ivanova Saburova Anna Tomowa-Sintow
Dunjasa Anna Lapkovskaja
Petrovna Carola Hohn
Fuochista dello zar Guillermo Bussolini
Cameriera Stefania Giannì
Un giovane Massimiliano Di Fino

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Direttore Daniel Barenboim
M.o del coro Bruno Casoni
Regia e scene  Dmitri Tcherniakov

Costumi

Elena Zaytseva

Luci 

Gleb Filshtinsky

Video 

Raketa Media

  
Nuovo allestimento 2013-2014, in coproduzione con Staatsoper Unter den Linden Berlino

 

FOTO di Brescia e Amisano - Teatro alla Scala

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