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primaMilano, 19 febbraio 2014. Dopo otto anni il capolavoro di Gaetano Donizetti, Lucia di Lammermoor, ritorna al Teatro alla Scala in un allestimento importato dal Metropolitan di New York. 


Visto da Lukas Franceschini

Difficile dire quel sia l'opera migliore del musicista bergamasco, ne ha scritte molte di belle, certamente Lucia è stato il più grande cavallettisuccesso della sua carriera quasi l'opera simbolo, un titolo tra i più eseguiti di tutto il repertorio operistico. Emblema del romanticismo musicale e letterario, il soggetto fu desunto da un romanzo di Walter Scott, perno della vicenda è la contrapposizione politica tra due fazioni scozzesi, a farne le spese l'infelice protagonista che deve accettare un matrimonio di convenienza famigliare, impazzendo la notte delle nozze ed assassinando il marito. Diversamente dalla tipica struttura musicale primo ottocento Donizetti dopo una grandiosa aria di pazzia, suo terreno particolarmente fervido, fa terminare l'opera al tenore con il disperato suicidio, prassi che talune primedonne non lucia edgardoavrebbero molto gradito. Per il resto il melodramma non presenta particolari evoluzioni strutturali se non una crescente drammaturgia degli eventi che sfoga nel tragico destino degli amanti.

Alla Scala era ventilato da tempo il progetto di una nuova Lucia di Lammermoor con un celebre soprano del momento e Daniel Barenboim sul podio, in seguito andato in fumo probabilmente per ragioni organizzative. Si è pertanto ricorsi ad uno spettacolo del teatro newyorkese del 2007 e a ragion veduta non se ne capisce il motivo, giacché è stato uno dei più brutti e bizzarri allestimenti visti alla Scala, infarcito di trovate registiche insensate. Mary Zimmerman sposta l'azione di due secoli, dall'originale 1690, con motivazioni citate nel programma di sala, che la follia della protagonista è insita sia nel compositore (il quale morì di pazzia ma per altri motivi, come ben sappiamo) fino a pazziaFlaubert la cui eroina Madame Bovary troverà la stessa strada del declino dell'eroina di Scott. A parere di chi scrive tali supposizioni, sono solo la giustificazione pe poter fare quello che si vuole stravolgendo il carattere dell'opera e il suo contesto musicale-letterario. Spostare l'azione non sarebbe errore fatale, anzi potrebbe essere interessante, morir d'amore è tematica di tutte le ere ma tutte le licenze inserite erano addirittura irritanti. A cominciare con lo spettro vagante dell'antenata di Lucia nel primo atto, la foto matrimoniale durante il concitato sestetto del II che toglieva tensione e fremito all'azione, al medico di famiglia che durante la pazzia seda Lucia con iniezioni calmanti. Grottesca la sceneggiata di Edgardo che rovescia tutte le sedie della sala in casa Ashton prima dell'invettiva finale atto II. L'impianto registico, sotto taluni (pochi), aspetti poteva anche funzionare ma la volontà o il desiderio di creare altro o qualcosa di nuovo ha preso il sopravvento e non ricorderemo certo questa Lucia, anche per l'insignificante caratterizzazione dei personaggi, e possiamo beatamente rispedirla al mittente, là pare sia stato molto gradita, in effetti, i gusti sono diversi forse perché realizzata per il "nuovo" circuito cinematografico. La scenografia, curata da Daniel Ostling, non è particolarmente affascinante anche in un ottocento storico preciso, la scena del viale soffocata, la stanza del duetto Enrico-Lucia una sorta di Tara in profonda decadenza che improvvisamente diventa splendente per il matrimonio, il terzo atto prevedeva una passerella corridoio con scala ad ellisse ove la protagonista sciorina le mitiche note. Costumi, di Mara Blumenfeld, belli e sfarzosi tolta qualche incongruenza: Lucia si sposa in rosso e sale al talamo nunziale con lo sposino in bianco. Spettacolo che al termine assomigliava più ad una fiction sudamericana che all'opera donizettiana.

Anche l'aspetto musicale non è stato dei migliori a cominciare dalla direzione piatta, senza emozioni, e talvolta sfasata di Pier Giorgio Morandi, che non trova una lettura emozionante: bastavano le fiacche introduzioni e il sestetto per nulla vibrante per farcene un'idea. In parte stupisce che la stessa orchestra diretta, in altra opera e da altro direttore, qualche settimana prima era irriconoscibile e lo stesso Morandi non era quello che a novembre ascoltai in Aida, ove qualche colore e parecchie intenzioni si erano uditi. Il coro istruito da Bruno Casoni era corretto, ma sappiamo che sa fare molto di più.

morteAlbina Shagimuratova ritornava alla Scala dopo una dimenticabile Regina della Notte qualche stagione addietro. La cantante è diligente e anche precisa, ma la voce è limitata, il fraseggio inesistente, l'espressività latente, con l'aggiunta di qualche problema d'intonazione, sicché la pazzia passava senza traccia la quale era infarcita di gridolini e risatine deliranti, non so se per sua volontà o scelte registiche.

Vittorio Grigolo era un gradino superiore ma più attento a rendere il personaggio scenico, reso anche con troppa baldanza e una gestualità insistente rispetto alla partitura, la sua performance non era precisissima probabilmente per tecnica non raffinata. Tuttavia la voce è ancora bella ed armonica e riusciva anche a fraseggiare con qualche segno di qualità, abbassando però l'aria finale.

Massimo Cavalletti era inqualificabile sia come personaggio, troppo sopra le righe, sia come cantante con voce senza proiezione, ora ingolato, ora nasale e limitato nel settore acuto. Non convincono il Raimondo Sergey Artamonov, altro esempio di voce non qualificabile, grave sì ma senza ampiezza e colore, e l'Alisa di Barbara Di Castri sgangherata e piuttosto urlante. Certamente migliori Juan Francisco Gatell, Arturo, corretto senza strafare, e il Normanno di Massimiliano Chiarolla preciso e musicale.

Nell'insieme una performance che non convince e da dimenticare in fretta, ma il pubblico della Scala ha applaudito tutti con grande calore.


Locandina

Teatro alla Scala - Stagione d'Opera e Balletto 2013-2014
LUCIA DI LAMMERMOOR
Dramma Tragico in tre atti
Libretto di Salvatore Cammarno
Musica di Gaetano Donizetti
Edizione Critica a cura di Gabriele Dotto e Roger Parker, Editore Casa Ricordi Milano, in collaborazione e il contributo del comune di Bergamo e della Fondazione Donizetti
Personaggi: Interpreti:
Lord Enrico Ashton Massimo Cavalletti
Miss Lucia Albina Shagimuratova
Sir Edgardo di Ravenswood Vittorio Grigolo
Lord Arturo Bucklaw Juan Francisco Gatell
Raimondo Bidebent Sergey Artamonov
Alisa Barbara Di Castri
Normanno Massimiliano Chiarolla

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Direttore Pier Giorgio Morandi
M.o del coro Bruno Casoni
Regia Mary Zimmerman

Scene

Daniel Ostling

Costumi

Mara Blumenfeld

Luci 

T. J. Gerckens

Coreografia

Daniel Pelzig

  
Allestimento del Teatro Metropolitan di New York, 2007

 

FOTO di Brescia e Amisano - Teatro alla Scala

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