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0311 fotoennevi_0150_20131103Verona, 7 novembre 2013. La stagione Lirica 2012-2013 al Teatro Filarmonico si è conclusa con la nuova produzione dell'opera I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini. 


Visto da Lukas Franceschini

Auspicabile che questa programmazione segue il filone inaugurato in Arena con Romeo et Juliette di Charles Gounod che potrebbe0311 fotoennevi_0137_20131103 consistere nel proporre tutte le opere che hanno come soggetto la sfortunata coppia di giovani innamorati veronesi. I Capuleti debuttarono al Teatro La Fenice l'11 marzo 1830 con protagonista nel ruolo di Romeo la celeberrima Giuditta Grisi. Bellini utilizzò molto materiale della precedente opera, Zaira, che non ebbe successo al Teatro Ducale di Parma. La peculiarità di affidare il ruolo maschile en travestì rimane una singolare invenzione del compositore nel voler assemblare in un quasi identico timbro gli amanti coinvolti nell'adolescenziale passione, sincerità giovanile, oltrepassando il confine delle contese famigliari, e saranno queste due voci bianche profondendo un onirico cromatismo vocale a terminare tragicamente in uno spegnersi di voce una vicenda molto romantica e commuovente.

Il nuovo spettacolo veronese, in coproduzione con La Fenice di Venezia e l'Opera Nazione Greca di Atene, vedeva il ritorno di Arnaud Bernard alla regia affiancato da Alessandro Camera, scenografo, e Maria Carla 0311 fotoennevi_0413_20131103Ricotti, costumista. La lettura di Bernard sarebbe stata originale, in partenza, avendo ambientato la vicenda in un museo colmo di quadri, questi spostati dal personale durante l'overture. Nella notte, durante la chiusura del museo, i personaggi raffigurati nei quadri uscivano e prendevano forma umana, tanti sono i riferimenti di Romeo e Giulietta dipinti da numerosi autori. Il regista firmava anche le note di regia pubblicate nel programma di sala, ove commetteva un imperdonabile errore. Egli affermava che il libretto di Felice Romani, sommo poeta operistico ottocentesco, era strampalato, debole teatralmente e per nulla fedele a Shakespeare. Avrebbe dovuto sapere che sia il Romani sia Bellini nel comporre, con fretta, non si rifecero al dramma del Bardo inglese, quasi sconosciuto al tempo in Italia ma piuttosto all'opera di Nicola Vaccaj e all'ampia tradizione letteraria tra cui la novella di Matteo Bardello. Nel racconto drammaturgico definisce il melodramma opera da museo ma aggiungeva particolari notevolmente superflui, come il personale delle pulizie che girava per il palcoscenico, o il personale tecnico al lavoro. Probabilmente per paura di rendere una lettura troppo banale e spoglia di valore drammatico, quando invece non avrebbe dovuto fare nulla se teneva come punto di riferimento il senso idilliaco dell'impossibile amore giovanile dei protagonisti risolto dal compositore sotto l'aspetto più puro del belcanto romantico ottocentesco, che è il vero senso di quest'opera, la quale conferma alcuni difetti del giovane compositore ma esprime unfotoennevi 311013_cem_378_20131031senso teatrale ben preciso seppur scarno. Piuttosto banale e anche fuori luogo la scelta di intravedere una sorta di scena di pazzia di Giulietta nel II atto durante l'aria "Ah! Non poss'io partire" ove Bellini non voleva assolutamente esprimere quello che era certamente uno stile tipico delle eroine tragiche del tempo. Aiutavano ad una discreta visione i bellissimi costumi della Ricotti, un po' meno la scenografia di Camera piuttosto anonima ma con quadri di riferimento molto azzeccati.

L'aspetto musicale era sommariamente deludente. Fabrizio Maria Carminati concertava onestamente la partitura senza avere però lo slancio romantico che necessiterebbe e sovente la sua direzione era fiacca e con tempi troppo lenti. L'orchestra lo seguiva svogliatamente e con parecchie sezioni nei fiati non ben calibrate, mentre il coro, diretto da Armando Tasso, figurava con professionalità.

Nelle vesti del giovane Montecchi abbiamo trovato Daniela Pini, la quale salvo errori debuttava il ruolo. La Pini più adatta al repertorio barocco cercava quanto possibile di dare slancio e passionalità al personaggio, ma la voce non particolarmente sviluppata non rendeva appieno le peculiarità vocali oltre a variazioni non particolarmente ricercate.

Mihaela Marcu offriva una prova in parte più emozionante, con voce apprezzabile e stile appropriato, anche se nella seconda parte dell'opera si è sentito un calo di prestazione e con fraseggio meno incisivo. Inappropriato per il ruolo e ancora troppo acerbo il Tebaldo di Giacomo Patti, le cui lacune tecniche vocali mettevano in difficoltà sia il direttore nella concertazione sia i colleghi negli assiemi. Poco espressivo e ruvido il Lorenzo di Dario Russo, nasale ed ingolato il Capellio di Paolo Battaglia. Teatro con vistosi vuoti, i quali 0311 fotoennevi_1124_20131103hanno caratterizzato tutta la stagione (speriamo in un futuro con più affluenza) ma generoso di applausi per tutta la compagnia.


Locandina

Fondazione Arena di Verona - Teatro Filarmonico - Stagione Lirica 2012-2013
I CAPULETI E I MONTECCHI
Tragedia lirica in due atti
Libretto di Felice Romani
Musica di Vincenzo Bellini
Personaggi: Interpreti:
Capellio Paolo Battaglia
Giulietta Mihaela Marcu
Romeo Daniela Pini
Tebaldo Giacomo Patti
Lorenzo Dario Russo

Orchestra e Coro dell'Arena di Verona

Direttore Fabrizio Maria Carminati
M.o del coro Armando Tasso
Regia Arnaud Bernard

Scene

Alessandro Camera

Costumi

Maria Carla Ricotti

  
Nuovo allestimento Fondazione Arena di Verona, in coproduzione con Gran Teatro La Fenice di Venezia e Greek national Opera di Atene

 

FOTO di Ennevi - Arena di Verona

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