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Vattila tagliavini_nizzaerona, 3 e 7 febbraio 2013. Il Teatro Filarmonico di Verona prosegue la Stagione di lirica e balletto 2012-2013 all'insegna di Giuseppe Verdi con Attila.

Visto da Lukas Franceschini

foto ennevi_010213_063_attila_20130201Verona, 7 febbraio 2013. Ancora Verdi al Teatro Filarmonico di Verona che programmando Attila vuole rilevare lo sviluppo compositivo del primo decennio d'attività del Cigno di Busseto. Il soggetto fu tratto dal dramma Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner, il quale fu drammaturgo di secondaria importanza rispetto a Goethe e Schiller. Questa lunga tragedia, in cinque atti, è nettamente romantica e forse più adatta allo stile operistico di Wagner, che celebrò gli antichi dei germanici teutonici, rispetto alla più sanguinea produzione verdiana. Tuttavia Verdi fu molto attratto dal personaggio, anche se si dovette procedere ad una sostanziale riduzione di personaggi dai ventiquattro del dramma ai sei dell'opera. Come ebbe a scrivere Gustavo Marchesi: Werner voleva sostenere nel suo dramma il concetto del destino, mentre Verdi voleva semplicemente scrivere un'opera sul patriottismo, il quale musicalmente riesce molto bene, anche se non libretto, di Solera, gli italiani appaiono piuttosto sleali e il protagonista clemente e non "flagello di Dio". Il libretto è alquanto maldestro e non rende una vera personalità ai personaggi foto ennevi_010213_071_attila_20130201cui sopperisce il compositore. Tuttavia lo spartito non è dei più riusciti di verdi, anche se si devono riconoscere ottime pagine e alcune arie di grande effetto. Se nel percorso compositivo si rileva un avanzamento considerevole, la caratterizzazione dei personaggi è scialba e monotona.

Lo spettacolo, una ripresa della produzione del 2008, non lasciò segni di memoria al tempo per banalità di scene e costumi atemporali di Jean-Pierre Vergier. La regia di Georges Lavaudant, ripresa oggi da Stefano Trespidi, non sopperisce a queste lacune evitando accuratamente di scavare almeno negli aspetti psicologici del protagonista, e le coreografie erano al limite del ridicolo, altro non merita di essere citato.

Il foto ennevi_010213_033_attila_20130201veronese Andrea Battistoni, maestro concertatore, avrebbe gusto e temperamento per questo spartito ruvido ove tiene il passo al senso battagliero ma spesso si fa prendere la mano dall'euforia e allora le sonorità sono spesso eccessive a scapito della raffinatezza nei momenti più introspettivi.

Il cast dimostrava quanto oggi sia difficile 0302 attila_foto_ennevi_194_20130203raggruppare specialisti soprattutto nel primo Verdi dove temperamento e tecnica sono imprescindibili. Roberto Tagliavini, peraltro basso apprezzabile, pareva intimorito dalla partitura. Il suo canto era corretto ma poco incisivo nel fraseggio e forse è stato prematuro affrontare il ruolo. Amarilli Nizza temperamento ne avrebbe eccome, ma il settore acuto è sempre leggermente forzato e la zona centrale non particolarmente rifinita, inoltre l'acuto non scritto nel finale dell'opera e stilisticamente poco opportuno. Roberto Frontali è un onesto Ezio ma con emissione incerta e spesso nasale. Note meno positive per Giuseppe Gipali sovente ingolato e monocorde. Corretti Antonello Ceron e Seung Pil Choi nelle parti minori e ottima la prova del coro istruito da Armando Tasso

Visto da William Fratti

Verona, 3 febbraio 2013. Finalmente un Verdi fatto bene! Non si pretende sempre l’eccellenza assoluta, né l’esecuzione memorabile, ma almeno una rappresentazione che sia all’altezza del compositore, che porti in scena un minimo di qualità e di quella teatralità verdiana che ha cambiato il corso della storia.

Iattila tagliavini_nizza_frontalil Teatro Filarmonico di Verona riprende lo spettacolo di Georges Lavaudant con scene e costumi di Jean-Pierre Vergier e la scelta è scusata solo per necessità economiche e la situazione di crisi in cui versa il Paese. Per il resto è un allestimento abbastanza inutile, che dice pressoché nulla ed è ulteriormente abbruttito da presenze mimiche incomprensibili ai più. Il suo unico pregio è quello di non disturbare la vicenda ed il pubblico che, seppur visibilmente inorridito da una specie di danza in secondo atto, non protesta e si gode musica e canto. Anche la suddivisione in due tempi è fortunatamente efficace, mentre un’altra nota dolente è il trucco. Si sta attenti che Attila abbia dipinta una bella muscolatura pettorale e addominale, ma indossa una parrucca riccia e castana, sembrando più un barbaro europeo piuttosto che il Re di un popolo di stirpe uralica. Al contrario, la mancanza di un trucco adeguato per Leone ottiene l’effetto diametralmente opposto e ricorda più verosimilmente un monaco orientale piuttosto che un papa del V secolo.

Sattila tagliavini_nizza_frontali_gipaliul fronte musicale l’Orchestra dell’Arena di Verona è in ottimo stato e qualche piccola pecca nella prima parte sui fiati è pienamente perdonata. Sul podio è il concittadino Andrea Battistoni, che torna all’opera che gli ha aperto le porte dell’attenzione internazionale, seppur non compiendo lo stesso prodigio di Busseto. La predilezione per il suono, l’accento e l’uso dei colori sono ottimi, ma sembra che nelle ultime direzioni verdiane Battistoni sia troppo concentrato sul vero effetto voluto dal compositore, tralasciando il fatto che forse le masse artistiche non riescano a seguirlo. Difficoltà di dialogo? Eccessiva sicurezza di sé? Poche prove? La lettura del direttore, come in altre opere del giovane Verdi, è molto rispettosa delle indicazioni presenti sullo spartito, ma il risultato finale non riesce più a raggiungere l’eccellenza e non se ne comprende il reale motivo. A tale proposito è però doveroso segnalare che, all’epoca dell’Attila bussetano, Battistoni era presente anche alle prove di regia, sempre attento a dare i tempi al pianista. È così ancora oggi?

Rattila tagliavinioberto Tagliavini, basso parmigiano davvero promettente, segue le orme dei suoi celebri colleghi concittadini e debutta con successo il ruolo del protagonista, attentissimo all’uso della parola ed eccellendo nella brillantezza del suono. Il passaggio all’acuto è ottimo, meno efficace è la robustezza dei gravi, pertanto la parte, che in alcuni tratti è quasi baritonale, pare perfetta per la sua vocalità. Tagliavini è certamente più concentrato sull’impeccabilità del canto piuttosto che sull’espressività del fraseggio e sull’interpretazione, ma questo è un bene, poiché se la resa vocale è solida, quella del personaggio non può che avere ampio spazio di miglioramento in futuro.

Oattila nizzadabella è Amarilli Nizza che, arrivata al suo quindicesimo debutto verdiano, si riconferma eccellente interprete dell’opera del Maestro di Busseto. Per tanti anni, nella seconda metà del Novecento, si è parlato di voce verdiana pensando al timbro e al colore , ma fortunatamente la critica e il pubblico più attendo si sono discostati da questo credo per avvalorare il vero volere del Cigno, ovvero che la vocalità da egli immaginata fosse un insieme di accenti e di espressività tali da far vivere i suoi personaggi. Amarilli Nizza, ogni volta che indossa un costume, diventa quella specifica eroina. Odabella è interpretata con un’ottima attenzione alla parola e al fraseggio, con un gusto raffinato del canto e del gesto, eseguita in perfetto equilibrio tra la recitazione e l’uso dei colori. Le parti drammatiche sono giustamente intense, soprattutto la prima cavatina, intrisa di note basse che il soprano sceglie di calcare con alcune emissioni di petto, che potrebbe non avere il favore dei puristi del suono, ma è altamente efficace nella resa dell’impeto della protagonista verdiana. Sublimi i pianissimi e il canto spianato della seconda aria, ricchissima di chiaroscuri emozionantissimi, dove la tecnica, il controllo dei fiati e l’appoggio si fanno notare in tutta la loro importanza. Questo è il vero Verdi.

Gattila gipaliiuseppe Gipali si fa annunciare indisposto, ma la sua esecuzione di Foresto non è inficiata da particolari problemi, se non da un accenno di opacità e nasalità probabilmente dettate dal raffreddore. La voce del tenore non è particolarmente voluminosa, ma i suoi personaggi verdiani più lirici sono sempre resi con perizia e anche in questa occasione ottiene un meritato successo.

Uattila nizza_gipalin solo appunto va sottolineato, riguardante l’esecuzione di Nizza e Gipali, in merito ad un paio di variazioni in acuto al termine delle loro cabalette. È chiaro che si tratta di un effetto molto amato dal pubblico e pertanto accettato anche dalla critica, ma non è particolarmente interessante. Solo alcune delle variazioni inserite in Verdi possono dirsi piacevoli e infatti, già in uso ai tempi del compositore, sono sempre state tollerate e poi sono entrate stabilmente in repertorio. Altre, purtroppo, esulano così tanto dal contesto che, seppur correttamente eseguite dai cantanti, a un orecchio attento possono apparire più fastidiose che utili allo scopo.

Rattila frontalioberto Frontali si presenta, come sua consuetudine, con autorità e spessore, qualità necessarie al ruolo di Ezio ed in generale ai personaggi verdiani interpretati dal baritono. Il fraseggio e l’espressione sono sempre eccellenti, mentre il canto è meno preciso e pulito del solito. Ma corre voce tra le fila di platea che abbia l’influenza e la febbre molto alta.

Seung Pil Choi è un Leone dalla voce imponente e voluminosa, così come dovrebbe essere; mentre Antonello Ceron possiede una vocalità particolarmente importante, più adatta a ruoli drammatici o spinti, e diventa troppo dura nello svolgimento delle poche righe dedicate qua e là ad Uldino, non lasciandogli neppure il tempo di scaldarsi.

Buona la prova del Coro dell’Arena di Verona guidato da Armando Tasso, soprattutto all’apertura con “Urli, rapine… Viva il re delle mille foreste”.

Locandina

Teatro Filarmonico di Verona - Stagione Lirica e Balletto 2012-2013
ATTILA

Drammalirico in un prologo e tre atti dal dramma Attila, Konig der Hunnen di Zacharias Werner

Libretto di Temistocle Solera

Musica di Giuseppe Verdi

Personaggi: Interpreti:
Attila Roberto Tagliavini
Odabella Amarilli Nizza
Ezio Roberto Frontali
Foresto Giuseppe Gipali
Uldino Antonello Ceron
Leone Seung Pil Choi

Orchestra e Coro dell'Arena di Verona

Maestro del Coro: Armando Tasso

Direttore Andrea Battistoni
Regia Georges Lavaudant ripresa da Stefano Trespidi

Scene e costumi

Jean-Pierre Vergier

Allestimento dell'Arena di Verona, 2008

FOTO ENNEVI - Fondazione Arena di Verona

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