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rigo 1Parma, 5 e 26 ottobre 2012. Il Festival Verdi 2012 ha avuto nel corso dell'estate una repentina modifica dovuta anche alla non riconferma del sovrintendente uscente, Francesco Meli, e alle note vicende politiche della città Emiliana.


Visto da Lukas Franceschini

Sarebbe superfluo addentrarci nei meandri della politica, prendiamo la situazione come sta ora: il Regio di Parma è in attesa di nomina direzionale e in attendendo nuove disposizioni è tornata a suonare al Regio l'Orchestra Filarmonica Toscanini poiché la costituita Orchestra del Teatro Regio non era legalmente, a quanto pare, lecita secondo i termini di legge.

Accantonato il previsto Otello, è stato ripreso un vecchio allestimento di Rigoletto in accoppiata con La battaglia di Legnano, già posticipata dalla rigo 2precedente programmazione di gennaio.

L'odierno Rigoletto è un celeberrimo spettacolo di Pier Luigi Samaritani, oggi riallestito da Elisabetta Brusa, che tanto successo ebbe negli anni '80, che ripropone l'opera nella sua classica ambientazione, lineare senza invenzioni astruse cui oggi siamo abituati. Una regia dunque ben accurata, nei gesti e nella drammaturgia, scene di suggestiva visione e costumi di un '500 mantovano di raffinata fattura. Elisabbetta Brusa si attiene alle rigo 3indicazioni del compianto Samaritani con scrupolo, e devozione, riuscendo in un prodotto di ottima fattura.

Ancora una volta Leo Nucci è Rigoletto, ruolo al quale ha legato in maniera intangibile la sua lunghissima carriera. Non è il caso di soffermarci sulle doti vocali del cantante, di lui tanto abbiamo scritto e lodato, oggi la sua voce non ha più la freschezza di un tempo, sarebbe irrispettoso parlare di peculiarità vocali, possiamo registrare la raffinata arte del consumato artista che riesce dopo tanti anni reggere ancora il ruolo, pur concedendosi delle attenuanti e non sfigurando, il mestiere insegna anche questo. Resta tuttavia un grande interprete che sa scavare nella psicologia interpretativa del personaggio reso mirabilmente con gesto ed intenzioni primari, la cui voce seppur nasale e in parte legnosa, sia controllata con sapienza, non puntualizziamo troppo su note, passaggi, eccetera, lodiamo l'artista nel suo autunno artistico anche se l'ovazione al termine di "Cortigiani" era un tributo alla carriera non certo al momento specifico.

Il resto del cast è invece "giovane". Jessica Pratt è una Gilda di rilievo con un magnifico legato, ampiezza di voce e capacità ammirevole nel registro sovracuto (anche se non sempre perfetto). Interpretativamente è leggermente fredda, ma il gusto e l'accento erano di grande finezza. Penalizzata in rigo 4molti passi da una bacchetta lenta, è riuscita a dimostrare ottime qualità tecniche di tenuta e morbidezze davvero rilevanti.

Piero Pretti è un tenore dotato di voce squillante e bella, ma non del tutto calibrata tecnicamente, la zona media è spesso "vuota" e l'appoggio sul fiato ancora da maturare. Infatti, spesso ha "sporcato" il canto con probabili raucedini, ma il settore acuto è sicuro e prestante. Non è molto raffinato in colori ed accenti (l'aria del II atto passa quasi inosservata) ma regge frasi e passaggi (duetto atto primo, cabaletta atto II e quartetto) abbastanza bene.

La Maddalena di Barbara di Castri ha poco del mezzosoprano e tende a gonfiare le note per rendersi più pertinente ma senza compromettere la parte, cosa che puntualmente fa Felipe Bou, Sparafucile, rozzo e sfuocato cantante. Il resto del cast non era certo all'altezza del Regio a cominciare dallo sgangherato Monterone di George Andguladze, ma mostrava come Valdis Joanson, Marullo, e la Giovanna di Alisa Dilecta, validi cantanti.

Infine Daniel Oren, il quale è tutto tranne un direttore filologico nel senso elevato del termine. A parte il taglio del da capo della cabaletta del duca, inaccettabile al Festival Verdi, seppur di tradizione, certi tempi fossero troppo manierati se non lenti e senza enfasi: duetto Gilda-Rigoletto atto I e soprattutto l'aria del soprano condotta con inaccettabile lentezza. Oren tuttavia riesce in alcuni punti, il preludio e il temporale, con ottimi risultati di colore e polso energico, guida una buona orchestra, la ritrovata "Toscanini", in ottime finiture producendosi complessivamente in una lettura di routine senza grandi emozioni. Buono il coro del Regio diretto da Martino Faggiani e decisamente superfluo e poco richiesto il bis della "Vendetta" al finale atto II.

Visto da William Fratti

Il Rigoletto-salva-Festival inaugura l’edizione 2012 del cartellone interamente dedicato al compositore più popolare del mondo, in un momento particolarmente difficile per il Teatro Regio e la Città di Parma. Il calendario precedentemente presentato dal sovrintendente uscente e dal commissario è stato quasi interamente spazzato e sostituito. Ma una nota giornalista ha giustamente detto che ripresentare Rigoletto a Parma è patologico. Non è l’opera ad essere malata, né gli artisti chiamati in causa. Ma riproporre lo stesso titolo, con lo stesso allestimento, per la terza volta nel giro di pochi anni, sta a significare che c’è un serio problema.

rigo pretti_sofiaPurtroppo in Italia accade spesso che si vengano a creare delle voragini economiche e finanziarie che mettono in ginocchio i conti pubblici e a farne le spese sono sempre e soltanto i cittadini. Il celebre artista Leo Nucci è stato chiamato a soccorrere una situazione davvero difficile e non sono mancate le polemiche. In questa sede si vuole fare critica e non si desidera prendere parte a nessun  tipo di fazione, ma è doveroso riportare le voci che corrono nel foyer, nel loggione e nei corridoi dei palchi, poiché sono gli spettatori a pagare il biglietto (molto salato) e hanno tutto il diritto di parlare, a torto, o a ragione.

La fine del rapporto con l’Orchestra del Teatro Regio S.r.l. e il ritorno della Fondazione Arturo Toscanini, la querelle tra Leo Nucci e Michele Pertusi risalente al 2010 e oggi trasformata in un rinnovo del rapporto d’amicizia, l’alto numero degli artisti impegnati provenienti dall’agenzia Ariosi Management, il cachet dei protagonisti: sono questi gli argomenti scottanti che imperversano e passano da una bocca all’altra. Del resto il malcontento dei cittadini è comprensibile, poiché dopo l’enorme insuccesso del Centenario Verdiano del 2001, non si aspettavano una simile situazione alle porte del 2013. È la storia che si ripete.

Lo spettacolo è un successo annunciato. Anche se le ombre sono molte, anzi, moltissime. Innanzitutto nella serata di venerdì 5 ottobre si notano alcuni palchi e diverse poltrone vuote; e ciò non è mai successo a Parma con questo titolo.

rigo pratt_nucciRiguardo l’intramontabile baritono bolognese, non c’è alcunché da dire in merito all’interpretazione e alla resa del personaggio, poiché continua ad essere il migliore Rigoletto dell’ultimo ventennio, addirittura con l’avanzare dell’età risulta ancora più credibile. Ma la voce inizia a subire i colpi della senescenza: diverse frasi si volgono più al parlato che al cantato e la tenuta non è sempre stabile. Ciononostante le emozioni, fino alle lacrime agli occhi, sono assicurate, soprattutto in “Cortigiani, vil razza dannata” e in “Sì, vendetta, tremenda vendetta” rigorosamente bissato a grande richiesta del pubblico.

Jessica Pratt si conferma essere una delle migliori belcantiste del momento. I suoni che riesce a produrre, sempre morbidi ed omogenei, sono naturalissimi e di altissima levatura. Purtroppo non ha le physique du rôle e la sua Gilda non è pertanto molto credibile. Ma la qualità vocale è così importante che è sufficiente chiudere gli occhi. Tra i momenti migliori è da segnalarsi il duetto con il Duca.

Piero Pretti, già notato nel medesimo ruolo sul palcoscenico torinese, riafferma le sue doti e qualità, soprattutto nell’ostico passaggio all’acuto. Le temibili frasi “D’invidia agli uomini sarò per te” ed “ei che le sfere agli angeli” sono assolutamente ragguardevoli. Da rimarcare è il fatto che solo lo studio continuo ed il confronto con i ruoli adeguati possono creare per il tenore nuorese il giusto terreno per un futuro davvero roseo. Invece, leggendo il suo prossimo programma, sembra che voglia seguire le sorti di molti altri tenori italiani, e con ciò rischierebbe di diventare uno dei tanti.

rigo nucci_bouDaniel Oren, alla guida della validissima Filarmonica Arturo Toscanini, dipinge un Rigoletto tenebroso, dal clima scuro e nebbioso, donando al pubblico emozioni forti, tanto quanto gli interpreti principali. Purtroppo ogni tanto si assopisce su qualche tempo un po’ troppo lento, dando un senso di discontinuità. Oltretutto mancano molti legati e la partitura soffre di qualche taglio di troppo.

Il Coro del Teatro Regio di Parma diretto da Martino Faggiani resta uno dei migliori del panorama musicale verdiano, anche se soffre dell’abbandono di alcuni validissimi elementi.

Sfortunatamente le gioie del Rigoletto-salva-Festival finiscono qui. Le voci degli altri interpreti sono pressoché nella norma e non rientrano certamente nell’immaginario di quello che mediaticamente era stato definito il Rigoletto-come-si-deve. Felipe Bou e Barbara Di Castri svolgono dignitosamente il loro compito, ma l’eccellenza è parecchio lontana, sia in termini di timbro e colore, sia in termini di proiezione. Valdis Jansons, Patrizio Saudelli, Alessandro Busi, Alessandro Bianchini e Alisa Dilecta portano a casa la pelle. George Andguladze, senza colori né sfumature, e Leonora Sofia, poco intonata, non sono presentabili. Un tempo il loggione parmigiano non avrebbe permesso a questi artisti di passare indenni.

rigo dicastriInfine, riguardo lo sfruttatissimo allestimento di Pier Luigi Samaritani, in questa particolare occasione si è voluto eliminare ogni ammodernamento apportato da Stefano Vizioli nel 2008 – e con lui Alessandro Ciammarughi alle scene e costumi e Franco Marri alle luci – in favore di un ripresa dello spettacolo originale, curata da Elisabetta Brusa, coadiuvata da Andrea Borelli alle luci. Purtroppo in questo caso la vecchia ricetta verdiana “torniamo all’antico e sarà un progresso” non funziona, poiché manca quel nervo, quella potenza, quell’invenzione, quel pathos, quella velocità che ci si aspetta dal teatro di oggi. Inoltre i duetti tra i protagonisti sono stati poco curati nel gesto e raramente si toccano o si rivolgono l’un l’altro, ma più facilmente sono intenti in altre attività. Ad esempio è quasi ridicolo che Gilda, nel confessare al padre di essersi innamorata del giovane “studente e povero”, sia più attenta a riallacciarsi il vestito, piuttosto che a chiedergli aiuto e soccorso.

Applausi numerosissimi per tutti. Ovazioni per Nucci, Pratt e Oren.

 

Nrigo rancatoreella serata del 26 ottobre, ultima data in cartellone, il ruolo della figlia del buffone è affidato a Désirée Rancatore. La celebre soprano è indubbiamente la Gilda del momento e la sua interpretazione, affiancata a quella di Nucci, è all’apice del realismo. Purtroppo è affetta da una forte indisposizione alle vie respiratorie e il suono non può materialmente essere così pulito e perfetto come di sua consuetudine - fortunatamente ciò si nota solo in pochissimi punti - e riesce ad eseguire l’intera partitura, bissando “Sì, vendetta, tremenda vendetta”, senza alcun problema, certamente grazie alla solidità della sua tecnica. La raffinatezza, l’intonazione, la morbidezza, l’omogeneità della linea di canto ci sono tutte e questo fa della Rancatore una grande professionista.

Lrigo rancatore_albeloe è accanto il Duca di Celso Albelo, la cui delicatezza rimanda indubbiamente all’insegnamento ricevuto da Carlo Bergonzi. La levatura del suo canto già si nota in “Questa o quella”, gli acuti sono ben impostati in avanti e il passaggio ben uniforme si fa sentire soprattutto nel duetto con Gilda. Peccato che “Partite? Crudele!” venga completamente scordato. Il buon fraseggio e il corretto uso dei colori escono principalmente in “Parmi veder le lagrime”. Il pubblico richiede fortemente il bis de “La donna è mobile”, in cui certamente la vocalità del tenore si fa maggiormente contemplare e ammirare, ma va segnalato che tale apprezzamento non tiene in considerazione il fatto che l’esecuzione non è propriamente a tempo.

Mrigo pertusiichele Pertusi torna al ruolo che lo ha visto debuttare venticinque anni fa e lo fa con una classe e un’eleganza ineguagliabili. Il suo modo di cantare raffinato, il suo saper fraseggiare in maniera altamente espressiva, la sua attenzione alla parola e al gesto, il suo impegno nella purezza del suono, fanno di lui un cantante di grandissima professionalità e, del suo Sparafucile, un personaggio di altissima statura. È però doveroso sottolineare che pur possedendo saldamente le note gravi che Verdi ha dedicato a questo cattivo – il fa grave di “Sparafucil” e il Sol bemolle grave di “Buonanotte” – l’artista non ha il colore che abitualmente è affidato a questo ruolo, pertanto certamente incontra il favore degli amanti del belcanto, ma non quello dei sostenitori della tradizione.

Locandina

Festival Verdi 2012
RIGOLETTO
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma "Le Roi s'amuse" di Victor Hugo
Musica di Giuseppe Verdi
Personaggi: Interpreti:
Il Duca di Mantova Piero Pretti
Celso Albelo (26)
Rigoletto Leo Nucci
Gilda Jessica Pratt
Désirée Rancatore (26)
Sparafucile Felipe Bou
Michele Pertusi (26)
Maddalena Barbara Di Castri
Giovanna Alisa Dilecta
Conte di Monterone George Andguladze
Marullo Valdis Jansons
Matteo Borsa Patrizio Saudelli
Conte di Ceprano Alessio Busi
Contessa di Ceprano Leonora Sofia
Un uscire di corte Alessandro Bianchini
Un paggio Leonora Sofia

Orchestra Filarmonica "Arturo Toscanini" e Coro del Teatro Regio di Parma

Direttore Daniel Oren
M.o del coro Martino Faggiani
Regia Elisabetta Brusa ricordando Pier Luigi Samaritani

Scene e costumi

Pier Luigi Samaritani

Luci 

Andrea Borelli

  
Allestimento del Teatro Regio di Parma, 1987

FOTO di Roberto Ricci, Teatro Regio di Parma

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