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forza_theodossiou

Parma, 2 febbraio 2011. Dopo un Festival Verdi 2010 ricco di alti e bassi, il Teatro Regio di Parma torna alla ribalta con una magnifica produzione de La forza del destino, dimostrando di saper ancora essere un centro di produzione internazionale e un palcoscenico in grado di fare la differenza. Stefano Poda firma e crea uno spettacolo elegante ed estremamente contemporaneo con l’accuratezza di chi conosce ogni singola nota dello spartito.

 

William Fratti

I solisti sono sempre in primo piano, con l’unico neo di non essere quasi mai in proscenio, se non in alcune scene. Coro, mimi e figuranti si muovono con la gestualità impressa da un coreografo degno di Pina Bausch. L’impianto scenico è unico, ma le situazioni create con l’ausilio di due grandi carri dalle sembianze di pareti e con un disegno luci altamente suggestivo, sono delle vere e proprie opere d’arte surrealiste. Questo allestimento de La forza del destino di Stefano Poda è visionario, tragico, carico di carattere, a tratti difficile da comprendere poiché intriso di doppi, tripli, forse quadrupli significati e può non piacere o convincere del tutto, ma ad un’analisi obiettiva non è possibile non riconoscerne l’alto livello artistico. Ad esempio qualcuno potrebbe lamentare la mancanza scenica dei frangenti comici fortemente voluti da Giuseppe Verdi, ma la maniera oscura in cui il regista trentino li ha sviluppati è comunque molto interessante, sia per la continuità contestuale col resto dell’opera, sia per l’effetto tragico che la comicità può avere in momenti drammatici, come la guerra in terzo atto, o la carestia in quarto.
forza_theodossiou_machado_scandiuzziGianluigi Gelmetti sale per la prima volta sul podio dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma e dirige la prima edizione musicale critica de La forza del destino con polso fermo e vigorosa intensità, mettendosi in luce già dalla celebre sinfonia. L’esecuzione integrale dell’opera è precisa e vivace, ricca di colori intensificati da un buon uso dei piani e dei forti.
Dimitra Theodossiou debutta la difficile e lunga parte di Donna Leonora e lo fa con la classe, l’eleganza e la forte presenza scenica che sempre la contraddistinguono. L’interpretazione che il soprano greco decide di dare all’eroina verdiana è molto vicina alla disperazione e alla rassegnazione nei confronti di un destino crudele, che il fraseggio altamente espressivo, i piani pregevoli e raffinati, i cromatismi ben accentuati, contribuiscono a rendere ancor più veritiero. Dimitra Theodossiou si discosta da talune esecuzioni eccessivamente irruenti e drammatiche a favore di un personaggio più misurato, musicalmente accurato, dove la linea di canto morbida ed omogenea e la voce calda e suadente ne escono chiaramente vincitrici. Il primo atto è reso in maniera equilibrata, sia in “Me, pellegrina ed orfana” che nel successivo duetto; nel secondo atto la tensione e l’intensità sono in crescendo, raggiungendo l’apice catartica in “Infelice, delusa, reietta… Se voi scacciate questa pentita” e la resa interiore con “La Vergine degli Angeli”. Ma è nel finale in cui l’artista dona al pubblico un’impareggiabile prova di sé con “Pace, pace, mio Dio” e viene accolta con lunghi applausi e numerose richieste di bis. Pare comunque doveroso segnalare, trattandosi di un’esecuzione in edizione critica molto importante, che nel recitativo “Son giunta! Grazie, o Dio” il verso “L’ho seguito e il perde” è intonato più alto, mentre il celebre “Maledizione! Maledizione! Maledizione!” è ripetuto cinque volte come da tradizione, anziché quattro come da spartito.
forza_stoyanovAquiles Machado dimostra di possedere una vocalità dall’accento sempre più verdiano, ricca di interessanti colori e con una buona capacità di fraseggiare. L’emissione non è delle più potenti, ma non è certamente una caratteristica per fare un grande tenore. Ciò che conta davvero, e lo si riscontra nella voce dell’artista venezuelano, sono un’appropriata intonazione, uno squillo luminoso, un passaggio uniforme e un buon controllo dei fiati che permetta un’abile utilizzo di piani e mezze voci, oltre ai già citati cromatismi e fraseggio. La parte di Don Alvaro è alquanto impegnativa, soprattutto nel lungo terzo atto, ma Aquiles Machado sembra dispiegare lo spartito con massima sicurezza ed ottiene un unanime consenso.
Vladimir Stoyanov purtroppo non sembra essere in perfetta forma e ciò lo si nota in tutto il registro acuto, che risulta opaco e smorzato. Il personaggio è elegante e la vocalità da eccellente baritono qual è si riscontra nella zona centrale, ma certi passaggi molto alti, soprattutto in “Son Pereda, son ricco d’onore” e in “Morir! Temenda cosa… Urna fatale del mio destino… Egli è salvo! Gioia immensa”, non sono affatto luminosi.
forza_leporeRoberto Scandiuzzi veste i panni del Padre Guardiano con estrema disinvoltura, forse più attento alla resa vocale che alla recitazione, ma risultando essere sempre un basso verdiano di altissimo livello. La sua interpretazione non è particolarmente intensa, ma l’esecuzione è certamente priva di sbavature, distinguendosi soprattutto lungo le frasi di “Or siam soli”.
Carlo Lepore è un eccellente Fra Melitone, divertente e misurato nel personaggio, brillante nella voce, chiaramente in possesso di ottimo fraseggio, acuti saldi e puliti, oltreché in grado di sviluppare colori e accenti tanto nel canto spianato quanto nel parlato. Pur essendo un basso buffo generalmente attivo in altri repertori, sa vestire i panni del frate verdiano con la giusta interpretazione, sia musicale che drammaturgica, ed ottiene a ragione un grande successo personale, soprattutto per la resa di “Che? Siete all’osteria?”.
forza_pentchevaMariana Pentcheva, disapprovata dal pubblico durante la prima recita, porta a casa la pelle, meritandosi il plauso del pubblico. La parte di Preziosilla, pur essendo abbastanza breve, è ardua ed insidiosa, avendo bisogno di un mezzosoprano corposo nella vocalità, in possesso di centri importanti, ma in grado di portarli spesso all’acuto e con le agilità. L’artista bulgara è in parte in difficoltà nello svolgere le difficili pagine della zingara, ma il colore particolarmente caldo e scuro della sua voce e la tecnica ben impostata le permettono di ottenere un risultato più che apprezzabile, soprattutto in “Al suon del tamburo”. Sarebbe stato molto interessante ascoltarla nel ruolo di Azucena durante lo scorso Festival Verdi ed è auspicabile accoglierla nei panni di Ulrica nella prossima edizione.
Ziyan Atfeh, già applaudito nella recente produzione di Attila, è un possente Marchese di Calatrava, Alessandro Bianchini sa mettersi in mostra con un efficacissima interpretazione dell’alcade, mentre Myung Ho Kim è un Mastro Trabuco poco sonoro e Adriana Di Paola, una Curra dalla voce brunita, è in grave difficoltà in tutta la zona acuta. Talvolta apprezzabili (soprattutto le donne in quarto atto), talaltra meno (qualche voce e alcuni soldati in terzo) sono gli interventi solistici dei coristi e del chirurgo Gabriele Bolletta.
Il Coro del Teatro Regio di Parma guidato da Martino Faggiani si distingue sia per la prova vocale sia per la prova scenica e riscuote il giusto e meritato consenso.

Lukas Franceschini

forza-attoIIParma, 8 febbraio 2011. Il Teatro Regio di Parma prosegue il suo cammino nella riproposta dell’integrale operistica verdiana e avvicinandosi al fatidico 2013, anno del bicentenario, Verdi si deve eseguire anche al di fuori del Festival per arrivare puntuali alle celebrazioni.

Oltremodo è curioso parlare di celebrazioni per un autore trai i più eseguiti al mondo se non il più rappresentato. La scelta per l’inaugurazione della stagione invernale è caduta su La forza del destino nella versione critica curata da Philip Gossett. forza_theodossiouL’opera fu commissionata al compositore dal Teatro Imperiale di San Pietroburgo nel 1862, in seguito Verdi ritornò sulla partitura apportando alcune modifiche per la prima scaligera del 1869, tant’è che oggi siamo alla presenza di due versioni dell’opera, anche se nell’esecuzione è notevolmente preferita la seconda. 

 

A Parma, ovviamente, si opta per l’integralità e ciò è un gran pregio soprattutto per l’ascolto del duetto Alvaro-Carlo “Sleale! Il segreto fu dunque violato” del III atto. forza_machadoStefano Poda firma in toto lo spettacolo nel quale prevale la sua vena coreografica e scenografica a scapito della drammaturgia. Non si può negare che la visione è molto spettacolare, nella quale sono creati ambienti astratti e cupi delimitati da una bellissima struttura girevole di pregiata incisione di forte impatto. Lo splendido gioco di luci valorizza il lavoro scenografico e in particolare il finale atto II quando con immediato gioco di movenza strutturale si forma una grande croce che funge da cortile del monastero.forza-Stoyanov I costumi sono di ricercata fattezza, altissima sartoria e prodigioso cromatismo. Lascia perplessi l’ambientazione ottocentesca vagamente dickensiana del II atto, dove i villici hanno sembianze di lord e Preziosilla, zingara ed indovina, assomiglia ad una dama reale di corte. Di grande efficacia nella scena della battaglia l’utilizzo dei mimi-ballerini. Allo spettacolo manca purtroppo una vera impronta drammaturgica, forte e decisa, come la vicenda richiede. I cantanti sono spesso lasciati al loro istinto, che non è sicuramente di raffinata recitazione.  Sul versante musicale Gianluigi Gelmetti non crea in Verdi quello che riesce mirabilmente in Rossini, ciò è avvertibile già dalla sinfonia eseguita con molte sbavature e con l’apporto di un’orchestra non particolarmente rifinita.forza-scandiuzzi I tempi erano spesso lenti, le sonorità debordanti in taluni momenti, il direttore preferisce gli aspetti lirici ed intimistici eseguiti con polso sicuro ed appropriato. Il cast nel complesso era dignitoso, ma evidenzia oggigiorno l’estrema difficoltà nel recuperare voci idonee al repertorio. Tali lacune rappresentano, in particolare per il Verdi Festival, un ostacolo non indifferente al quale si ovvia con vari compromessi. Dimitra Theodossiou, della quale non mi è dato sapere se debuttante nel ruolo, dimostra un pronunciato logoramento nel settore acuto, pertanto deve ovviare con un falsetto anche musicale ma alla lunga noiosoforza_pentcheva. L’interprete è partecipe, il fraseggio anche appropriato, ma troppi sono gli accomodamenti e le omissioni per parlare di una prova positiva. Altro compromesso è Aquiles Machado, il quale pur in possesso di una dizione efficace e di un ottimo colore vocale non trova appieno una dimensione drammatica poiché il ruolo è oltre il limite delle sue possibilità soprattutto nel settore acuto sempre forzato. Inoltre, l’integralità dell’opera accentua problemi di tenuta. forza_leporeAvrebbe carte più in regola Vladimir Stoyanov per incisività e temperamento, ma ha dato l’impressione di non essere in serata rispetto a sue performance precedenti. Delude notevolmente Roberto Scandiuzzi del quale oltre a registrare un’inevitabile usura si denotano imbarazzanti problemi d’intonazione. Mariana Pentcheva fa quel che può con i mezzi rimasti, il timbro impressiona come sempre, ma il gusto e lo stile sono assenti. Carlo Lepore impersona con simpatia un solido e robusto Melitone, mentre le altre parti erano nella routine. Teatro esaurito e molto plaudente al quale Theodossiou concede il bis di “Pace mio Dio” sostanzialmente non richiesto. 

 

Locandina

Teatro Regio di Parma, Stagione Lirica 2011
La forza del destino
Melodramma in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Marchese di Calatrava Ziyan Atfeh
Donna Leonora Dimitra Theodossiou
Don Carlo di Vargas Vladimir Stoyanov
Don Alvaro Aquiles Machado
Preziosilla Roberto Scandiuzzi
Fra Melitone Carlo Lepore
Curra Adriana Di Paola
Un alcade Alessandro Bianchini
Mastro Trabuco Myung Ho Kim
Un chirurgo Gabriele Bolletta 
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma - M.o del coro: Martino Faggiani
Direttore Gianluigi Gelmetti
Regia, scene, costumi, coreografie, luci Stefano Poda
  
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma

 

FOTO Roberto Ricci Parma

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