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schaferBerlino, 17 novembre 2010. La Staatsoper unter den Linden si è trasferita temporaneamente allo Schiller Theater causa i lavori di ammodernamento che si protrarranno per circa 3 anni.

Nella stagione in corso viene ripresa la produzione de Die Entführung aus dem Serail, musica di Wolfgang Amadeus Mozart, che esordì nel 2009 curata da Michael Thalheimer. Il singspiel in oggetto è la prima grande affermazione di Mozart, al Burgtheater di Vienna, nel genere comico e l’argomento si rifà a Belmonte e Konstanze di Christoph Friedrich Bretzen, un testo di ambientazione turca che tanto era divenuto di moda nell’Europa di fine XVIII secolo. Il libretto è molto differente rispetto l’originale, cui si deve solo come fonte ispiratrice. E’ invece l’inventiva del compositore che sorprende per la ricchezza melodica e strumentale, distaccandosi notevolmente dal testo teatrale, riuscendo più che in un singspiel comico, in un dramma ove il comico, il patetico ma soprattutto la morale o meglio il perdono prendono il sopravvento. La partitura, curata in ogni dettaglio, offre un saggio smagliante di sonorità e drammaturgia che vano dal caricaturale al drammatico in un duplice binario ora il pathos dell’opera seria ora la buffoneria dell’opera comica, ma anche il colorito esotismo e la cristallina performance acrobatica vocale. Lo spettacolo berlinese era rappresentato in un sol tempo, senza intervallo, con notevoli tagli sul testo recitato. La scena ridotta all’osso, solo qualche parete monocromatica di Olaf Altamann, non ci soggiogava sicuramente per l’ambientazione turca, anzi rappresentava probabilmente un deterrente alla nostra visione cui va aggiunta una personalissima introspezione dei personaggi il cui denominatore comune è la supremazia del potente sui suoi sottoposti.tarver Nel concetto le cose funzionavano, semmai mancava d’espressione e decisamente carente dal punto di vista buffo, la quale è componente tale e quale quanto il drammatico. Costumi tradizionali nella trasposizione dell’opera in tempi moderni. Sul podio abbiamo trovato Christopher Moulds un direttore preciso ed attento, molto brillante sullo spartito e sui tempi che ha retto ben fila con la Staatskapelle Berlin, impagabile orchestra, e l’ottimo coro della Staatsoper. Più infelice il cast dove il solo Kenneth Tarver pareva all’altezza della situazione. Non che questo tenore abbia un canto raffinato e per giunta le mezze voci non sono proprio il suo campo eletto, ma quanto meno è preciso, musicale e di ottima presenza scenica, inoltre Mozart gli è molto piu congeniale che Rossini serio, dove si è spesso abituati ascoltarlo. Delude in parte Christine Schafer, dottissima cantante e raffinata stilista, oggi però non piu in possesso di un registro acuto sfolgorante per reggere l’ardua prova. La Blonde di Cornelia Gotz è stridula ed incolore, si distingue Kevin Conners per vivacità di personaggio ed accenti, Reinhard Dorn è un Osmin imponente ma molto approssimativo. Ottimo l’attore Sven Lehmann nel ruolo di Selim, anche se la sua recitazione, probabilmente dovuta all’impostazione registica, è spesso sopra le righe. mouldsOttime accoglienze al termine.

 

 


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