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Parma, 20 ottobre 2010. Il secondo titolo del Verdi Festival 2010 è stato I vespri siciliani, opera composta da Verdi nel 1855 per il Teatro dell’Opera di Parigi.

 

Lukas Franceschini

Prima di addentrarci nel dettaglio della serata è doveroso fare una considerazione: qual’é la prerogativa di un Festival monografico come quello verdiano di Parma? Sicuramente, in sintesi, proporre i titoli del compositore nella loro edizione critica e versione originale, o versioni originali come nel caso specifico, cercando di recuperare il vero senso filologico e musicale delle opere auspicando una più prolifica collaborazione con il Centro di Studi Verdiani di Parma. Attese che sono andate del tutto deluse in questa produzione per i motivi che vado ad analizzare. E’ vero che I vespri siciliani non è opera di repertorio, ma un festival che si prefigge di essere tale e in aggiunta con la prospettiva delle celebrazioni verdiane del 2013, bicentenario della nascita dell’autore, avrebbe dovuto proporre l’originale versione francese. vepres_1In locandina inoltre non figura neppure l’autore della versione ritmica del libretto di Eugene Scribe e Charles Duveyrier. Necessariamente si sarebbe dovuto provvedere anche all’inserimento del balletto, peculiarità d’obbligo nel teatro parigino dell’epoca, a cui Verdi acconsentì. Inoltre, altra grave lacuna, l’opera andrebbe eseguita nella sua integralità, non è questo lo scopo di un festival dedicato appunto a Verdi? Ultimo ma non secondario l’allestimento. In locandina si pubblica “nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma”. Ma nuovo non lo è affatto, è solo una rielaborazione di un precedente spettacolo dato al Teatro Verdi di Busseto qualche anno fa. Artefice della parte visiva è Pier Luigi Pizzi, al cui nome non serve aggiungere nulla se non riconfermare l’arte maestra di una lunga e celebrata carriera. Come in altre due occasioni Pizzi sposta l’azione dal XIII secolo originale al XIX recuperando quel senso patriottico italiano che contraddistingue sia la compagine drammaturgica sia il momento della composizione dell’opera.  L’operazione però si era già vista e stavolta sarebbe stato piu opportuno una collocazione storica precisa considerato che nell’opera gli usurpatori sono i francesi, nel risorgimento gli austriaci. Lo spettacolo, pur nella sua essenzialità, è molto bello e ben curato, anche se in taluni momenti Pizzi ricalca se stesso in una produzione scaligera del 1989. Bellissimi i costumi e di grande fascino il gioco di luci, la resa drammaturgica è di prim’ordine. L’unico aspetto che mi ha lasciato perplesso era la presenza in platea del coro e talvolta dei cantanti. A Busseto tale soluzione era necessaria considerata l’esigua capienza del palcoscenico, ma al Teatro Regio è francamente superflua e poco accattivante. Sul podio abbiamo trovato Massimo Zanetti, un professionista che si conosce da tempo. La sua lettura era pertinente ed incisiva, l’orchestra rispondeva al meglio e il respiro musicale era molto valido. Spesso però i tempi erano molto dilatati e non posso dire se per concezione del mesto oppure per “sorreggere” i cantanti nella difficile esecuzione dell’opera. Inoltre non mi è dato sapere dei numerosi tagli delle cadenze scritte, di alcune sezioni, la ripresa della cabaletta di Procida e dell’aria di Arrigo nel V atto “La brezza aleggia”, dei quali, riferendomi a quanto espresso sopra, non trovano giustificazione. Il cast rispecchia in parte l’attuale situazione canora italiana: tante ombre e poche luci. Daniela Dessì per la seconda volta nella sua carriera affrontava il ruolo di Elena. Decisione oggi poco opportuna considerate le ultime scelte di repertorio e anche del naturale logorio vocale. Ella però ha dalla sua una grande musicalità, la quale le ha reso possibile affrontare ancora una volta il ruolo seppure in un’eccessiva semplificazione dello spartito. La sortita non è stata veemente causa una zona grave vacante e un registro acuto ridimensionato che deve risolvere in falsetto, ma nell’aria del IV atto taluni risultati ci sono stati. Ovviamente, con tali prerogative naufraga platealmente nel celebre bolero. Vepres_3Arrigo era il giovane tenore Kim Myung Ho che sostituiva il previsto Fabio Armiliato, il quale pare oggetto di qualche contestazione alla prima. Questo giovane cantante è stato letteralmente catapultato sul palcoscenico ed essere riuscito a terminare la recita è un puro miracolo. La tecnica è ancora acerba, i colori inesistenti, il fraseggio approssimativo. Certo il materiale non manca, ma occorre ancora studio e soprattutto ruoli meno ostici per i debutti. Leo Nucci, Monforte, è quel grande artista che sappiamo, ma anche per lui il tempo passa inesorabile pertanto la voce è spesso nasale e gli accenti sottotono, resta lo stile che gli permettono ancora una dignitosa performance considerato che la parte di non è particolarmente acuta. Molto piu apprezzabile il Procida di Giacomo Prestia, un basso forse leggermente ingolato ma di taglio verdiano appropriato e con un registro autorevole molto apprezzabile, al quale è stato riservato il più forte consenso della serata da parte del pubblico. Eccellente la performance del coro istruito da Martino Faggiani. Durante l’esecuzione il pubblico ha applaudito raramente, ma al termine ha decretato un discreto successo a tutta la compagnia.

William Fratti

vespri_finaleParma, 24 ottobre 2010. L’opera più attesa dai melomani al Festival Verdi 2010 è I vespri siciliani, non solo per il cast stellare dei protagonisti chiamati ad interpretare il difficile titolo, ma soprattutto per la lunga mancanza dal palcoscenico del Teatro Regio di Parma. Come recita la locandina, Pier Luigi Pizzi è chiamato a mettere in scena un “nuovo allestimento” che tale è tecnicamente, poiché nuova è la scenografia e parzialmente nuovi sono i costumi, ma l’idea drammaturgica e registica è la medesima del 2003 a Busseto, che in quest’occasione è rivisitata e certamente migliorata, ripulita e sviluppata. Scompare la copertura di stoffa nera, per lasciare spazio ad un pavimento di legno bianco; è eliminato il fondale a specchio, a favore di uno sfondo nero, con una specchiera incorniciata utilizzata soltanto in terzo atto. Inoltre fanno il loro ingresso alcuni elementi scenografici più importanti, come tavoli e panche, le sbarre della prigione e l’altare della cappella nel finale; mentre altri sono numericamente rinforzati, come le barche dei pescatori siciliani nei primi atti o i divani nel palazzo di Monforte. Anche le coreografie, qui affidate a Roberto Maria Pizzuto, sono notevolmente migliori delle precedenti, più adeguate e meno baroccheggianti. Lo spettacolo è pregevole e ben equilibrato, interessante nelle gestualità imposte dal regista, avvalorato dalle bellissime luci di Vincenzo Raponi, affascinanti e suggestive, ma se nella piccola bombonnière bussetana era un’esigenza di spazio utilizzare la platea per un’adeguata ed originale mise-en-scène, a Parma diventa una scocciatura per le centinaia di spettatori alloggiati nei secondi e terzi posti di palchi e galleria, che riescono a vedere soltanto ciò che avviene sul palcoscenico.
vespri_dess_zanettiCome da tradizione l’opera è rappresentata in italiano con alcuni tagli, tra cui il balletto de Le quattro stagioni, una parte del concertato e l’aria di Arrigo “La brezza aleggia intorno”, sortendo le ire dei puristi che si aspettavano dal Festival l’edizione francese integrale.
La direzione è affidata a Massimo Zanetti, che si dimostra preciso ed equilibrato nel gesto e nel suono fin dalla sinfonia, mantenendo l’orchestrazione omogenea fino al termine dell’opera.
Daniela Dessì, una delle più grandi interpreti del repertorio verdiano e verista, non s’intimorisce nel mettersi in mostra col difficile ruolo di Elena, dopo trenta anni di carriera. La sua grande personalità e l’imponente presenza scenica contribuiscono a disegnare un personaggio altamente espressivo e ben delineato. L’aria di ingresso “In alto mare e battuto dai venti… Coraggio, su coraggio” è eseguita con perizia, più fedele allo spartito che alla consuetudine nell’uso dei colori, decretando la gioia dei puristi del canto, ma sollevando qualche leggero mormorio tra i tradizionalisti affezionati alle più efficaci, ma talvolta meno corrette, esecuzioni drammatiche. Il celebre soprano si abbandona al lirismo più raffinato nei duetti con Arrigo, eccellendo nella tecnica e nell’uso di piani e pianissimi, che fanno del suo canto uno dei più eleganti, arrivando ad eseguire integralmente al quarto atto la terribile “Arrigo! Ah! Parli a un core” senza apportare variazioni all’ardua cadenza, che va dal do acuto al fa diesis grave, mostrando una grande intelligenza professionale, un ottimo controllo dei fiati e una linea di canto tanto musicale quanto toccante nelle tinte e nel fraseggio. Durante i concertati sa dosare i forti e i fortissimi senza mai affaticarsi, facendo risaltare il carattere dolce e al tempo stesso combattivo del personaggio, ma rischiando talvolta di scomparire sotto la compagine orchestrale. Dopo quattro lunghi atti sembra perdere l’elasticità occorrente per affrontare il bolero, da Verdi inserito nella scena conclusiva, ma il terzetto seguente è una pagina toccante eseguita con maestria.
vespri_dess_armiliatoNella recita di domenica 24 ottobre Daniela Dessì è affiancata da Kim Myung Ho che sostituisce l’indisposto Fabio Armiliato. Trentenne, studente al quinto anno del Conservatorio di Parma, esegue l’opera in maniera sufficientemente corretta, seppur abbassata di tono in certe pagine, ma è ancora scolastico e privo di colori e brillantezza. Il giovane tenore coreano va certamente premiato per aver salvato diverse recite e per aver avuto il coraggio di salire sul palcoscenico ad interpretare un’opera così difficile, ma la direzione del Teatro Regio, che nei giorni precedenti aveva già subito la disastrosa riuscita de Il trovatore, asserendo la motivazione che tracheite e mali di stagione avevano colpito alcuni interpreti, ha indubbiamente commesso una gravissima leggerezza nel non prevedere la copertura dei protagonisti in un’opera così poco frequentemente rappresentata e spesso assente dal repertorio dei grandi cantanti. Fabio Armiliato, udito durante la prova generale di giovedì 7 ottobre, ha dimostrato di saper fraseggiare con eleganza, donando intense emozioni alla parte di Arrigo, arricchita di colori raffinati e mezze voci delicate, sempre attento alla tecnica e alla corretta emissione vocale, pur avendo a che fare con una tessitura particolarmente ardua.
vespri_nucci_vertLeo Nucci è un Monforte di classe, dal fraseggio espressivo, dallo stile inconfondibile, dalla linea di canto morbida ed esemplare, dalle frasi delicatamente musicali. La lunga scena e aria “Sì, m’abborriva ed a ragion!... In braccio alle dovizie” è eseguita a regola d’arte e il cittadino onorario di Parma dona agli spettatori una vera e propria lezione di canto. Purtroppo, a causa di un testo che per tutti è difficile da memorizzare, in taluni passaggi si nota qualche incertezza nella parte, a cui forse sopperisce un suggeritore, ma ciò richiede all’artista una profonda concentrazione sulla parola, che sembra togliere peso all’interpretazione.
Giacomo Prestia è assolutamente perfetto nel ruolo di Procida, tanto nel personaggio quanto nella linea vocale brillante e carica di accenti. L’interpretazione è eccezionalmente efficace, adeguata e autorevole, mentre il canto è totalmente impeccabile, senza alcuna minima sbavatura. Al termine dell’aria d’ingresso “O patria, o cara patria, alfin ti veggo!... O tu, Palermo, terra adorata” il pubblico lo accoglie con acclamazioni e applausi interminabili, che decretano per il basso fiorentino un vero successo personale. Colpiscono l’eccellente intonazione, l’esemplare uso dei chiaroscuri, l’eleganza del fraseggio, che fanno dell’artista fiorentino – debuttante nell’Alzira fidentina alla prima edizione del Verdi Festival nel 1990 – uno dei migliori bassi verdiani nel panorama lirico internazionale.
vespri_quartoAccanto ai protagonisti si cimentano dei comprimari esperti e di tutto rispetto, tra i quali si distingue per bravura il Danieli di Raoul D’Eramo, mentre risulta essere un poco stridula la frase di apertura “Evviva, evviva il grande capitano!” del Tebaldo di Roberto Jachini Virgili. Completano il cast Adriana Di Paola, Alessandro Battiato, Camillo Facchino, Andrea Mastroni, Dario Russo.
Eccezionale è il Coro del Teatro Regio guidato da Martino Faggiani, che risponde con maestria all’arduo compito di mantenere l’eccellenza della compagine parmigiana, capitanata dal tenore Eugenio Masino, anche in un’opera mai eseguita in precedenza, se non dagli artisti presenti nel Coro della Fondazione Arturo Toscanini nella precedente edizione bussetana.

Locandina

Teatro Regio di Parma, Festival Verdi 2010
I vespri siciliani
Opera in cinque atti di Eugène Scribe e Charles Duveyrier
Musica di Giuseppe Verdi
Guido di Monforte Leo Nucci
Il Sire di Bethune Dario Russo
Il Conte di Vaudemont Andrea Mastroni
Arrigo Fabio Armiliato (7)
Kim Myung Ho (20/24)
Giovanni da Procida Giacomo Prestia
La duchessa Elena Daniela Dessì
Ninetta Adriana Di Paola
Danieli Raoul D'Eramo
Tebaldo Roberto Jachini Virgili
Roberto Alessandro Battiato
Manfredo Camillo Facchino
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma - M.o del coro: Martino Faggiani
Direttore Massimo Zanetti
Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
Coreografie Roberto Maria Pizzuto
Luci Vincenzo Raponi
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma

FOTO di Roberto Ricci

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