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LES VÊPRES SICILIENNES

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b_200_150_16777215_00___images_vicenza-in-lirica-2016_79024136_3323520084330514_3606356065605648384_o.jpgRoma, dicembre 2019. La stagione 2019-2020 del Teatro dell'Opera di Roma si apre con il capolavoro in lingua originale di Giuseppe Verdi. Molto buono il cast vocale, qualche riserva per la regia dell'argentina Valentina Carrasco. {tabs type=tabs}

{tab title=Visto da Simone Ricci}

 

10 dicembre 2019. I Vespri...Carraresi: una cava e tanto marmo hanno fatto da sfondo all'attesa inaugurazione del Teatro dell'Opera di Roma per quel che riguarda la stagione 2019-2020. Il Costanzi ha scelto "Les Vêpres siciliennes" di Giuseppe Verdi come opera di apertura del nuovo cartellone, la versione originale di questo lavoro che proprio in nello stesso teatro fu eseguito per la prima volta in francese in Italia (nel 1997 per la precisione). La curiosità era molta, anche perché normalmente si preferisce dare la precedenza al titolo italiano e per l'occasione la regia di Valentina Carrasco e le scene di Richard Peduzzi hanno mostrato al pubblico capitolino un'ambientazione che poco ricordava la Sicilia. Questa recensione si riferisce alla serata inaugurale di martedì 10 dicembre 2019.

 

b_200_150_16777215_00___images_vicenza-in-lirica-2016_78461256_3313406295341893_2140338501751668736_o.jpgLa regista argentina ha messo da parte i costumi d'epoca e quindi qualsiasi riferimento al 1282 e alla rivolta contro i francesi è completamente sparito. Come ha spiegato prima dello spettacolo, non c'è alcuna allusione all'attualità. La terra che ha immaginato è indecifrabile e si è dato spazio alla "violenza" contro il territorio da parte degli oppressori. Ogni personaggio si è mosso in una cava di pietra, con tanto di minatori con casco protettivo, mentre i francesi erano rappresentati come militari non molto diversi da quelli dell'esercito nazista. I sassi hanno svolto un ruolo fondamentale nel racconto della Carrasco, anche perché nel finale si sono trasformati nelle armi per ribellarsi contro il nemico. Corde e polvere hanno arricchito la scena ma non i colori, visto che ha prevalso il grigio.

 

La lettura della regista sudamericana alle Terme di Caracalla due anni fa in "Carmen" era stata molto forte, mentre questi Vêpres sono filati via senza grandi sussulti, almeno fino al momento dei ballabili. La coreografia è stata curata insieme a Massimiliano Volpini, coinvolgendo il corpo di ballo dell'Opera di Roma e le giovani allieve della scuola di danza. Purtroppo la lettura del lavoro verdiano è peggiorata a causa di scelte discutibili per riempire i momenti danzanti. Più che le ragazze in intimo, il pubblico romano è stato spiazzato da urletti e altri rumori che accompagnavano la musica, spesso coprendo l'orchestra. In particolare, uno dei ballabili è stato caratterizzato dalle ballerine che usavano dei panni bagnati come se fossero fruste, provocando uno schiocco sul palco che disturbava l'udito.

 

b_200_150_16777215_00___images_vicenza-in-lirica-2016_79249967_3324014097614446_7304194603903614976_o.jpgSe queste "frustate" avessero almeno seguito il ritmo della musica, forse sarebbero state sopportate meglio. Gli spettatori hanno disapprovato subito con qualche fischio e schiamazzo, implorando addirittura il maestro Daniele Gatti di tutelare e far trionfare le note di Verdi. Proprio il direttore d'orchestra è stato l'indiscusso protagonista della serata inaugurale. La celebre ouverture è stata affrontata inizialmente con qualche premura di troppo, per poi lasciare spazio a una lettura appassionata e coinvolgente. Dal podio ha trascinato ogni singolo spettatore, prestando attenzione alle varie sfumature. La partitura aveva bisogno sia di determinate incandescenze che di raffinatezze timbriche, e in questa resa Gatti è stato supportato a dovere da un'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma piena di verve.

 

Per quel che riguarda il cast vocale, gli applausi più scroscianti e rumorosi sono stati quelli indirizzati a Michele Pertusi, un Jean Procida pieno di esperienza e misurato: il fraseggio significativo e l'immedesimazione nel personaggio hanno garantito una performance decisamente buona, soprattutto nell'aria più impegnativa e attesa, Et toi, Palerme. Positiva anche la prova di Roberto Frontali. Il baritono romano si è appropriato con convinzione dell'anima di Montfort e ha impressionato per l'emissione mai fissa, la salda preparazione e la sorvegliata musicalità. John Osborn ha curato ogni fraseggio di Henri con precisione, affrontando con sicurezza i momenti più complicati come il duetto dell'ultimo atto e dimostrando una freschezza piacevole.

 

b_200_150_16777215_00___images_vicenza-in-lirica-2016_78608505_3315377365144786_2923954335719096320_o.jpgRoberta Mantegna è palermitana DOC e non poteva non vivere con grande entusiasmo la serata inaugurale del Costanzi nei panni di Héléne. Se proprio si vuole trovare il pelo nell'uovo, qualche timore è stato avvertito e notato durante l'emissione degli acuti a voce piena, ma la prova merita un voto importante se si tiene conto delle difficoltà di questa parte. Il temperamento mostrato dal soprano siciliano nel quinto atto ha garantito ottimi applausi anche per lei, a suo agio nel bolero Merci, jeunes amies. Non vanno dimenticati gli altri personaggi. Saverio Fiore (Thibault) è apparso corretto e ben intonato, ma si sono ben disimpegnati anche Francesco Pittari (Daniéli), Alessio Verna (Robert), Dario Russo (Le sire de Béthune) e Daniele Centra (Mainfroid).

 

Da ricordare, poi, l'efficace Andrii Ganchuk (Comte de Vaudemont) e Irida Dragoti, una Ninetta dalla vocalità sicura e morbida, entrambi provenienti dal progetto "Fabbrica" Young Artist Program che l'Opera di Roma sta portando avanti con grande convinzione. Il pubblico romano si è mostrato molto generoso nei confronti del Coro del Teatro dell'Opera di Roma diretto da Roberto Gabbiani, possente e incisivo, mai sopra le righe e in grado di far rivivere alcuni dei cori più emozionanti di Verdi. "Les Vêpres siciliennes" rimarrà in scena per altre cinque serate (13, 15, 17, 19 e 22 dicembre), alternandosi con la composizione romana per eccellenza, "Tosca".

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{tab title=Visto da William Fratti}

 

Vepres siciliennes_Michele_Pertusi_Jean_Procida_ph_Yasuko_Kageyama-Opera_di_Roma15 dicembre 2019. Il Teatro dell’Opera di Roma inaugura in grande stile la Stagione 2019-20. Valentina Carrasco mette in scena uno spettacolo dalle tinte forti, che – attraverso la ribellione scoppiata a Palermo all’ora dei vespri il Lunedì dell’Angelo del 1282 – è una denuncia contro l’oppressione dei diritti umani, dei diritti civili e soprattutto dei diritti delle donne. Nelle opere di Giuseppe Verdi la caratterizzazione psicologica dei personaggi prevale sempre sulla vicenda e ne Les vêpres siciliennes la regista è riuscita ad estrapolare messaggi e significati che non hanno tempo e luogo, ma che sono insiti nella crudele natura umana, fatta di abusi e soprusi. Dunque le angherie di uomini su altri uomini che creano radicalismo; la violenza degli uomini sulle donne che crea dolore; ma dal quale può nascere il bene e il bene può essere in grado di mitigare la spietatezza; ciononostante l’estremismo non perdona e il circolo vizioso dei soprusi non si può mai interrompere.

Vepres siciliennes_Atto_III_Corpo_di_Ballo_ph_Yasuko_Kageyama-Opera_di_RomaLe dure scene di una ipotetica ricostruzione – che non riesce ad avere fine nell’interminabile cerchio della distruzione – firmate da Richard Peduzzi sono il contenitore perfetto di questo spettacolo che trova il suo apice nelle coreografie dei ballabili di terzo atto, ideate dalla stessa Carrasco e da Massimiliano Volpini. Ottimo il disegno luci di Peter van Praet; efficaci i costumi atemporali di Luis F. Carvalho.
Vespres siciliennes_Michele_Pertusi_Procida_John_Osborn_Henriph_Yasuko_Kageyama-Opera_di_RomaDaniele Gatti, alla guida della strepitosa Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, debutta in questo titolo particolarmente complesso, forte della sua indiscutibile esperienza sia con il repertorio francese, sia con quello verdiano. Il direttore riesce così a rendere i cromatismi maestosi del grand-opéra, come pure gli accenti vigorosi del Cigno di Busseto, mantenendosi molto compatto con buca e palcoscenico, guidando la numerosa compagine di artisti nel creare la miracolosa magia del teatro che emoziona.
Vespres siciliennes_Roberta_Mantegna_Helene_ph_Yasuko_Kageyama-Opera_di_RomaRoberta Mantegna, come già riscontrato in precedenti occasioni, possiede una preziosa musicalità che si esprime particolarmente nei centri vellutati, ma continua ad avere seri problemi con gli acuti. Oltre a ciò, nel difficile ruolo di Hélène, si nota anche un certo inacidirsi del timbro nelle note basse; infine non riesce a superare l’imponenza del coro nei concertati.
John Osborn è un Henri magnifico, indubbiamente molto discosto da ciò che tradizionalmente ci si aspetta dal canto verdiano, ma presumibilmente con una vocalità molto vicina a quella del primo interprete del ruolo in francese. Il tenore americano, universalmente riconosciuto come un grande esperto rossiniano e del grand-opéra, si mantiene sempre limpido e omogeneo, non ingrossa e non scurisce i suoni, è saldo, sicuro e perfettamente a suo agio lungo tutta la lunghissima parte che, del resto, è molto più acuta di tanti altri ruoli del compositore delle Roncole.
Vepres siciliennes_Roberto_Frontali_Montfort_ph_Yasuko_Kageyama-Opera_di_RomaRoberto Frontali è un egregio Montfort e Michele Pertusi è un encomiabile Procida. I due veterani verdiani si esprimono con una morbidezza, un fraseggio e un uso della parola scenica davvero superlativi; la loro performance è una lezione di canto.
Efficaci i ruoli di contorno con il Danieli di Francesco Pittari, il Béthune di Dario Russo, il Vaudemont di Andrii Ganchuk, la Ninetta di Irida Dragoti, il Thibault di Saverio Fiore, il Mainfroid di Daniele Centra e il Robert di Alessio Verna.
Eccellente il Coro del Teatro dell’Opera di Roma preparato da Roberto Gabbiani; pure bravissimi il Corpo di Ballo, gli allievi della Scuola di Danza e i mimi attori.
Entusiastiche e meritatissime ovazioni per tutti gli interpreti al termine dello spettacolo.

 

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{tab title=Locandina}

Teatro dell'Opera di Roma - Stagione 2019-2020

LES VÊPRES SICILIENNES

Opera in 5 atti
Libretto di Eugène Scribe e Charles Duveyrier
Musica di Giuseppe Verdi
Personaggi: Interpreti:
La duchesse Hélène Roberta Mantegna
Ninetta Irida Dragoti
Henri John Osborn
Guy de Montfort Roberto Frontali
Jean Procida Michele Pertusi
Thibault Saverio Fiore
Daniéli Francesco Pittari
Mainfroid Daniele Centra
Robert Alessio Verna
Le sire de Béthune Dario Russo
Le Comte de Vaudemont Andrii Ganchuk

Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma
Coro del Teatro dell'Opera di Roma

Maestro del Coro: Roberto Gabbiani

Direttore Daniele Gatti
Regia Valentina Carrasco

Scene

Richard Peduzzi

Costumi

Luis Carvalho

Luci 

Peter Van Praet

Coreografia Valentina Carrasco e Massimiliano Volpini
Nuovo allestimento del Teatro dell'Opera di Roma

 

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FOTO DI YASUKO KAGEYAMA