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3ToscaMilano, dicembre 2019 - gennaio 2020. Tosca di Giacomo Puccini è il titolo che inaugura la stagione d'opera e balletto 2019/2020 del Teatro alla Scala.

Visto da Marco Faverzani | Giorgio Panigati

7 dicembre 2019. Come ogni anno si è consumato quel gran rito profano che è il 7 dicembre. Una passione fatta di due giorni di coda per un agognato biglietto di galleria, a contatto stretto con chi non sa rinunciare, negli anni, a questa piccola follia da melomani. Giunti in coda alle 6.50 del mattino del 6 dicembre si ritrovano gli amici conosciuti negli anni precedenti e si inizia tutti insieme questo piccolo viaggio che culmina nella mondanissima serata di Sant’Ambrogio, vissuta in un

1Tosca loggione che vive ancora e palpita di una certa passione gradevolmente retró. Vestiti eleganti, si replica, in scala minore, il lusso dei cosiddetti vip. La scelta per il titolo inaugurale è ricaduta quest’anno su Tosca, la celeberrima opera di Giacomo Puccini che per la prima volta nella storia del teatro meneghino viene scelta per il rito pop della prima. Come sempre il direttore Riccardo Chailly sceglie di proporre qualcosa di inedito e mai ascoltato: la versione prima dell’opera, così come eseguita nella serata della prima presso il Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900. Abbiamo così la possibilità di ascoltare alcune battute aggiuntive nel duetto fra Tosca e Mario Cavaradossi e un diverso finale nel Te Deum corale in primo atto, alcune modifiche alla preghiera di Spoletta, battute aggiuntive al termine di “Vissi d’arte” e una 2Toscaversione musicalmente più’ lunga della morte di Scarpia nel secondo atto, inoltre una modifica nel finale dell’opera con la ripresa integrale del tema “E lucevan le stelle”.
Partiamo dalla componente scenica il regista Davide Livermore crea uno spettacolo colossale con un disegno registico che racconta la vicenda con taglio cinematografico (particolarmente curata l’interazione tra i personaggi) e che sfrutta la macchina scenica scaligera in tutta la sua magnificenza. Le scene, curate da Giò Forma, per quanto si siano viste con qualche taglio imposto dalla nostra visuale, risultano particolarmente riuscite, soprattutto nel primo atto, ambientato in Sant’Andrea della Valle a Roma. Grazie ai molteplici4Tosca cambi di scena, si entra e si esce dalla chiesa dove troneggia una gigantesca Maddalena (nella realtà di Guido Reni), che sta dipingendo Mario Cavaradossi, e che muta dopo pochi attimi nella Immacolata concezione dipinta da Francisco de Zurbarán. Splendida la scena del “Te Deum” dal gusto scenico più seicentesco e pestante che non ottocentesco ma di sicuro effetto. Più ordinari forse il secondo ed il terzo atto ma pur sempre estremamente curati e spettacolari con il loro sfoggio di tableaux vivants che purtroppo nella parte alta del teatro si intravedevano soltanto. Non sempre encomiabili invece i costumi a cura di Gianluca Falaschi che appaiono talvolta  troppo ordinari e poco ispirati. Splendide ed impareggiabili le luci firmate da Antonio Castro coadiuvato da D-Wok per l’uso dei video. 
5ToscaProtagonista assoluta della serata una pubblicizzatissima Anna Netrebko, qui al suo quarto sette dicembre. Il soprano russo è e resta una delle migliori interpreti del panorama attuale, ma questa sera non è parsa totalmente a fuoco, forse l’emozione, forse una produzione non ancora completamente rodata. Sbaglia clamorosamente l’attacco del vissi d’arte e una frase nel secondo atto, per il resto la voce è sempre bella ed inconfondibile, dal colore brunito, sicura in acuto e ricca di armonici. Confidiamo in una sicura crescita nelle successive repliche. 
Francesco Meli è un cantante intelligente che sa rapportarsi alla sua voce e riesce ad ottenere un risultato ottimo, non ingrossa la voce nel tentativo di creare un Mario Cavaradossi spavaldo ed eroico. Gioca soprattutto sulla ricerca delle sfumature, modula i piani, crea il personaggio con grazia e diligenza. Convince soprattutto nella celeberrima “e lucean le stelle”.
Luca Salsi è per noi il migliore sulla scena, la sua prova ci è parsa lodevole e convince per la grande perizia nel fraseggio, per la sicurezza nella linea di canto, per una buona presenza scenica e capacità attoriale. Riesce a creare uno Scarpia sadico ed affascinante. 
Alfonso Antoniozzi tratteggia un Sagrestano encomiabile, di classe e scenicamente credibilissimo. 
Ottimo Carlo Bosi come Spoletta, che, come ricordato, nella versione critica scelta dal Direttore, vede la sua preghiera di secondo atto più lunga rispetto a quanto udito solitamente.
Riccardo Chailly prosegue con Tosca il suo progetto dell’esecuzione dell’integrale pucciniana: una lettura precisa, approfondita, meditata, riflessiva ma a tratti anche magmatica. L’Orchestra del Teatro alla scala appare in forma smagliante e grazie alla perfetta simbiosi tra le varie sezioni (in particolare gli archi) crea un suono compatto e 6Toscatravolgente. Spiace solo constatare l’avvenuta interruzione da parte del maestro Chailly durante il primo atto per un ritardo nell’ ingresso di un elemento scenico (la Cappella Attavanti). Come sempre ottima la prestazione del Coro scaligero diretto da Bruno Casoni che specie nel "Te Deum" offre una prestazione ad oggi difficile da eguagliare.
Nel complesso una serata riuscita, nonostante qualche piccola sbavatura, accolta da ovazioni ripetute e lancio di fiori e lustrini per i protagonisti, direttore e responsabili della parte scenica da parte di un pubblico festante che esauriva ogni ordine di posti.

Visto da Natalia Di Bartolo

 

7 dicembre 2019. L'Opera è Teatro prima di qualsiasi altra cosa. E come tale va guardata, nel suo complesso. I melomani che si attaccano alle sfumature delle voci o ai confronti con divi del passato, adusi magari all'ascolto esclusivamente in disco e che compulsivamente ascoltano in mille edizioni diverse prima di assistere ad un'edizione nuova dell'opera e per giunta spesso in televisione, non comprendono di avere una posizione oltranzista del tutto errata.

 

Quando la regia, le scene, i costumi sono di basso profilo o stravolgono negativamente il libretto, è giusto “attaccarsi” alle sole voci. Ma quando lo spettacolo nel suo complesso “funziona”, questo è quello che conta, più che la singola resa del singolo cantante, possibilmente pure evitando di cercare il pelo nell'uovo in quel singolo passaggio.

b_200_150_16777215_00___images_78498224_10157118279343165_1834897036298682368_o.jpgDunque, dire che vocalmente Tosca al teatro alla Scala, alla prima del 7 dicembre 2019, dedicata a Paolo Grassi nel centenario della nascita, sia stata musicalmente tutta rose e fiori non sarebbe corretto, ma dire che sia stato nel complesso uno spettacolo fuori dal comune è la definizione più azzeccata.

L'Opera è Teatro di altissimo livello, in tutte le sue sfaccettature. Un cantante può avere una voce meravigliosa, ma, se è un gambo di sedano in scena, non lo si può definire un grande cantante. A maggior ragione la primadonna. La primadonna deve avere voce, carattere e presenza. Poi una di queste indispensabili caratteristiche inevitabilmente sovrasterà le altre, ma non le annullerà di certo.

b_200_150_16777215_00___images_NataliaDiBartolo_79207193_10157121644008165_1378522577453973504_o.jpgE' il caso di Anna Netrebko, Tosca in questa edizione scaligera. Donna di straordinaria bellezza ancora oggi, il soprano russo ha il temperamento di una tigre, grazie al quale nella vita reale e sul palcoscenico è stata capace di risorgere dalle proprie ceneri. Adesso ha cambiato vocalità e repertorio, da qualche anno, riprendendo in mano il filo della sua già lunghissima carriera, anche dopo vicissitudini della vita privata, e continuando a trionfare nel mondo. La sua voce, che all'inizio cantava addirittura l'Opéra Français come soprano leggero, adesso viene emessa da soprano drammatico e ambisce addirittura a Turandot, nella quale ha in programma di debuttare prossimamente. Dunque la sua vocalità ha subito negli anni profondi mutamenti, ma è ancora lì, pur avendo perso parte del proprio smalto brillante e volgendo ad un timbro profondo molto accentuato, a dire il vero a volte, in qualche nota grave, un po' “gonfiato”.

Dunque una Tosca “scura” la Netrebko, ma apprezzabile e soprattutto un'attrice dalla padronanza scenica impressionante. Le si potrebbe far fare di tutto, in scena: la sua disinvoltura in qualsiasi ruolo non fallisce un colpo. Allora, di fronte a tanta perizia, pur facendo un po' di fatica, si può anche passare sopra ad un attacco di "Vissi d'Arte" un po' incerto Oltretutto, ultimamente, ha dovuto rispettare un lungo periodo di assoluto riposo, dunque la sua voce poteva, in questa Tosca, non essere in piena forma. Ma l'acuto del "Vissi d'arte" è stato un capolavoro. Quando si lancia, ritrova anche lo squillo. Però è umana anche lei: l'emozione gioca brutti scherzi, insieme alla stanchezza di prove estenuanti e di una recita già eseguita per intero nella serata dedicata ai giovani due giorni prima: dopo il pezzo forte del “Vissi d'arte”, forse per un calo di tensione emotiva, ha ripetuto una frase precedente invece di cantare quella giusta; tutto riparato con prontezza, insieme a Salsi ed all'orchestra, senza soluzione di continuità e con infinita professionalità e c'è chi non se ne è accorto.

Al suo fianco, un Cavaradossi che molti aspettavano al varco con intenzioni poco pacifiche: Francesco Meli. Eppure, anche lui, ha dato il massimo. Non gli si perdona la tendenza al falsetto nei piano e pianissimo anche in questa parte, ma “Recondita armonia” è stata molto ben eseguita. E poi, altro caso eclatante, si è immedesimato ed ha recitato, con una perizia da attore consumato: visto e recensito più volte, finora era sembrato ogni volta freddo e inespressivo come un ghiacciolo. Quale Cavaradossi, invece, nonostante l'inadeguatezza del timbro, si è dimostrato credibile e a tratti coinvolgente.

Per la prima volta, in questa edizione di Sant'Ambrogio 2019, però, ha giganteggiato su tutti il baritono Luca Salsi. Il suo Scarpia, è stato magari un po' carente di sfumature nei piano, un po' plateale nella perfidia, ma di innegabile efficacia, sia vocale che scenica. Mai apprezzato così tanto neanche lui, sempre visto e recensito più volte. Cattivo quanto basta, il suo Vitellio ha riempito la scena: evidentemente una parte che gli piace e che ha molto ben studiato anche nella recitazione.

Ma tutti, in questa serata, anche i comprimari, l'Angelotti di Carlo Cigni, il Sagrestano di Alfonso Antoniozzi e l'ottimo Spoletta di Carlo Bosi ed il Coro, diretto da Bruno Casoni, erano catalizzati da un quid che si spiega solo con la capacità d'amalgama data dall'orchestra diretta dal M° Riccardo Chailly e dalla regia di Davide Livermore.

b_200_150_16777215_00___images_NataliaDiBartolo_78416289_10157118227023165_51096229488099328_o.jpgIl Maestro Chailly ha scelto l'edizione pucciniana “versione Roma” del 1900 dell'opera, nella nuova edizione critica curata da Roger Parker. Qualche diversità rispetto al consueto, quindi, qualche frase muscale in più, sono balzate all'orecchio del melomane esperto, ma questo dato si è rivelato gradevole. Dunque al terzo atto, per esempio, alla morte di Mario, dopo il grido di Tosca, si è ripreso il meraviglioso motivo di “E lucevan le stelle”.

Tutto da manuale in orchestra, campane originali comprese, a parte un piccolo incidente di percorso, con un attacco e un fermo, poi ripreso, che anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presente nel palco reale alla serata, insieme alla figlia e ad uno stuolo di personalità della politica e della cultura, avrà perdonato. I tempi erano leggermente dilatati, ma è un modus operandi del M° Chailly, lo sappiamo. Però, quando c'era da “stringere”, eccome se stringeva! Quando c'era da crescere, eccome se cresceva! Gran supporto agli interpreti, dinamiche raffinate, un Puccini solenne, epico quasi, di mano sinfonica e di spirito tragico.

Ma, visti i dati musicali complessivi non del tutto perfetti, sopratutto nel contesto di una prima alla Scala, per tornare all'amalgama, forse in questa prima del 2019 il vero miracolo lo ha fatto il regista Davide Livermore, coadiuvato dalle scene di Giò Forma.

Straordinaria la macchina scenica, dall'inizio alla fine, con effetti girevoli, per cui non erano i protagonisti a muoversi in Sant'Andrea della Valle, per esempio, al primo atto, ma era la chiesa, ricostruita abbastanza fedelmente, che, girando e scorrendo, si muoveva e li collocava in posti diversi.

Corredate da proiezioni e illuminate dalle luci perfette di Antonio Castro, queste scene hanno “contenuto” uno spettacolo che sotto il profilo della regia era raffinatissimo e curatissimo. Solo i costumi di Gianluca Falaschi avrebbero potuto essere più sontuosi e più consoni alla collocazione temporale, che una volta tanto era stata rispettata.

b_200_150_16777215_00___images_NataliaDiBartolo_79095767_10157118279393165_8860656469545058304_o.jpgA parte la cura con cui ciascun interprete era immedesimato nel proprio ruolo, quel che colpiva era la coesione di tutto l'insieme: la regia di Livermore è stato il collante che ha reso questa Tosca un grande spettacolo.

Strepitoso il secondo atto, con un verismo violento da Grand Guignol nella morte di Scarpia, che sarebbe piaciuto a Sardou. Inquietanti e volatili quelle figurine di suore che vagavano per il palcoscenico: sembravano piccoli spiritelli malefici al servizio del gran cattivo Scarpia. Bellissimi i tableaux vivents del secondo atto, gli affreschi dello studio di Scarpia, che partecipavano emotivamente allo svolgersi dell'azione e che accoglievano poi fra loro, al termine dell'azione omicida, l'immagine sdoppiata di Tosca nell'atto di colpire il tiranno; come se si fosse immortalata anche lei in un dipinto e si fosse nello stesso tempo estraniata da se stessa, rispetto al crimine che aveva compiuto, restando prostrata in un angolo.

Originalissimo anche il palcoscenico che si sollevava e si abbassava parzialmente nei momenti cruciali: al Te Deum del primo atto, lasciando Scarpia da solo, simbolicamente, in basso e il Santissimo Sacramento in alto; nella scena della tortura e al finale, in cui avveniva esattamente il contrario del consueto: Tosca si gettava dagli spalti, ma invece di cadere si librava nell'aria restando sospesa, in un senso di distacco e di libertà dal mondo infame che l'aveva portata a tanto, e tutto il resto sotto di lei sprofondava.

Un insieme che ha suscitato nello spettatore non solo apprezzamento per l'opera, ma emozioni anche visive inattese e confermando, negli applausi finali di gradimento per tutti gli artisti, durati oltre un quarto d'ora, che, come prima si diceva, l'Opera é prima di tutto grande Teatro, fatto non solo di voci e musica, ma di un amalgama misterioso, che gli antichi greci conoscevano bene; tanto da considerare che l'effetto del teatro fosse la catarsi.

Il 7 dicembre 2019, al teatro alla Scala, questo miracolo si è ripetuto, confermando che l'Opera vada sempre considerata nel suo insieme completo e vada vista dal vivo, perché è stata concepita per essere vista dal vivo.

Giustissimo, comunque, che la prima della Scala venga trasmessa anche in televisione e sul web: pur se non completa, l'emozione vissuta a teatro è certamente arrivata ugualmente allo spettatore sensibile ed esperto.

 

Natalia Di Bartolo ©

   

Visto da William Fratti

Tosca Netrebko_ph_Brescia_e_Amisano

13 dicembre 2019. Il Teatro alla Scala di Milano, universalmente considerato il vero tempio della lirica, uno dei pochi teatri al mondo ad avere un'importante data fissa per l'inaugurazione da ben oltre mezzo secolo, torna prepotentemente in TV con il record di ascolti della diretta televisiva. Il titolo di cassetta, l'audience che ruota attorno alla star protagonista, una campagna marketing funzionale sono stati indubbiamente gli ingredienti principali di questo successo mediatico. Inoltre il suono è decisamente migliore rispetto a quello della diretta radiofonica e ciò rende particolarmente felici anche i melomani più accaniti.

Tosca Netrebko_Salsi_1_ph_Brescia_e_AmisanoRiccardo Chailly prosegue la sua lettura dei capolavori di Giacomo Puccini - dopo Turandot col finale di Luciano Berio, La fanciulla del West con l'orchestrazione originale, Madama Butterfly e Manon Lescaut nelle prime versioni - con Tosca, presentata nell'edizione critica a cura di Roger Parker. Il direttore milanese, pur imponendosi come riferimento per l'interpretazione pucciniana, alla guida di un'orchestra strabiliante e di un cast vocale di altissimo livello, non riesce a commuovere come nelle precedenti occasioni, risultando straordinario soltanto nella prima parte del duetto di secondo atto tra Tosca e Scarpia e nella bellissima introduzione di "E lucevan le stelle" dopo la canzone del pastorello. Nelle altre parti dell'opera sembra forse troppo attento ad una certa precisione meccanica, piuttosto che improntato al sentimento, ma ciò non pregiudica certamente la sua levatura.
Tosca Netrebko_Salsi_2_ph_Brescia_e_AmisanoAnna Netrebko è indiscutibilmente una delle migliori cantanti del pianeta, dotata di una morbidezza e una facilità su tutta la gamma che non hanno eguali. Acuti comodi e agevoli, centri pieni e corposi, gravi saldi e voluminosi, piani ottimamente timbrati, forti ben proporzionati, il tutto arricchito da un bel legato, un fraseggio interessante ma forse un po' misurato, una buona dizione eccetto per le consonanti doppie. Nonostante tutto la sua Tosca non è così emozionante e la sua vocalità è preferibile in altro repertorio, tra cui il drammatico verdiano.
Tosca Netrebko_Meli_1_ph_Brescia_e_AmisanoLa affianca il Cavaradossi di Francesco Meli, anch'egli da considerarsi uno dei migliori dell'intero panorama internazionale. La sua interpretazione è sicuramente vincente in termini di colori e sfumature, ma il suo bel timbro e il suo buon uso della parola scenica si sposano meglio coi ruoli cantabili verdiani.
Lo stesso vale per Luca Salsi. Il suo Scarpia è cantato in maniera eccelsa, con una resa del personaggio - attraverso la voce - davvero intensa e avvincente, ma come gli altri protagonisti, pur essendo tutti al top, tutti numeri uno, nessuno di loro è in grado di dare quel valore aggiunto da risultare i migliori di sempre, ciò che invece sarebbe potuto accadere con un titolo diverso, ad esempio un Macbeth.
Ottimi anche i ruoli di contorno, soprattutto il Sagrestano elegante di Alfonso Antoniozzi, con una voce che corre e predomina, e lo Spoletta di Carlo Bosi, che è sempre una solida certezza. Più che adeguati anche l'Angelotti di Carlo Cigni, lo Sciarrone di Giulio Mastrototaro, il Carceriere di Ernesto Panariello e il Pastore di Gianluigi Sartori.
Tosca Netrebko_Meli_2_ph_Brescia_e_AmisanoLo spettacolo trionfante di Davide Livermore con le grandiose scenografie di Giò Forma è, senza ombra di dubbio, creato per la televisione - in cui risulta addirittura migliore che dal vivo - ed è un chiaro e meritato omaggio alla macchina teatrale della Scala - e proprio per questo ci si poteva risparmiare una pausa. L'idea di fondo è pressoché quella originale di Puccini, eccetto per alcuni piccoli momenti - come il finale di secondo atto - che fanno risultare l'azione piuttosto vuota; inoltre l'uso della controfigura non crea alcun coup-de-théâtre e appare superflua. Il lavoro di regia, come di consueto, è perfetto nell'equilibrio di movimenti, gestualità, ingressi e uscite, scene e controscene, e i personaggi sono molto ben disegnati. Il mastodontico allestimento è piuttosto piacevole in primo atto, anche se un po' troppo movimentato; è superlativo in secondo atto; meno efficace in terzo, dove si abbandona il realismo dei precedenti a favore di un evocativo che lascia il tempo che trova.
I costumi di Gianluca Falaschi, azzeccatissimi per il coro, i figuranti e i comprimari, cadono sui protagonisti, soprattutto quelli di dubbio gusto di Tosca, quello di Scarpia troppo simile ai suoi scagnozzi e la discutibile parrucca di Cavaradossi. Ottime le luci di Antonio Castro e le proiezioni di D-wok.
Tutto sommato si tratta di una vera Tosca, di una vera Prima della Scala, dove ogni artista si merita il plauso dell'eccellenza, ma il risultato complessivo non ha portato ad alcun entusiasmo. Purtroppo talvolta la perfezione non è sinonimo di sentimento.

 

 

Visto da Marco Faverzani

 

 

8 gennaio 2019. Ultima replica per Tosca, lo spettacolo inaugurale della stagione d’opera e balletto 2019/2020 del Teatro alla Scala del quale abbiamo già riferito sul nostro sito in occasione della serata inaugurale del 7 dicembre e della replica del 13 dicembre.
Lo spettacolo firmato da Davide Livermore appare ora pienamente consolidato e ancora più riuscito: ogni gesto, ogni movimento dai protagonisti fino all’ultimo figurante appare curatissimo e di grande efficacia teatrale. Il primo atto ciSaioa1 meraviglia nuovamente per il continuo movimento degli elementi scenici (a cura di Giò Forma) che mostrano così allo spettatore le diverse prospettive della Chiesa di Sant’Andrea della Valle; non si può poi non rimanere ancora affascinati dal coup de theatre finale quando Scarpia volgendo le spalle al pubblico pare sollevare il palcoscenico levando le braccia al cielo. Il secondo atto emoziona e colpisce  per il cinico realismo con cui è rappresentato il drammatico duetto-scontro tra Tosca e Scarpia. Di sicuro effetto, infine, il finale terzo dove Tosca, anziché gettarsi nel vuoto scompare, mentre il palcoscenico scaligero sprofonda e lo spettatore rimane affascinato nel vedere la protagonista fluttuare nel vuoto mimando una caduta mortale o forse un’ascesa verso una vita che finalmente porterà termine a tutte le sciagure vissute nel dramma. Lo spettacolo rappresenta in sostanza un omaggio colossale alla macchina scaligera in tutte le sue potenzialità ed è al tempo stesso la dimostrazione della bravura di tutte le maestranze che hanno collaborato alla perfetta riuscita del risultato finale. Ammiriamo una seconda volta l’efficacia delle luci a cura di Antonio di Castro e le suggestioni degli inserti video a cura del team D-wok.
Saioa3I costumi, a cura di Gianluca Falaschi, confermano la sensazione di pregevole fattura e di un cromatismo calibrato, soprattutto per il coro e i vari figuranti, mentre quelli dei protagonisti risultano un poco ordinari e tradiscono forse le aspettative.
La parte musicale mostrava, quale unica differenza del cast rispetto alle prime recite, la presenza nel ruolo della protagonista di Saioa Hernández già prevista per le repliche di gennaio ma di fatto già subentrata alla titolare Anna Netrebko anche per le ultime due date di dicembre. Il soprano madrileno offre una prova di alto livello coniugando da una parte un mezzo importante e dall’altra una partecipazione scenica totale. Rileva dunque un’ottima intonazione ed un registro acuto luminoso e penetrante, ma anche un buon gusto stilistico sottolineato, d’intesa con il Maestro Chailly, dalla scelta di cantare tutte quelle frasi che certa tradizione di gusto verista vuole oggetto di facili giogionerie. Dal punto di vista interpretativo è innegabile l’immedesimazione totale nel personaggio, frutto anche dell’intenso periodo di prove, che si muove sulla scena con naturalezza e spontaneità soprattutto nel secondo atto che la vede perfettamente a suo agio.
L’accorata esecuzione del celeberrimo “Vissi d’arte”, partecipato con intima emozione, le vale un caloroso applauso a scena aperta.
Nel ruolo del Barone Scarpia ritroviamo Luca Salsi che conferma un’interpretazione memorabile: la linea vocale èSaioa4 connotata da morbidezza e duttilità straordinarie  e da un fraseggio accuratissimo dove ogni singola parola viene valorizzata. Il baritono parmigiano sembra essere in totale sintonia con la produzione e offre al pubblico, che lo saluta con una grande ovazione al termine del secondo atto, una delle prestazioni più encomiabili della sua carriera. 
Francesco Meli torna a vestire i panni di Mario Cavaradossi e si dimostra ancora una volta cantante di grande intelligenza: grazie ad un sapiente utilizzo dei colori e delle sfumature disegna un personaggio elegante e nobile, una chiave di lettura in linea con la sua bella vocalità e non necessariamente nel solco della tradizione verista.
Un vero e proprio lusso scaligero è Alfonso Antoniozzi nel ruolo del Sagrestano, cantante di gran levatura, che disegna il proprio personaggio con nobiltà ed eleganza d’accento e disinvoltura scenica.
Di livello superlativo Carlo Bosi, Spoletta e Carlo Cigni, Angelotti.
La locandina comprende poi i bravi Giulio Mastrototaro, Sciarrone, Ernesto Panariello, un carceriere e Gialuigi Sartori, un pastore.
Alla guida di un’Orchestra del Teatro Alla Scala in stato di grazia, troviamo nuovamente il Maestro Riccardo Chailly che ripropone la sua lettura precisa ed ispirata dove ricordiamo quali momenti memorabili il Te Deum del finale primo atto, di tellurica imponenza sonora, e la parte iniziale del terzo atto, rarefatto e presago della tragedia finale che sta per Saioa5compiersi. Nella lettura del maestro milanese ritroviamo un’accuratezza metodica nel dosaggio delle sonorità e nel giusto equilibrio tra i pesi delle varie sezioni. Il coro del Teatro Alla Scala, diretto dal maestro Bruno Casoni, offre una prestazione encomiabile evidenziando una splendida sintonia con l’orchestra e il direttore.
La serata si conclude con un trionfo assoluto che saluta così una produzione di altissimo livello destinata ad essere ricordata a lungo. 

 

 

Locandina

Teatro alla Scala - Stagione 2019/2020
Tosca
Melodramma in tre atti Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa Musica di Giacomo Puccini
Personaggi: Interpreti:
Floria Tosca Anna Netrebko - Sayoa Hernández
Mario Cavaradossi Francesco Meli
Il barone Scarpia Luca Salsi
Il sagrestano Alfonso Antoniozzi
Cesare Angelotti Carlo Cigni
Sciarrone Giulio Mastrototaro
Un carceriere Ernesto Panariello
Un pastore Gianluigi Sartori
Spoletta  Carlo Bosi

Orchestra del Teatro alla Scala Coro del Teatro alla Scala

Maestro del Coro: Bruno Casoni

Direttore Riccardo Chailly
Regia Davide Livermore 

Scene

Giò Forma

Costumi

Gianluca falaschi

Luci

Antonio Castro

Allestimento del Teatro alla Scala

FOTO DI BRESCIA/AMISANO - TEATRO ALLA SCALA

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GIULIO CESARE Milano, 25 ottobre 2019. Con il celebre Giulio Cesare in Egitto di Georg...
L'ELISIR D'AMORE Thiene, 20 ottobre 2019. Dopo le fortunate recite al Teatro Olimpico, il Festival...
FERNAND CORTEZ Firenze, 20 ottobre 2019. Opera monumentale di Gaspare Spontini, Fernand Cortez...
QUARTETT Milano, 19 ottobre 2019. Quartett, l'innovativo titolo di Luca Francesconi del 2011,...
LUISA MILLER Parma, settembre e ottobre 2019. Rappresentata nella monumentale Chiesa di San...
ERNANI Novara, 18 ottobre 2019. Il teatro Coccia di Novara inaugura la sua stagione...
I PESCATORI DI PERLE - TOSCA Torino, 17 e 27 ottobre 2019 La stagione operistica 2019/20 del Teatro Regio di...
I DUE FOSCARI Parma, 17 ottobre 2019. Eseguita per la prima volta in versione preliminare in...
NABUCCO Parma, 13 ottobre 2019. Stiamo tutti annegando. Non c'è bisogno di andare...
AIDA Busseto, settembre e ottobre 2019. L’Aida firmata da Franco...
NORMA Tolosa, 5 ottobre 2019. E' ormai invalso l'uso di eseguire la sinfonia delle opere...
Guglielmo tell Cremona, 4 ottobre 2019. Il Teatro Amilcare Ponchielli di Cremona inaugura la sua...
L'Elisir d'amore Milano, 1 ottobre 2019. L'Elisir d'amore, melodramma giocoso di Gaetano Donizetti,...
DON CARLO Madrid, 30 settembre 2019. Il Teatro Real di Madrid inaugura la Stagione...
DON GIOVANNI Roma, 28 settembre 2019. Graham Vick ha completato la trilogia dapontiana al...
L'ITALIANA IN ALGERI Torino, 26 maggio 2019. La stagione d'opera e balletto 2019 del Teatro Regio si...
Rigoletto Milano, 11 settembre 2019. Dopo la pausa estiva il Teatro alla Scala riprende la...
IL BARBIERE DI SIVIGLIA Venezia, 7 settembre 2019. Il Teatro la Fenice, nel proseguire la Stagione...
DEMETRIO E POLIBIO Pesaro, 18 agosto 2019. La prima opera composta da Gioachino Rossini non fu la...
GALA ROF XL Pesaro, 21 agosto 2019. Il Quarantesimo Rossini Opera Festival è festeggiato con...
SEMIRAMIDE Pesaro, 20 agosto 2019. La monumentale Semiramide è una delle poche opere serie...
L'EQUIVOCO STRAVAGANTE Pesaro, 19 agosto 2019. Seconda opera di Gioachino Rossini ad essere andata in...
MACBETH Macerata, 4 agosto 2019. Una Scozia molto "siciliana" ha fatto da sfondo...
AIDA Roma, 13 luglio 2019. Intimismo e psicologia: alle Terme di Caracalla è tornato...
Prima la musica e poi le parole - Gianni schicchi Milano, 10 luglio 2019. Il Teatro alla Scala, come ultima proposta prima della...
Madama butterfly Savona, 6 luglio 2019. Nel complesso monumentale del Priamar va in scena Madama...
I MASNADIERI Milano, 1 luglio 2019. Dopo oltre quaranta anni di assenza I masnadieri torna sul...
IL TROVATORE Verona, 29 giugno 2019. Terzo titolo dell’Opera Festival 2019, Il Trovatore di...
IPHIGENIE EN TAURIDE Parigi, 24 giugno 2019. Ogni volta che si ha la fortuna di ascoltare uno dei...
LE NOZZE DI FIGARO Firenze, 15 giugno 2019. Il debutto assoluto di Sonia Bergamasco nelle regie...
LA CENERENTOLA Roma, 12 giugno 2019. Una interpretazione fiabesca e azzurrina: Emma Dante torna...
ALCINA Salisburgo, 9 giugno 2019. Nell'anno in cui il Festival di Pentecoste di...
POLIFEMO Salisburgo, 8 giugno 2019. Il Festival di Pentecoste di Salisburgo quest'anno è...
die tote stadt Milano, 7 giugno 2019. Per la prima volta viene rappresentata al Teatro alla Scala Die...
TURANDOT Bologna, 30 maggio 2019. Turandot, l’opera incompiuta di Puccini, torna al...
L'ANGELO DI FUOCO Roma, 23 maggio 2019. Dopo 53 anni il lavoro di Prokof'ev è tornato a Roma con un...
IDOMENEO Milano, 16 maggio 2019. Dopo dieci anni di assenza torna al Teatro alla Scala...
LA STRANIERA Firenze, 14 maggio 2019. Molto repertorio d'opera della prima metà dell'Ottocento,...
Così fan tutte  Las Palmas, Gran Canaria, 11 maggio 2019. Una volta si era soliti dire:...
MADAMA BUTTERFLY Catania, 10 maggio 2019. Madama Butterfly è un gran titolo ed eccolo a Catania il...
LA TRAVIATA Novara, 5 maggio 2019. La Traviata di Giuseppe Verdi, assente dalle scene...
REQUIEM Parma, 3 maggio 2019. L'ultima composizione di Wolfgang Amadeus Mozart -...
ARIADNE AUF NAXOS Milano, 30 aprile 2019. Ariadne auf Naxos torna finalmente al Teatro alla Scala...
LA SONNAMBULA Torino,14 Aprile 2019. Assente dalle scene torinesi per oltre vent'anni il...
SERSE Piacenza, 12 aprile 2019. Dopo qualche anno di assenza l’opera barocca torna al...
IL BARBIERE SI SIVIGLIA Parma, 22 marzo 2019. Anche in una città come Parma oggigiorno è più facile...
AGNESE Torino, 17 marzo 2019. Ferdinando Paer, eccellente musicista di collegamento tra il...
CHOVANŠČINA Milano, 6 marzo 2019. La grande opera incompiuta di Modest Petrovič Musorgskij è...
ANDREA CHENIER Reggio Emilia, 1 marzo 2019. Oltre a La forza del destino, l’altra produzione di...
ANNA BOLENA Roma, 28 febbraio 2019. Il quarto titolo del Costanzi per la stagione 2018-2019 è...
SEMIRAMIDE Bilbao, 22 e 25 febbraio 2019. Per questa produzione di Semiramide al Palacio...
RIGOLETTO Torino, 10 e 16 febbraio 2019. Arriva a Torino il Rigoletto con la regia di John...
DON GIOVANNI Verona, 31 gennaio 2019. Al Teatro Filarmonico è stato rappresentato Don Giovanni,...
TRISTAN UND ISOLDE Bologna 28 gennaio 2020. Tristan und Isolde di Richard Wagner inaugura la...

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