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1Venezia, 29 ottobre 2019. La Stagione 2018/2019 del Teatro La Fenice chiude con il capolavoro verdiano nella messa in scena firmata da Robert Carsen, collaudato allestimento presente oramai da quindici anni sul palcoscenico veneziano.

Visto da Alessio Solina

 

Traviata è un’opera senza tempo e le trasposizioni d’epoca non ne alterano i tratti principali, essendo l’argomento sempre attuale; in questo caso l’ambientazione viene spostata negli anni ‘20 del secolo scorso. Alcune scene risultano particolarmente azzeccate, grazie anche ai bei costumi realizzati da Patrick Kinmonth e alle luci di Peter Van Praet, come il primo atto che inizia con una passerella di clienti che consegnano nelle mani di Violetta, distesa su un enorme letto, (chiaro riferimento al mestiere della protagonista) ingenti quantità di denaro e nel cui stesso ambiente si svolgerà l’azione; la prima scena del secondo atto desta qualche perplessità; ambientata in un parco secolare, nulla lascia pensare a come possa Germont padre esclamare “pur tanto lusso!”, essendo lo spazio completamente scevro di qualsiasi mobile o suppellettile; la seconda scena, di grande effetto, si svolge in un night club dove le zingarelle e i toreadores diventano ballerini stile Crazy Horse; il terzo, ambientato nella stessa scena del primo, con Violetta sdraiata per terra davanti a un televisore acceso che non trasmette altro che interferenze, con il senso di disfacimento non solo della protagonista ma del suo intero mondo (imbianchini che tinteggiano la stanza prossima alla vendita e l’entrata, quasi uno stupro, dei festeggianti il carnevale, che distruggono al loro passaggio il vissuto di Violetta). Molte le idee e le trovate interessanti, come il far entrare in scena il Barone Douphol durante il “Sempre libera”, con Violetta che si concede ad un amplesso dopo aver ricevuto un anello come prezzo del rapporto, mentre fuori scena Alfredo le dichiara il suo amore, un amore vero rispetto a quello materiale che in quel momento il Barone le offre. Il Dottor Grenvil non è più il simpatico e bonario amico ma un avido medico che si fa pagare le cure anche in prossimità della morte, mentre annuncia ad Annina che la tisi sta per avere il sopravvento.3
La direzione d’orchestra era affidata a Stefano Ranzani, che dell’opera mette in luce il lato fatalista della partitura, una frenetica corsa verso l’abisso che sarà l’inevitabile fine della protagonista. Tempi veloci, stretti, pochi chiaroscuri, un senso di angoscia che pervade anche le scene a sfondo amoroso, come se anche l’amore di Violetta per Alfredo sia un fragile e vano tentativo di riscattare la propria dignità perduta; un duetto con Giorgio Germont disperato, pieno di rabbia e rassegnazione. Culmine di una direzione elettrizzante, tesa come un arco di violino, la grande scena della festa di flora in cui si riesce a percepire il ciglio del baratro in cui cadrà Violetta, con tempi ancor più veloci di quelli utilizzati da Riccardo Muti nella sua celebre edizione discografica. L’orchestra, galvanizzata da una simile direzione dà il meglio di sé; in alcuni momenti, è vero, gli attacchi non erano perfetti ma a fronte di una simile tempesta emotiva era impossibile reggere dei tempi così marcati senza cadere in qualche attacco sporco, e per questo perdonabilissimo.
Il cast, nel complesso omogeneo ed quilibrato, presentava due giovani artisti che hanno offerto una notevole e interessante prestazione.
2Zuzana Markovà sfoggia una voce dal timbro e dal colore che ben si addicono al complesso personaggio, con centri corposi, gravi affrontati con cautela ma almento presenti nell’organizzazione vocale, una buona padronanza del passaggio di registro (nonostante qualche slittamento all’inizio del primo atto), un settore acuto facile e sicuro e un uso delle mezzevoci davvero emozionante; l’aria del primo atto è benissimo padronegiata, con un mi bemolle conclusivo decisamente sfacciato ed emesso a regola d’arte. Il successivo duetto con Germont padre, evoluzione psicologica del personaggio, ben evidenzia un canto al tempo stesso rabbioso e pieno di amarezza, la consapevolezza che per la protagonista l’unica via di uscita sarà la morte. Tutto il terzo atto, cantato con voce sommessa, malata, quasi un lungo monologo interiore che rende palpabile lo stato di salute, è stato magistrale. Aggiungiamo una notevole presenza scenica e avremo una prova di grande rilievo.
Airam Hernández si è messo in evidenza grazie un timbro chiaro e accattivante, dal canto sicuro, ben impostato e un fraseggio interessante; qualche piccola incertezza nel settore acuto non hanno compromesso una prestazione più che egregia e convincente, per quello che può offrire il personaggio di Alfredo.4
Giorgio Germont era Vladimir Stoyanov, baritono di timbro chiaro, emissione facile in tutte le zone, acuti ben timbrati, che del personaggio offre una caratterizzazione un po’ carente di accenti e fantasia interpretativa ma sostenuta da un canto impeccabile.
Nelle parti di fianco si è fatto apprezzare William Corrò, che nei panni del Barone Douphol ha delineato una figura sgradevole, egoista, che col denaro crede di poter ottenere l’amore di Violetta; un’interpretazione tutta cantata a denti stretti, molto efficace; buoni il Gastone di Enrico Iviglia e l’Annina di Sabrina Vianello, apprezzabili Elisabetta Martorana (Flora), Luciano Leoni (Dottor Grenvil) e Matteo Ferrara (Marchese d’Obigny).
5Ottimo il coro, ben preparato da Claudio Marino Moretti.
Al termine dello spettacolo grandi applausi per tutti e una meritatissima ovazione per la protagonista.

 

Locandina

Teatro La Fenice di Venezia - Stagione Lirica 2018/2019
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Personaggi: Interpreti:
Violetta Valery Zuzana Marková
Alfredo Germont Airam Hernández
Giorgio Germont Vladimir Stoyanov
Flora Bervoix Elisabetta Martorana
Annina Sabrina Vianello
Gastone Enrico Iviglia
Il barone Douphol William Corrò
Il dottor Grenvil Luciano Leoni
Il marchese d'Obigny Matteo Ferrara
Giuseppe Cosimo D'Adamo
Un domestico di Flora Franco Zanette
Un commissionario Nicola Nalesso

Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia
Coro del Teatro La Fenice di Venezia

Maestro del Coro: Claudio Marino Moretti

Direttore Stefano Ranzani
Regia Robert Carsen

Scene

Patrick Kinmonth

Costumi

Patrick Kinmonth

Luci 

Robert Carsen & Peter Van Praet

Coreografia   Philippe Giraudeau
Allestimento della Fondazione Teatro La Fenice

 

FOTO DI FONDAZIONE TEATRO LA FENICE

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