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Quartett3Milano, 19 ottobre 2019. Quartett, l'innovativo titolo di Luca Francesconi del 2011, torna alla Scala per la seconda volta.

Visto da Marco Faverzani | Giorgio Panigati

 

Nel 1910, Vasilij Kandinskij da alle stampe il suo trattato di estetica “Lo spirituale nell’arte”, dove leggiamo: “Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei nostri sentimenti. Analogamente, ogni periodo culturale, esprime una sua arte, che non si ripeterà mai più. Lo sforzo di ridar vita a principi estetici del passato può creare al massimo delle opere d’arte che sembrano bambini nati morti. Noi non possiamo ad esempio, avere la sensibilità e la vita interiore degli antichi Greci. E se in scultura tentassimo di adottare i loro principi non faremo che produrre forme simili alle loro, ma prive di anima.” Accostandoci a Quartett, scritto da Luca Francesconi, e in scena in questi giorni al Teatro alla Scala, dobbiamo usare questo filtro interpretativo. L’opera è stata commissionata nel 2011 dallo stesso teatro, nella convinzione che sia giusto proporre nuovi titoli che vadano progressivamente a stratificarsi creando un nuovo canone. Questa operazione pare relativamente riuscita, almeno per il titolo in questione, basti pensare che siamo al suo secondo passaggio sul palco del Piermarini e che, in questi anni, l’opera ha contato più di quaranta riprese nel mondo. Nel 2020 inoltre aprirà la stagione della Staatsoper di Berlino con una nuova edizione in lingua tedesca.Quartett1
Il soggetto dell’opera è tratto dal romanzo Les liaisons dangereuses, scritto da Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos ed edito nel 1782. Il libro, che in epoca contemporanea ha conosciuto diverse trasposizioni cinematografiche, parla del gioco di seduzione e distruzione fra i due protagonisti, incatenati in un complesso gioco erotico che evoca l’assioma Freudiano di Eros e Thanatos.
La scena, che nella versione operistica a cura di Alfons Flores ha una connotazione atemporale fra passato e futuro, si apre con una veloce sequenza di immagini proiettate che ci suggeriscono l’ambientazione in una casa milanese contemporanea. In realtà, il parallelepipedo sospeso a mezz’aria, e centro di tutta l’azione, simboleggia un luogo mentale, uno spazio condiviso dai due protagonisti in preda alle loro pulsioni e nevrosi. La scena, costantemente arricchita di proiezioni, è altamente suggestiva ed evocativa, grazie anche alla sapiente regia di Álex Ollé (La Fura dels Baus) ripresa da Patrizia Fini, e alle creative luci di Marco Filibeck.
Quartett4Musicalmente, la partitura si dipana attraverso un susseguirsi di tredici scene e vede impegnati due soli protagonisti ai quali viene richiesto un vero e proprio tour de force interpretativo e vocale. Non sembrano esserci regole o schemi predefiniti: le vocalità di entrambi sembrano piuttosto emergere dall’inconscio più profondo, con i suoi turbamenti, i suoi tumulti violenti ed egoistici e i suoi desideri inconfessati. Un plauso incondizionato quindi a Allison Cook e Robin Adams, rispettivamente la Marquise de Merteuil e il Vicomte de Valmont, che rendono assolutamente credibile il sottile e perverso duello psicologico creato dall’autore. Ad entrambi poi sono riservate vocalità particolarmente complesse: continui ed improvvisi cambi di registro per la Marquise, mutamenti di tonalità e uso dei falsetti per il Vicomte. Significativo l’affiatamento percepito tra i due interpreti che trovano una perfetta sintonia vocale e interpretativa per tutta la durata dello spettacolo.
Il racconto musicale è guidato da Maxime Pascal che è chiamato a concertare, oltre ai già citati interpreti, anche un’orchestra in buca, un’orchestra e un coro in echo, invisibili, pur essendo presenti in teatro. La suddivisione del suono orchestrale risponde così alla precisa volontà dell’autore Luca Francesconi di separare “IN”, ovvero ciò che è intimo e nella dimensione privata da “OUT” ovvero ciò che accade all’esterno: in un mondo che poco si cura della reciproca opera di devastazione tra i protagonisti. Grazie anche al contributo meticoloso e magistrale di Sege Lemouton (IRCAM computer music production) e Luca Bagnoli (IRCAM tecnico del suono), le due sezioni musicali dell’Orchestra del Teatro alla Scala sembrano dialogare perfettamente in un rimando di sonorità talvolta ipnotiche e talvolta aspre e violente che creano un tessuto narrativo teso e complesso, dove, ad alcune sperimentazioni compositive, siQuartett2 accompagnano sonorità che ricordano le opere di Alban Berg e Bernd Alois Zimmermann. Un’operazione innovativa e artisticamente riuscita, accolta con vivo interesse dal pubblico presente in sala, peraltro immeritatamente poco numeroso.

Locandina

Teatro alla Scala - Stagione d'opera e balletto 2018/2019
QUARTETT
Opera in tredici scene
Libretto di Luca Francesconi
Musica di Luca Francesconi
Personaggi: Interpreti:
Marquise de Merteuil Allison Cook
Vicomte de Valmont Robin Adams

Orchestra del Teatro alla Scala
Coro del Tratro alla Scala

Maestro del Coro: Bruno Casoni

Direttore Maxime Pascal
Regia Álex Ollé

Scene

Alfons Flores

Costumi

Lluc Castells

Luci 

Marco Filibeck

  
Allestimento del Teatro alla Scala

 

FOTO DI BRESCIA/AMISANO - TEATRO ALLA SCALA

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