Login

b_200_150_16777215_00___images_71107030_3146896758659515_7031294533694390272_o.jpgRoma, 28 settembre 2019. Graham Vick ha completato la trilogia dapontiana al Costanzi con una regia fin troppo allusiva e contorta, mentre il cast vocale ha conquistato gran parte del pubblico romano.

Visto da Simone Ricci

Il dissoluto punito ma neanche troppo, anzi per niente! Il Teatro dell'Opera di Roma ha concluso la trilogia dapontiana di Wolfgang Amadeus Mozart: dopo un "Così fan tutte" fanciullesco nel 2017 e "Le nozze di Figaro" prive di sete e crinoline dello scorso anno, in questo 2019 si è dato spazio all'ennesima regia di Graham Vick con un "Don Giovanni" molto particolare e discutibile. Le prime due firme del regista inglese al Costanzi erano state giudicate tutto sommato positivamente e con intuizioni se non altro simpatiche. Stavolta non si può dire lo stesso, soprattutto per quel che riguarda i due finali. Forse neanche il Mozart più sfrontato e scavezzacollo avrebbe apprezzato questa versione del suo capolavoro in cui il racconto tradizionale viene stravolto letteralmente. Il titolo è sempre accattivante ma temibile, sfruttare una lettura come quella di Vick significa mettere in secondo piano il senso musicale e drammaturgico dell'opera. Questa recensione si riferisce alla seconda recita, quella di sabato 28 settembre 2019.

 

b_200_150_16777215_00___images_71331887_3155082327840958_6131755883140481024_o.jpgL'ambientazione più moderna può anche starci. Gli abiti eleganti e in alcuni casi eccentrici (i costumi sono stati curati da Anna Bonomelli) hanno mostrato al pubblico romano una interessante trasposizione ai giorni nostri, con Don Giovanni e Leporello in giacca e camicia, Donna Anna "casalinga" e pantofolaia e Zerlina in un gradevole e semplice abito da sposa. L'unica nota stonata dal punto di vista degli outfit era Donna Elvira, in abito da suora e alla ricerca del suo amato con tanto di cartello da affiggere. Un albero spoglio al centro della scena costruiva abilmente le varie ombre sullo sfondo, senza dimenticare le nuvole in cui appariva il titolo completo del dramma giocoso di Mozart, "Il dissoluto punito o sia Il Don Giovanni". Vick ha confessato di concepire il personaggio come una persona priva di empatia e di limiti, incapace di conoscere il rispetto, in poche parole un sociopatico. Il regista britannico è consapevole che nessuno di noi sia nato buono e puro, di conseguenza ha dato libero sfogo a una interpretazione che aveva tutte le sembianze di una sfida.

 

Il primo atto è proseguito senza grandi problemi fino a quando non è stato il momento di introdurre in scena Zerlina, Masetto e gli invitati al loro matrimonio. Il sipario è calato dopo aver assistito a un crescendo di violenza e sesso gratuiti. Schiaffi a destra e a manca, sveltine improvvisate, chiare allusioni ai rapporti anali e mani che sfioravano qualsiasi centimetro di pelle. Si è avvertita una leggera titubanza nell'applaudire prima dell'intervallo, ma il gradimento degli spettatori è stato discreto. Il secondo atto non è stato da meno. Al posto della statua, Vick ha pensato a un gigantesco braccio di cartone con dito indicatore. L'indice della quinta è stato quindi distrutto da Don Giovanni e usato nel finale da Masetto per far capire chiaramente che si trattava di un membro maschile gigantesco. Invece di finire all'inferno dopo le parole minacciose del Commendatore, il protagonista del titolo ha aperto una porta ed è scomparso dalla vista come se nulla fosse, per poi riapparire in cima all'albero, irragiungibile e sfacciato come sempre.

 

b_200_150_16777215_00___images_71928742_3155730297776161_8228024618821091328_o.jpgLe ultime note dell'opera sono state accompagnate da quanto di peggio ci si potrebbe attendere da una regia lirica. Oltre al dito "fallico", si è dato sfogo a un'ammucchiata incomprensibile: Zerlina si è accoppiata con Donna Elvira, Donna Anna e Ottavio hanno amoreggiato platealmente e il senso originale si è perso per sempre. Per fortuna il pubblico del Costanzi ha avuto la possibilità anche di ascoltare un cast vocale di buon livello. Riccardo Fassi ha messo in mostra tutto il suo charme scenico, regalando le sfumature e le seducenti morbidezze che si richiedono a Don Giovanni. Non potevano non essere notate le sue abilità fisiche che lo hanno portato a intonare senza problemi le arie anche mentre pendeva a testa in giù da un ramo. Guido Loconsolo è stato un Leporello corretto, in grado di mantenere allo stesso tempo controllo e omogeneità di emissione, convincendo nella celebre Madamina, il catalogo è questo.

 

Rafaela Albuquerque ha conferito alla sua Zerlina una buona credibilità, mettendo a fuoco, minuto dopo minuto, la nitidezza della voce. Le potenzialità sono davvero interessanti e il Progetto "Fabbrica" del Teatro dell'Opera di Roma può vantare a ragione questo buon risultato. Se ci fosse stato un macchinario in grado di registrare i decibel degli applausi, il livello massimo sarebbe stato raggiunto al momento del tributo a Valentina Varriale, una Donna Anna che non ha mai incontrato difficoltà nell''intonazione. Il personaggio mozartiano è una montagna complicata da scalare ma il soprano campano ha usato la "piccozza" giusta per raggiungere la vetta e disimpegnarsi bene nelle arie cristalline e trasognanti. Più che positiva la performance di Gioia Crepaldi come Donna Elvira, grazie a una precisa gestione delle colorature.

 

b_200_150_16777215_00___images_72099985_3155730164442841_8168498012776038400_o.jpgAnicio Zorzi Giustiniani ha affrontato in punta di piedi le situazioni più complesse che ogni Don Ottavio sa di dover fronteggiare: la prova è stata soddisfacente e piena di smalto, una voce che è stata messa in mostra nella sua freschezza. Andrii Ganchuk è un altro buon prodotto di "Fabbrica" e non ha sfigurato affatto come Masetto, garantendo un registro dignitoso e una voce calda e pastosa. Efficace, pur nelle poche battute a disposizione, il Commendatore di Antonio Di Matteo. L'impeto di Mozart nella partitura del "Don Giovanni" rischia di giocare brutti scherzi tra i direttori d'orchestra, ma Jérémie Rhorer non è caduto in questra trappola. La giovane bacchetta francese ha seguito fin dall'inizio una logica drammaturgica appropriata, regalando una baldanzosa ouverture e assecondando le varie voci. Ben amalgamata e affidabile come sempre l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma.

 

Il coro del Costanzi (preparato dal maestro Roberto Gabbiani) non aveva un compito difficile (come avviene in tutte le opere della trilogia dapontiana), anche se di tanto in tanto si poteva avvertire una lieve disomogeneità di equilibrio tra le voci. Il pubblico dell Capitale ha applaudito tutti gli artisti sul palcoscenico, senza che ci fosse la minima contestazione per quel che concerne la regia. Vick ha avuto sicuramente il merito di aprire un dibattito tra gli stessi spettatori. C'è chi ha apprezzato le provocazioni, riconoscendo la loro appropriatezza per accendere i riflettori sulla storia, e chi non ha gradito affatto e ha preferito concentrarsi su musica e cantanti. "Don Giovanni" verrà rappresentanto per altre sei serate, vale a dire il 1°, 2, 3, 4, 5 e 6 ottobre con una alternanza tra primo e secondo cast.

Locandina

Teatro dell'Opera di Roma - Stagione 2018-2019
DON GIOVANNI

Dramma giocoso in due atti

Libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Personaggi: Interpreti:
Don Giovanni Riccardo Fassi
Donna Anna Valentina Varriale
Don Ottavio Anicio Zorzi Giustiniani
Il Commendatore Antonio Di Matteo
Donna Elvira Gioia Crepaldi
Leporello Guido Loconsolo
Masetto Andrii Ganchuk
Zerlina Rafaela Albuquerque

Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma
Coro del Teatro dell'Opera di Roma

Maestro del Coro: Roberto Gabbiani

Direttore Jérémie Rhorer
Regia Graham Vick

Scene

Samal Blak

Costumi

Anna Bonomelli

Luci 

Giuseppe Di Iorio

  
Nuovo allestimento

 

FOTO DI YASUKO KAGEYAMA

Collega la pagina al tuo social: