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Prima la musica e poi le parole - Gianni schicchi

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3Milano, 10 luglio 2019. Il Teatro alla Scala, come ultima proposta prima della pausa estiva, affida alla sua Accademia la messa in scena un inedito dittico: due opere di un solo atto, una settecentesca ed una novecentesca, legate dal tema dell’ironia. 
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{tab title=Visto da Marco Faverzani | Giorgio Panigati}

 

Il sipario si apre con “Prima la musica e poi le parole”, di Antonio Salieri, opera metateatrale che stigmatizza le nevrosi del mondo della lirica nel tardo settecento. Commissionata dall’Imperatore Giuseppe II e messa in scena nella barocca Orangerie di Schönbrunn. Alla sua prima esecuzione fu preceduta da un Singspiel di Mozart, quasi a volere instaurare una tenzone musicale fra i due noti compositori come la vulgata vuole avvenisse nella vita reale. L’opera ebbe 7un successo limitato nel tempo perché era pensata ed incentrata sull’ironica irriverenza verso figure di spicco di quel momento: ad esempio il poeta Lorenzo da Ponte ed il castrato Luigi Marchesi. Ai nostri occhi, se molti riferimenti sono storicamente di difficile decifrazione, resta il divertito gioco di caricature che l’opera propone, e gli isterici vezzi delle due  primedonne, che, mutatis mutandis,sono ancora oggi presenti e ravvisabili in molti ambiti sociali.8 
La scena di Luigi Perego, si apre su una serie di grandi strumenti ed un enorme libro aperto su fondo nero che poi diventa un ampio cielo. Una scelta semplice e funzionale, forse troppo per un palco così imponente, ma se non è quanto di meglio visto ultimamente alla Scala, sicuramente non disturba e non distrae dalla parte musicale. A cura dello stesso Perego anche i  costumi sgargianti e postmoderni. Una piacevole nota di movimento è data dalle luci di Marco Filibeck che alternano toni dal verde all’arancione all’azzurro, spezzando un po’ la monotonia cromatica. La regia di Grischa Asagoroff è finalizzata a dare il giusto risalto alle caratteristiche farsesche dei personaggi. 
5Il maestro di cappella è Ambrogio Maestri, sicuramente un cantante di riferimento nel genere buffo che come sempre non delude le aspettative, la sua prova è vocalmente corretta e dotata della giusta dose di simpatia. 
Maharram Huseynov interpreta il poeta, la parte non lascia grandi possibilità e spazi di rilievo ma la voce è caratterizzata da un colore gradevole ed una buona intonazione. 
Donna Eleonora è Anna-Doris Capitelli che rende bene il personaggio della primadonna grazie ad un timbro seducente ed ambrato. 
Tonina è Francesca Pia Vitale: una simpatica e vitale rivale della primadonna che si muove in scena in modo convincente e con la giusta esuberanza vocale. 
Il filo ideale dell’irona irriverente ci conduce alla seconda opera della serata: Gianni Schicchi. Il cavaliere che Dante2 pone nei “falsari di persone” nella decima bolgia dell’ottavo cerchio dell’inferno (canto XXX vv. 31-48), diventa con la rilettura pucciniana un simbolo dell’arguzia e della capacità intellettuale della “gente nova” del contado fiorentino. L’opera stessa è, nell’originario trittico in contrapposizione a Tabarro e Suor Angelica, esempio di declinazione comica e scherzosa del componimento musicale. Un riluttante Woody Allen, che si professa totalmente inadeguato ed impreparato, viene convinto dall’amico Placido Domingo a curare la regia di Gianni Schicchi (alla Scala ripresa da Kathleen Smith Belcher). L’opera debutta a Los Angeles nel 2008 e successivamente nei palchi europei. Con compunta modestia Allen afferma che mai si sarebbe sognato di approdare alla Scala come regista, eppure ha sempre avuto una grande attinenza con la lirica, come dimostrano molte colonne sonore dei suoi film. La sua è una regia precisa e puntuale, i gesti degli attori sono studiatissimi e compongono uno splendido insieme. La scena di Santo Loquasto, ci restituisce una grande casa anni cinquanta, con un letto al centro, e sullo sfondo una bellissima Firenze da cartolina. L’idea dominante è una sorta di ironico bigino di Little Italy, compaiono immancabili gli stereotipi che da sempre caratterizzano una certa visione americana dell’essere italiano: panni stesi, bambini presi a scapaccioni, donne che bevono vino, tabagismo, tic religiosi e veli neri che si accompagnavano alle vesti (curate sempre da Loquasto) tipiche più dei migranti in America che dei fiorentini. Il gioco straniante dell’evocare una koinè italo-migratoria novecentesca fa parte del gioco dissacrante è distruttivo di Woody Allen. Il colpo d’occhio sulla scena è particolarmente riuscito grazie anche alle luci dal taglio neorealista di York Kennedy riprese qui da Marco Filibeck
1Nei panni di Gianni Schicchi ritroviamo Ambrogio Maestri, il ruolo, recentemente interpretato nel circuito dei Teatri dell’Emilia Romagna è affrontato con sicurezza e con una particolare cura nel fraseggio. Anche quando imita il defunto Donati, l’alterazione della voce, prevista in partitura, risulta credibile e non troppo marcata.
Lauretta e Rinuccio, la coppia degli innamorati, sono Francesca Manzo e Chuan Wang: eseguono le celebri arie a loro affidate con buona perizia e giusta intenzione. 
Nel cast spicca inoltre la zita di Daria Cherniy particolarmente vigorosa nei suoi interventi. 
Completano la locandina Hun Kim (Gherardo), Marika Spadafino (Nella), Gianluigi Sartori (Gherardino), Lasha Sesitashvili (Betto di Signa), Eugenio di Lieto (Simone), Giorgi Lomiseli (Marco), Caterina Piva (La Ciesca), Ramiro Maturana (Maestro Spinelloccio), Jorge Martínez (Sir Amantio di Nicolao), Hwan An (Pinellino), Maharram Huseynov (Guccio), Fabio Vannozzi (Buoso Donati). 
Entrambe le opere sono dirette dal maestro Ádám Fischer che ha dimostrato un notevole eclettismo passando dalle sonorità settecentesche di Salieri a quelle moderne di Puccini, accompagnando adeguatamente i giovani artisti sulla scena. In “prima la musica e poi le parole”, ottima la prova al clavicembalo di Nelson Calzi e di Sofia Bellettini al violoncello. L’orchestra dell’Accademia ha suonato con energico piglio giovanile. Alla fine della serata applausi particolarmente sentiti per lo Schicchi ed i suoi interpreti  

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{tab title=Locandina}

Teatro alla Scala - Stagione d'opera e balletto 2018/2019
Prima la musica e poi le parole - Gianni Schicchi
Divertimento teatrale - Opera in un atto
Libretto di Giovanni Battista Casti - Giovacchino Forzano
Musica di Antonio Salieri - Giacomo Puccini
Personaggi Prima la musica e poi le parole Interpreti:
Un maestro di cappella Ambrogio Maestri
Un poeta Maharram Huseynov
Donna Eleonora Anna-Doris Capitelli
Tonina Francesca Pia Vitale
Personaggi Gianni Schicchi Interpreti:
Gianni Schicchi Ambrogio Maestri
Lauretta Francesca Manzo
Zita Daria Cherniy
Rinuccio Chuan Wang
Gherardo Hun Kim
Nella Marika Spadafino
Gherardino Gianluigi Sartori
Betto di Signa Lasha Sesitashvili
Simone Eugenio di Lieto
Marco Giorgi Lomiseli
La Ciesca Caterina Piva
Maestro Spinelloccio Ramiro Maturana
Ser Amantino di Nicolao Jorge Martínez
Pinellino Hwan an
Guccio Maharram Huseynov
Buoso Donati Fabio Vannozzi

Orchestra dell'Accademia Teatro alla Scala

Direttore Ádám Fisher
Regia Grisha Asagaroff - Woody Allen

Scene

Luigi Perego - Santo Loquasto

Costumi

Luigi Perego - Santo Loquasto

Luci 

Marco Filibeck - York kennedy

  
Allestimento del Teatro alla Scala - Los Angeles Opera

 

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FOTO DI Brescia/Amisano - Teatro alla Scala