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b_200_150_16777215_00___images_64610364_2928374590511734_4616056370989367296_o-1.jpgRoma, 12 giugno 2019. Una interpretazione fiabesca e azzurrina: Emma Dante torna con la sua regia sognante dell'opera rossiniana a distanza di tre anni e mezzo.

Visto da Simone Ricci

Nel 1967 Francesco Guccini ricordava in una sua celebre canzone della necessità di attendere vent'anni per fare un uomo. Per far "maturare" una regia operistica, invece, possono essere sufficienti 41 mesi. Sono passati proprio tre anni e mezzo da quando il pubblico del Teatro dell'Opera di Roma ha assistito alla versione fiabesca e celestina de "La Cenerentola" di Gioachino Rossini, interpretazione personale di Emma Dante che è stata riproposta a distanza di tempo. Cosa è cambiato dal 2016 ad oggi? Nel primo caso la Dante era al debutto assoluto per quel che riguarda il Costanzi, in questo 2019 può vantare un curriculum più corposo e spettatori "abituati". Questa recensione si riferisce alla recita del dramma giocoso di mercoledì 12 giugno 2019.

 

b_200_150_16777215_00___images_62454176_2928374593845067_3845246282662674432_o.jpgFatta eccezione per la differenza del calendario (tre anni fa l'opera era stata proposta a gennaio), nulla è cambiato. L'elemento dominante di regia e scene è rimasto lo stesso, vale a dire i "cloni" giocattolo di Angelina-Cenerentola e Don Ramiro che seguivano i due protagonisti in ogni scena e con tanto di chiave sulla schiena per ricaricare i loro movimenti. Una versione del genere permette di esaltare i momenti buffi del lavoro rossiniano, senza tralasciare le riflessioni intime, soprattutto quelle relative alla condizione di disagio vissuta dalla protagonista del titolo, alle prese con una famiglia che la maltratta di continuo.

 

La lettura è stata anche leggermente sinistra a causa delle pretendenti alla mano di Don Ramiro che nascondevano una pistola dietro la schiena e che dopo essersi inchinate di fronte ad Angelina hanno dato vita a un suicidio di massa. La scena non ha disturbato più di tanto, nonostante qualche smorfia ben visibile nel volto di più di uno spettatore. Si è confermata interessante e curiosa la soluzione finale di trasformare Don Magnico, Tisbe e Clorinda in altri giocattoli a molla con la chiave sotto le spalle, un modo per sottolineare il loro isolamento dalla felicità di Cenerentola, una gratificazione che non meritavano di condividere e gustare insieme agli altri.

 

b_200_150_16777215_00___images_62525720_2928374747178385_6531332302893481984_o.jpgI colori che hanno attirato le pupille del pubblico romano sono stati due, cioè il blu e il turchese, soprattutto quest'ultimo caratterizzava il principe e la sua folta schiera di servitori. Per quel che riguarda il cast vocale, il volume degli applausi ha certificato un gradimento molto alto. Michele Angelini è stato un Don Ramiro capace di rendere al meglio i sospiri dell'anima e gli abbandoni lirici. Il registro acuto è stato dosato con cura e plasmato a dovere per offrire agli spettatori una voce fresca e piacevole. Vasilisa Berzhanskaya ha affrontato inizialmente in punta di piedi il ruolo di Angelina-Cenerentola, quasi con eccessivo rispetto nel momento malinconico e sognante di Una volta c'era un re. La serata è poi proseguita con maggiore disinvoltura dei propri mezzi, culminata nell'aria finale e il rondò in cui è emersa la consapevolezza della tecnica.

 

Don Magnifico è stato ben interpretato da Fabio Capitanucci. In particolare sono emersi il gusto recitativo e il divertimento assicurato dal buon carisma che non può mai mancare nel vero e proprio mattatore della storia messa in musica da Rossini. Non è stato da meno Filippo Fontana, un Dandini dotato di grande misura ed eleganza che non hanno messo in secondo piano la comicità: il rapporto tormentato con le sorellastre è stato ben gestito grazie a un pregevole spolvero vocale. Gabriele Sagona ha conferito al suo Alidoro una caratterizzazione precisa e mai sopra le righe, degnamente riconosciuta dal pubblico dell'Opera di Roma.

 

b_200_150_16777215_00___images_62391065_2928375043845022_5409896533518712832_o.jpgAffiatate e spassose: sono questi i due aggettivi che meritano Sara Rocchi e Rafaela Albuquerque, rispettivamente Tisbe e Clorinda. Le sorellastre hanno strappato più di un sorriso grazie a una recitazione strampalata e stralunata, condita da goffi tentativi di seduzione e svenimenti a ripetizione. Vocalmente le due cantanti hanno mostrato di aver studiato con attenzione le parti, garantendo una emissione mai banale e sempre gradevole. La direzione d'orchestra di Stefano Montanari è cominciata con un rispetto della partitura che poteva frenare il brio rossiniano, lasciando poi spazio a maggiore mordente.

 

L'orchestra del Teatro dell'Opera di Roma ha dato vita a una esecuzione elegante e vaporosa al punto giusto, con una certa enfasi per quel che riguarda le note più "morbide" per far emergere l'incanto di questa fiaba. Puntuale e adeguato come sempre il coro maschile del Costanzi, addestrato con puntiglio da Roberto Gabbiani, con un esordio subito sontuoso nel celebre O figlie amabili di Don Magnifico. Il lieto fine è stato rispettato come prevede il libretto, non è comunque sfuggito il sapore agrodolce che ha voluto trasmettere la regia di Emma Dante, una denuncia sociale abilmente mascherata dalla tenda trasparente che divideva la scena per sottolineare le differenze tra i vari personaggi.

Locandina

Teatro dell'Opera di Roma  - Stagione 2018-2019
LA CENERENTOLA
Dramma giocoso in 2 atti
Libretto di Jacopo Ferretti
Musica di Gioachino Rossini
Personaggi: Interpreti:
Don Ramiro Michele Angelini
Dandini Filippo Fontana
Don Magnifico Fabio Capitanucci
Clorinda Rafaela Albuquerque
Tisbe Sara Rocchi
Angelina Vasilisa Berzhanskaya
Alidoro  Gabriele Sagona

Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma
Coro del Teatro dell'Opera di Roma

Maestro del Coro: Roberto Gabbiani

Direttore Stefano Montanari
Regia Emma Dante

Scene

Carmine Maringola

Costumi

Vanessa Sannino

Luci 

Cristian Zucaro

  
Allestimento del Teatro dell'Opera di Roma

 

FOTO DI YASUKO KAGEYAMA

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