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TURANDOT

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Bologna, 30 maggio 2019. Turandot, l’opera incompiuta di Puccini, torna al Teatro Comunale di Bologna dopo sette anni di assenza in una versione high-tech ideata da Fabio Cherstich insieme al collettivo AES+F.

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{tab title=Visto da Marco Faverzani|Giorgio Panigati}

 

Tra il 1920 ed il 1924 Giacomo Puccini musica il testo di Giuseppe Adami e Renato Simoni basato sulla fiaba teatrale di Carlo Gozzi “Turandot”. Quest’ultima era stata scritta nel 1762 dal commediografo veneziano che si era ispirato a François Pétis de la Croix, orientalista, autore del ciclo di fiabe “Les mille et un jour” del 1710. La fiaba “Turandocte”, già presente in ambito persiano nella raccolta “Haft peykar” del persiano Nizami (XII-XIII sec.), diviene “Turandot” nella versione di Gozzi che nel suo eterno contrapporsi a Carlo Goldoni e nel suo categorico diniego del naturalismo teatrale goldoniano crea un prezioso “ludus” teatrale che rincorre l’esotismo illuministico e il gusto per la fiaba del contemporaneo rococò. La fascinazione di Turandot prese anche Friedrich Schiller che ne fece nel 1806 un adattamento teatrale, mentre Ferruccio Busoni ne fece prima un pezzo sinfonico, “Turandot-suite” nel 1905 per poi trasformarla in opera nel 1917. Il genere letterario della fiaba, che oggi ha trovato un' affermazione mediatica a livello mondiale in un racconto come Game of Thrones, è da sempre metafora dell’esistere, il che ne spiega il permanere nel tempo e nello spazio. La critica psicoanalitica oggi ne individua le motivazioni nella sua funzione ermeneutica, in quanto in grado di interpretare criticamente la fenomenologia dell’evento umano (Bruno Bettelheim). Non c’è dato sapere se queste ragioni del subconscio possono aver influito sulla scelta di Puccini di musicare una fiaba, certo è che il racconto favoloso ed esotico si sposava bene ad un genere dell’arte lirica (il grand opéra) nel quale il compositore si era già in parte cimentato senza averlo totalmente sposato. Turandot è costruita infatti sul fasto e l’abbondanza: musicale, drammatica e scenica.1
A quest’ultima soprattutto deve avere pensato il collettivo di artisti russi AES+F, che in qualità di scenografi e costumisti decidono di riempire il palco con tre grandi schermi, insieme ad un quarto a scomparsa, per avvolgere il pubblico in coloratissime proiezioni. Le immagini ci trasportano nella Beijing del 2070: sconfinata distesa plastica e giocosa, quasi un acquario illuminato al neon, disseminato di grattacieli che ricordano il Gherkin di Foster, strutture biomorfe e orientalizzanti, un pop in salsa russa misto Star Wars, alieni e una principessa simbolizzata da un mostro dalle molte teste, una Artemide Efesia che viaggia su una grande astronave a forma di drago. Contribuiscono alla festante atmosfera pop i costumi, il coro è connotato da tinte pastello: azzurro, verde, viola, abiti semplici ma nel complesso efficaci. Meno riusciti quelli dei protagonisti: un completo alla Rambo per Calaf, un costume da infermiera per Liù, Turandot con luci natalizie e un completo da dittatore alla Cohen per Timur. Se la scena è indubbiamente evocativa e sufficientemente fantasiosa, c’è qualche difficoltà nel seguire il filo narrativo suggerito dagli artisti che, sul finire dell’opera, fanno comparire nel video anche una donna gatto e un Buddha bambina.  Qualche perplessità ulteriore viene dalla regia di Fabio Cherstich che risulta molto limitata e sacrificata al gioco delle proiezioni: il coro è costantemente confinato su due grandi gradinate rosse e l’importante scena finale, che scioglie la principessa di gelo, avviene con i due protagonisti alle estremità del palco senza alcun contatto fisico o visivo. Funzionali nella loro semplicità le luci di Marco Giusti.
6Sul versante musicale spicca sul podio la direzione del Maestro Valerio Galli, particolarmente apprezzato per le sue letture del repertorio pucciniano. Sceglie di eseguire l’opera con il finale di Franco Alfano, conduce l’orchestra con piglio vigoroso ed energico, ma sempre con attenzione alle voci sul palco. L’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna pare in ottima forma, evidenzia una buona omogeneità fra le varie sezioni e regala una sonorità ricca degli infiniti colori della partitura.
Di alto livello la prestazione del Coro del Comunale, a cui è richiesto un impegno costante ed oneroso per tutta l’opera, sfida vinta dal Maestro Alberto Malazzi.
Bravi i piccoli cantori del Coro delle Voci Bianche, con buffi costumi da cuoco, guidati da Alhambra Superchi.
Gregory Kunde riceve meritatamente applausi a scena aperta ed una grandiosa ovazione finale. Il tenore americano classe 1954, stupisce per la fermezza e la potenza del registro acuto (stupefacente l’interpolazione al termine della scena degli enigmi), dimostra sicurezza e controllo assoluto del mezzo, arricchendo il fraseggio di sfumature e mezze voci particolarmente efficaci nelle arie “Non piangere, Liù!” e “Nessun dorma!”. 
Nel ruolo del titolo, il soprano cinese Hui He, spesso presente nelle stagioni areniane. La sua è una bella prova, sfoggia acuti sicuri e ben controllati, esibisce una voce stentorea e disegna un personaggio allucinato coerente con la scelta registica. 
Mariangela Sicilia è Liù: sceglie di non perdersi nel languore tipico del personaggio, propone invece una donna forte e5 di carattere che rende con una voce importante, dal colore ambrato, caratterizzata da buon lirismo e commovente partecipazione (soprattutto nell’aria di terzo atto). Belli i pianissimi esibiti nel primo atto. 
Adeguatamente ironici e corretti Vincenzo Taormina (Ping), Cristiano Olivieri (Pong), Francesco Marsiglia (Pang). 
Timur, Interpretato da In-Sung Sim, esibisce un mezzo vocale di buon interesse. 
Bruno Lazzaretti è un Altoum assolutamente decorso.
4Completano la locandina Nicolò Ceriani (un mandarino), Massimiliano Brusco (il principe di Persia), Silvia Calzavara e Lucia Viviana (ancelle di Turandot). 
Il teatro saluta e ringrazia il cast con applausi fragorosi, ritmati e grande entusiasmo.

 

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{tab title=Locandina}

Teatro Comunale di Bologna - Stagione Opera 2019
Turandot
Opera in tre atti
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
Musica di Giacomo Puccini
Personaggi: Interpreti:
Turandot Hui He
Altoum Bruno Lazzaretti
Timur In-Sung Sim
Calaf Gregory Kunde
Liù Mariangela Sicilia
Ping Vincenzo Taormina
Pang Francesco Marsiglia
Pong Cristiano Olivieri
Un Mandarino Nicolò Ceriani
Il principe di Persia Massimiliano Brusco
Ancelle di Turandot Silvia Calzavara - Lucia Viviana

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Coro del Teatro Comunale di Bologna

Maestro del Coro: Alberto Malazzi

Direttore Valerio Galli
Regia Fabio Cherstich

Scene

AES+F

Costumi

AES+F

Luci 

Marco Giusti

  
Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo, Badisches Staatstheater Karlsruhe e in partnership con il Lakhta Center di San Pietroburgo

 

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FOTO DI ANDREA RANZI - STUDIO CASALUCI