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b_200_150_16777215_00___images_50533480_2672103889472140_7928447733642297344_n.jpgRoma, 18 gennaio 2019. Sofia Coppola e Valentino hanno regalato ancora una volta una Traviata pregevole, godibile e fedele alla tradizione. Buone le performance del cast vocale.

Visto da Simone Ricci

b_200_150_16777215_00___images_49617486_2678539255495270_5346827094850535424_o.jpgSentiti ringraziamenti. Firmato Giuseppe Verdi e Francesco Maria Piave. Un ipotetico (e ovviamente impossibile) telegramma del compositore bussetano e del suo fidato librettista si sarebbe limitato a queste due semplici parole per commentare la regia di Sofia Coppola de "La traviata" tornata in scena all'Opera di Roma. A distanza di meno di un anno, infatti, il celebre titolo verdiano ha deliziato il pubblico del Costanzi con un rispetto quasi impeccabile della tradizione. La storia di Violetta e Alfredo è una di quelle che ispira maggiormente i registi, pronti a cambiare l'epoca, aggiungendo particolari e dettagli mai immaginati da Verdi e Piave. Una volta tanto, dunque, è piacevole ammirare una versione elegante, raffinata e accurata. Già nel febbraio del 2018 questo allestimento era stato applaudito dagli spettatori capitolini: anche in queste rappresentazioni del 2019 il successo è stato buono, nonostante non si possa parlare di un trionfo assoluto. Questa recensione si riferisce alla recita di venerdì 18 gennaio 2019.

 

I costumi luccicanti sono senza dubbio il marchio di fabbrica di questa produzione: si è notato il peso della responsabilità dei cantanti nell'indossare gli abiti disegnati da uno stilista famoso e affermato come Valentino (oltre a Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli), ma è proprio questa la pomposità che ci si attenderebbe da una Traviata tipicamente ottocentesca. Il colore caratteristico di Valentino, il rosso, non poteva mancare e ha esaltato la bellezza di Violetta durante la festa di Flora. Il nero e il blu delle altre dame sono stati altrettanto pregiati, rubando l'occhio. Non sono state da meno le scene di Nathan Crowley. L'idea di Sofia Coppola è quella di far iniziare l'opera con una gigantesca scala in bella vista, il simbolo evidente dell'equilibrio poco stabile della protagonista (sentimentale e vitale). Splendida anche l'ambientazione del secondo atto, in particolare la casa di campagna che mi ha ricordato quella apparsa nello storico sceneggiato dedicato dalla Rai a Giuseppe Verdi.


b_200_150_16777215_00___images_schermata_2019-01-20_alle_11.29.07.pngUn aspetto che non è affatto secondario è quello della presenza in scena delle camelie, un fiore di cui ci si dimentica fin troppo facilmente quando si mette in scena "La traviata", una lacuna imperdonabile. Sono proprio le camelie che hanno ispirato Alexandre Dumas prima e Verdi poi. La storia non ha senso senza il fiore donato da Violetta ad Alfredo come pegno d'amore alla fine del primo atto, nel caso della regia coppoliana si è scelto di metterlo in risalto anche nelle scene più "casalinghe". Dopo il debutto romano dello scorso anno e la brillante tournée in Giappone (a settembre per la precisione), la regista americana ha confermato di avere una predilezione per le attente riletture dal punto di vista storico, come dimostrato in occasione del suo film più celebre e riuscito, "Marie Antoinette". Come si sono comportati i cantanti?


Per l'occasione il Teatro dell'Opera di Roma ha alternato diversi soprani, baritoni e tenori nei ruoli principali, un ricambio che in alcuni casi può penalizzare chi si trova ad affrontare per la prima volta la recita. Il caso emblematico è quello di Giulio Pelligra, troppo frettoloso ed emozionato nel primo atto e più convincente a partire da Oh mio rimorso! del secondo atto. Gli accenti non sono stati sforzati eccessivamente come avviene in questo ruolo (come se “La traviata” fosse un’opera verista) e il timbro è promettente. Molto più lineare è stata la serata di Valentina Varriale che ha cantato in modo corretto e dimostrato una buona tenuta. Le insidie del primo finale sono state affrontate con coraggio ed è apparsa convincente l’immedesimazione drammatica, il tutto impreziosito dalla ricerca di inflessioni sempre diverse per la sua Violetta.


b_200_150_16777215_00___images_50055534_2675215579160971_8532123709425582080_o.jpgMarco Caria ha emozionato con il suo Giorgio Germont che si è imposto “in punta di piedi”. Da questo personaggio si attendono sempre sfumature, morbidezze, accenti insinuanti e il baritono sardo li ha sfoggiati tutti. I duetti con Violetta sono filati via lisci come l’olio, senza dimenticare l’interpretazione profonda e accurata di Di Provenza il mar, il suol. I ruoli dei comprimari non devono essere messi in secondo piano. In particolare, Sara Rocchi è stata una Flora spigliata e precisa, oltre alla fresca voce di Domingo Pellicola (Gastone). Vanno segnalati anche Rafaela Albuquerque con la sua Annina delicata ed essenziale, il più che credibile Barone di Andrii Ganchuk, il Dottor Grenvil di Graziano Dellavalle (una garanzia per l’Opera di Roma) e il bravo Timofei Baranov nei panni del Marchese.


Gran parte di questi artisti si sono diplomati o frequentano ancora il Progetto “Fabbrica” Young Artist del Costanzi, un programma che sta “sfornando” cantanti in grado di poter prendere parte, anno dopo anno, a produzioni sempre più esigenti. Pietro Rizzo ha garantito una direzione d’orchestra per così dire di routine. Questo non vuol dire che abbia penalizzato o depresso il linguaggio musicale, anzi è stato attento ai vari abbandoni lirici e a quelli più patetici, dosati con attenzione per non far prevalere troppo gli uni sugli altri. Il fraseggio verdiano ha avuto il suo giusto smalto e non sono state eccessive le pulsioni ritmiche “nervose”, soprattutto durante la presenza in scena delle zingarelle e dei matador. Un cenno lo merita anche il coro del Teatro dell’Opera di Roma.


b_200_150_16777215_00___images_schermata_2019-01-20_alle_11.26.59.pngDi sicuro nella Traviata il coro non ha un ruolo ben definito come nelle altre due opere della trilogia popolare di Verdi. Ne “Il Trovatore” e “Rigoletto” i coristi formano quasi un personaggio a parte, fondamentale per sottolineare i punti salienti delle trame. Nel caso di Violetta e Alfredo ha comunque la sua importanza per le chiusure d’atto e i momenti di festa che sono vissuti spesso con grande coinvolgimento dal pubblico. Roberto Gabbiani ha diretto il coro del Costanzi con la consueta puntualità ed è stato un peccato che i suoi artisti non siano apparsi in scena per ricevere gli applausi finali. La Traviata di Valentino e Sofia Coppola prevede ancora diverse recite fino al 26 gennaio. 

Locandina

Teatro dell'Opera di Roma - Stagione 2018-2019
LA TRAVIATA

Opera in 3 atti

Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Personaggi: Interpreti:
Violetta Valery Valentina Varriale
Flora Bervoix Sara Rocchi
Alfredo Germont Giulio Pelligra
Giorgio Germont Marco Caria
Annina Rafaela Albuquerque
Barone Duphol Andrii Ganchuk
Marchese D'Obigny Timofei Baranov
Dottor Grenvil Graziano Dallavale
Gastone Domingo Pellicola

Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma
Coro del Teatro dell'Opera di Roma

Maestro del Coro: Roberto Gabbiani

Direttore Pietro Rizzo
Regia Sofia Coppola

Scene

Nathan Crowley

Costumi

Valentino Garavani - Maria Grazia Chiuri - Pierpaolo Piccioli

Luci 

Vinicio Cheli

  
Allestimento del Teatro dell'Opera di Roma

 

FOTO DI YASUKO KAGEYAMA

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