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b_200_150_16777215_00___images_43645907_2517388901610307_5071409731424223232_o.jpgRoma, 10 ottobre 2018. Dalla fine del '700 agli anni Venti del '900 il passo è breve: almeno questo è il senso di "Die Zauberflöte" messo in scena al Teatro dell'Opera di Roma con una regia molto particolare.


Visto da Simone Ricci

M come Mozart, ma anche come Muto (inteso come Cinema Muto). È proprio l'undicesima lettera dell'alfabeto la grande protagonista del "Flauto Magico" andato in scena al Teatro dell'Opera di Roma come uno degli ultimi titoli della stagione 2017-2018. "Die Zauberflöte" è arrivato nella Capitale con una rilettura davvero curiosa e che strizza l'occhio ai film in bianco e nero di inizio '900 e al vaudeville. La Città Eterna è stata la ventitreesima in tutto il mondo a ospitare la rappresentazione di questa regia così particolare, un allestimento della Komische Oper di Berlino che si è avvalso del contributo del gruppo artistico londinese "1927". Il singspiel di Mozart si è trasformato in un film muto a tutti gli effetti, con tanto di recitativi messi da parte per lasciare spazio alle didascalie proiettate con l'accompagnamento del fortepiano in stile anni Venti.

 

b_200_150_16777215_00___images_43879372_2517388794943651_7578077186536505344_o.jpgQuesta recensione si riferisce alla serata di mercoledì 10 ottobre 2018. In ogni parte del pianeta in cui questo allestimento è stato proposto c'è stato un ampio consenso di pubblico e lo stesso è avvenuto a Roma. Il Costanzi ha tributato applausi a scena aperta a tutti i protagonisti, senza storcere il naso nemmeno dopo aver scoperto il taglio sconsiderato dei recitativi classici (forse l'unica pecca di questa produzione). Personalmente sono un grande appassionato del cinema muto, di conseguenza la regia di Barrie Kosky e Suzanne Andrade è stata affascinante. Il palco era dominato da un unico pannello in cui si aprivano di continuo alcune porticine a scomparsa che mostravano i vari protagonisti del "Flauto magico". Per l'occasione la Regina della Notte è stata trasformata in un ragno gigante, mentre tutti gli altri protagonisti avrebbero fatto una discreta figura negli anni della Belle Époque.

 

I cantanti erano legati con cinture di sicurezza per non rimanere pericolosamente in bilico a vari metri di altezza. Inoltre sulla parete erano proiettate immagini che i fratelli Lumière avrebbero potuto apprezzare. Sogno, fantasia, temi fiabeschi, tutto era mescolato in maniera quasi frenetica e diversi cantanti hanno ricordato i protagonisti dei grandi film muti con il loro abbigliamento e trucco. Ad esempio, la paglietta di Papageno lo faceva somigliare a Buster Keaton, mentre Monostatos era chiaramente Nosferatu, il vampiro reso immortale dal regista Friedrich Wilhelm Murnau. Tamino e Pamina, al contrario, potevano far pensare agli attori degli anni in cui il sonoro delle pellicole non esisteva.

 

b_200_150_16777215_00___images_43950994_2517388941610303_546448865163739136_o.jpgIl versante musicale non ha tradito le attese, anche perché si sta pur sempre parlando di uno dei lavori più noti di Wolfgang Amadeus Mozart. Il cast vocale non ha deluso il pubblico del Teatro dell'Opera di Roma, composto anche e soprattutto da persone in lingua tedesca, curiose di cimentarsi con questa serata. La celeberrima aria della Regina della Notte ha garantito applausi a scena aperta a Olga Pudova. La prima aria è stata affrontata con un atteggiamento leggermente "difensivo", mentre nella seconda e più impegnativa ha sfoggiato capacità vocali molto interessanti che andrebbero sfruttate e perfezionate ulteriormente. Ottima anche la prova di Kiandra Howarth, una Pamina dolce, leggera e femminile, quasi eterea come richiedeva questo tipo di regia. Anche la recitazione ha convinto.

 

Il Tamino di Giulio Pelligra si è fatto notare per il suo approccio "eroico" al ruolo, con accenti sempre più risoluti e una recitazione degna dei divi del muto. Joan Martin-Toyo ha tratteggiato con vigore le caratteristiche del suo Papageno: è apparso disinvolto in scena e ottimamente credibile, con una emissione accurata e una voce che non si è mai assottigliata nei momenti determinanti dell'opera. Marcello Nardis doveva gestire un trucco impegnativo, quello che l'ha reso identico a Nosferatu il vampiro. Qualche iniziale difficoltà recitativa e di pronuncia è stata poi compensata dall'emissione veemente e granitica, il tratto distintivo che ci voleva per questo personaggio.

 

b_200_150_16777215_00___images_43631684_2517388804943650_8575537921753350144_o.jpgMeritano un cenno anche le tre dame (Louise Kwong, Irida Dragoti e Sara Rocchi), ben assortite e a loro agio, come anche il Sarastro dall'accento intimista e profondo di Antonio Di Matteo. Tutti gli altri ruoli non hanno demeritato e non possono essere dimenticati i genietti. In questo caso il pubblico romano ha accolto con un'ovazione i giovanissimi Giulia Peverelli, Ercole Cortone e Bianca Ragozzino. Per interpretare in maniera tanto singolare il capolavoro mozartiano serviva un lavoro di squadra quasi perfetto. Tutti gli interpreti hanno garantito un ottimo lavoro e le piccole imperfezioni registiche sono state dimenticate a cuore più leggero.

 

Che cosa c'è da dire in merito all'orchestra e al direttore? Henrik Nanasi ha cercato di leggere nel modo più brillante possibile la partitura, guidando con sicurezza l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma. L'affiatamento era necessario come non mai e grazie ai tempi mai lenti non ci si è certo annoiati. La concertazione è stata apprezzabile, con accelerazioni sapienti per "condire" con le giuste dosi di "sale" e "pepe" i finali delle scene. Appropriato e garbato come sempre il coro del Teatro dell'Opera di Roma, ben preparato da Roberto Gabbiani. "Die Zauberflöte" è in programma al Costanzi per altre sei serate, fino al prossimo 17 ottobre.

Locandina

Teatro dell'Opera di Roma - Stagione 2017-2018

DIE ZAUBERFLÖTE

Opera in due atti
Libretto di Emanuel Schikaneder
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Personaggi: Interpreti:
Pamina Kiandra Howarth
Tamino Giulio Pelligra
La Regina della Notte Olga Pudova
Sarastro Antonio Di Matteo
Monostatos Marcello Nardis
Papageno Joan Martin-Royo
Papagena Julia Giebel
Prima dama Louise Kwong
Seconda dama Irida Dragoti
Terza dama Sara Rocchi 
L'oratore Andrii Ganchuk
Primo armigero Domingo Pellicola
Secondo armigero Timofei Baranov
Primo genietto Giulia Peverelli
Secondo genietto Ercole Cortone
Terzo genietto Bianca Ragozzino

Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma
Coro del Teatro dell'Opera di Roma

Maestro del Coro: Roberto Gabbiani

Direttore Henrik Nanasi
Regia Barrie Kosky e Suzanne Andrade

Scene

Esther Bialas

Costumi

Esther Bialas

Luci 

Diego Leetz

Video

Paul Barritt

Drammaturgie Ulrich Lenz
  
Allestimento del Komische Oper di Berlino

 

FOTO DI YASUKO KAGEYAMA

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