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Le Trouvre_Marco_Spotti_Fernand_2018LTRO092012_ph_Lucie_JanschParma, 4 ottobre 2018. Il Festival Verdi 2018 è l’edizione delle conferme, dalla rinnovata buona qualità delle produzioni all’attenzione alla ricerca; una rassegna che, dopo anni di tentennamenti, sta diventando un vero Festival.

Visto da Lukas Franceschini

 

Al Verdi Festival la prima messinscena dell’opera Le Trouvère di Giuseppe Verdi, che non è altro che la versione francese del più celebre Il Trovatore.
Il successo romano dell’opera, l’originale in italiano, fu tale che sia l’Opéra sia il Théâtre des Italiens decisero di metterla in scena. Verdi pretese le assicurazioni sulla compagnia, Le Trouvre_2018LTRO092010_ph_Lucie_Janschmemore di opere precedenti non ben eseguite. Dopo lettere non proprio gentili e una causa, persa da Verdi, fu firmata la pace, la quale consisteva nella commissione da parte dell’Amministratore dell’Opéra dell’adattamento de Il trovatore per le scene parigine con l’aggiunta di un balletto, in cambio Verdi ottenne un pagamento come per un’opera nuova e ottenne inoltre di sovrintendere allo spettacolo.
Le differenze, che sono sostanziali, consistono oltre alla traduzione in francese del libretto e l’aggiunta del balletto, nelle modifiche delle battute che lo stesso compositore era solito fare nelle sue revisioni, la soppressione della cabaletta di Leonora al IV atto, e un rifacimento del finale. Azucena è il personaggio che risente con Le Trouvre_2018LTROV091901_foto_di_Lucie_Janschmaggiore incisività la nuova versione, la cui scrittura è letteralmente diversificata nelle cadenze e nel registro grave, sicuramente per venire incontro alle esigenze di Adelaide Borghi-Mamo. Nel finale invece c’è l’inserimento del coro fuori scena che canta il Miserere e il cambio di batture del libretto, che ampia la scena conferendole un tratto drammatico molto più incisivo.
Dello spettacolo non ci sarebbe nulla o poco da dire poiché è il solito stile di Robert Wilson, ideazione, regia, scene e luci, in pratica l’anti teatralità, che si trasforma in una mise-en-scène statica (come un teatro kabuki) e nella quale sarà la musica a far percepire i sentimenti dei protagonisti. Idea rispettabile ma che non condivido affatto. L’impostazione registica a mio avviso ha messo spesso a disagio i cantanti, i quali erano fermi e in pose assurde, dovevano solo cantare, senza uno sguardo, un passo e un cenno del corpo. La scatola cubica collocata sul palcoscenico, con finestrelle varie, trova un appena accettabile riscontro solo quando è illuminata, ma quasi tutto si svolge al buio (Trovatore è un’opera notturna). I neri costumi di Julia von Leliwa non lasciano traccia anzi talvolta sono goffi, e il pesante trucco sui cantanti di Manu Halligan ha uno scarso effetto. Belle ma poco credibili le videoproiezioni, che riproducono squarci cinematografici di una Parma a inizio secolo.
Wilson ci ha abituato da molti anni a questo tipo di spettacolo e pur riconoscendo che ogni regista e artista ha la sua linea interpretativa, Wilson è fermamente legato ai suoi Le Trouvre_Franco_Vassallo_Le_Comte_de_Luna_2018LTRO092419_ph_Lucie_Janschprincipi, tanto da essere sempre uguale. Non c’era nulla di differente in quest’allestimento dai precedenti visti nelle ultime stagioni, la trilogia di Monteverdi alla Scala o il Macbeth al Comunale di Bologna. Il teatro, in particolare quello d’opera, necessita di comunicazione e l’apporto musicale non può sostituire la recitazione che è elemento imprescindibile da sempre e volutamente curato dai compositori, Verdi, e non solo, docet! Inoltre, la versione francese dell’opera implica l’esecuzione del balletto, un segmento di circa venti minuti, che è stato realizzato in una sorta di pantomima con pugili in fase di combattimento che rasentava il ridicolo. Alla seconda recita un flebile dissenso ma null’altro, tuttavia gli applausi erano rari e contenuti.
Le Trouvre_Giuseppe_Gipali_Manrique_e_Roberta_Mantegna_Lonore_2018LTRO092112_ph_Lucie_JanschIl versante musicale è di tutt’altro livello, a cominciare dalla bacchetta di Roberto Abbado, il quale trova una cifra interpretativa molto affascinante ricca di sfumature e colori. Colpisce positivamente l’atmosfera generale con cui il bravo concertatore diventa eccellente narratore attraverso un variegato linguaggio e un suono rarefatto, la differenza nella versione francese è evidente, in cui colpiscono sia la frenesia dei momenti concitate sia il lirismo, mai sdolcinato, nei passi più romantici. Brillante e dinamico nel grande balletto al quale ha conferito uno stile giustamente pomposo senza dimenticare che l’autore compose pagine eccelse per la danza.
Di rango sia la prova scintillante dell’orchestra del Teatro Comunale di Bologna sia il Coro, sempre del Comunale, diretto da Andrea Faidutti, che onora il compito con assoluta Le Trouvre_Nino_Surguladze_Azucena_2018LTRO09200_ph_Lucie_Janschprofessionalità e stile impeccabile.
Misurato e composto il Manrique di Giuseppe Gipali, il quale canta anche con gusto e senza pecche, ma lo stile è troppo composto e manca il lato eroico del personaggio oltre ad una limitata possibilità nel settore acuto.
Roberta Mantegna, Léonore, avrebbe una voce ideale per il ruolo, infatti, la corposità le permette di eseguire un eccellente recitativo, arie e duetti di valente significato, tuttavia la è carente l’utilizzo dei colori e di un fraseggio più rifinito, poiché sovente l’esecuzione rasenta la ruotine. Ma la giovane cantante dovrebbe avere il tempo per rifinire questi aspetti.
Bella prova quella di Franco Vassallo, Comte de Luna, dotato di voce ben timbrata, caratterizzata da ottima sonorità e volume importante. Il cantante, mai sopra le righe, pur dimostrando capacità nobili, esprime con valente perizia il ruolo dell’innamorato, attraverso un prezioso legato e una morbidezza nell’emissione che producono una prova vocale di alto livello.
Le Trouvre_Roberta_Mantegna_Lonore_2018LTRO092416_ph_Lucie_JanschNino Surguladze, Azucena, sulla carta non avrebbe le caratteristiche del ruolo, almeno per come lo intendiamo nella versione italiana. Tuttavia, nella versione francese realizza una linea sia interpretativa sia vocale, che le permette si trovare nelle parti gravi una rilevante sicurezza e nell’insieme esprime una positiva omogeneità nei registri. Il personaggio è sicuramente molto studiato e calibrato, ma è anche il più penalizzato dalla regia.
Marco Spotti è un Fernand corretto e professionale, cui manca quell’impostazione peculiare per eseguire il difficile racconto del primo atto.
Bene i personaggi negli altri ruoli, Tonia Langella, è una precisa Inès, Luca Casalin il noto efficace Ruiz e Messager, Nicolò Donini un corretto Vieux bohémien.
Al termine applausi per i cantanti, ma molto sconcerto per la messa in scena.

 

©  ®

 

Visto da William Fratti

Di indubbio interesse – artistico, culturale, musicale, storico, ma anche semplicemente di curiosità melomaniacale e turistica – è l’attenzione per il Verdi francese, prima con l’edizione critica di Jérusalem, ora con quella di Le Trouvère. In tal senso per il prossimo anno è prevista una battuta di arresto – già annunciati sono i titoli de I due Foscari, Luisa Miller, Aida e Nabucco – ma si spera che tale filone possa essere proseguito nel futuro.

 

Le Trouvre_2018LTROV091901_foto_di_Lucie_JanschLa versione francese de Il trovatore possiede un legame molto particolare con Parma, poiché fu l’opera inaugurale della prima edizione dell’allora Verdi Festival 90 – poi subito naufragato – già all’epoca eseguita nella revisione a cura di David Lawton per l’edizione critica. Non si tratta di una mera traduzione, bensì di una rielaborazione – fatta per mano del Cigno di Busseto – di otto dei quattordici numeri che compongono l’intera partitura, per meglio adattare la musica al gusto parigino dell’epoca. Ci si trova dunque di fronte ad un melodramma un poco più elegante e leggermente meno acceso, sapientemente espresso dalla bacchetta di Roberto Abbado – neo direttore musicale del Festival – che descrive con raffinatezza il rinnovato stile dell’orchestrazione francese alla guida degli eccellenti complessi artistici del Teatro Comunale di Bologna. Ottima anche la prova del Coro preparato da Andrea Faidutti.
Le Trouvre_Franco_Vassallo_Le_Comte_de_Luna_2018LTRO092419_ph_Lucie_JanschMa la vera parte del leone la fa lo spettacolo visionario di Robert Wilson che inserisce, nello spazio del tempo musicale, luci e movimenti che non fanno altro che generare interrogativi. “Il mio non è un teatro di messaggi. È un teatro di domande” ha affermato il celebre artista statunitense ed è una sensazione sinceramente appagante poter assistere ad una rappresentazione che incuriosisce senza rinchiudersi in un ambito ristretto di risposte dettate da una vecchia mentalità tradizionalista. I simboli, le figure, le metafore sono molteplici, ma non vogliono dare opinioni o visioni, bensì creare quesiti e indurre all’osservazione, partendo dal presupposto che, seppur la storia sia una, attraverso la musica la sua interpretazione può esserne molto discosta.
Le Trouvre_Nino_Surguladze_Azucena_2018LTRO09200_ph_Lucie_JanschNe risulta dunque uno spettacolo elegante, accurato, studiato nei minimi particolari, che affiancato alla pregevole lettura di Abbado può essere sinceramente considerato un capolavoro artistico e come tale purtroppo soggetto alla contestazione e all’incomprensione.
Un passo in avanti, per mantenere il medesimo livello qualitativo delle produzioni, andrebbe compiuto anche in termini vocali, poiché il Festival dovrebbe diventare anche il punto di riferimento dell’interpretazione verdiana.
Giuseppe Gipali è un Manrique discreto, canta correttamente senza intoppi né sbavature, anche se non arriva mai a brillare come ci si aspetterebbe dal protagonista.
Le Trouvre_Giuseppe_Gipali_Manrique_e_Roberta_Mantegna_Lonore_2018LTRO092112_ph_Lucie_JanschRoberta Mantegna è una Léonore sicura nell’interpretazione e nella zona centrale, ma continua a possedere qualche problemino negli acuti più estremi che deve assolutamente risolvere prima che si creino danni permanenti.
Nino Surguladze è una Azucena elegante e raffinata, morbida e omogenea, dalla voce vellutata sempre piegata ai voleri dell’interpretazione.
Franco Vassallo è un Comte de Luna ben saldo, dalla vocalità smaltata e dotato di un ottimo fraseggio.
Marco Spotti è un Fernand inamovibile, la dura roccia di tutto lo spettacolo, eccellente nella sua aria di sortita.
Completano il cast Tonia Langella nei panni di Inès, Luca Casalin in quelli di Ruiz e del messaggero, Nicolò Donini in quelli del vecchio zigaro.

Locandina

Teatro Farnese - Festival Verdi 2018
LE TROUVÈRE

Opera in quattro atti su libretto di Salvatore Cammarano. Traduzione francese di Emilien Pacini.

Musica di Giuseppe Verdi

Personaggi: Interpreti:
Manrique Giuseppe Gipali
Le Comte de Luna Franco Vassallo
Fernand Marco Spotti
Ruiz / Un messanger Luca Casalin
Léonore Roberta Mantegna
Azucena Nino Surguladze
Inès Tonia Langella
Un vieux Bohémien Nicolò Donini

Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologn

Maestro del Coro: Andrea Faidutti

Direttore Roberto Abbado
Regia, scene e luci Robert Wilson

Costumi

Julia Von Leliwa

Nuovo Allestimento del Teatro Regio di Parma in coproduzione con Teatro Comunale di Bologna, Change Performing Arts

FOTO DI LUCIE JANSCH

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