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b_200_150_16777215_00___images_37579750_2063323657035198_717753451081105408_n.jpgMacerata, 10 agosto 2018. La regia "balneare" di Damiano Michieletto non ha fatto storcere il naso al pubblico marchigiano, ben impressionato da un buon cast vocale.


Visto da Simone Ricci

Sono passati quasi sessant'anni da quando Mina cantava in modo frizzante "Tintarella di luna". Questo titolo è perfetto per descrivere "L'elisir d'amore" rappresentato a Macerata in occasione della cinquantaquattresima edizione del festival organizzato allo Sferisterio: il regista Damiano Michieletto ha deciso di proporre un allestimento del Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia e del Teatro Real di Madrid in cui l'azione si svolge in uno stabilimento balneare. La luna con cui "abbronzarsi" era proprio quella della città marchigiana, una scelta registica che non ha preso alla sprovvista il pubblico. Come accaduto anche qualche anno fa, Michieletto ha cancellato i Paesi Baschi del '700 previsti dal libretto di Felice Romani e i villici che seguono con trepidazione le vicende di Nemorino, Dulcamara, Adina e Belcore. La nuova prospettiva ha permesso di variare molto con i particolari della situazione, un Elisir che aveva tutte le caratteristiche di un musical colorato e scanzonato. Non sono mancati però gli elementi che hanno fatto storcere il naso.

 

b_200_150_16777215_00___images_37654643_2063324650368432_1002985738196746240_n.jpgQuesta recensione si riferisce alla recita di venerdì 10 agosto 2018. Il Bar Adina ha fatto da sfondo a entrambi gli atti: Giannetta non era più la villanella della versione originale, ma la barista che serve i bagnanti, Adina la grande protagonista della spiaggia con le sue lezioni di fitness, mentre Nemorino è stato trasformato in un bagnino. Per non far mancare proprio nulla, poi, Belcore è stato "degradato" da militare a semplice marinaio. Mossette, schizzi d'acqua, schiuma party e creme spalmate su petti muscolosi hanno accompagnato le varie azioni, senza dimenticare la sostituzione principale ideata da Michieletto. Meglio lasciar perdere il vino spacciato per elisir d'amore, puntando invece su un Dulcamara che spaccia con atteggiamento trash con tanto di bustine di cocaina da elargire ai bagnanti bisognosi di un cuore palpitante. Gli spettatori maceratesi hanno apprezzato la spiaggia e tutto il resto, nonostante qualche trovata sia sembrata francamente fuori luogo.

 

Ad esempio, lasciare campo libero ai vari personaggi ha messo in secondo piano le scene principali. Le docce aperte in continuazione hanno distolto l'attenzione dai cantanti, come anche la piscina a forma di torta nuziale riempita di schiuma proprio nel momento di "gloria" di Giannetta. Fortunatamente la musica di Gaetano Donizetti ha retto molto bene a queste libertà registiche. Sei anni fa lo stesso Elisir messo in scena al Teatro Massimo di Palermo suscitò calorosi consensi e anche stavolta il bilancio finale può dirsi positivo. Il finale è sembrato fuori luogo, con due poliziotti giunti in spiaggia con tanto di unità cinofila dopo una soffiata sulla presenza della droga e l'arresto di Belcore, mentre Dulcamara riesce a evitare inspiegabilmente le manette. Il versante vocale è stato sicuramente all'altezza della situazione, facendo dimenticare in parte gli eccessi della regia.

 

b_200_150_16777215_00___images_37627635_2063323150368582_5176237994650107904_n.jpgJohn Osborn ha sottolineato in modo appropriato il suo Nemorino in versione bagnino maltrattato ma mai sconfitto. Armato di buona voce e di una presenza scenica non indifferente, la Furtiva lagrima è stata affrontata con l'intensità giusta che ha permesso di sostenere gli acuti e le frasi ampie, tanto da convincere il pubblico marchigiano a richiedere il bis. L'aria più celebre dell'opera è quindi risuonata due volte nella notte di San Lorenzo, con una resa commovente e più convincente proprio nel bis. Mariangela Sicilia è stata una Adina piuttosto aggressiva dal punto di vista femminile, con un dominio della voce che ha garantito delle variazioni di pregevole fattura. Un pizzico in più di seduzione, comunque, avrebbe caratterizzato questa insolita versione della protagonista dell'opera. Anche gli altri tre ruoli principali sono stati ben tratteggiati.

 

Alex Esposito aveva incantato e stupito positivamente qualche mese fa il pubblico del Teatro dell'Opera di Roma ne "La damnation de Faust" e ha confermato la buona impressione suscitata allora. In questa produzione è stato un Dulcamara convincente e sfrontato. La recitazione è stata spigliata e capace di conquistare la simpatia degli spettatori dello Sferisterio, senza tralasciare la voce, potente e impostata in modo corretto. Non è stato da meno lo spessore di Iurii Samoilov, un Belcore distratto continuamente dai bikini delle ragazze: il baritono ucraino poteva forse aggiungere qualche sfumatura in più alla sua rivalità con Nemorino, non del tutto comprensibile nel primo finale del lavoro donizettiano. La Giannetta di Francesca Benitez è apparsa impegnata in diversi tentativi di seduzione, con una consistenza vocale che ha dato lustro alla caratterizzazione del suo personaggio.

 

b_200_150_16777215_00___images_37423095_2063324663701764_1455637289324511232_n.jpgFrancesco Lanzillotta ha sottolineato con i ritmi giusti e le espansioni liriche adeguate la musica del compositore bergamasco, dirigendo con piglio l'Orchestra Regionale delle Marche. Le pause liriche, poi, sono state introdotte puntualmente nel secondo atto, quando c'era bisogno di dare maggiore spazio alla musica e ai sentimenti più profondi. Il Coro Lirico Marchigiano " Vincenzo Bellini" diretto da Martino Faggiani ha indossato senza problemi i costumi da bagno, dimostrando di sapere affrontare una partitura che è piena di ostacoli per quel che riguarda i tempi e gli insiemi. La scena, inoltre, pullulava di figuranti di ogni tipo: giocatori di beach volley, venditori ambulanti di giocattoli, le disinibite collaboratrici di Dulcamara con tanto di parrucca fucsia e le bagnanti pronte a flirtare rendono bene l'idea di quante persone hanno popolato l'Elisir balneare di Michieletto.

 

Gli applausi sono stati scroscianti e ripetuti, qualche timidissima contestazione dalla platea (quasi impercettibile) e rivolta alla regia è stata "soffocata" senza problemi. Quella del 10 agosto è stata l'ultima rappresentazione de "L'elisir d'amore", anche se non l'ultima del Macerata Opera Festival. Subito dopo l'ultima nota è stato organizzato anche un Dj set per rimanere in tema con la regia particolare di quest'opera, uno dei tre eventi proposti per salutare degnamente la conclusione dei tre titoli del Festival. Oltre ai due atti di Donizetti, questo 2018 ha fatto risuonare nel cielo di Macerata anche la musica de "Il flauto magico" di Mozart e "La traviata" di Giuseppe Verdi nell'edizione che prevedeva come sempre un filo comune, quello del "verde speranza".

Locandina

Arena Sferisterio di Macerata- Stagione 2018
L'ELISIR D'AMORE
Melodramma giocoso in due atti
Libretto di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti
Personaggi: Interpreti:
Adina Mariangela Sicilia
Nemorino John Osborn
Belcore Iurii Samoilov
Dulcamara Alex Esposito
Giannetta Francesca Benitez

Orchestra Regionale delle Marche
Coro Lirico Marchigiano "Vincenzo Bellini"

Maestro del Coro: Martino Faggiani

Direttore Francesco Lanzillotta
Regia Damiano Michieletto

Scene

Paolo Fantin

Costumi

Silvia Aymonino

Luci 

Alessandro Carletti

  
Allestimento del Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia e del Teatro Real di Madrid

 

FOTO DI ALFREDO TABOCCHINI

Sono passati quasi sessant'anni da quando Mina cantava in modo frizzante "Tintarella di luna". Questo titolo è perfetto per descrivere "L'elisir d'amore" rappresentato a Macerata in occasione della cinquantaquattresima edizione del festival organizzato allo Sferisterio: il regista Damiano Michieletto ha deciso di proporre un allestimento del Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia e del Teatro Real di Madrid in cui l'azione si svolge in uno stabilimento balneare. La luna con cui "abbronzarsi" era proprio quella della città marchigiana, una scelta registica che non ha preso alla sprovvista il pubblico. Come accaduto anche qualche anno fa, Michieletto ha cancellato i Paesi Baschi del '700 previsti dal libretto di Felice Romani e i villici che seguono con trepidazione le vicende di Nemorino, Dulcamara, Adina e Belcore. La nuova prospettiva ha permesso di variare molto con i particolari della situazione, un Elisir che aveva tutte le caratteristiche di un musical colorato e scanzonato. Non sono mancati però gli elementi che hanno fatto storcere il naso.

Questa recensione si riferisce alla recita di venerdì 10 agosto 2018. Il Bar Adina ha fatto da sfondo a entrambi gli atti: Giannetta non era più la villanella della versione originale, ma la barista che serve i bagnanti, Adina la grande protagonista della spiaggia con le sue lezioni di fitness, mentre Nemorino è stato trasformato in un bagnino. Per non far mancare proprio nulla, poi, Belcore è stato "degradato" da militare a semplice marinaio. Mossette, schizzi d'acqua, schiuma party e creme spalmate su petti muscolosi hanno accompagnato le varie azioni, senza dimenticare la sostituzione principale ideata da Michieletto. Meglio lasciar perdere il vino spacciato per elisir d'amore, puntando invece su un Dulcamara che spaccia con atteggiamento trash con tanto di bustine di cocaina da elargire ai bagnanti bisognosi di un cuore palpitante. Gli spettatori maceratesi hanno apprezzato la spiaggia e tutto il resto, nonostante qualche trovata sia sembrata francamente fuori luogo.

Ad esempio, lasciare campo libero ai vari personaggi ha messo in secondo piano le scene principali. Le docce aperte in continuazione hanno distolto l'attenzione dai cantanti, come anche la piscina a forma di torta nuziale riempita di schiuma proprio nel momento di "gloria" di Giannetta. Fortunatamente la musica di Gaetano Donizetti ha retto molto bene a queste libertà registiche. Sei anni fa lo stesso Elisir messo in scena al Teatro Massimo di Palermo suscitò calorosi consensi e anche stavolta il bilancio finale può dirsi positivo. Il finale è sembrato fuori luogo, con due poliziotti giunti in spiaggia con tanto di unità cinofila dopo una soffiata sulla presenza della droga e l'arresto di Belcore, mentre Dulcamara riesce a evitare inspiegabilmente le manette. Il versante vocale è stato sicuramente all'altezza della situazione, facendo dimenticare in parte gli eccessi della regia.

John Osborn ha sottolineato in modo appropriato il suo Nemorino in versione bagnino maltrattato ma mai sconfitto. Armato di buona voce e di una presenza scenica non indifferente, la Furtiva lagrima è stata affrontata con l'intensità giusta che ha permesso di sostenere gli acuti e le frasi ampie, tanto da convincere il pubblico marchigiano a richiedere il bis. L'aria più celebre dell'opera è quindi risuonata due volte nella notte di San Lorenzo, con una resa commovente e più convincente proprio nel bis. Mariangela Sicilia è stata una Adina piuttosto aggressiva dal punto di vista femminile, con un dominio della voce che ha garantito delle variazioni di pregevole fattura. Un pizzico in più di seduzione, comunque, avrebbe caratterizzato questa insolita versione della protagonista dell'opera. Anche gli altri tre ruoli principali sono stati ben tratteggiati.

Alex Esposito aveva incantato e stupito positivamente qualche mese fa il pubblico del Teatro dell'Opera di Roma ne "La damnation de Faust" e ha confermato la buona impressione suscitata allora. In questa produzione è stato un Dulcamara convincente e sfrontato. La recitazione è stata spigliata e capace di conquistare la simpatia degli spettatori dello Sferisterio, senza tralasciare la voce, potente e impostata in modo corretto. Non è stato da meno lo spessore di Iurii Samoilov, un Belcore distratto continuamente dai bikini delle ragazze: il baritono ucraino poteva forse aggiungere qualche sfumatura in più alla sua rivalità con Nemorino, non del tutto comprensibile nel primo finale del lavoro donizettiano. La Giannetta di Francesca Benitez è apparsa impegnata in diversi tentativi di seduzione, con una consistenza vocale che ha dato lustro alla caratterizzazione del suo personaggio.

Francesco Lanzillotta ha sottolineato con i ritmi giusti e le espansioni liriche adeguate la musica del compositore bergamasco, dirigendo con piglio l'Orchestra Regionale delle Marche. Le pause liriche, poi, sono state introdotte puntualmente nel secondo atto, quando c'era bisogno di dare maggiore spazio alla musica e ai sentimenti più profondi. Il Coro Lirico Marchigiano " Vincenzo Bellini" diretto da Martino Faggiani ha indossato senza problemi i costumi da bagno, dimostrando di sapere affrontare una partitura che è piena di ostacoli per quel che riguarda i tempi e gli insiemi. La scena, inoltre, pullulava di figuranti di ogni tipo: giocatori di beach volley, venditori ambulanti di giocattoli, le disinibite collaboratrici di Dulcamara con tanto di parrucca fucsia e le bagnanti pronte a flirtare rendono bene l'idea di quante persone hanno popolato l'Elisir balneare di Michieletto.

Gli applausi sono stati scroscianti e ripetuti, qualche timidissima contestazione dalla platea (quasi impercettibile) e rivolta alla regia è stata "soffocata" senza problemi. Quella del 10 agosto è stata l'ultima rappresentazione de "L'elisir d'amore", anche se non l'ultima del Macerata Opera Festival. Subito dopo l'ultima nota è stato organizzato anche un Dj set per rimanere in tema con la regia particolare di quest'opera, uno dei tre eventi proposti per salutare degnamente la conclusione dei tre titoli del Festival. Oltre ai due atti di Donizetti, questo 2018 ha fatto risuonare nel cielo di Macerata anche la musica de "Il flauto magico" di Mozart e "La traviata" di Giuseppe Verdi nell'edizione che prevedeva come sempre un filo comune, quello del "verde speranza".

 

 

 

 

 

 

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