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zenobia4Venezia, 24 Febbraio 2018, Zenobia regina dei Palmireni di Tomaso Albinoni in prima esecuzione in tempi moderni al teatro Malibran, il Maestro Francesco Erle dirige l’Orchestra Barocca del conservatorio Benedetto Marcello di Venezia


Visto da Mirko Gragnato

“Quid est zenobia?”
Questa la domanda che in un dialogo si pone all’interno delle Historiae Augustae che raccoglie le gesta di ben 12 Cesari, tra cui appunto Aureliano e Tomaso Albinoni con la “Zenobia regina dei palmireni” dà una risposta non tanto storica, bensì musicale.
Se di Zenobia abbiamo infatti fonti storiche poco chiare e ambigue, di certo ormai tutti sanno dove si trovi Palmira, la città dei palmireni, una città nota per le ferite che il terrorismo ha causato sui luoghi e sulle persone. L’opera di Albinoni è una finestra verso l’esotico, verso quell’oriente così vicino e così lontano, ai tempi della serenissima come oggi. Nella partitura c’è una ricchezza di strumenti che i veneziani direbbero “foresti”, cioè stranieri, un’opera che trova realizzazione per la morte del Doge Morosini, famoso per aver sbaragliato i turchi, il quale tra i cimeli del suo trionfo portò lo strumentario dei giannizzeri.
La musica durante le battaglie e le manovre di guerra era importante e tutti gli strumenti, oltre a dare segnali per le movimentazioni sul campo, tenevano alto l’umore dei soldati creando quella suggestione emotiva che li spingeva alla battaglia.
Albinoni fa tesoro di questo strumentario e crea una partitura ricca di timbri esotici, di sonorità che vanno al di là del mare e un lunghissimo elenco di strumenti come l’oud, la dulciana, con uno studio quasi etnomusicologico della tradizione musicale orientaleggiante.
“Possibile quindi che nella prima esecuzione ( 1694 ndr) fossero stati coinvolti gli stessi musici della mezzaluna che frequentavo il Fondaco dei turchi” dice il Maestro Francesco Erle direttore di questa prima in tempi moderni.
Se il suggestionare e animare era compito della musica in battaglia le scene e i costumi di questa “ Zenobia” al teatro Malibran giocano per lo stesso obiettivo.zenobia3
Scene semplici quelle di Massimo Checchetto che delineano una lunga schiera di mura, una sorta di pomerio della civitas, il contenitore della civiltà sia essa romana oppure orientale. Le scene molto sobrie vengono però arricchite da luci cangianti che creano l’atmosfera a seconda del momento passionale o drammatico.
Per questa rappresentazione la collaborazione con il dipartimento di musica antica del conservatorio Benedetto Marcello di Venezia dimostra che gli studenti, seppur con qualche piccola defaillance, sono abili e ormai quasi professionisti, soprattutto nell’impasto sonoro dell’insieme, i difficili passi per tromba naturale ad apertura dell’opera hanno sicuramente risentito del freddo pungente esponendo fragilmente in un solo lo strumento.
Una preziosa esperienza quella di suonare musica ritrovata e riproposta in quest’occasione.
Peccato non poter sfruttarla per mostrare e far conoscere strumenti poco noti o mai sentiti, per fare divulgazione oltre allo spettacolo privo di intervallo e nel piccolo e raccolto teatro Malibran.
La scena vedeva parte dell’orchestra sul palcoscenico e una piccola parte in buca, che era racchiusa da due ali di palcoscenico; come per il famoso Orfeo diretto da Saval al Liceu di Barcellona, orchestrali e direttore fanno parte della scena stessa e vengono abbigliati con gli elaborati costumi disegnati da Carlos Tieppo.
Gli interpreti di questa realizzazione in tempi moderni riescono bene nell’esecuzione di 1 ora e 45 minuti senza intervalli di una versione non integrale ma ben riuscita che, a parte qualche passaggio poco chiaro dell’intreccio, fa ben comprendere il contesto storico. La città di Palmira retta dall’imperatrice Zenobia viene assediata e sconfitta dal romano Aureliano.
zenobia2La soprano Jimin Oh riesce ottimamente nel dare una Zenobia algida e statuaria nei confronti del nemico, un ruolo che nel suo carattere ricorda un po’ Didone di Purcell, un po’ Elisabetta di Donizetti, glaciale con gli uomini, ma dolce e amabile con il figlio.
Il contro tenore Danilo Pastore nel ruolo di Aureliano tiene bene la scena e riesce a destreggiarsi con abili volteggi vocali, una voce chiara e dosata, che trova perfetto dialogo con l’orchestra guidata dal maestro Erle.
Nel ruolo di Filidea, altra voce orientale, Naoka Ohbayashi (soprano), capricciosa e volubile, e Federico Fiorio (controtenore) un voce dal bel timbro ma ancora non così abile da riempire la scena: il suo Lidio un personaggio insicuro ed entusiasta al contempo racchiude le emozioni della giovinezza inesperta.
Il ruolo di Ormonte del tenore Alfonso Zambuto resta un po’ in secondo piano senza rivaleggiare. Il mezzosoprano Giuseppina Perna è Cleonte, ruolo raffinato, discreto e contenuto nell’ottima riuscita del consiglieredi Aureliano. Anche Dima Bakri (soprano), è un silvio più elegante che guerriero bellicoso.
Al dramma si affianca il falecio grazie al basso Luca Scapin, che nel ruolo di Liso caricatureggia e dà uno spaccato di una corte sardonica invischiata nei giochi di potere dai quali resta pur esso gabbato.
La voglia di scoperta e di curiosità di un’opera con una sola data serale, oltre a quella per le scuole del progetto opera giovani, ha fatto si che il teatro fosse gremito, segno che l’interesse verso la musica va oltre il solito repertorio e le stagioni della Fenice così ricche di particolari scelte musicali ottiene riposta positiva dal suo fedele pubblico.

Locandina

Teatro Malibran – Stagione d’opera e balletto Teatro la Fenice 2017/2018

ZENOBIA REGINA DEI PALMIRENI

Dramma per musica in tre atti
Libretto di Giovanni Marchi
Musica di Tomaso Albinoni

 personaggi e interpreti

 

Zenobia Jimin Oh
Aureliano Danilo Pastore
Filidea Naoka Ohbayashi
Lidio Federico Fiorio
Ormonte Alfonso Zambuto
Cleonte Giuseppina Perna
Silvio Dima Bakri
Liso Luca Scapin

 

Orchestra Barocca del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia

 

Direttore Francesco Erle
Regia Francesco Bellotto
Scene Massimo Checchetto
Costumi Carlos Tieppo
Luci Vilmo Furian

  

Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice in collaborazione con
Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia

 

FOTO DI MICHELE CROSERA

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