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b_200_150_16777215_00___images_25158078_2056215654394303_1193631813831325153_n.jpgRoma, 17 dicembre 2017. La regia di Damiano Michieletto ha attirato reazioni contrastanti per quello che è il primo titolo della stagione 2017-2018.


Visto da Simone Ricci

La dannazione di un adolescente: si potrebbe riassumere con queste cinque parole "La damnation de Faust" messa in scena al Teatro dell'Opera di Roma, un nuovo allestimento in coproduzione con il Regio di Parma e il Palau de Les Arts "Reina Sofia" di Valencia che ha provocato reazioni contrastanti tra il pubblico. Si tratta del titolo con cui il Costanzi ha deciso di aprire la stagione 2017-2018, una scelta curiosa se si pensa alle particolarità di questo lavoro musicale. Il compositore Hector Berlioz parlò sempre della sua "creatura" come di una leggenda drammatica: la prima rappresentazione avvenne in forma di concerto nel 1846, mentre per la prima esecuzione in forma scenica si attese fino al 1893, ben 24 anni dopo la morte del musicista francese.

 

b_200_150_16777215_00___images_24910092_2051060004909868_3863285907737038260_n.jpgQuesta recensione si riferisce alla recita di domenica 17 dicembre 2017, la terza in programma. La regia di Damiano Michieletto ha spiazzato il pubblico romano: la scena unica, bianca e simbolica (curata da Paolo Fantin) ha fatto da sfondo al viaggio a episodi di Faust e Mefistofele. Il primo è stato rappresentato appunto come un adolescente con felpa e jeans, mentre il demone indossava un doppiopetto, entrambi seguiti senza sosta da un operatore che riprendeva ogni momento e ogni dettaglio con una steadycam. Michieletto ha avuto molte idee, ma secondo un famoso proverbio "il troppo stroppia": ci sono state soluzioni interessanti e altre che potevano essere evitate senza problemi.

 

La scelta di Faust bullizzato sui banchi di scuola dai compagni di classe durante la famosa "marcia ungherese" è stata accolta dalla disapprovazione del loggione, anche se è sembrata più che altro una voce solitaria, presto zittita dal resto del teatro. Lo stesso Faust è stato fatto morire su un letto di ospedale, quasi come se il suo sogno fosse avvenuto durante il coma. Il regista ha suddiviso la partitura in quindici episodi, tutti contraddistinti da un titolo, una sorta di mini-serie in stile "The Truman Show". Non sono mancati neanche Faust e Margherita bambini che cercano di avvicinarsi su una trave da ginnastica artistica e le ragazze mascherate che tentano Faust con lo stesso vestito di Margherita, prontamente denudate da Mefistofele.

 

b_200_150_16777215_00___images_25354118_2059904240692111_546590290055090830_n.jpgGli spettatori romani si sono trovati di fronte anche un gigante topo che si muoveva ritmicamente durante la canzone del ratto, un giardino dell'Eden con insegne al neon e un Mefistofele trasformato in serpente. Le perplessità tra il pubblico non sono mancate, in particolare non tutti sono riusciti a seguire il filo del discorso, cercando di intuire le intenzioni del regista. A parte i fischi e le proteste dopo la marcia ungherese, però, non ci sono state altre interruzioni, segno che tutto il teatro ha voluto seguire con attenzione ogni scena prima di giudicare (si è sentito chiaramente anche un "Bravo Damiano" per incoraggiare Michieletto).

 

 

Il cast vocale è stato applaudito con convinzione. Sui social si sono lette in questi giorni critiche molto feroci all'indirizzo dei cantanti: di sicuro una regia tanto impegnativa non li ha premiati, ma hanno mostrato di essere consapevoli dei loro mezzi. Il tenore ceco Pavel Cernoch ha affrontato con coraggio un ruolo non semplice come quello di Faust. La sua performance può essere paragonata a un motore diesel: dopo un inizio leggermente titubante, si è immedesimato bene nel personaggio, con una estensione costante e qualche limite per quel che riguarda gli acuti. Il maggiore trasporto è stato ottenuto in occasione di Merci doux crepuscul.

 

b_200_150_16777215_00___images_25348822_2058764264139442_3096970379083019408_n.jpgAlex Esposito ha "rubato" senza dubbio la scena ai colleghi con una prestazione convincente, sia dal punto di vista visivo che canoro. Il suo Mefistofele era grottesco al punto giusto, accattivante e sfrontato (il bacio appassionato alla truccatrice e i continui palpeggiamenti ne sono un chiaro esempio), oltre che molto sicuro di fronte alla steadycam. Il basso-baritono bergamasco è noto per il repertorio mozartiano, ma non ha sfigurato neanche con Berlioz: la ballata della pulce è stata corretta, ma in generale sono state colte tutte le sfumature di un personaggio in continuo travestimento. Il "triangolo" era completato da Veronica Simeoni nel ruolo di Margherita.

 

Il suo stile è stato raffinato, anche se spesso troppo attento nel cercare di cogliere le caratteristiche più nascoste della giovane amata da Faust. Dignitoso, poi, è stato il Brander di Goran Juric. Daniele Gatti ha diretto con piglio l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, riuscendo a sprigionare le potenzialità di una partitura complicata. Calibrato, sicuro e accolto da una lunga ovazione è stato il coro del Costanzi, diretto da Roberto Gabbiani, nonostante un posizionamento poco felice nella parte più alta della scena, senza la possibilità di interagire con gli altri personaggi. Buono, infine, il contributo degli allievi della Scuola di Canto Corale. Alla fine gli applausi sono stati scroscianti per tutti, senza altri riferimenti al lavoro di Michieletto.

Locandina

Teatro dell'Opera di Roma - Stagione 2017-2018
LA DAMNATION DE FAUST
Légende dramatique in quattro parti
Libretto di Hector Berlioz, Almire Gandonnière, Gerard de Nerval, Johann Wolfgang von Goethe
Musica di Hector Berlioz
Personaggi: Interpreti:
Faust Pavel Cernoch
Méphistophélès Alex Esposito
Marguerite Veronica Simeoni
Brander Goran Juric
 

Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma
Coro del Teatro dell'Opera di Roma

Maestro del Coro: Roberto Gabbiani

Direttore Daniele Gatti
Regia Damiano Michieletto

Scene

Paolo Fantin

Costumi

Carla Teti

Luci 

Alessandro Carletti

  
Nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Regio di Torino e il Palau de Les Arts Reina Sofia di Valencia

 

FOTO DI YASUKO KAGEYAMA

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