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A-0990 jrusalem2017_lowParma, ottobre 2017. L’edizione critica di Jérusalem, rifacimento francese de I Lombardi alla prima crociata, a cura di Jürgen Selk, inaugura il Festival Verdi 2017.

Visto da Lukas Franceschini

 

12 ottobre 2017. L'inaugurazione del Verdi Festival è stata con la peculiare proposta di Jérusalem, per la prima volta al Festival e in jer 1seconda edizione al Teatro Regio nel corso della sua storia.

Jérusalem è un grand-opéra in quattro atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Alphonse Royer e Gustave Vaez, da Temistocle Solera. La prima rappresentazione fu all'Opéra de Paris il 26 novembre 1847 e tra gli interpreti vi era Gilbert Luis Duprez. Dopo il successo de I Masnadieri a Londra, Verdi fu contattato dalla direzione dei teatri parigini per comporre un’opera da rappresentarsi nella capitale francese. Considerato il poco tempo a disposizione, egli non si voleva sottomettere a situazioni lavorative asfissianti, pertanto propose un adattamento alle esigenze francesi, con relativo libretto in lingua, de I Lombardi alla prima crociata, andata in scena alla Scala nel 1843. Non fu secondario anche il fattore economico, infatti, Parigi richiedeva la presenza del jer 2compositore, e l'opera fu pagata come nuova sia dal teatro sia dall'editore Ricordi. Inoltre, Parigi era una piazza molto l'importante, più di Londra, e Verdi, che vi debuttava, sperava ottenere un successo rilevante cimentandosi per la prima volta con un grand opéra, che in Francia si era imposto negli ultimi decenni.

Caso unico nella storia dei rifacimenti verdiani, la prima stesura, cioè I Lombardi, rimase pressoché in repertorio e impedì la circolazione della seconda, la quale fu riportata in teatro nella celebre edizione veneziana, in italiano, con la direzione di Gianandrea Gavazzeni nel 1963. Nonostante sia il rifacimento dei Lombardi, la trama è completamente diversa, e il dramma storico è ambientato a Tolosa e in Palestina negli anni 1095-1099.
Il festival di Parma, che da alcuni anni si svolge nel mese di ottobre, sta risalendo la china, la quale fino a poco tempo addietro lo jer 4aveva confinato a mero teatro di provincia. Fanno testo i tre allestimenti di quest'anno, tutti realizzati con l'utilizzo di una versione critica, indispensabile strumento per una rassegna monografica che vuole essere, e deve, non tanto punto di riferimento ma almeno fedele della realizzazione delle partiture di Verdi.
Hugo De Ana firma uno spettacolo molto bello, in piena linea con la sua mano creativa, spettacolare e grandioso, e aggiungo tradizionale, poiché abbiamo scampato il pericolo dell'attualizzazione, che tuttavia era abbastanza esclusa nella prassi dal regista argentino. La narrazione è fluida e lineare, l'aderenza al libretto perfetta, anche con l'ausilio di proiezioni, talvolta con elementi di difficile comprensione, ma è stato emblematico leggere, dopo un gioco di lettere che s’incastrano, la parte finale della bolla papale, “Deus vult” che esortava alle crociate per riconquistare i luoghi santi. La grande scenografia è rappresentata da citazioni di luoghi, oggi resti archeologici, d’indubbio fascino, ma anche vetrate e tempeste di sabbia. I costumi sono realizzati con arte, sorprendete la fattura e il gioco di colori. De Hana racconta un grand opéra con stile, le grandi scene di massa sono momenti di grande concitazione in palcoscenico ma controllate e di grande effetto teatrale. Manca in parte lo scavo psicologico dei singoli protagonisti, egli si limita a raccontare in maniera epica ed elegante la vicenda. Il balletto eseguito integralmente, trova nella coreografa Leda Lojodice una creatività efficace e fantasiosa, e un plauso va ai solisti, oltre per la bravura tecnica, anche per aver danzato su un palcoscenico inclinato e ricoperto di sabbia. Altamente affascinanti le luci di Sergio Vitali.
Sul podio dell'Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini, il bravo Daniele Callegari sostiene con vigore tutta la partitura, in un clima che jer 5non potremo mai affermare francese, poiché Verdi scrive all'italiana e adatta una partitura a un più ampio respiro e usanze d’oltralpe. Callegari conosce bene l'Ottocento musicale e la sua lettura, oltre ad essere rigorosa nel dettato, è viva nei segmenti ove è percepibile l'impeto militare, ma non manca una valida guida a pagine più intime nelle quali colpisce la scansione dei colori e l'ampio respiro orchestrale nei preludi. Inoltre, non secondario, l'efficace rapporto con il palcoscenico, del quel tiene le redini in maniera ferma e con grande resa sonora. L’orchestra “Toscanini” era in grande serata per compattezza e uniformità sonora, come altrettanto valido l’apporto dell’autorevole Coro del Teatro Regio, diretto da Martino Faggiani, che offre una prova superba.
Il miglior solista era Michele Pertusi, Roger, che coglie un successo personale in un ruolo a lui particolarmente congeniale. Oltre alla fascinosa voce, uno stile impeccabile gli permettono di realizzare un personaggio diversificato nel corso dell’opera, attraverso l’utilizzo di un incisivo fraseggio e una duttile gamma di colori vocali, i quali corrispondono con precisione ai dettami della partitura. Memorabile l’aria “O jour fata” all’inizio del II atto.
L’Héléne di Annick Massis risente ormai di una freschezza vocale non più fervida e di una voce che non si adatterebbe per spessore al ruolo. Tuttavia, non manca di professionalità e anche un certo accento, ma i mezzi sono limitati, si può apprezzare un ricercato fraseggio ma i da capo sono omessi, e non tutta la parte sembra eseguita. La vocalista e l’artista suppliscono in parte alle carenze di jer 6fondo, e se nella preghiera del primo atto è molto manierata ma povera di colori, la successiva invettiva è accomodata per quanto le è concesso.
Ben diverso il discorso per Ramon Vargas, Gaston, che vanta ancor oggi una voce bella e uniforme, un accento pertinente accomunato a un fraseggio e una dizione veramente encomiabile. Il suo tallone d’Achille resta il registro acuto, soprattutto oggi dopo oltre trent’anni di carriera, e pertanto il do nella celebre aria “Je veux encore entedre” è omesso, come tutte le altre puntature scritte. Il tipo di tenore per Jérusalem sarebbe ben diverso, e la scelta pur del valido artista è piuttosto opinabile.
Il resto del cast è notevolmente professionale, in cui il Comete do Toulose di Pablo Galvez è un fiero nobile, Valentina Boi un’Isaure puntuale, Deyan Vatchov un Adhémar possente. Completano con lode la locandina: il Raymond di Paolo Antognetti, l’Emiro di Massimiliano Cattellanii, l’Officeir di Matteo Roma e Francesco Salvadori nel doppio ruolo di araldo e soldato.
Successo molto convinto al termine, con particolari ovazioni per Michele Pertusi.

 

©


 

Visto da William Fratti

 

jerusalem dalla_benetta_vargas20 ottobre 2017. In questi mesi chi si è avvicinato allo spartito per la prima volta ha spesso commentato che si trattasse di un’opera nuova e non di una versione francese. Nulla di nuovo, il fatto era già certo e assodato: il libretto italiano de I Lombardi non è tradotto, ma è fonte di una nuova trama, la traduzione avviene solo quando Jérusalem è portata sui palcoscenici italiani col titolo di Gerusalemme; la musica è pressoché la stessa, ma ricostruita sul nuovo testo e le nuove voci, con piccoli tagli e moltissima musica nuova dove già si intravede il genio di Don Carlo – soprattutto nella marcia dei crociati – e di Aida – nella scena del giudizio di Gaston.
jerusalem dalla_benetta_vargas_palazziLo spettacolo interamente ideato da Hugo De Ana porta indiscutibilmente la sua cifra stilistica, accomunandosi ad altri preziosi allestimenti ideati sui palcoscenici più importanti di tutto il mondo, ma in questo viene a mancare le coup de théâtre, pertanto ci si aspetta sempre di assistere a qualcosa di eclatante che invece mai accade. L’impressione è che abbia voluto essere troppo cauto. Addirittura lo spazio creato per la marcia, che avrebbe potuto essere un momento di grandeur nello stile del terzo atto di Don Carlo, appare registicamente troppo vuota. Indubbiamente si accontenta il loggione, storicamente allergico alle novità eccessive e alle rivisitazioni, ma in questo modo si porta la cultura verso il banale, il già visto e l’ombra della noia è sempre dietro l’angolo. Il tedio colpisce soprattutto durante il lungo divertissement, dove Leda Lojodice, contagiata da estrema cautela, crea una modesta coreografia decisamente didascalica, quando invece avrebbe potuto usare questo lungo tempo per raccontare una storia. Gli spettatori estremamente conservatori felicemente applaudono.
A-1194 jrusalem2017_lowDaniele Callegari, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini, riesce a creare un buon amalgama, ma si fa prendere troppo la mano dal maestoso francese, talvolta dimenticando il nervo verdiano e i pezzi d’assieme dei primi due atti risultano monotoni durante la prova generale. Invece l’ultima recita risulta più che convincente, smaltata e brillante. Ottimo è tutto il quarto atto, soprattutto il coro d’apertura, complice la bravura indiscussa del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.
jerusalem dalla_benettaLa Hélène della prova generale – pertanto non criticabile – era Annick Massis, che si è cimentata in una parte infarcita di troppe variazioni verso l’acuto. Diversamente Silvia Dalla Benetta porta in palcoscenico tutte le note della partitura, tutte appoggiate e intonatissime, facendosi ascoltare anche in basso, con un’ottima emissione mista. La sua è una voce propriamente adatta al repertorio del primo Verdi e più in generale del drammatico di agilità, sia per il timbro particolare contraddistinto da slanci vigorosi e messe di voce elegantissime, sia per la tecnica perfettamente impostata e arricchita di un ottimo uso dei fiati e del legato. In questa lunga opera mette così in mostra le sue agilità nella polacca di secondo atto e nella cabaletta di terzo, così come un canto morbido e raffinato nel duetto con Gaston e nella grande aria dopo i ballabili.
A-3703 jrusalem2017_lowRamon Vargas è un Gaston piuttosto efficacie e buon fraseggiatore, ma poco luminoso, presumibilmente perfetto per ripercorrere la prima parigina del 1847 quando Gilbert Duprez, proveniente da un repertorio dolce ed elegiaco, si presentava con una voce talvolta elettrizzante e talvolta indurita. Purtroppo mancano irrimediabilmente i due do presenti sullo spartito.
Il Roger della prova generale era Michele Pertusi – già Pagano nelle due edizioni precedenti de I Lombardi parmigiani – che si è prodigato nella consueta lezione di belcanto. Alla recita del 20 ottobre è Mirco Palazzi, dotato di voce più scura e con una buona linea di canto, ma calante negli acuti della prima cabaletta. Molto buona è invece la resa del terzetto e del finale ultimo.
jerusalem dalla_benetta_vargas_palazzi_boiPiù che efficaci le parti di contorno, a partire dal brillante Raymond di Paolo Antognetti e la salda Isaure di Valentina Boi. Massimiliano Catellani è un buon emiro, mentre ci si aspettava più corpo dal legato pontificio di Deyan Vatchkov durante la sortita e la scena del giudizio di Gaston, quando invece risulta ben centrato in tutte le altre parti dell’opera. Concludono gli adeguati Pablo Galvez, Matteo Roma e Francesco Salvadori.

Visto da Margherita Panarelli

20 ottobre 2017. 

jerusalem dalla_benetta_vargas

Produzione di grande prestigio quella concepita da Hugo De Hana, maestosi scene e costumi, dai grigi delle sale gotiche di Tolosa alle dorate sabbie del deserto in palestina, invero notevoli, ma un uso esagerato e a tratti persino immotivato delle proiezioni toglie fascino all'insieme. Emblema di ciò gli spostamenti dei crociati resi in tal modo quando a disposizione vi era un palco completamente vuoto.Di grande effetto invece le scenografie e le piogge di sabbia, così come ottimo è lo scorrere dell'azione e l'aderenza al libretto, sempre encomiabile nel lavoro del regista argentino. Ancora a proposito delle numerose proiezioni: è stato interessante leggere durante l'Introduzione il Discorso di Urbano II al Concilio di Clermont-Ferrand del 1095, il quale di fatto diede inizio alla Prima Crociata.

Daniele Callegari dirige in una lettura di grande vigore la Filarmonica Arturo Toscanini. Il dialogo buca-palcoscenico è curatissimo e i risultati sono eccellenti, è solo da annotare in alcuni momenti, come nel coro dei crociati del secondo atto "Le Seigneur nous promet la victoire", l'apprezzabile vigore dimostrato che sfocia in eccessiva verve, ma non vengono mai a mancare coesione e brillantezza da parte dell'intera compagine orchestrale.
Di grande pregio il lavoro del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato in maniera eccellente da Martino Faggiani, impeccabile vocalmente e scenicamente.
Doveroso menzionare le coreografie dei quattro ballabili che aprono il terzo atto, a cura di Leda Lojodice, che risultano affascinanti di per sé ma poco coese al tono del resto della vicenda.5795 jrusalem2017Il cast vocale è di altissimo livello : Rámon Vàrgas, qui alle prese con il ruolo di Gaston, possiede voce di gran fascino per timbro e per pulizia di emissione. La apparente cautela con cui affronta la parte è delicatezza e non timore, nonostante i tagli di alcune puntature che ha scelto di non affrontare, poiché risulta chiaro nei momenti più concitati, come la scena del giudizio, dove si spende generosamente anche in frasi declamate e interventi più incisivi, che il suo è un approccio belcantistico al ruolo. Il fraseggio è puntuale e la dizione eccellente e la mancanza di alcune note, che si sarebbe probabilmente notata di più in caso di esecuzione scadente delle stesse, non inficia un'ottima resa del personaggio. L'approccio al ruolo è una scelta pienamente giustificata dalla posizione di questo titolo nel catalogo verdiano, con la quale si potrà concordare o meno, ma che sortisce sicuramente in questa edizione critica un effetto forse ancora poco esplorato per questo repertorio e sicuramente encomiabile.

6040 jrusalem2017

Silvia dalla Benetta affronta il ruolo di Hélène da vero soprano drammatico di agilità; la tessitura del ruolo è adatta alla voce piena e elastica dell'interprete, il cui timbro non perde di rotondità e omogeneità nel registro grave o in quello acuto, entrambi esatti dalla partitura. Particolarmente bella è la Polacca del secondo atto "Quelle ivresse! bonheur suprême!"ma l'intero ruolo è affrontato con gusto, sicurezza e splendido controllo di fiati e proiezione del suono che consentono al soprano di tratteggiare il personaggio con una variegata tavolozza di emozioni grazie alle messe di voce perfette, ai filati e al volume notevole del suo strumento.

I due interpreti risultano pienamente convincenti anche sul lato scenico come anche il basso Mirco Palazzi il quale riesce a rendere piena giustizia al personaggio di Roger, dalle molte sfaccettature, nonostante il ruolo gli fosse stato affidato solo per questa recita, così come quello di Hélène a Silvia dalla Benetta

La sua aria del primo atto "Oh! dans l'ombre, dans le mystère" è cantata con sicurezza e fiero vigore, per poi passare ad accenti più eterei e sublimi, ma non meno incisivi, dal secondo atto con "O jour fatal! ô crime!".
Non manca certo di squillo e prestanza lo scudiero di Gaston, Raymond, interpretato da Paolo Antognetti, ci si augura di sentirlo in futuro in ruoli più corposi. 

5837 jrusalem2017

Eccellente sostegno viene anche da Valentina Boi nel ruolo di Isaure, la confidente di Hélène, voce sicura dagli acuti saettanti. Buone prove anche dagli interpreti degli altri ruoli di contorno a partire dal solido Comte de Toulouse di Pablo Gálvez ed il tonante Adhémar de Monteil, legato papale, di Deyan Vatchkov. Adeguate le prove di Massimiliano Catellani nel ruolo dell'Emiro di Ramla, Matteo Roma come suo Ufficiale e Francesco Salvadori nel doppio ruolo di Araldo e Soldato.

Il successo al termine è caloroso per tutti e ben meritato.

Locandina

Teatro Regio di Parma - Festival Verdi 2017

JÉRUSALEM

opera in quattro atti

Libretto di Alphonse Royer e Gustav Vaëz

Musica di Giuseppe Verdi

Personaggi: Interpreti:
Gaston Ramon Vargas
Toulouse Pablo Galvez
Roger

Michele Pertusi (12)

Mirco Palazzi (20)

Hélène

Annick Massis (12)

Silvia Dalla Benetta (20)

Isaure Valentina Boi
Adhémar Deyan Vatchkov
Raymond Paolo Antognetti
L'émir Massimiliano Catellani
Un officier Matteo Roma
Un hérauld/Un soldat Francesco Salvadori

Filarmonica Arturo Toscanini

Coro del Teatro Regio di Parma

Maestro del Coro: Martino Faggiani

Direttore Daniele Callegari
Regia, scene, costumi Hugo De Ana

Coreografie

Leda Lojodice

Luci

Valerio Alfieri

Nuovo Allestimento del Teatro Regio di Parma in coproduzione con Opéra de Monte-Carlo

FOTO DI ROBERTO RICCI

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