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Per la prima volta la Stagione d’Opera del Teatro alla Scala di Milano è stata inaugurata dall’opera di Giacomo Puccini Madama Butterfly, per l’occasione nella versione della prima assoluta del 17 febbraio 1904.


Visto da Lukas Franceschini

Milano, 16 dicembre 2016. E’ stata precisa volontà del maestro Riccardo Chailly proporre la partitura originale dell’opera che ebbe una sola rappresentazione poiché il compositore dopo il fiasco della prima ritirò lo saprtito e di conseguenza furono cancellate tutte le recite previste. Oggi, il lavoro di ricostruzione della partitura è opera di Julian Smith. Inutile ripercorrere la genesi di come nacque una delle più famose e mad 2rappresentate opere liriche, è cosa abbastanza risaputa. Vorrei piuttosto rilevare talune differenze tra l’edizione solitamente eseguita e l’originale. Nell’atto I, prima della scena del matrimonio, Cio-Cio-San si dilunga a vario modo presentando tutto il suo stuolo di parenti al futuro marito, fra questi lo zio Yakusidé, uomo molto propenso al bere. Goro, il sensale, si dilunga in convenevoli con gli ufficiali giapponesi, e la stessa protagonista argomenta sulle differenze religiose tra oriente e occidente. Lo zio, ormai ubriaco, canta una canzoncina ma fatica ad intonarla, tra la derisione degli invitati e il disprezzo di Pinkerton che usa anche parole poco gentili anche nei confronti dei servitori. Nel duetto finale atto primo vi è una pausa di riflessione di Butterfly che racconta al marito i diversi rifiuti di matrimonio precedenti, musicalmente lo stile amoroso pucciniano prosegue in forma parallela tra sentimento ed emozione. Il secondo atto (che diventa un blocco unico) la vicenda si trasforma prima in una commedia statica per svilupparsi solo nel finale nella vera e propria mad 3tragedia. Nella prima parte è indicativo che il brano “che tua madre” non raggiunga un vertice di tragicità, ma resta ancorato alla melodia e ai modi giapponesi, come poi in seguito la canzone stile ninna-nanna “E’ Roje un bimbo biondo” e quella più tragica intonata a Suzuki “Ei venne alle sue porte”. Memorabile invece il terzetto Pinkerton-Suzuki-Sharpless all’interno della casa nel finale che in parte sostituisce l’aria “Addio fiorito asili” non presente nella prima versione. Anche la figura di Kate assume una rilevanza drammaturgica più concreta, nel volere il bimbo, considerato lo scambio di battute con Cio-Cio-San. I coniugi americani, Pinkerton e Kate, assumono in questa prima esecuzione luci diverse e molto più drammatiche. Il primo dimostrando la sua vera codardia di uomo cinico ed egoista, la seconda come in parte suddetto, pur essendo “causa innocente di sciagura” (parole pronunciate da Sharpless nella versione di Brescia) non si fa scrupolo di chiedere il bimbo con forza alla madre. L’’assenza dell’aria “Addio fiorito asil”, marca tali caratteristiche, e rende la vicenda più drammatica, è plausibile che fu introdotta per offrire un assolo al tenore. Curiosità a margine nella prima versione il capitano di marina americano si chiama Sir Francis Blummy Pinkerton.
E’ risaputo che la prima esecuzione fu fischiata dal pubblico perché in parte non capita ma soprattutto per un ordito complotto nei confronti di mad 4Puccini, il quale probabilmente prese lo schiaffo più sonoro di tutta la sua carriera, riscattato in seguito con il trionfo di Brescia qualche mese più tardi che ripristina l’abituale edizione da noi sempre ascoltata. Doveroso ricordare che vi furono dei lievi ritocchi di partitura anche per l’edizione parigina del 1906 e quella di Milano al Teatro Carcano 1920. Alla Scala l’oblio perdurò per quasi un ventennio, fu Arturo Toscanini nel 1925 a mettere in cartellone Madama Butterfly con l’autorevole presenza di una cantante del calibro di Rosetta Pampanini.
Riprendo al pari le parole di Riccardo Chailly: “La nostra decisione di eseguire alla Scala la prima versione di Madama Butterfly vuole essere una possibilità in più di ascolto, confronto e conoscenza”. A queste parole non c’è nulla da aggiungere, sintetiche e precise esprimono quello che deve essere sia il ruolo di chi esegue musica lirica sia di chi ascolta, pur nella preferenza della versione, ma per tutti deve prevalere la sete di curiosità e per questo non possiamo che ringraziare il direttore musicale della Scala per le scelte effettuate nel corso di questi anni nel repertorio pucciniano.
La regia era affidata ad Alvis Hermanis che sceglie una via incentrata sul teatro gestuale del kabuki, il quale dovrebbe offrire attraverso una retorica fisica e gustale la pertinente drammaticità della vicenda. Tale peculiarità forse va abbinata a testi orientali, mentre qui siamo alla presenza di uno spartito di Puccini che ha nel sentimento e nell’emozione il suo fulcro principale. Il disegno registico, seppur elegante e senza sbavature, non trova “anima”, non crea effetti, emozioni, fremiti, si limita a raccontare molto delicatamente e in maniera stilizzata la triste vicenda. Più rasente al tradizionale che all’innovativo, peraltro non da disprezzare, non crea danni e il mondo giapponese è rappresentato a tutti gli effetti. Molto belle e di meccanica laboriosità le scene a “sipario” sempre dello stesso regista e Leila Fteita, con bellissime riproduzioni di Nagasaki dei primi anni del secolo scorso. Difficile trovare parole per elogiare i magnifici costumi di Kristine Jurjane, preziosi e con splendidi ricami che forse la visione teatrale non rende sufficiente giustizia. Buona la visione drammaturgica di Olivier Lexa e bellissime le luci di Gleb Filshtinsky.
Il principale artefice di questo successo è indiscutibilmente il maestro Riccardo Chailly. La sua concertazione è stata esemplare sotto tutti i punti di vista, ma in particolare colpisce il senso narrativo, nel quale ha impresso colori e sfumature di grande effetto. Sempre in perfetto equilibrio tra momenti molto lirici e drammatici ha sviscerato quanto di meglio è possibile ascoltare dalla musica di Puccini e in particolare in questo per noi “nuovo” ascolto tutte le sfaccettature de caso, rilevante nella passione come nel canto di conversazione sempre contenuto ma retto sul filo della tensione drammatica, con giusti agganci sinfonici, per arrivare all’esplosione tragica finale da mozzare il fiato. Una prova di assoluto rilievo del direttore milanese cui dobbiamo un grazie sincero per questa nuova proposta. Da par suo l’orchestra segue il “suo” direttore non solo con la consueta professionalità ma anche con un entusiasmo di realizzazione che possiamo affermare di altissimo valore. Il coro diretto mad 5da Bruno Casoni, anche se in una contenuta esecuzione, conferma la sua mirabile professionalità in un emozionante coro a bocca chiusa.
Protagonista doveva essere il soprano Maria José Siri ma alla nostra recita abbiamo trovato Liana Aleksanyan che probabilmente sostituiva la indisposta. La signora Aleksanya ha cantato con onesta professionalità e voce omogenea e di bel tratto lirico, purtroppo le mancava la parte essenziale per essere una Butterfly di rilievo: il fraseggio e il colore. Infatti, tutta la sua performance era limitata a una sommaria interpretazione e duttilità vocale, non riuscendo a trovare i necessari accenti per interpretare prima la bambina poi la donna Cio-Cio-San. Adagiatasi sulla blanda ruotine, talvolta anche stantia, non è caduta in grossolani errori ma siamo ben lontani dalle intenzioni del direttore, dal quale ha avuto un aiuto non indifferente.
Il Pinkerton di Bryan Hymel difettava per una mancanza sostanziale nel settore centrale, caratteristica che in quest’opera lo metteva in disagio nel canto di conversazione. Più abituato a ruoli acuti era sovente coperto dai colleghi e talvolta anche dall’orchestra, difettando per scansione e fraseggio non curatissimi.
Molto superiore alla precedente prova scaligera Carlos Alvarez, Sharpless, che in questo ruolo trova conferma del grande artista che sappiamo. Calibratissimo nel canto, manierato ed elegante nell’accento, ha messo in rilievo una preziosa corda vocale in un personaggio calzato magnificamente.
Chi si è ritagliato un successo del tutto personale è stato Carlo Bosi, Goro, che ha interpretato e cantato un sensale di riferimento nel panorama attuale. Voce squillante e limpida, fraseggio e accento bellissimi, accomunati da una recitazione teatrale di forte impatto, impersonando il subdolo e viscido affarista in modo esemplare.
Molto brava anche la Suzuki di Annalisa Stroppa, ben delineata nel canto e di forte impatto emotivo.
In questa produzione abbiamo avuto un cast nei ruoli minori di accurata scelta e grande professionalità che raramente si può riscontrare in altremad 6 produzioni. Costantino Finucci era un bravissimo Yamadori, Abramo Rosalem un inferocito ma contenuto Zio Bonzo, Leonardo Galeazzi un simpatico e brillante Yakusidé, incisivi Gabriele Sagona e Romano Dal Zovo rispettivamente Commissario Imperiale e Ufficiale del registro. Bellissima ed elegante la Kate di Nicole Brandolino, e perfetto il terzetto dei parenti Marzia Castellini (madre di Cio-Cio-San), Maria Miccoli (la zia) e Roberta Salvati (cugina).
Il teatro era sold-out in ogni ordine di posto, come non si vedeva da qualche tempo. Pubblico molto attento alla “nuova” versione che è stata molto apprezzata decretando un autentico successo per tutti gli interpreti, con un trionfo, meritatissimo, all’uscita del maestro Chailly.

 

Visto da William Fratti

Milano, 13 dicembre 2016. È assolutamente strepitoso e culturalmente vincente che Riccardo Chailly voglia eseguire l’integrale pucciniano attraverso una ricerca così minuziosa all’interno dell’animo del compositore. Oggi nessuno può affermare con certezza quali siano i tagli di Butterfly but 10sui quali Puccini non ha mai avuto ripensamenti. Detto ciò non è fondamentale stabilire quale fosse il suo volere definitivo, pressoché impossibile, ma capire da dove sia partito il suo tragico pensiero appassionato, che poi ha portato l’opera ad entrare in una tradizione esecutiva che l’ha mantenuta nella Top Ten per un secolo.
Che piaccia o meno, questa prima versione descrive il mondo di Cio-Cio-San e le persone a lei accanto in maniera più puntuale, non solo nelle ambientazioni di primo atto, ma anche negli accadimenti del secondo, soprattutto attraverso lo scambio di battute con Kate, che copre l’imbarazzante assenza di Pinkerton. Resti o meno in repertorio, è un capolavoro a cui assistere, almeno un volta nella vita.
Occorre poi considerare la precisione millimetrica con cui Riccardo Chailly si muove sulle partiture pucciniane. Accuratezza scrupolosa che but 11non si ferma solo alla matematica delle note, ma che cerca all’interno di esse le passioni, i sentimenti e i tormenti che sono espressi attraverso colori e sfumature davvero impareggiabili. L’Orchestra del Teatro alla Scala fraseggia come se fosse un solo interprete, con un solo cuore e in diversi momenti riesce a catturare l’attenzione distogliendola dal palcoscenico.
Alvis Hermanis, che in Italia ha avuto grande successo con Die Soldaten e Jenufa, mentre non è piaciuto per I due Foscari, in questa occasione crea uno spettacolo davvero ben costruito, dove ogni singolo gesto, sguardo, movimento, azione, è studiato e non lasciato al caso. Per l’ambientazione, curatissima, coadiuvato alle scene dalla bravissima Leila Fteita, si mantiene alle didascalie del libretto, non osa, lasciando che la musica di Puccini resti il solo e vero protagonista. Interessanti le proiezioni nello stile dell’acquerello di Ineta Sipunova. Più che eccellenti i preziosissimi costumi di Kristine Jurjane, completati da un trucco davvero magistrale. Ottime anche le luci di Gleb Filshtinsky e la coreografia di Alla Sigalova, che in alcune parti ricorda quella di Jenufa.
Maria José Siri, annunciata indisposta, è una Madama Buterfly egregiamente costruita nella parte visiva personaggio, soprattutto se ne apprezza labut 12 gestualità. Lo stesso vale per la precisa resa vocale, come se fosse uno strumento integrante dell’Orchestra, fatta eccezione per il primo interno e un paio di passaggi in “Un bel dì vedremo”. Squisito il finale, a partire da “Tu? Piccolo Iddio!”. Purtroppo tutto ciò resta ancorato alla superficie, come già riscontrato in precedenti occasioni: Siri è una brava cantante, ma sembra che non entri mai nell’animo del ruolo e il suo fraseggio rimane freddo e poco emozionante.
Molto buona la resa del Pinkerton di Bryan Hymel. Vocalità limpida, acuti ben impostati, forse un poco leggero per lo spessore orchestrale di certe pagine, personaggio giustamente sempliciotto. Eccellente lo Sharpless di Carlos Alvarez, che sa strappare al pubblico ben più di una lacrima durante la lettura della lettera.
Annalisa Stroppa riceve un meritato successo personale, poiché la sua Suzuki è deliziosa, seppur perfettibile nello spessore occorrente but 13nell’apertura del secondo atto. Carlo Bosi è Goro e non serve aggiungere altre critiche ed elogi rispetto alla performance della scorsa primavera ne La fanciulla del west, poiché come già detto il tenore è il migliore della sua categoria; c’è solo da sperare che intervenga in tutto l’integrale pucciniano.
Nicole Brandolino presenta la sua Kate Pinkerton con una sorprendente vocalità vellutata e il suo scambio di battute con Cio-Cio-San lascia il segno. Leonardo Galeazzi è un ottimo Yakusidé, pure efficacissimi sono Costantino Finucci come Yamadori e Abramo Rosalen nei panni dello zio Bonzo.
Bravi gli altri interpreti delle parti di contorno: Gabriele Sagona è il commissario imperiale, Romano Dal Zovo è l’ufficiale del registro, Marzia Castellini è la madre, Maria Miccoli è la zia e Roberta Salvati è la cugina.but 14
Sempre eccellente è il Coro diretto da Bruno Casoni.
Applausi brevi e lievi, con un successo particolare per Riccardo Chailly e Annalisa Stroppa.

 

 

 

 

 

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TEATRO ALLA SCALA - Stagione d'Opera e Balletto 2016-2017
MADAMA BUTTERFLY

Tragedia giapponese in due atti

Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica (da John L. Long e David Belaso) 

Musica di Giacomo Puccini

Versione originale del Teatro alla Scala 17 febbraio 1904

Ricostruzione della prima versione a cura di Julian Smith, Casa Ricordi, Milano

 

Personaggi: Interpreti:
Madma Butterfly (Cio-Cio-San)

Maria José Siri (13 dicembre)

Liana Aleksanyan (16 dicembre)

Suzuky Annalisa Stroppa
Kate Pinkerton Nicole Brandolino
F. B. Pinkerton Bryan Hymel
Sharpless Carlos Alvarez
Goro Carlo Bosi
Il principe Yamadori Costantino Finucci
Lo zio Bonzo Abramo Rosalem
Yakusidé Leonardo Galeazzi
Il Commissario imperiale Gabriele Sagona
L'Ufficiale del registro Romano Dal Zovo
La madre di Cio-Cio-San Marzia Castellini
La zia Maria Miccoli
La cugina Roberta Salvati

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Direttore Riccardo Chailly
M.o del coro Bruno Casoni
Regia Alvis Hermanis

Scene

Alvis Hermanis e Leila Fteita

Costumi

Kristine Jurjane

Luci

Gleb Filshtinsky

Coreografia

Alla Sigalova

Video

Ineta Sipunova

Dramamturgia

Olivier Lexa

Nuovo allestimento

FOTO di Brescia e Amisano  - Teatro alla Scala (N.B.: le foto si riferiscono allo spettacolo con protagonista titolare)

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