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Jessica Pratt_Silvia_Tro_Santaf_SemiramideFirenze, 27 settembre e 2 ottobre 2016. La stagione d’Opera 2016-2017 al Teatro d’Opera è stata inaugurata con Semiramide di Gioachino Rossini, un titolo che fino a pochi anni fa’ era molto rappresentato, ora invece è da considerarsi “rarità”.

Visto da Lukas Franceschini

2 ottobre. Semiramide era caduta nell’oblio ancora alla fine del secolo XIX quando le voci di contralto specializzate nel repertorio d’agilità sparirono dal 

sem 1panorama teatrale. Fu proprio Firenze nel 1940 durante il 6° Maggio Musicale Fiorentino a proporre il titolo, in maniera pioneristica, con un cast di validi cantanti ma de tutto estranei a quello che in seguito sarà denominata Rossini-Renaissance: Gabriella Gatti, Ebe Stignani, Ferruccio Tagliavini, Tancredi Pasero. Sarà invece il grande soprano australiano Joan Sutherland a riproporre il titolo, alla Scala nel 1962, e poi a cantarlo spesso in coppia con Marilyn Horne, ripristinando uno stile consono e forse insuperato. Non mancarono anche altri interpreti d’elevato spessore nel corso di circa tre decenni, duranti i quali l’opera è stata nei cartelloni di tutto il mondo. Semiramide è un melodramma tragico in due atti su libretto di Gaetano Rossi, tratto dalla Tragédie de Sémiramis di Voltaire e dalla vita sem 2della regina Semiramide. Fu rappresentata in prima assoluta al Teatro La Fenice di Venezia il 3 febbraio 1823 con Isabella Colbran nel ruolo della protagonista. E’ l'ultima opera che Rossini compose espressamente per palcoscenici italiani, prima del suo trasferimento a Parigi.

A Firenze è stato ripreso uno spettacolo di Luca Ronconi, creato per il San Carlo di Napoli nel 2011, anche con l’intento di ricordare il regista, da poco scoparso, che con il Maggio Musicale ebbe una stretta collaborazione dal 1976 al 2014. Trattasi però delle non migliori realizzazioni di Ronconi, che in questa Semiramide cancella volutamente tutta la fastosità di Babilonia, creando piuttosto un ambiente intimo e sviluppato sugli aspetti personali degli interpreti. Avrebbe potuto forse essere una chiave di lettura funzionale, ma è del tutto estranea rispetto alla vicenda e alla musica di Rossini. Inoltre, il regista era sempre stato infastidito dal coro, anche alla Scala in occasione di Aida lo voleva relegare nei palchi di proscenio, qui a Firenze è collocato in buca, facendo mancare alla drammaturgia l’aspetto monumentale non secondario. Anche la scena povera e scarna, di Tiziano Santi, non affascinava, piuttosto annoiava, i costumi di Emanuel Ungaro, in parte diversi, a Napoli la protagonista aveva un busto di plastica che la mostrava come fosse a seno nudo, ora invece completamente rivestita, non lasciavano traccia, troppo anonimi, troppo uguali. Infine della regia non c’è grande traccia, non abbiamo visto un disegno drammatico che definisca il carattere, le sem 3pulsioni almeno dei quattro protagonisti, tutto era relegato alla mobilità, con due fastidiosi cubi mobili che spostavano i cantanti da una parte all’altra del palcoscenico. Durante le quattro ore della rappresentazione era la noia che prevaleva rispetto all’entusiasmo per la musica.
Stefano Ragni intitola il suo saggio nel programma di sala “Senza primedonne non si cantan Semiramidi”. Non v’è titolo più indicativo per far comprendere le difficoltà per allestire quest’opera. A Firenze le due primedonne non c’erano, anche se è giusto rilevare che oggigiorno trovare un cast adeguato è ardua impresa.
Jessica Pratt, la protagonista, ha dalla sua una buona musicalità, una spiccata predisposizione al canto virtuoso e fiorito, qualità che abbiamo avuto modo di apprezzare in questi anni recenti. Ma Semiramide è tutt’altra cosa. Innanzitutto, non è solo un personaggio virtuoso ma è sem 4altrettanto drammatico e con accenti che necessitano un canto incisivo nel grave e un accento solido, qualità che la Pratt non ha di natura e cantando un ruolo totalmente spostato dal suo reale repertorio. Ne deriva una prestazione anche apprezzabile ma con rendimento dimezzato poiché solo nei passi sopracuti abbiamo sentito la cantante, nelle altre zone era spesso afona o coperta dai colleghi nei concertati, cui va aggiunto un fraseggio faticoso e scarsamente vibrante.
Silvia Tro Santafé avrebbe dovuto essere l’altra primadonna, ovvero Arsace, ma anche in questo caso i risultati non stati apprezzabili. Più diligente della Pratt, ma con meno personalità, ha realizzato il suo compito con una certa padronanza timbrica, ma la voce è piena solo nel centro, le discese nel grave erano abbozzate e nel settore acuto i limiti erano evidenti, della belcantista rossiniana virtuosa c’era ben poco.
L’Assur di Mirco Palazzi affronta un ruolo oltre il limite delle sue possibilità, poiché a parte il timbro bello, non possiede lo squillo, il volume e perizia tecnica sufficiente per l’ardua parte. Tali effetti si sono notati soprattutto nella grande aria del secondo atto, nella quale l’arioso era anche sem 5apprezzabile, ma la cabaletta l’ha messo in evidente difficoltà, sia per l’utilizzo dei fiati sia per il virtuosismo, dovendo chiudere il brano a malo modo e in maniera pasticciata.
Juan Francisco Gatell è stato un decoroso Idreno. Molto migliore rispetto a un suo recente Barbiere pesarese, ha difettato solamente negli estremi acuti, ma la voce è bella, sufficientemente variata, molto musicale ed espressivo. Nel complesso una prova positiva.
Corretto l’Oroe di Oleg Tsybulko, voce piena e molto incisiva, senza note particolari gli altri interpreti: Tonia Langella, Azema, Andrea Giovannini, Mitrane, e Chanyoung Lee, l’ombra di Nino.
Se il cast non era eccellente, la vera sciagura di questa produzione era il direttore Antony Walker, un maestro concertatore di grande curriculum ma che con Rossini ha poco da spartire. Si comincia con una sinfonia, anche impersonale, ma pregevole, passando poi improvvisamente a una direzione lenta, slegata, e per nulla teatrale. Di questo ne hanno fatto le spese non solo il pubblico, che sarebbe potuto cadere in letargo, ma soprattutto i cantanti, i quali già di suo avevano i loro problemi cui il mancato sostegno del direttore ha contribuito alla resa poco felice della recita. sem 6Inspiegabilmente nel finale, come in un improvviso risveglio, concertava con tempo di cabaletta il magnifico terzetto “L’usato ardir”, rovinando la preziosa pagina. Da segnalare che poteva contare sull’ottimo organico orchestrale del Maggio Musicale Fiorentino e sul bravissimo Coro diretto da Lorenzo Fratini.

Un’occasione mancata e piuttosto noiosa, tuttavia al termine il pubblico ha salutato i cantanti con calorosi applausi, mentre al direttore è stata riservata una pesante e meritata contestazione.

Visto da Renata Fantoni e William Fratti

27 settembre. Fare Rossini con la R maiuscola al di fuori di Pesaro è un progetto assai ambizioso in termini di stile e di intenzione. Negli ultimi trentasette anni il ROF e l’Accademia Rossiniana diretta da Alberto Zedda si sono imposti come punto di riferimento per lo studio dell’interpretazione del compositore pesarese e devono essere presi come base architettonica su cui costruire ogni tipo di esecuzione. Il Rossini serio soprattutto è affare assai arduo e audace e l’intento, l’accento, l’espressione di ciascuno degli artisti coinvolti vale certamente non poco.
Mirco Palazzi_Silvia_Tro_Santaf_Jessica_Pratt_in_SemiramideIn questa felice occasione, all’inaugurazione della Stagione 2016/2017 dell’Opera di Firenze, ci si avvale innanzitutto di uno degli ultimi spettacoli di un vero regista rossiniano, Luca Ronconi, che negli anni della Rossini Renaissance è stato in grado di condurre alla portata del pubblico moderno dei titoli altrimenti difficilmente rappresentabili. Questa sua Semiramide non ha alcuna pretesa, non è mastodontica, non è spettacolare, non è eccessivamente tradizionale né contemporanea. Impiega pochi elementi scenici al fine di lasciare spazio alla parola, a costo di sembrare fin troppo scarna. In questo lavoro della maturità il compositore è voluto ritornare sulle proprie orme, verso schemi musicali che ormai stava abbandonando, per incontrare i gusti di un pubblico diverso e senza saperlo ha aperto le porte ai grandi drammi dei suoi successori – si pensi a Norma e Nabucco – prediligendo modelli ormai consolidati a discapito di alcune novità che da qualche tempo stava sperimentando. E la regia di Ronconi sembra proprio seguire questo filo conduttore: un ritorno al classico per rappresentare il moderno. Eccellente è il lavoro di adattamento operato da Marina Bianchi e Marie Lambert, sulle suggestive scene di Tiziano Santi e con i piacevoli costumi di Emanuel Ungaro sapientemente ripresi e riassestati sui nuovi interpreti da Maddalena Marciano, con le belle luci di AJ Weissbard qui riviste da Pamela Cantatore.
Silvia Tro_Santaf_Oleg_Tysbulko_SemiramideIl lavoro di concertazione svolto da Antony Walker, che non può essere certamente considerato un rossiniano puro, né la sua lettura del dramma potrà mai passare negli annali, è buono in termini di accento, soprattutto nel colore, anche se talvolta manca di nervo, ma sulla lunga partitura riesce a dare un significato univoco, omogeneo e compatto. Lo segue molto bene l’eccellente Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino – fatta eccezione per qualche piccolo neo dei corni, ma con certi passaggi dei violini davvero superbi – come pure il superlativo Coro diretto dal bravo Lorenzo Fratini.
Jessica Pratt_in_SemiramideJessica Pratt, il vero interesse di questa occasione, veste i panni di una buona Semiramide, la cui tessitura è giustamente arricchita di variazioni verso l’alto per renderla più consona alle sue corde. La bravissima cantante forse manca un poco di autorevolezza e di accento drammatico, ma sa cantare, sa quello che fa col suo strumento e rende una regina babilonese, almeno dal punto di vista vocale, davvero piacevole. Il tempo renderà la sua interpretazione indubbiamente più adeguata e vitale.
Mirco Palazzi_Silvia_Tro_Santaf_SemiramideForse il personaggio maggiormente reso più interessante è l’Arsace di Silvia Tro Santafé, nelle cui vene scorrono maggiormente il sangue di Bellini e Donizetti piuttosto che quello di Rossini, ma possiede una musicalità, una capacità d’accento e soprattutto un fraseggio davvero invidiabili. Inoltre la sua voce corre anche nell’immensa sala sorda dell’Opera di Firenze, facendo notare ancor meglio la sua precisione, il suo vigore, oltreché il suo bel timbro.
Ottimo il colore dell’Assur di Mirco Palazzi, che inizialmente appare debole e con poco nervo, oltreché calante, ma subito dopo l’introduzione dimostra la pasta di cui è fatto, che trova forza e compimento nella bella scena della pazzia prima del finale secondo.
Juan Francisco_Gatell_SemiramideDavvero buona la resa dell’Idreno di Juan Francisco Gatell, che si prodiga nell’introduzione, ma soprattutto nelle due terribili arie a lui affidate, con estrema perizia. Anche per lui certi passaggi sono perfettibili, ma nel complesso la sua prova è sinceramente di altissimo livello.
Molto buono anche l’Oroe di Oleg Tsybulko, in netto miglioramento rispetto al Ciro di Pesaro. Efficaci l’Azema di Tonia Langella e il Mitrane di Andrea Giovannini. Ottimo in acuto, impreciso e traballante in basso, il Nino di Chanyoung Lee.
Applausi e ovazioni, da un teatro vicino al tutto esaurito, per tutti gli interpreti al termine della lunga rappresentazione, che giustamente è stata proposta nell’edizione critica curata da Philip Gossett e Alberto Zedda. Scontenti gli irriducibili affezionati alle grandi dive del passato.

Locandina

Opera di Firenze - Stagione d'opera 2016-2017
SEMIRAMIDE

Melodramma tragico in due atti

Libretto di Gaetano Rossi

Musica di Gioachino Rossini

Personaggi: Interpreti:
Semiramide Jassica Pratt
Arsace Silvia Tro Santafé
Assur Mirco Palazzi
Idreno Juan Francisco Gatell
Azema Tonia Langella
Oroe Oleg Tsybulko
Mitrane Andrea Giovannini
L'ombra di Nino Chanyoung Lee

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro: Lorenzo Fratini

Direttore Antony Walker
Regia

Luca Rononi

ripresa da Marina Bianchi e Marie Lambert

Scene

Tiziano Santi

Costumi

Emanuel Ungaro

ripresi da Maddalena Marciano

Luci

AJ Weissbard

riprese da Pamela Cantatore

Allestimento del Teatro San Carlo di Napoli, 2011

FOTO DI SIMONE DONATI - TERRA PROJECT - CONTRASTO

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