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Anna Bolena_BG_2015_foto_Rota_GFR_7136Bergamo, 27 novembre 2015. La tragedia donizettiana torna a Bergamo in una nuova edizione critica a cura di Paolo Fabbri.

Visto da Lukas Franceschini

Il Teatro Donizetti ha notevolmente cambiato impostazione in seguito al cambio della direzione del Teatro cittadino. L'arrivo del nuovo direttore Francesco a 1Micheli ha in parte rivoluzionato la programmazione della stagione lirica che da quest'anno si unisce al circuito Aslico della regione Lombardia.

Il secondo titolo donizettiano del 2015 è stata Anna Bolena, opera che tuttavia non era così assente dal Donizetti poiché è stata rappresentata recentemente nel 2000 e nel 2006. La motivazione della riproposta va intesa in funzione della nuova revisione critica musicale curata da Paolo Fabbri, il quale si è adoperato in un lavoro di sicuro interesse, ma è doveroso rilevare che l'opera fu già rappresentata, e incisa, nella sua a 2integrità, semmai sono molte sfaccettature musicali (tonalità, orchestrazione ecc.) che hanno fatto notare nuove forme di ascolto. Questa nuova versione critica accentua ancor più il contesto storico sia ottocentesco e lo stile del canto, sia drammaturgico nell'ambiente della corte Tudor. Una fatica di grande pregio e stile quella di Fabbri, la quale è da sommare allo studio e al progetto di rivalutazione in sede musicologica dell'intero catalogo donizettiano.

Anna Bolena, composta da Gaetano Donizetti nel 1829-30, fu rappresentata nella Stagione di Carnevale 1830 al Teatro Carcano di Milano con cast stellare, nel quale si annoverano i nomi di Giuditta Pasta, Giambattista Rubini e Filippo Galli. Fu un successo pieno che andò consolidandosi nelle recite successive e nelle riprese in altri teatri. Verso la fine dell'Ottocento purtroppo l'opera cadde in un incomprensibile oblio fino al 1948 con la prima "riesumazione" a Barcellona (nel cast Sara Scuderi, Giulietta Simionato e Cesare Siepi), poi Bergamo nel 1956 (protagonista Renata Heredia Capnist) e l'edizione più riuscita e strepitosa nel 1957 al Teatro alla Scala con Maria Callas diretta da Gianandrea Gavazzeni. In seguito l'opera sarà sempre presente nei cartelloni internazionali a 3soprattutto perché il ruolo è di grande fascino per primedonne belcantiste che sarebbe qui superfluo elencare.

Non da tutti considerato capolavoro, ebbe in tutte le epoche solerti denigratori, comunque là si pensi, chi scrive cede trattasi di uno dei vertici operistici del bel canto, è anche l'opera che segna l'inizio della maturità compositiva nella carriera di Donizetti.

Casualmente nello stretto intervallo di una settimana ho avuto occasione di assistere a due spettacoli operistici la cui regia era firmata dalla stessa mano. Infatti, sia il "nuovo" Idomeneo veneziano (cui ho scritto recentemente) sia questa "Anna Bolena", "vecchia" perché allestimento proveniente da Cardiff, erano di Alessandro Talevi. Due spettacoli completamente diversi e con il senno di poi posso affermare che il titolo di Donizetti si colloca su un piano molto superiore rispetto l'opera mozartiana.

a 4Una scena quasi fissa, di Madeleine Boyd, delimita una corte tetra e truce come sappiamo fosse quella di Enrico VIII, cambi veloci e repentini, supportati da un ottimo studio di luci curate da Matthew Haskins. Registicamente la funzionalità è sovente alterna. Due grandi cadute di gusto: durante l'overture si assiste al parto della protagonista e alla successiva delusione per la nascitura femmina; durante il duetto Seymour-Enrico del I atto questo mima un rapporto sessuale con tanto di feticismo nel passare la lingua sullo stivale della nuova amante. Nel primo caso il regista sarebbe dovuto essere più erudito dell'ambiente storico, nel quale la maternità femminile è marginale rispetto la condanna al patibolo, anche se un escamotage fu di far passare la regina per adultera, nel secondo caso mi è parso del tutto inutile questo tipo di regia ormai logoro e abusato e in particolar modo durante un duetto ad alta tensione drammatica. Per il resto la narrazione scorre limpida e drammatica come si conviene, magari ci saremo aspettati più scavo psicologico sul personaggio di Enrico, ma nel complesso il risultato è positivo. La stessa Boyd è artefice anche dei costumi, meno felici della scena, che si sviluppano in uno stile ibrido, anche se la fattura è pregevole, peccato perché il contesto storico avrebbe meritato altro per una più completa omogeneità.

Per la prima volta sono stati chiamati I Virtuosi Italiani all'arduo compito di ensemble orchestrale, e il risultato è stato molto positivo, ascoltare quest'orchestra di gran valore ha contribuito a risollevare le sorti dell'opera. In effetti, la precedente formazione, probabilmente per scarsa esperienza, sovente denunciava appariscenti mancanze. Ottima la riconferma del Coro Donizetti istruito da Fabio Tartari, che ha atteso al proprio compito senza sbavature e dimostrando ottima professionalità. Una menzione la merita anche la banda di palcoscenico che era formata da giovani del Conservatorio cittadino, ovviamente intitolato a Donizetti.

Sul podio abbiamo ritrovato con gran piacere un maestro concertatore di ottime caratteristiche: Corrado Rovaris. Egli ci ha pienamente convinti con la sua direzione precisa, una lettura plastica che ben si adattava alle diverse situazioni della lunga partitura. Tutti i recitativi erano curati con maniacale dinamismo, i cori erano vibranti e ripetuti. La bacchetta seguiva i "da capo" con ottime variazioni, e tenendo sempre un perfetto equilibrio tra buca e palcoscenico, non perdendo mai di vista le difficili esigenze dei cantanti. Un lavoro molto preciso di scavo musicale e d'ottima preparazione nello stile della partitura.

Il cast era una proposta attendibile nell'odierno panorama. Protagonista era Carmela Remigio che ha interpretato una combattuta e fiera Anna Bolena, ha saputo affrontare il difficilissimo ruolo con temperamento e una buona esecuzione di scrittura, molto efficace sia nei passi concitati sia in quelli più patetici. a 6Talvolta alcuni portamenti non erano del tutto precisi o quantomeno accomodati ma si può sorvolare, quello che invece mi ha deluso è stata, nella grande scena finale, l'imitazione palese di altra celebre collega con tutti i suoi difetti in un canto articolato, poco espressivo, prevalso da accenti languidi e un fraseggio estremizzato in volumi vocali non lineari. A mio parere, fosse stata se stessa avrebbe avuto maggiore convinzione.

Sofia Soloviy, Giovanna Seymour, è cantante che con il mezzosoprano non ha nulla da spartire, inoltre non possedeva nemmeno una voce, peraltro neppure bellissima, che marcasse la differenza con la protagonista, tuttavia, nel suo carniere aveva alcune frecce, incisività, dosaggio dei fiati e temperamento, che le hanno permesso di risolvere il ruolo senza pecce clamorose.

Un discorso a parte merita la valutazione del tenore Maxim Mironov che interpretava Lord Percy. Immagino tutti siano a conoscenza che la parte fu scritta per Rubini, pertanto di difficilissima esecuzione soprattutto nel registro acuto. Nella storia del disco, in studio e live, forse due soli tenori hanno saputo realizzare almeno le intenzioni dell'autore, pur con debiti accomodamenti, gli altri, quelli buoni, hanno dovuto abbassare la parte e sotto taluni aspetti ridimensionare vocalmente il tipo di vocalità richiesta pur raggiungendo anche soddisfacenti risultati. Mironov supera la prova, una prova molto ardua poiché ha cantato la parte tutta in tono e integralmente con i da capo. La voce non è delle più suggestive timbricamente ma egli è stato capace di un'interpretazione soddisfacente, utilizzando un canto forbito nel fraseggio e una rilevante musicalità. Ovvio chi si aspettava un Percy eroico e dal timbro pastoso potrà essere rimasto deluso, il nostro risolve sovente i passaggi acuti e le puntature in falsetto, unico modo attraverso il quale può reggere una simile parte e tessitura. Personalmente penso a 7vada lui dedicato un plauso convinto.

Su Alex Esposito, Enrico VIII, non c'è nulla da aggiungere da quanto scritto in altre sue performance, si tratta di uno, dei pochi, migliori cantanti italiani del momento. La voce è bella, tornita, robusta, omogenea, e il canto è sempre raffinato e scolpito con precisione. Spiace notare che invece interpretativamente è monotono e ripetitivo, rifacendosi sempre al suo personale cliché leporelliano. In quest'occasione il Re d'Inghilterra non è emerso.

Molto bene la prova di Manuela Custer, Smeton, che disegna un paggio brioso e veemente accumunando una vocalità precisa e molto forbita nello stile. Pertanto è da considerare che la non felicissima prova veneziana estiva debba essere attribuita a un momentaneo periodo di non perfetta forma fisica. Molto incisivo e particolarmente convincente il Lord Rochefort di Gabriele Sagona, corretta la prova di Alessandro Viola nel ruolo di Sir Harvey.

Teatro gremito in ogni ordine di posto e successo trionfale al termine.

Visto da William Fratti

 

La rassegna dedicata all’illustre Maestro bergamasco negli anni del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti è sempre stata zoppa, sia per motivi organizzativi e di programmazione, ben poco festivalieri e orientati al turismo, sia per ragioni artistiche e culturali, poiché la qualità raramente faceva onore al grande compositore.
Il 2015 è l’anno della svolta, con l’insediamento di un nuovo direttore artistico e l’ingresso nella rete di OperaLombardia. Occorre ancora molto lavoro per raggiungere il livello di un vero festival internazionale, ma non c’è dubbio che la produzione di Anna Bolena sia la migliore dell’ultimo decennio.
Anna Bolena_BG_2015_foto_Rota_UV0057Innanzitutto la nuova edizione critica di Paolo Fabbri ridona al pubblico appassionato l’integralità della musica scritta per questa bellissima tragedia, una delle più tagliate e sforbiciate, anche se già in precedenti occasioni era stata presentata una versione poco dissimile. Inoltre, fatto ben più importante, si cerca di ridare un senso di originalità con la scelta di interpreti in grado di eliminare molti stravolgimenti voluti dalla tradizione, sia da quella eccessivamente tragica, sia da quella esageratamente belcantista.
In primo luogo è doveroso segnalare un notevolissimo miglioramento in termini musicali e in tal senso la scelta di scritturare un’orchestra che sa suonare risulta essere vincente. I Virtuosi Italiani, guidati dal loro direttore principale ospite Corrado Rovaris, si presentano con un suono pulito, anche se non propriamente cristallino. La bacchetta sa ricalcare i giusti accenti, i tempi sono ben equilibrati, il fraseggio è adeguato e buono è il dialogo tra buca e palcoscenico, anche se in alcuni – pochissimi – punti si fa prendere troppo la mano e il suono risulta un po’ troppo voluminoso.
Anna Bolena_BG_2015_foto_Rota_GFR_8864Carmela Remigio è interprete di primo ordine e porta in palcoscenico un’Anna musicalmente svuotata dagli eccessi del drammatico spinto della prima tradizione, come pure dalle esagerate variazioni sovracute della seconda, permettendo al pubblico di riascoltare il ruolo della regina il più vicino possibile allo spartito originale scritto da Donizetti. La voce piena e pastosa, non troppo chiara né troppo scura o corposa, musicalmente appropriata, omogenea nella linea di canto, dotata di buon fraseggio, ma soprattutto di un bel legato, sa rendere il personaggio in maniera misurata, passando dalle tinte patetiche a quelle tragiche col giusto equilibrio. Eccellente è il finale primo “Ah! Segnata è la mia sorte” .
Anna Bolena_BG_2015_foto_Rota_VLB5740La affianca il bravissimo Maxim Mironov, anch’egli impegnato nel difficile compito di ripristinare il più possibile il ruolo autografo di Percy; incarico piuttosto arduo perché molto acuto nella tessitura con numerose puntature sovracute. Il tenore russo risolve vocalmente molto bene il suo incarico – le piccolissime difficoltà riscontrate sono ben scusabili – sommando al canto musicalissimo una tecnica eccellente in ambito virtuosistico. Molto buona anche la resa del personaggio, che sa essere sempre elegante, giustamente mai troppo dirompente.
Nella parte di Giovanna, debuttata giovanissima nel 2006, ritorna a Bergamo Sofia Solovij e la sua prova di buon livello fa scordare altre sue recenti performance poco fortunate. La soprano ucraina si presenta in scena con sicurezza e il suo canto elegante e misurato si confà alla partitura donizettiana slegandosi completamente dalle interpretazioni mezzosopranili drammatiche della precedente tradizione.
Anna Bolena_BG_2015_foto_Rota_GFR_7754Il quartetto dei protagonisti si conclude col canto magistrale di Alex Esposito, in possesso di una linea di canto omogenea e morbidissima, una vocalità brillante dotata di velluto, una capacità di accentare arricchita da un buon uso dei colori, nonché da un fraseggio particolarmente eloquente. L’unica pecca del suo Enrico VIII è che il bravissimo Alex Esposito è sempre se stesso e non è molto diverso da tanti altri suoi personaggi.
Molto buona è anche la prova dello Smeton di Manuela Custer, la cui parte senza tagli è ben più corposa, come pure il Sir Hervey di Alessandro Viola e il Lord Rochefort di Gabriele Sagona.

 

Buona la prova del Coro Donizetti preparato da Fabio Tartari.

Anna Bolena_BG_2015_foto_Rota_MG_2752L’ottimo risultato in ambito musicale e vocale è supportato da uno spettacolo discreto che, senza infamia e senza lode, non si inserisce nella polverosità di una visione troppo classica come neppure nell’inutile modernità di un’idea contemporanea, restando un poco astratto tra i caratteri gotici e dark di scene e costumi firmati da Madeleine Boyd, che sembrano più accostabili alla moda che non all’epoca di riferimento. Molto buona la regia di Alessandro Talevi che, pur non portando in palcoscenico idee nuove o coup-de-théâtre, sa districarsi molto bene all’interno della tragedia, creando un movimento continuo anche laddove non accade alcunché. Scene e controscene sono sempre ben presenti e amalgamate tra loro, supportate da un eccellente disegno luci di Matthew Haskins, nonché da posizioni, ingressi, uscite e gestualità ben giocate sui protagonisti e sul coro, arricchite da movimenti coreografici di Maxine Braham.
Applausi davvero entusiastici per tutti al termine della lunga serata.

 

 

Locandina

Teatro Donizetti di Bergamo - Stagione Lirica 2015
ANNA BOLENA

Tragedia lirica in due atti

Libretto di Felice Romani

Musica di Gaetano Donizetti

Nuova edizione critica di Paolo Fabbri - Ricordi e Fondazione Doniszetti

Personaggi: Interpreti:
Enrico VIII Alex Esposito
Anna Bolena

Carmela Remigio

Giovanna Seymour

 

Sofia Soloviy

 

Lord Rochefort Gabriele Sagona
Lord Riccardo Percey Maxim Mironov
Smeton Manuela Custer
Sir Hervey Alessandro Viola

I Virtuosi Italiani

Coro Donizetti

Maestro del Coro: Fabio Tartari

Direttore Corrado Rovaris
Regia Alessandro Talevi

Scene e costumi

Madeleine Boyd

Coreografia

Maxine Braham

Luci

Matthew Haskins

Allestimento di Welsh National Opera Cardiff, 2013

FOTO di  ROTA

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